«Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?»

Marco

Capitolo 16

Risurrezione di Gesù – [1] Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. [2] Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. [3] Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». [4] Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. [5] Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. [6] Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. [7] Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». [8] Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.
Apparizioni di Gesù – [9] Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. [10] Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. [11] Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
[12] Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. [13] Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Missione degli Apostoli – [14] Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. [15] E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. [16] Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. [17]Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, [18] prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Ascensione di Gesù – [19] Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
[20] Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

La non fede dei discepoli nella risurrezione di Gesù, in quel contesto storico, è più necessaria della stessa fede. Se avessero creduto all’istante, tutti avrebbero potuto pensare ad una suggestione di massa. Uno porta la notizia e tutti si lasciano influenzare da lui. Non credendo, i discepoli attestano il loro non condizionamento, la loro assoluta libertà nelle decisioni, la responsabilità della loro coscienza personale che chiede segni ancora più evidenti per poter credere che Gesù è veramente risorto.

La non fede dei discepoli nella risurrezione è di grande insegnamento anche per loro. Essi fin da subito dovranno sapere che la risurrezione di Gesù è oltre ogni orizzonte antropologico, religioso, filosofico, psicologico, di autentica fede per ogni uomo. Quando loro andranno nel mondo a predicare, sempre si dovranno ricordare della non fede in Cristo Risorto per avere tanta pazienza con chi non crede o non vuole credere. Questa esperienza visse San Paolo in Atene, nel suo areopago. Finché parlò di “scienze delle religioni” fu ascoltato. Quando parlò della risurrezione di Gesù, subito il discorso si interruppe. Da questo fallimento, prese la decisione di parlare d’ora innanzi solo di Cristo Crocifisso e di nessun altro. Dalla Croce tutto è più comprensibile.

Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (1Cor 2,1-5).

Parlare dalla risurrezione di Gesù è sempre difficile. Iniziare dalla sua carità crocifissa, mostrando tutto il suo amore crocifisso in noi, è discorso che l’uomo potrà accogliere con facilità. Nessuno rifiuterà mai l’amore vero, puro, perfetto. D’altronde Gesù iniziò anche Lui il suo ministero non dalle sue ultime verità, bensì dalla prima verità, dall’essenza stessa che è la sua natura divina e la vita intratrinitaria. Lui ha iniziato dal manifestare tutta la carità del Padre, fatta sua personale carità. Il Vangelo secondo Giovanni recepisce questa verità ed è Gesù stesso che la dona come suo nuovo comandamento. Sarà dall’amore con il quale i discepoli si ameranno ed ameranno che il mondo li riconoscerà come suoi discepoli. Dal discepolo si passa anche a conoscere Gesù come Maestro del Signore e suo proprio maestro.

Gesù rimprovera i suoi discepoli per non aver creduto a quelli che lo avevano visto risorto, perché hanno mancato di vero amore verso di essi. Erano loro amici, fratelli, discepoli di Gesù. Non erano venuti per ingannare, ma per comunicare loro una grande gioia. Anche Tommaso viene rimproverato per non aver creduto, perché la via della fede è la testimonianza, non la visione diretta di Cristo Risorto. Se la via della fede fosse la visione di Gesù Risorto, tutti, per credere dovrebbero vedere Lui all’inizio della loro adesione al Vangelo. Invece via della fede rimane in eterno la testimonianza.

Da Gesù gli Apostoli dovranno andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo. Ogni uomo dovrà ricevere l’annunzio della Buona Novella. Il Padre dei cieli ha mandato loro un Salvatore, un Redentore, ha mandato la sua luce, la sua verità, la sua vita, il suo amore. Ha mandato Colui che dona all’uomo la verità di se stesso, alimentandolo di ogni grazia celeste. Per Cristo Gesù la vita eterna è discesa sulla nostra terra.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci Vangelo vivente di Gesù.

 Hagiasophia Christ (Deesis mosaic).

«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

Marco

Capitolo 15

Gesù davanti a Pilato – [1] E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. [2] Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». [3] I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. [4] Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». [5] Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
[6] A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. [7] Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. [8] La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. [9] Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». [10]Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. [11]Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. [12] Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». [13] Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». [14] Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». [15] Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Incoronazione di spine – [16] Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. [17] Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. [18] Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». [19] E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui.
La via dolorosa – [20] Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
[21] Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
Gesù crocifisso – [22] Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», [23] e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. [24] Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esseciò che ognuno avrebbe preso. [25] Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. [26] La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». [27] Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [[28] ]
[29] Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, [30] salva te stesso scendendo dalla croce!». [31] Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! [32] Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Agonia e morte di Gesù – [33] Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. [34] Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». [35] Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». [36] Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». [37] Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
[38] Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. [39] Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
[40] Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, [41]le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Sepoltura di Gesù – [42] Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, [43] Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. [44] Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. [45] Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. [46] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. [47] Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

 

Dopo aver commemorato l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, siamo subito passati alla meditazione del mistero della passione. All’inizio della settimana santa la chiesa vuole che noi prendiamo coscienza del più grande “dramma d’amore”.

– Il Cristo ha sofferto la passione, e quale passione!… Il giorno delle palme egli entra in Gerusalemme come trionfatore. Meno di quattro giorni passeranno, ed egli sarà arrestato, giudicato e condannato. Le più avvilenti umiliazioni, i più crudeli tormenti del corpo, dell’anima, del cuore, niente gli sarà risparmiato. Il ricordo delle sue sofferenze abbia la forza di strapparci dal nostro torpore!

– È per amore che Cristo ha sofferto ed è morto. Troppo abituati ad avere la croce sotto i nostri occhi fin dalla prima infanzia, forse non ci siamo mai neppure posti la questione di sapere perché Cristo non soltanto ha accettato, ma proprio ha voluto questa passione dolorosa. E per amor nostro! Tutta la sua vita è un mistero di amore: quindi non poteva concludersi che con l’atto dell’amore più sublime: ” Morire per coloro che amava”.

– Egli è morto per amore, ma a quale scopo? Per salvarci. L’uomo peccatore ha osato, nella sua superbia, ergersi contro Dio: non c’è nulla di più grave! Con la sua stolta rivolta ha firmato la sua condanna di morte, di morte eterna. Ma l’amore di Dio è più forte di tutte le potenze del male e ne trionferà con un gesto inaudito: morirà su di una croce, pagando così il debito del peccato. E andrà anche oltre: dell’uomo, questo ribelle, farà il suo figlio, chiamandolo a partecipare alla sua vita.
O croce, sublime follia! È proprio vero!

3

«Prendete, questo è il mio corpo»

Marco

Capitolo 14

La cospirazione del Sinedrio – [1] Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. [2] Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
La cena di Betania – [3] Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. [4] Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? [5] Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
[6] Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. [7] I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. [8] Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. [9] In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
Il tradimento di Giuda – [10] Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. [11] Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
Preparazione dell’ultima cena – [12] Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». [13] Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. [14] Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. [15] Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». [16] I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Il traditore svelato – [17] Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. [18] Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». [19] Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». [20] Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. [21] Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Istituzione della SS. Eucaristia – [22] E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». [23] Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. [24] E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. [25] In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Gesù predice l’abbandono dei suoi discepoli – [26] Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. [27] Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
[28] Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». [29] Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». [30] Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». [31] Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
Al Getsemani – [32] Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». [33] Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. [34] Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». [35] Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. [36] E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». [37] Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? [38] Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». [39] Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. [40] Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. [41] Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. [42]Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Tradimento di Giuda. Cattura di Gesù – [43] E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. [44] Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». [45] Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. [46] Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. [47] Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. [48] Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. [49] Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!».
[50] Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. [51] Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. [52] Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
Gesù davanti al Sinedrio – [53] Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. [54] Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
[55] I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. [56] Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi.[57] Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: [58] «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». [59]Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. [60] Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». [61] Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». [62] Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
[63] Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? [64] Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
[65] Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.
Le negazioni di Pietro – [66] Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote [67] e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». [68] Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. [69] E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». [70] Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». [71] Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». [72] E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

 

Con la solennità della SS.ma Trinità abbiamo potuto contemplare il Mistero di amore che è il nostro Dio. Come ha detto Papa Francesco all’Angelus: “La Trinità è comunione di Persone divine le quali sono una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra: questa comunione è la vita di Dio, il mistero d’amore del Dio Vivente. E Gesù ci ha rivelato questo mistero. Lui ci ha parlato di Dio come Padre; ci ha parlato dello Spirito; e ci ha parlato di Sé stesso come Figlio di Dio. E così ci ha rivelato questo mistero.”

Il Padre, quando ama – e ama sempre con totale fedeltà – toglie ogni confine all’amore e lo veste di infinito, come del resto è nella natura del vero Amore, che è Dio stesso. Il Padre ci ha fatti partecipi del suo Amore creandoci, ma soprattutto, per dirci quanto ci vuole bene, ci ha fatto dono del Figlio, Gesù. E Gesù volle essere con noi, uno di noi. Il Suo Amore non poteva che essere dono: dono della Sua Presenza, dono della Sua Parola, dono della Sua Vita, fino in fondo, sulla croce! E Gesù non ha voluto lasciarci soli, ci ha donato lo Spirito Santo, che ci ‘guiderà a tutta la verità’ (Gv 16,13)

Gesù ha davvero dato tutto e ha voluto che questo dono arrivasse a ciascuno di noi concretamente.

Lo fa – Lui, il Risorto, il Vivente -, non solo con la Sua Presenza reale vicino a ciascuno di noi, anche quando gli sbattiamo la porta in faccia, ma soprattutto con il dono del Suo Corpo e Sangue.

Noi, tutti, abbiamo un enorme bisogno di amare ed essere amati, più dell’aria che respiriamo.

Purtroppo, troppo spesso, sperimentiamo che dell’amore conosciamo solo ‘la superficie’, fino ad usare la parola, troppe volte, con scorrettezza o ambiguità, o semplicemente come ‘un modo di dire’.

Ecco perché il dono di un vero Amore è per noi davvero ‘il respiro dell’anima’.

L’amore è davvero l’impronta che Dio ha lasciato in noi creandoci.

Ignorare questa verità è cadere nell’infelicità, o peggio, affidarsi all’odio o all’indifferenza.
E Gesù ha voluto essere il grande Dono del Padre.

Gesù è andato oltre: ha assicurato che Lui, dopo la Resurrezione, sarebbe stato vicino a noi ‘fino alla fine del mondo’. Chi crede sussulta di gioia e fiducia sapendo che mai e poi mai è ‘solo’: Gesù è con noi, a condividere tutto. Sì, proprio tutto!

Il Suo Amore oltrepassa quei confini che appartengono alla nostra povera e fragile umanità.

Gesù non si è accontentato di dare la vita per noi, ma ha voluto addirittura essere ‘cibo’, ‘pane della nostra esistenza’. Vivere di ‘quel Pane’, ‘il Pane della Vita’, dovrebbe essere la fame di ogni credente che vuole conoscere da vicino e ricevere la forza, la fede che Dio può e vuole donare nell’Eucarestia.

E ci sono tanti fratelli e sorelle che, nella fede, dono dello Spirito, ‘vivono’ di Gesù ogni giorno, con il ricevere la S. Comunione, contemplandolo nell’adorazione, gustando la Sua Presenza, diventando capaci, come ha detto Papa Francesco di ‘vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri.’ Davvero sono queste anime che hanno il potere di trasmetterci ‘il sorriso di Dio’, qui, anche nelle più grandi sofferenze.

Sappiamo che chi ‘vive veramente Cristo’, non riesce a vivere senza Eucaristia: cristiani dal cuore grande che sanno accogliere la bontà di Dio, colmando il nulla che siamo senza di Lui.

Dopo i giorni del terremoto nel Belice, essendo crollata la Chiesa e non sapendo dove mettere le ostie consacrate, non trovai di meglio che portarle al collo, chiuse in una teca.

Confesso che era dolcissimo sapere di vivere ‘accanto’ a Gesù in quei giorni umanamente difficili.

Ci sono ancora tante persone ‘beate’, che vivono di Eucaristia.

A parte nei monasteri, dove il tempo dedicato all’adorazione eucaristica, in una giornata, è fondamentale e prevalente per la vita.

Ma ci sono anche fedeli di alcune comunità parrocchiali che hanno i ‘turni’ per l’adorazione eucaristica continua. Così come esistono Chiese e cappelle, aperte anche di notte – grande dono di Dio – per l’adorazione e… sono frequentate!

Sono queste anime ‘beate’ che sanno dare alla vita quel senso di divino e, quindi, di serenità, che le rende calme e forti anche nelle difficoltà.

Quanto aveva ragione, mamma, quando mi esortava ad iniziare la giornata con la S. Comunione. Tornando la vedevo sulla porta di casa con in mano la mia piccola cartella per la scuola e nell’altra solo un pezzetto di pane: ‘Antonio, meglio una buona comunione che una colazione’.

L’uomo ha davvero bisogno del ‘pane di vita’, ma ne è consapevole?

Perché per tanti battezzati andare alla S. Messa, almeno alla domenica, anziché essere considerato come il grande evento di Dio, che chiede di essere accolto come ‘Pane della Vita’ – ‘Prendete e mangiate questo è il mio corpo’ – viene ritenuto un tempo perso?

Sarà colpa di una superficiale formazione alla fede, o ignoranza, o incomprensione, o disistima del divino…. Di certo, è voltare le spalle a quello che è l’Amore indispensabile per la nostra vita.

Scriveva Paolo VI: “Ma io ho desiderio di Cristo? So che posso nutrirmi di Lui? So cogliere dalla sua grazia, dalle sue parole, dal suo insistere alla porta della mia anima, il senso della prossimità che Egli stabilisce col mio spirito? So avvalermi della immensità di bontà, di carità, con cui Egli vuole che io viva di Lui?”.

Sono domande che oggi in particolare dovremmo porci per scrutare in noi stessi quale posto abbia Gesù: è davvero ‘pane della nostra vita’? È una domanda che non vuole una risposta banale, ma esige di entrare nel mistero di Amore di Dio. Mettiamoci dunque col cuore in ascolto…

“Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro… dite al padrone di casa: ‘Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?… ” (Mc 14, 12-16. 22-26)

TENNO-COP

Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!

Marco

Capitolo 13

Distruzione del Tempio – [1] Mentre usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». [2] Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».
[3] Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: [4] «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?».
[5] Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! [6] Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. [7] E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. [8] Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori.
Persecuzione contro il Vangelo – [9] Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. [10] Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. [11] E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. [12] Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. [13] Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Desolazione della Giudea – [14] Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, [15] chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, [16] e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. [17] In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
[18] Pregate che ciò non accada d’inverno;
Estrema desolazione – [19] perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. [20] E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni.
[21] Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; [22] perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. [23] Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.
Il ritorno del Figlio dell’uomo – [24] In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
[25] le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
[26] Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. [27] Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
[28] Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. [29] Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
[30] In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. [31] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
[32] Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.
[33] Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. [34] È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. [35]Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; [36] fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. [37] Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

Come da alcune domeniche a questa parte non possiamo non notare che la liturgia ci propone ancora una volta di soffermarci sul verbo vedere. E come domenica scorsa è accaduto che un gesto (quello della vedova povera) tanto insignificante da rischiare di passare inosservato (rispetto alla rumorosa e plateale offerta di chi dava parte del proprio superfluo), è stato posto all’attenzione dei discepoli da parte di Gesù, anche oggi tutto quello che appare roboante e che saremo invitati a vedere, (sole che si oscura stelle e astri che cadono, sconvolgimento delle potenze dei cieli…), rischia di togliere spazio a quello che è meno visibile e che con parole che appartengono a don Daniele Simonazzi mi piace chiamare il miracolo della tenerezza. Certo tutto quello che anticipa Gesù è secondo il linguaggio apocalittico dell’epoca. Lui però invita a vivere non il futuro che verrà, ma il presente, e il presente è rappresentato dal fico, e dalla sua tenerezza, una tenerezza che è già!

Ripeto perché mi sembra di una importanza capitale: abbiamo ascoltato parole, nella liturgia di oggi, che effettivamente sono dure. Il sapore che rischiano di lasciare però, è quello della messa in guardia, della minaccia, della paura… verrà il giorno in cui il sole si oscurerà, stelle e pianeti cadranno, i cieli saranno sconvolti e uno rischia di fermarsi lì; ma il cristiano, uomo della speranza, non può pensare, ascoltando la piccola parabola del fico che Gesù racconta, che è giunto il tempo dei disastri, ma che è giunto il tempo della tenerezza! E’ al ramo di fico, che è già tenero, che Gesù invita a fare riferimento.

Pensate che il papa, incontrando i rappresentanti al Convegno di Firenze, ha fatto diversi riferimenti alla tenerezza: due espliciti, e un altro parlando dei sentimenti di Gesù; dapprima parlando della tentazione dello gnosticismo e affermando che con i ragionamenti troppo complessi e astrattiperdiamo la tenerezza della carne del fratello… e subito dopo, parlando della dottrina, quindi anche del modo di fare catechismo, incontri ha detto: La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo… e poi la bellezza di avere dei sentimenti che siano gli stessi di Gesù: Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere all’altezza della sua missione. I sentimenti di Gesù ci dicono che una Chiesa che pensa a sé stessa e ai propri interessi sarebbe triste. Le beatitudini, infine, sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto: è uno specchio che non mente. Sono contento che anche papa Francesco faccia riferimento, parlando delle Beatitudini al camminare sul giusto sentiero, all’andare nella giusta direzione.

È un discorso molto serio quello della tenerezza. Ce lo dice l’evangelista Marco, che in tutto il vangelo usa questa parola soltanto qui una volta sola, forse perché da capire bene, da non sprecare. Qui, alla soglia del racconto della passione. Appena prima che Gesù venga condannato, e qui, don Daniele Simonazzi, con una di quelle intuizioni che soltanto lui può avere scrive: la usa qui questa parola, evidentemente per dirci che è una parola unica, come unica è la tenerezza del Signore in croce. E allora, il ramo che si fa tenero, è il ramo della croce. Ci si ama in modo unico se ci si ama secondo la croce. In quell’ora, così unica, Gesù non avrebbe fatto cambio con nessun altro nell’ora della croce. Allora capisco tante reazioni che mi sconcertano e che non capisco, che sono così distanti (almeno credo), da quello che credo sia il mio modo di vedere le cose: il cammino faticoso di tanti, la povertà di tanti, la miseria di tanti, in quale cuore possono entrare e trovare riparo? Soltanto in un cuore tenero, in cuore come quello del Signore che è come quel libro dove vengono scritti i nomi di ciascuno. Deve essere questo il tempo della tenerezza perché un cuore duro non si lascia scrivere nemmeno dall’amore di Dio e diventa un cuore piatto.

La giusta direzione ci viene indicata anche dalla prima lettura (versetto 3): è operare perché tutti siano scritti nel libro della vita di cui parla il profeta Daniele, perché tutti siano illuminati dalla giustizia di Dio, che sempre più stiamo scoprendo essere la sua misericordia. Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. Il profeta Daniele ci parla di un tempo veramente triste per il popolo d’Israele, il tempo della crudeltà di un re, Antioco IV Epifane, che fa del suo regno il culmine della superbia umana. Dio però rimane fedele e la presenza di Michele che sta tra Dio e il suo popolo, (nel testo originale non ci sono i verbi sorgere e vigilare) ne è una testimonianza: quando l’uomo si erge a centro di tutto e di tutti, Dio ci ricorda che nessuno è come Lui: il significato del nome Michele è proprio questo: chi è come Dio? Riprendo allora un’idea che mi è cara: Michele è come qualcuno che intercede e che allo stesso tempo indica Dio e sprona a raggiungerlo. Michele (Mi ka ‘el mi pare di ricordare dagli studi di ebraico), è un nome che significa: Chi è come Dio? Che bello quando incontriamo qualcuno che ci pone la stessa domanda, che bello quando incontriamo qualcuno che sempre tiene vivo in noi il desiderio di conoscere Dio, di contemplare il suo volto, di avvicinarci a Lui.

Questo testo, ci da lo stesso messaggio del vangelo: nel momento in cui tutto sembra perduto, Dio ci salva. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, coloro che sono scritti nel libro. E anche nel vangelo di oggi ci viene detto che quando tutto sembra crollare vedremo il Figlio dell’Uomo venirci incontro. C’è un particolare che mi piace tantissimo nella prima lettura, quando si dice che vengono salvati tutti coloro che sono scritti nel libro. Mi piace perché una volta di più credo vero che essere scritti, vuol dire essere conosciuti da Dio, e Dio conosce i nostri nomi uno ad uno come un padre con i suoi figli. Qualcuno potrà dire: ma quando le pagine del libro finiscono… ma questo libro, questo libro, che chiaramente è la Sacra Scrittura, è una Parola sempre viva, che raccoglie, genera, visita e consola tutta la storia dell’umanità e la vicenda di ogni uomo. Sarò lassista, ma in un libro così, c’è posto per tutti credo!

“Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno” mi piace fare questa sottolineatura, sgombrando il campo da ogni tentativo di restringere l’ambito della salvezza e quindi di restringere anche l’ampiezza del cuore di Dio, mettendola a contatto con quanto il papa ha ribadito a Firenze i giorni scorsi: la traduzione non dice tutti, ma ben sappiamo che l’idea che sempre soggiace è quella delle, delle moltitudini, che come dice il libro dell’Apocalisse, nessuno può contare (in greco, si il termine si traduce esattamente così: le moltitudini, proprio per rafforzare l’idea della totalità). Mi pare anche questo un bel segno di speranza, quello di un Dio che è per tutti, totalmente gratuito. E’ il volto di Dio poi che più mi prende, mi affascina, quello per il quale un giorno ho deciso di verificare l’ipotesi di diventare sacerdote entrando in seminario. E il papa, come dicevo, a Firenze ha detto: sapete bene che il Signore ha versato il suo sangue non per alcuni, ne per molti, ma per tutti!!!

Nel vangelo Gesù ci chiede di imparare. Sono due settimane che stiamo dicendo che anche Gesù impara: impara dalle folle, guardandole, che per andare nella giusta direzione è necessario essere misericordiosi, saper piangere, essere poveri in spirito, miti, cercare la giustizia; impara a fare della sua un dono proprio dalla vedova di domenica scorsa che, come dice il vangelo aveva gettato in Dio tutta la sua vita; e oggi ci chiede di imparare la tenerezza. “Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina”. Anche qui segni di speranza, che ricordo, alcuni anni fa mi sembrava di poter cogliere in un testo di P. Stefani che spiega come il fico è la pianta che, in primavera, mette le foglie per ultima; i fichi primaticci sono invece tra i primi frutti dell’anno e, in quanto tali, facevano parte dell’offerta delle primizie portata al tempio (cfr. Dt 26, 2). Qui io leggo in controluce la promessa di Gesù: gli ultimi saranno i primi. Due considerazioni molto semplici:

1) da un lato c’è speranza allora, per tutti coloro i quali si sentono gli ultimi, c’è speranza per tutti i poveri, i diseredati, gli ammalati, i disperati, perché anche loro hanno la loro primizia da offrire.

2) Dall’altro lato il Signore chiama la sua chiesa ad imparare dal fico: per poter portare frutto e offrirlo è necessario imparare dagli ultimi, dai poveri, dai diseredati, dai disperati.

Imparare dal fico vuol dire imparare dalle cose di casa, perché tutti in Palestina avevano un fico piantato vicino a casa loro. Dalle cose di tutti giorni, dalla vita che viviamo e che vivono i nostri fratelli… imparare dalle cose di casa vuol dire essere persone umanissime che parlano un linguaggio umanissimo; come Gesù, che ha vissuto fino in fondo la profondità dell’esperienza umana. Gesù parla di donne e di monete, di pastori e agricoltori, di campi e di deserti, di piante e di animali.

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Un altro segno di speranza ci è sembrato questo: ci sono delle parole che non passano, non passano perché sono legate a dei volti, a delle vite e per questo sono parole concrete, incarnate in una esistenza. Per queste parole possiamo e dobbiamo ringraziare. Un ragazzo del catechismo, prima media, che dice che quando ascolti qualcosa e ti entra nel cuore non hai bisogno del cervello per memorizzarlo… oppure una ragazza di terza media che dice che per lei cresima significa futuro… una donna anziana e malata che quando le porti la comunione ti dice (chiaramente esagerando!): don Maurizio! Vederti è come vedere il Signore!!!). La visita del sacerdote è avvertita da tanti come un segno di misericordia: speriamo di essere degni di tutto questo. Ma anche il silenzio di M. G. così giovane e così malata, è una parola che non passa, che resta e resta per sempre; in quel silenzio leggo il silenzio di Dio, le risposte che non ci sono, che nemmeno Gesù ha dato o ricevuto dal Padre. Tutto questo mi dice che quello che è scritto nel vangelo è vero: è giunto il tempo della tenerezza.

Vi offro ancora alcune parole di don Daniele Simonazzi scritte al tempo dell’attentato di Nassirya e più che mai attuali con quello che è successo a Parigi… a me paiono di una bellezza infinita: stiamo nella vicenda del mondo da teneri; sentiamo tutto il peso degli attentati, tutto il peso delle vicende che si legano alla nostra gente perché li abbiamo nel cuore, perché così come il cuore di Gesù è tenero come il ramo del fico, altrettanto il nostro cuore sente profondamente tutte le vicende che le nostre donne e i nostri uomini vivono e sentono. Bisogna che entriamo in questa logica, bisogna che ci vogliamo bene, ma secondo quello che il vangelo ci ha detto, cioè secondo la tenerezza del fico.

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Date a Cesare quel che è di Cesare,e a Dio quel che è di Dio

Marco

Capitolo 12

I vignaiuoli perfidi – [1] Si mise a parlare loro con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. [2] Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. [3] Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. [4] Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. [5] Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. [6] Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. [7] Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. [8] Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. [9] Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. [10] Non avete letto questa Scrittura:
La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
[11] questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?».
[12] E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
Il tributo a Cesare – [13] Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. [14] Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». [15] Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». [16] Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». [17] Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
I Sadducei e la risurrezione – [18] Vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: [19] «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la mogliesenza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. [20] C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. [21] Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, [22] e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. [23] Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». [24] Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? [25] Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. [26]Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? [27] Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
Il primo dei Comandamenti – [28] Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». [29] Gesù rispose: «Il primo è:Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; [30] amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. [31] Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». [32] Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; [33] amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». [34] Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Cristo Figlio di Davide – [35] Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? [36] Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.
[37] Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
Vanità, avarizia, ipocrisia degli Scribi – [38] Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, [39] avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. [40] Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
L’obolo della vedova – [41] Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. [42] Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. [43] Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. [44] Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

I frutti dalla sua vigna sempre vanno dati al Signore. La vigna è sua, non nostra. Gli appartiene per diritto eterno. La prima vigna di Dio è ogni uomo. Ogni uomo è proprietà di Dio, proprietà per creazione, per alito di vita, per sussistenza, per costante mantenimento in vita. Qual è il primo frutto della vigna? Quello di riconoscere il Signore come il Signore e dare a Lui il frutto di una obbedienza eterna. L’obbedienza si dona a Dio, donandola alla sua Parola, ai suoi Comandamenti, alle sue Leggi.

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi. Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra. Ha giurato ai miei orecchi il Signore degli eserciti: «Certo, molti palazzi diventeranno una desolazione, grandi e belli saranno senza abitanti» (Is 5,1-9).

Vigna del Signore è Israele, sono i figli di Abramo. Essi devono i frutti di una fedeltà promessa, giurata ad un’alleanza da loro stipulata con il Signore. All’obbedienza dovuta per creazione si aggiunge quella obbligatoria che nasce dall’alleanza, dal patto bilaterale sancito tra essi e Dio. Il frutto è la piena osservanza dei Comandamenti. Israele invece è immerso nella trasgressione, nella violazione del patto. Così agendo impedisce che Dio possa essere il suo Salvatore, il suo Custode, il suo redentore. Il Signore ama il suo popolo. Non vuole che esso perisca e per questo ripetutamente manda loro i suoi profeti per richiamarlo agli obblighi giurati. Ma senza successo. Anzi, i suoi profeti vengono maltrattati, derisi, bastonati, uccisi.

Viene Gesù, il Figlio Eterno del Padre, il suo Unico Figlio. Cosa decidono i contadini? Di ucciderlo, in modo che la vigna sia loro per sempre. È questa una decisione che rivela il sommo della malvagità umana. Si uccide Dio per non essere di Dio. Si vuole essere autonomi da Lui. L’uomo può anche decidere di essere senza Dio, senza di Lui vi è solo la morte nel tempo e nell’eternità. Una verità che l’uomo sempre deve conoscere vuole che Dio non obbliga a scegliere Lui, a dare a Lui i frutti dell’obbedienza. Lui si annunzia come vita. Vuoi la vita? Mi devi scegliere. Vuoi la morte? Scegli te stesso e uccidi me. Uccidi solo la fonte eterna ed unica della tua vita. Ti incammini su un sentiero di morte per sempre. È verità infallibile.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci di vera obbedienza a Dio.

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«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?»

Marco

Capitolo 11

Ingresso di Gesù in Gerusalemme – [1] Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli [2] e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. [3] E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». [4]Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. [5] Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». [6] Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. [7] Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. [8] Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. [9] Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
[10] Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
[11] Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
Il fico sterile – [12] La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. [13] Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. [14]Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Gesù scaccia i profanatori del Tempio – [15] Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe [16] e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. [17] E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
La fiducia in Dio – [18] Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. [19] Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
[20] La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. [21] Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». [22] Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! [23] In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. [24] Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. [25] Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». [[26] ]
La questione del Battista – [27] Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani [28] e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». [29] Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. [30] Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». [31] Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. [32] Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. [33]Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

 

L’autorità del profeta è la sua Parola. Il vero profeta annunzia una parola eterna, che sempre si compie, mai viene meno. Se la parola non si compie, lui non è vero profeta. Il Vangelo è la profezia eterna di Gesù Signore. Essa è la sola Parola vera su tutta la terra. Tutti gli altri: filosofi, teologi, psicologi, maestri, dottori, dicono una parola momentanea. Se vale per oggi non vale per domani. Non è vera profezia. Non è profezia eterna. Diviene profezia eterna se è verità nella verità della Parola di Gesù.

Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”. Forse potresti dire nel tuo cuore: “Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detto?”. Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore. Il profeta l’ha detta per presunzione. Non devi aver paura di lui (Dt 18,15-22).

La Scrittura sempre distingue l’autorità del vero profeta dal compimento della sua parola. Un brano tratto dal Secondo Libro delle Cronache, riguardante il profeta Michea è rivelatore di questa eterna verità. Vera e falsa profezia si contendono la storia.

Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: «Per quale via lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?». Michea rispose: «Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti». Il re d’Israele disse: «Prendete Michea e conducetelo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. Direte loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”». Michea disse: «Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio». E aggiunse: «Popoli tutti, ascoltate!» (2Cr 18,23-27).

Capi dei sacerdoti, scribi e anziani chiedono a Gesù con quale autorità Lui agisce, opera. Questa domanda ha una sola risposta: con l’autorità del vero profeta. Esaminate le mie parole, mettetele nel crogiolo, purificatele come si purifica l’oro, e troverete che esse sono purissime. Non vi è scoria in esse. Sono verissima parola di Dio, verissima profezia eterna. Questa è la mia autorità. Così avrebbe dovuto rispondere Cristo Signore. Sapendo però che le pietre erano già pronte per la lapidazione, Gesù evita di rispondere, chiedendo loro un discernimento su Giovanni il Battista. Lui, Giovanni, viene da Dio o da se stesso? Viene dal Cielo o dalla terra?

I maestri della sacra scienza, i detentori del discernimento, le guide del popolo del Signore non sanno discernere ciò che viene dal Cielo e ciò che viene dalla terra. Se non sanno discernere, è inutile continuare il dialogo. Essendosi dichiarati inetti per un qualsiasi atto di discernimento, mai potranno discernere se Gesù è da Dio o dagli uomini, dal Cielo o da se stesso. Gesù non rivela l’origine della sua autorità, perché azione altamente inutile. Sono incapaci, non conoscono il vero e il falso, non distinguono tra cielo e terra. A nulla serve dire chi Lui è veramente. Se vogliono saperlo, facciano un vero discernimento e sapranno la sua origine.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, liberateci da ogni inettitudine.

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«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»

Marco

Capitolo 10

Il matrimonio – [1] Partito di là, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. [2] Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. [3] Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». [4] Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». [5] Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. [6] Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; [7] per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie [8] e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. [9] Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». [10] A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. [11] E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; [12] e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gesù e i bambini – [13] Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. [14] Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. [15] In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». [16] E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Il giovane ricco – [17] Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». [18] Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. [19] Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». [20] Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». [21] Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». [22] Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
[23] Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». [24] I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! [25] È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». [26] Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». [27] Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
La ricompensa ai seguaci di Gesù – [28] Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». [29] Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, [30] che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. [31] Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
Terza predizione della Passione – [32] Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: [33] «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, [34] lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
La richiesta dei figli di Zebedeo – [35] Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». [36] Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». [37] Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». [38] Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». [39] Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. [40] Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
[41] Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. [42] Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. [43] Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, [44] e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. [45] Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Il cieco di Gerico – [46] E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. [47] Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». [48] Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». [49] Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!».[50] Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. [51] Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». [52] E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

 

Dire che Dio dona tutto senza chiedere nulla, è menzogna e falsità che mai dovrà trovarsi sulle labbra di un discepolo di Gesù. Spetta ai ministri della Parola educare ogni battezzato perché così non pensi e così non dica. Dio ti dona tutto chiedendoti tutto. Ciò che Dio ti dona è un Vangelo da osservare, la sua volontà sulla quale camminare, il suo amore da versare in ogni cuore, i suoi beni da condividere con i fratelli. Gesù ti dona la sua croce perché tu la faccia tua e con essa si redima il mondo.

Dio ti perdona a condizione che tu perdoni, ti ama al patto che tu lo ami e ami i tuoi fratelli. Ti dona il cielo se tu gli darai la terra. Anche un corpo di gloria Lui ti dona nell’eternità, a condizione che tu gli dia il corpo di carne, glielo consacri a Lui come olocausto, sacrificio, offerta per la redenzione di molti cuori. Queste sono le condizioni dell’amore di Dio: Lui dona tutto se stesso, ma vuole che tu dia tutto te stesso a Lui. Ti dona il Figlio se tu gli dài la tua fede in ogni sua Parola. È sempre un dono per un dono. Una vita per una vita. Dio per l’uomo. Il cielo per la terra. La luce per le tenebre.

La logica di Dio è quella descritta da San Paolo nella Terra ai Filippesi: la gloria eterna per l’ignominia sulla terra. L’esaltazione per l’umiliazione. La Signoria per la croce.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me (Fil 2,5-18).

Gesù è in Gerico, un cieco grida a Lui per essere guarito, sanato. Gesù è pronto a dargli la vista in cambio vuole la sua fede perfetta in Lui. Il cieco deve credere che Gesù possa dargli la vista, facendo pubblica confessione del suo cuore e della sua mente. Gesù dona la vista, il cieco gli dona la fede. Sempre un dono per un dono.

Oggi viviamo tutti un cristianesimo malato, tumorale, un cristianesimo dove Dio deve dare tutto ad un uomo che vuole rimanere nel suo peccato, nelle sue trasgressioni. Anche l’Eucaristia quest’uomo vuole ricevere, perché non sia fatta più alcuna differenza tra la vera e la falsa fede. Urge che la nostra religione venga sanata, guarita, liberata da questa altissima cecità morale e di verità nella quale è precipitata. Gesù viene non per darci qualcosa, ma per trasformare totalmente la nostra esistenza: da ciechi vuole farci vedenti, da peccatori giusti, da giusti santi, da egoisti caritatevoli.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri discepoli in Gesù.

 10 Poggio Covili

«Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede»

Marco

Capitolo 9

La trasfigurazione – [1] Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».
[2] Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro [3] e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. [4] E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. [5] Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». [6]Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. [7] Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». [8] E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
[9] Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.[10] Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
[11] E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».[12] Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. [13]Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».
L’indemoniato epilettico guarito – [14] E arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. [15] E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. [16] Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». [17] E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. [18]Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». [19]Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». [20] E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. [21] Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; [22] anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». [23] Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». [24] Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». [25] Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». [26] Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». [27] Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
[28] Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». [29] Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
Seconda predizione della Passione – [30] Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. [31] Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». [32]Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Istruzione agli Apostoli – [33] Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». [34] Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.[35] Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». [36] E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: [37] «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
[38] Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». [39] Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: [40] chi non è contro di noi è per noi.
[41] Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
[42] Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. [43] Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [[44] ] [45] E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [[46] ] [47] E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, [48] dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. [49] Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. [50] Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

 

Gesù aveva dato ai suoi apostoli il potere di scacciare i demoni. Un padre porta loro il suo figlioletto ed essi non riescono a liberarlo dallo spirito impuro. Perché? Ogni dono di Dio non agisce per magia, automatismo, inerzia. Esso agisce sempre dal cuore di Dio, dalla sua onnipotenza, verità, volontà, grazia. Per questo è sempre necessario che il cuore del discepolo sia nel cuore di Cristo, nel quale è il cuore del Padre, nella comunione dello Spirito Santo. Se però il discepolo non è nel cuore di Cristo non è neanche nel cuore del Padre. Non vive nella comunione dello Spirito Santo. Nessun miracolo mai si compirà per lui. Non è piantato nella fonte della grazia.

Dio dona a Gesù ogni potere in Cielo e sulla terra. Anche Gesù dona ogni potere in Cielo e sulla terra ai suoi Apostoli. Dona loro il potere di sciogliere e di legare. Essi hanno ricevuto il potere di sciogliere ogni uomo dalla schiavitù e dalla possessione diabolica. È necessario però che essi esercitino questo potere rimanendo perennemente piantati nel cuore del Padre. È dal cuore del Padre che si attinge la grazia necessaria per operare il miracolo. Se essi vivono fuori del cuore di Dio, e saranno sempre fuori, quando non si affronta ogni cosa con preghiera e con grande fede in Lui, Satana mai ci ascolterà. Noi non ascoltiamo Dio, non viviamo in Lui, con Lui, per Lui, Satana mai potrà ascoltare noi. Non ci vede piantati in Dio. Ci vede senza Lui e quindi ci considera senza forza, senza alcun potere soprannaturale efficiente.

Satana ride di noi quando ci presentiamo a lui con le nostre semplici forze, i nostri schemi aggiornati di pastorale, le nostre moderne esegesi, i nostri metodi strutturali, la nostra scienza e sapienza, anche gli stessi poteri ricevuti. Lui sa chi è in Dio, per Cristo Gesù, nella comunione dello Spirito Santo e chi è solo con se stesso e con le sue convinte credenze pensa che possa fare tutto, tanto i poteri di Cristo sono nelle sue mani. Mai un solo potere di Cristo agirà dal nostro cuore. Esso agisce solo dal cuore di Cristo, nel quale è il cuore del Padre. La comunione di fede, amore, verità, giustizia, speranza con Cristo e con Lui con il padre, nello Spirito Santo, è la sola via della vita. O si è nel cuore di Cristo e si agisce da questo cuore, oppure è il vuoto spirituale.

La preghiera è perenne, ininterrotta richiesta a Dio di abitare nel cuore di Cristo Gesù. Il Padre ha stabilito che ogni azione, pensiero, decisione, soluzione, discernimento, impegno debba essere preso nel cuore del suo Figlio Unigenito per opera dello Spirito Santo, nella sua eterna comunione. Come il Figlio tutto faceva dal cuore del Padre, nella comunione dello Spirito Santo, così dicasi per ogni discepolo di Gesù Signore. Tutto deve avvenire dal suo cuore, per il suo cuore, nel suo cuore. È esigenza, necessità, urgenza sempre da vivere, osservare, cui obbedire, pena il fallimento.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, piantateci nel cuore di Cristo.

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«La gente, chi dice che io sia?»

Marco

Capitolo 8

Seconda moltiplicazione dei pani – [1] In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: [2] «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. [3] Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». [4] Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». [5]Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». [6] Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. [7] Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. [8] Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte.[9] Erano circa quattromila. E li congedò.
Il segno dal cielo – [10] Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.
[11] Vennero i farisei e si misero a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. [12] Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». [13] Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
[14] Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. [15] Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». [16] Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. [17] Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? [18] Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, [19] quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». [20] «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». [21] E disse loro: «Non comprendete ancora?».
Il cieco di Betsaida – [22] Giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. [23] Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». [24] Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». [25] Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. [26] E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
Confessione di Pietro – [27] Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». [28] Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». [29] Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». [30] E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
Profezia della Passione – [31] E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. [32] Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. [33] Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Cosa importa il seguire Gesù – [34] Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. [35] Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.[36] Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? [37] Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? [38] Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

 

Come è facile parlare di amore per i poveri, in relazione a ogni forma di bisogno: di casa, di lavoro, di affetto, di accoglienza. La povertà è sempre un ‘vuoto’ creato da mille circostanze, nelle quali davvero potrebbe esprimersi l’amore nella sua totalità, al punto che i poveri diventano la nostra vera ricchezza e risorsa. Sempre che consideriamo felicità il dare più che l’avere; vedere vivi gli altri, anche se questo richiede la condivisione di un po’ delle nostre sicurezze.

Quando Gesù parlò di condivisione con noi, poveri uomini, annunciando la Sua passione e morte, scatenò la reazione immediata di Pietro che ‘lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo’. Ma Gesù ‘voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: ‘Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini’. Poi ‘convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: ‘Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà'”. (Mc 8, 27-35)

Come ha spiegato in un’udienza Papa Francesco: La logica della croce «non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sè che porta la vita» e «entrare nella logica del Vangelo significa uscire da noi stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dai propri schemi che finiscono per chiuderci». «Spesso – ha osservato il Papa – ci accontentiamo di qualche preghiera, di qualche messa domenicale, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di uscire, siamo un po’ come san Pietro, che non appena Gesù parla di dono di sè» scappa.

Anche perché la condivisione espelle una volta per tutte dalla nostra coscienza il diffuso concetto di amore come elemosina o assistenzialismo, che è uno sguardo distratto o superficiale su chi ha urgente bisogno del nostro aiuto, e non è mai un guardarlo negli occhi, accogliendo la sua sofferenza e necessità al di sopra di ogni nostro interesse.

Voglio riportare ancora un ricordo del mio lungo viaggio tra ‘quelli lì’, come dicevamo domenica scorsa. Negli anni in cui ho vissuto nelle baracche con i miei parrocchiani nel Belice, dopo il terremoto, l’amore mi ha portato a fare tutto quel poco che un sacerdote poteva fare. Quante volte pubblicamente con ogni energia ed un coraggio che ancora oggi non mi so spiegare, tentavo di far capire che non chiedevamo compassione o altro: volevamo solidarietà, comprensione e condivisione. Ma spesso era un discorso che cadeva nel vuoto. Ricordo una domenica, in cui ero stato invitato in una città del Centro Italia, per far conoscere il dramma della mia gente.

Coglievo un senso di curiosità, un’attesa di chissà quali filippiche contro questo o quello, e di fronte ad un discorso di chiamata in causa di ciascuno, fu evidente una certa delusione e anche un po’ di dissenso. Alla fine l’appello fu interpretato al solito modo: un giro di cestini per l’elemosina, il cui gruzzolo fu posto poi tra le mie mani. Mi sentìi ribellare il cuore pieno di sdegno. Come se mi avessero offeso nella mia dignità e con me tutta la mia gente. Non avevo chiesto soldi. Avevo offerto di soffrire con chi soffriva. Quale fede era quella che con qualche monetina pacificava la propria coscienza? Dov’era la carità?

Mi vennero in mente, e da allora mi sono sempre restate in cuore come metro di giudizio per la mia fede, le parole di Giacomo che la Chiesa ci offre oggi: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: ‘Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede’”. (Gc. 2, 14-18)

C’è una conversione da compiere ogni giorno in questo senso nelle nostre comunità cristiane.

Dobbiamo tornare ad avere la capacità di abbattere le robuste pareti che ci siamo costruiti per difendere la nostra tranquillità, in modo da diventare ‘case aperte’, ‘mense imbandite’ per chi passa e ‘ha fame, sete, è ignudo’, o fugge da tragedie immani di guerra, o semplicemente non sa a chi affidare le proprie lacrime.

È vero, la nostra vita diventerà una casa messa sottosopra da tanti, fino a perdere le nostre formalità, la nostra compostezza, ma avremo da Dio la ricompensa che Lui dona a chi ha saputo amarlo nel fratello. Come avverte Papa Francesco nella Evangeli gaudium: meglio «una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze».

Senza contare che le nostre comunità diventeranno finalmente credibili, vere testimonianze dell’amore che Dio ha per gli uomini e non avremo più motivo di parlare di… crisi.

Non resta che chiedere a Dio il dono della carità a tutto tondo, che sappia capire, accogliere tutti, con un cuore simile ad una mensa, a cui tutti possono sedersi.

Lo chiediamo per l’intercessione della Vergine Maria, di cui, in questa settimana, abbiamo celebrato la nascita. Il suo sì totale e incondizionato a Dio ‘ha permesso’ la venuta del Figlio Gesù, che ci ha portato la salvezza e ci ha aperto orizzonti di eternità, in questa nostra povera ‘valle di lacrime’. Chiediamo alla Mamma celeste di guidarci e sostenerci, di educarci, come ha fatto con il piccolo Gesù, a confidare sempre nel Padre e ‘fare la Sua volontà’, che non è altro che amare Lui e coloro che pone sulla nostra strada come fratelli, ‘con tutto il cuore e la mente’.

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Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo

Marco

Capitolo 7

I Farisei e la tradizione – [1] Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. [2] Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate [3] – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi [4] e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, [5] quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
[6] Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
[7] Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
[8] Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». [9] E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. [10] Mosè infatti disse:Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. [11] Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, [12] non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. [13] Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
[14] Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! [15] Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». [[16] ]
[17] Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. [18] E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, [19] perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. [20] E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. [21] Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, [22]adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. [23] Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
La Cananea – [24] Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. [25] Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. [26] Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. [27]Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». [28] Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». [29]Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».[30] Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.
Guarigione di un sordomuto – [31] Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. [32] Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.[33] Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; [34] guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». [35] E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. [36] E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano [37] e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

L’episodio di oggi è completamente strampalato e incapibile (non viene mai nominato Gesù; non vengono mai nominati i discepoli e non c’è nessuna reazione del personaggio guarito e Mc inizia con un itinerario sconclusionato, inverosimile) se non teniamo presente che i vangeli non sono un racconto storico ma sono racconti teologici dove si vuol trasmettere e dire chi è Gesù.

31 Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

TIRO… SIDONE… DECAPOLI: Tiro è a sud, Sidone è a nord, la Decapoli è al sud. E’ un po’ come se per andare da Padova a Bologna noi passassimo per Trento e Milano. Con questo itinerario impossibile Gesù indica:

1. quanta strada ha dovuto fare per aprire le orecchie ai discepoli;

2. che il suo messaggio universale di amore, anche per i pagani, ha incontrato un sacco di resistenza da parte dei suoi discepoli che non volevano questo.

32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

PORTARONO=fero/portare=sono altri che glielo portano. L’uomo non sembra interessato a guarire; sono altri che si accorgono della sua sordità. Lui pensa di sentirci (i discepoli esattamente questo pensavano di sé) e invece è sordo.

SORDOMUTO=kophos+ moghilalos; kophos=sordo (ma anche insensibile, spento); moghilalos non è muto ma balbuziente, con difficoltà di parola. Quindi Gesù più che dotarlo di parola lo fa parlare correttamente (Mc 7,35: orthos=correttamente).

Moghilalos è l’unica volta che appare nel N.T.. Nell’A.T. appare una sola volta in Is 35,6 per la liberazione dalla schiavitù di Babilonia e dice: “La lingua del balbuziente griderà di gioia”. Quindi è un’immagine di liberazione.

Non avendo nome, essendo cioè un personaggio rappresentativo, il sordomuto può essere ciascuno di noi: “Puoi essere tu quest’uomo!”. Quindi tutto quello che Gesù fa con lui ci riguarda e può essere una cura o dei passaggi di guarigione che Gesù fa con ciascuno di noi.

Nel caso di Gesù sono chiaramente i discepoli. Quindi tutto quello che Gesù fa col sordomuto riguarda ciò che lui ha fatto con i discepoli.

Gesù l’aveva detto domenica scorsa (vangelo precedente) ai discepoli: “Siete anche voi così privi di intelletto” (Mc 7,18). E sempre ai discepoli dirà: “Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite” (Mc 8,17-18). E’ stato difficile per gli stessi discepoli vedere con altri occhi: andare oltre al pane, andare oltre alle guarigioni, andare oltre al visibile. Anche loro si fermavano alla crosta, alla superficie, alla fama di Gesù e non vedevano oltre e dietro. Per questo Gesù, sconsolato dovrà dire: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite” (8,18).

Gesù le difficoltà maggiori non le ebbe con i pagani ma proprio con i religiosi, con quelli che pensavano di “vedere”: discepoli e farisei. Perché quando una persona si è irrigidita su certe posizioni non si scosta più dalle proprie idee. E Gesù dirà ai farisei: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato (=perché non ci vedete!); ma siccome dite: “Noi vediamo” (=credete di vedere e invece siete ciechi!), il vostro peccato rimane” (Gv 9,41).

LO PREGARONO=parakaleo=chiamare in aiuto, pregare. Sono le persone vicine che “lo pregano” di guarirlo perché il sordomuto neppure si rende conto di essere malato. Non ha consapevolezza di avere dei problemi, di non sentirci.

L’alcolista dice: “Non ho problemi: è tutto ok. Sì ogni tanto bevo un goccio in più ma posso smettere quando voglio”. Sono i vicini, la moglie, i figli, gli amici, che lo pregano di farsi aiutare perché sta distruggendo la sua vita e quella dei vicini.

Il violento dice: “Mi fa arrabbiare… mi istiga… se le merita” e pensa si avere buoni motivi per picchiare la moglie o i figli. “Lui non ha un problema… lui è pienamente in sé… lui non perde il controllo, sa quello che fa… lui non ha bisogno di uno psicologo…”. Sono i vicini che lo pregano di farsi aiutare; è la moglie e sono i figli che sono terrorizzati da lui.

IMPORRE LE MANI=è un gesto tipico di Gesù dove la sua forza passa dal più forte al più debole (Mc 1,31.41; 3,5; 5,41; 6,5).

33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;

IN DISPARTE=kat’idian: lo abbiamo trovato ancora. In Mc compare 7 volte e ben 6 volte riguarda l’incomprensione dei discepoli. Perché lo deve portare lontano? Perché il sordomuto è troppo condizionato dal giudizio degli altri, dal pensiero familiare, dal pensiero religioso, dal pensiero comune; si lascia troppo suggestionare e influenzare. Non ha un pensiero proprio, per cui vive e crede a quello che gli altri dicono. E quando non si ha un pensiero proprio si è sordi a sé.

LONTANO DALLA FOLLA=ochlos; l’uomo si è perso nella folla; la folla gli impedisce di individuarsi, di ascoltarsi; è perso nella mille voci della gente.

POSE LE DITA=lett. “gli stura” le orecchie: è un’azione quasi violenta. Le dita di Gesù sono quasi un cavatappi. Nella Bibbia il dito di Dio indica la sua potenza (Es 8,15; 31,18; Dt 9,10; Sal 8,4; Lc 11,20).
ORECCHI=ota (da cui la nostra malattia otite) sono l’organo.

SALIVA=la saliva veniva considerata alito condensato, quindi è un’immagine dello spirito.

34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
GUARDANDO VERSO IL CIELO=indica la comunione con Dio.

EMISE UN SOSPIRO=stenazo=gemere, sospirare. Gesù sospira per la resistenza dei suoi discepoli (l’unica volta che Gesù sospira per questo!). Neppure per Gesù è semplice o facile guarire chi è sordo (nel suo caso la resistenza dei discepoli, nel nostro caso quando una persona non vuol capire).

EFFATA’=”apriti”; quando in Mc si trova un termine in lingua aramaica allora vuol dire che quell’episodio si rivolge ai provenienti dal giudaismo e non ai pagani.

APRITI=dianoigo=scoperchiare, schiudere, rompere. Apriti è un invito che riguarda tutto l’individuo e non solamente le orecchie.

35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

SUBITO=euthys. La guarigione avviene subito nel momento in cui avviene l’apertura. Il difficile non è stata la guarigione ma che l’uomo accetti di sentire e di ascoltare un linguaggio nuovo.

ORECCHI=akoai=udito, è la funzione più che l’organo. E’ questo il problema: non sono le orecchie tanto chiuse, non è tanto un problema fisico ma è un problema di comprensione. Il senso è quello del nostro proverbio: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire”.

SCIOLSE IL NODO DELLA SUA LINGUA= qual era il legame che gli impediva di parlare? Lett. “fu sciolto il nodo-legame della sua lingua”. Come se il demonio gli avesse attorcigliato la lingua. Altrove il demonio (Lc 13,16) è colui che lega. Anche questa guarigione sembra avere come sottofondo un’azione demoniaca per cui la liberazione avviene perché il demonio che teneva legata la lingua viene scacciato.

L’incapacità, quindi, di esporre il messaggio era perché non ascoltava. Sono i discepoli che non ascoltano il messaggio di Gesù.

36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano

COMANDO’ LORO DI NON DIRLO A NESSUNO=è un comando assurdo: se si riferisce al sordomuto, come si può pensare che non ne parli o che la gente non se ne accorga; se si riferisce a chi gli ha portato l’uomo, com’è possibile visto che lo hanno addirittura “pregato” di guarirlo!

Ma se si riferisce ai discepoli allora la cosa è chiara: Gesù proibisce a loro di parlare di lui perché non hanno ancora capito chi è Gesù e annunciano, sbagliando, un Gesù Messia. Solo che Gesù non è quello che loro annunciano e per tre volte Gesù dovrà richiamarli su questo (Mc 8,31-33; 9,30-32; 10,32-34).

PROCLAMARE=kerysso=annunciare; lett. “più Gesù glielo proibiva e più essi lo annunciavano”. Trasgrediscono il compito di Gesù perché grande è la loro aspettativa del Messia. Ma così facendo, creano illusione in sé e nella gente (Gesù non è il Messia) e ostilità da parte dell’autorità verso Gesù.

37 e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

PIENI DI STUPORE=ek-plesso, stupore, indica un atteggiamento neutro che prende senso dal contesto: “Sbalorditi, sconvolti, meravigliati, spaventati”. Ciò che accade è forte e lascia le persone senza parole perché qualcosa d’inaspettato e di imprevisto.

HA FATTO BENE OGNI COSA…: sono le parole della Genesi che fa “bella, buona” ogni cosa. Ma chi era nella tradizione ebraica colui che faceva tali opere? Is 35,5-6: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e gli orecchi dei sordi (kophos) sentiranno; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del balbuziente (moghilalos) sarà chiara”. Aprire gli occhi ai ciechi e gli orecchi ai sordi erano le opere del Messia. Se Gesù fa questo, il Messia, allora, è arrivato.

Ma Gesù non è il Messia che tanto si aspettano; Gesù è il Figlio di Dio che porta l’amore universale e non il Messia dominatore e potente. Per questo impedisce loro di parlare di lui e di ciò che lui fa.

Gesù fa quattro cose che possono essere anche per tutti noi un cammino di guarigione.

1. LO PORTA LONTANO DALLA FOLLA: ESSERE SE STESSI, NON GLI ALTRI.

Nei vangeli succede spesso che Gesù debba fare questo: portare il malato lontano dalla folla. Quando Gesù guarisce la figlia di Giairo (Mc 5,40), deve cacciare fuori tutta la gente che urla e sbraita perché la bimba è morta e prende con sé solo il padre, la madre e alcuni suoi discepoli. Il paralitico (Mc 2,4) che gli portano su un lettuccio non può arrivare da Gesù perché c’è troppa gente e la folla gli impedisce di arrivare dal guaritore. Per questo lo calano giù dall’alto. Il ragazzo epilettico (Mc 9,25) viene guarito prima che la gente accorra da Gesù. Al cieco di Betsaida, dopo averlo guarito, intima di “non entrare nel villaggio” (Mc 8,22). L’emoroissa che tocca il mantello di Gesù di nascosto, protetta dalla calca della gente è costretta a venire fuori dall’anonimato, dalla folla anonima, a mettersi in gioco: “Chi mi ha toccato?” (Mc 5,30).

Quando sei allo stadio, ad un concerto, sei uno dei cinquantamila, sei folla, ma sei nessuno, anonimo (senza nome, senza identità). Gesù, invece, farà sempre uscire i malati, li farà venire avanti, li metterà al centro.

La folla ti nasconde: sei uno fra i tanti, protetto, ma sei nessuno. Guarigione per Gesù, invece, non è essere nessuno (a-nonimo=senza nome) ma essere qualcuno, avere un nome, un’identità, essere se stessi. Per questo Gesù deve portarlo lontano dalla folla: “Tu non sei uno dei tanti. Tu sei tu. Riprenditi la tua vita. Osa essere te stesso, il tuo nome. Vivi la tua originalità e non nasconderti. Non vivere nascosto, vieni fuori, mostra chi sei, non vergognarti di te e del tuo volto”. Per guarire, allora, bisogna osare essere se stessi, individuarsi, venir fuori. A Lazzaro Gesù dirà: “Vieni fuori!” (Gv 11,43). Emergere, lett. vuol dire: “Esci, vieni fuori dal nulla”. Osa il tuo pensiero, la tua vita, le tue scelte: sii te stesso.

E’ meravigliosa la storia del topo che aveva una paura “fottuta” dei gatti. Allora un mago ebbe compassione di lui e lo trasformò in gatto. Però, quando fu gatto, cominciò ad aver paura dei cani. Il mago, impietositosi per una seconda volta, lo trasformò in cane. Ma, fatto cane, cominciò ad aver paura delle pantere. Quando fu pantera ebbe una terribile paura degli elefanti. E quando fu elefante dei topi. Allora il mago gli disse: “Non c’è niente che io possa fare per aiutarti perché tu continui sempre ad avere il cuore di topo!”. Non potrai mai essere felice se continui a rincorrere l’essere qualcun altro.

2. DITA NEGLI ORECCHI: ASCOLTARSI (MC 7,33).

Le persone spesso chiedono: “Cosa devo fare?”. “Non posso dirtelo, io non sono te. Tu cosa vuoi?”. “Non lo so!”. “Ascoltati!”. “Ma non lo so bene”. “Ho capito, cerca di ascoltarti meglio”. “E se poi sbaglio?”. “Possibile: ma 1. se non provi, mai farai niente; 2. non esistono errori ma solo apprendimenti. Avrai capito che quello non ti va. Perché per imparare è necessario imparare ciò che non ci va”.

Insegniamo alle persone ad ascoltare le proprie emozioni. Così impareranno chi sono e cosa vogliono. Perché se tu non sai cosa fartene della tua vita, il mondo sa benissimo cosa fare della tua vita. Cioè: se tu non ti ascolti e non dirigi la tua vita, altri lo faranno per te.

3. TOCCÒ LA LINGUA CON LA SALIVA (MC 7,33). IMPARARE AD ESPRIMERE CIÒ CHE SI HA DENTRO.

“Ma tu non mi capisci mai. Dovresti vedere cos’ho!”. Esprimi: se hai qualcosa lo dici! Non hai la tv in testa dove gli altri vedono quello che hai dentro. Hai qualcosa: lo devi dire.

“Mi piacerebbe fare questa cosa…”: lo dici! “Ma ho paura!”: vinci la paura e lo dici.

“Dentro ho un peso tremendo”: lo esprimi altrimenti il peso te lo porterai per sempre, per tutta la vita.

4. UNA PAROLA, SECCA, DECISA E FORTE (Gesù perfino sospira), un comando: “EFFATÀ, APRITI” (Mc 7,34).

Al cuore diciamo: “Apriti!”. Un uomo ha paura di amare, di innamorarsi, perché è stato “scottato”, perché ha paura di soffrire ancora. Gesù, la Vita, dice: “Apriti!”.

Alla vergogna diciamo: “Apriti!”. Una donna, da giovane, ha abortito e se ne vergogna da morire. Gesù dice: “Apriti, torna a vivere e perdonati. Io l’ho già fatto!”.

Alla mente diciamo: “Apriti. Impara, conosci, scopri, accetta le nuove scoperte scientifiche della scienza. La mente è come il paracadute: se non è aperta non serve”.

Una mamma dice: “Mio figlio è insopportabile. Lui non vuole mai mettersi le scarpe gialle. Sono le migliori che ci sono”. Ma se sai… Non è un affronto a te. E’ solo che un bambino a 3 anni ha potere in ben poche cose, per cui il suo “no” alle scarpe gialle è l’unico modo per dire: “Almeno su una cosa lasciami decidere”. Non è cattivo, sta solo cercando di affermarsi. Se lo sai… sei quasi contento che sia così!!!

Un giorno un grosso lupo aspettava che una dolce bambina, vestita con il suo cappuccetto rosso, portasse alla nonna il cestino con le cibarie. Il lupo chiese alla bambina: “Porti quel cestino alla nonna?”. “Sì”, rispose la bambina. Si fece anche dire dove abitava e poi il lupo scomparve nel bosco. Quando la bambina aprì la porta della casa vide subito che nel letto non c’era la nonna ma il lupo, perché anche a sette metri di distanza per quanto un lupo si metta in testa una cuffietta non somiglia ad una nonna più di quanto un autobus somigli a Sofia Loren. Così estrasse dal suo cestino una pistola automatica e fece secco il lupo:… non ve l’aspettavate? Le cose cambiano.

“Apriti!” vuol dire che le cose evolvono. Ciò che non evolve è morto; ciò che vive diviene. Vi è mia capitato di passare in un paese dieci anni dopo dall’ultima volta? Tutto diverso! E’ normale. La vita diviene, è viva, si modifica, cambia. Apri la tua mente e sii sempre in movimento.

Con tua moglie, con tuo marito: “Apriti. Questa è intimità”. Racconta i tuoi segreti, i tuoi pensieri nascosti e tu moglie/marito accogli tutto questo come un regalo.
Con chi ami: “Apriti”.

Alcuni uomini non sanno quanto è importante che essi ci siano.

Alcuni uomini non sanno quanto faccia bene, anche solo vederli.

Alcuni uomini non sanno quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso.

Alcuni uomini non sanno quanto sia benefica la loro vicinanza.

Alcuni uomini non sanno quanto saremmo più poveri senza di loro.
Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo…

… Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.

“Nn…: Effatà, Apriti”. Ci metto il mio nome: in cosa io mi devo aprire? Cosa devo aprire?

Pensiero della settimana

Balla come se nessuno stesse guardando,
ama come se nessuno ti avesse mai ferito,
canta come se nessuno stesse ascoltando,
vivi come se il paradiso fosse sulla terra.

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