100 – IL SIMBOLO DELLA FEDE

Simbolo della fede. Ben presto le principali verità rivelate vengono raccolte in un sommario chiamato “Simbolo della fede”, perché serve come segno di riconoscimento del cristiano e di appartenenza alla Chiesa. Si tratta di una sintesi organica che implicitamente abbraccia tutta la rivelazione, come un minuscolo seme di senape contiene virtualmente l’albero intero con i suoi rami. La sua struttura è articolata in tre parti, che mettono in luce il mistero trinitario e la storia della salvezza: Dio Padre e la creazione, Gesù Cristo e la redenzione, lo Spirito Santo e la santificazione. Così si presentano anche i due simboli più importanti usati ancora nella liturgia: quello battesimale della Chiesa di Roma, chiamato “Simbolo apostolico”, e quello promulgato con l’autorità dei primi due concili ecumenici, il “Simbolo niceno-costantinopolitano”.

Dalla cura materna della Chiesa accogliamo queste sintesi della fede. Così le consegna a ciascuno di noi un vescovo dei primi secoli: “Nell’apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture… Io ti consiglio di portare questa fede con te, come provvista di viaggio per tutti i giorni di tua vita e non prenderne mai altra fuori di essa”.

Il catechismo.

Una impostazione storico-salvifica e trinitaria ha anche questo catechismo, il quale vuole essere una esposizione diffusa di ciò che nel simbolo della fede è concentrato in poche parole. La sua linea di svolgimento può essere indicata con la formula “per Cristo nello Spirito al Padre”, modellata su espressioni analoghe del Nuovo Testamento, come: “Per mezzo di lui[Cristo]possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito” (Ef 2,18). Questi ne sono i passaggi e le articolazioni principali: l’uomo, in cerca di significato per la sua vita, trova risposta nell’incontro con Cristo, dentro la Chiesa animata dallo Spirito Santo, dove rinasce come figlio di Dio, impegnato con gli altri nella storia e proteso alla vita eterna presso il Padre.Tale prospettiva generale viene evocata dalla suggestiva parola di Gesù, scelta come titolo: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Cristo è “la verità” (Gv 14,6), perché è la rivelazione personale di Dio. Egli dona la libertà, cioè la vita autentica, piena di significato, dei figli di Dio, consapevoli di essere amati dal Padre, sottratti alla paura di perdersi, capaci di amare gli altri come fratelli.

Cristo, rivelazione di Dio, è anche rivelazione e attuazione dell’uomo. Ciò nel testo comporta un’esposizione obiettiva, precisa e completa della verità e un’attenzione costante all’esistenza, al vissuto personale, ecclesiale e sociale.

La verità cristiana è evento di carità; è un avvenimento, al quale si è chiamati a partecipare. Il disegno divino della salvezza, incentrato in Cristo, si sta attuando in un cammino storico, che ha per origine, sostegno e meta la comunione trinitaria. Ognuno vi si inserisce secondo la misura dei doni ricevuti e della propria cooperazione.

Le persone adulte sono chiamate a una fede adulta, cioè alimentata dall’ascolto assiduo della Parola, fortificata dalla preghiera e dai sacramenti e sviluppata in tutte le sue dimensioni: consapevole e motivata, coerente e operosa, comunitaria e missionaria, sollecita del mondo e rivolta alla meta definitiva.

Il simbolo della fede, dalla sua prima parola detto anche “Credo”, è un sommario breve e organico delle principali verità contenute nella rivelazione; costituisce un segno di riconoscimento del cristiano e di appartenenza alla Chiesa. Il catechismo espone diffusamente il contenuto della rivelazione, mantenendo il carattere storico-salvifico e trinitario del simbolo della fede.