Il Santo del giorno 18 ottobre

San Luca Evangelista

18 ottobre

Antiochia di Siria – Roma (?) – Primo secolo dopo Cristo

Figlio di pagani, Luca appartiene alla seconda generazione cristiana. Compagno e collaboratore di san Paolo, che lo chiama «il caro medico», è soprattutto l’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Al suo Vangelo premette due capitoli nei quali racconta la nascita e l’infanzia di Gesù. In essi risalta la figura di Maria, la «serva del Signore, benedetta fra tutte le donne». Il cuore dell’opera, invece, è costituito da una serie di capitoli che riportano la predicazione da Gesù tenuta nel viaggio ideale che lo porta dalla Galilea a Gerusalemme. Anche gli Atti degli Apostoli descrivono un viaggio: la progressione gloriosa del Vangelo da Gerusalemme all’Asia Minore, alla Grecia fino a Roma.
Protagonisti di questa impresa esaltante sono Pietro e Paolo. A un livello superiore il vero protagonista è lo Spirito Santo, che a Pentecoste scende sugli Apostoli e li guida nell’annuncio del Vangelo agli Ebrei e ai pagani. Da osservatore attento, Luca conosce le debolezze della comunità cristiana così come ha preso atto che la venuta del Signore non è imminente. Dischiude dunque l’orizzonte storico della comunità cristiana, destinata a crescere e a moltiplicarsi per la diffusione del Vangelo. Secondo la tradizione, Luca morì martire a Patrasso in Grecia.

Patronato: Artisti, Pittori, Scultori, Medici, Chirurghi

Etimologia: Luca = nativo della Lucania, dal latino

Emblema: Bue

Martirologio Romano: Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma.

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  I medici-chirurghi sono cristianamente sotto la protezione dei Santi Cosma e Damiano, i martiri guaritori anargiri vissuti nel III secolo e attivi gratuitamente in Siria. Anche altri santi “minori “ sono invocati, specialmente per alcune branche specialistiche come l’oculistica e l’odontoiatria. Ma il principe patrono della categoria è, senza ombra di dubbio, San Luca evangelista, che una lunga tradizione vuole originario di Antiochia, tanto da essere denominato “il medico antiocheno”.
  Come è noto, tale importante città, che corrisponde all’attuale Antakia nella Turchia sudorientale, fu fondata quale capitale del regno di Siria nel 301 a.C.; vi fiorì una numerosa colonia giudaica e fu poi sede di una delle più antiche comunità cristiane. Luca, il cui nome è probabilmente abbreviazione di Lucano, vi nacque come pagano, ma diventò proselita o quanto meno simpatizzante della religione ebraica.
  Egli non era discepolo di Gesù di Nazaret; si convertì dopo, pur non figurando nemmeno come uno dei primitivi settantadue discepoli. Diventò membro della comunità cristiana antiochena, probabilmente verso l’anno 40. Fu poi compagno di San Paolo (Tarso, inizio I° secolo/ forse 8 d.C.-Roma, 67 ca.) in alcuni suoi viaggi. Lo si trova con l’apostolo delle genti a Filippi, Gerusalemme e Roma. Sostanzialmente suo discepolo, condivise la visione universale paolina della nuova religione e, allorché decise di scrivere le proprie opere, lo fece soprattutto per le comunità evangelizzate da Paolo, ossia in genere per convertiti dal paganesimo. Si incontrò tuttavia anche con San Giacomo il Minore, capo della Chiesa di Gerusalemme, con San Pietro, più a lungo con San Barnaba e forse con San Marco.
  La qualifica di medico attribuita a Luca viene confermata, secondo gli studiosi, dall’esame interno delle sue opere. La sua cultura e la preparazione specifica erano sicuramente note tra le comunità di cui faceva parte; potrebbe addirittura avere curato la Madre del Signore. Certamente la sua cultura generale e la sua esperienza degli uomini erano piuttosto notevoli. Prove ne siano lo stile e l’uso della lingua greca nonché la struttura stessa dei suoi scritti: il terzo Vangelo e gli Atti degli Apostoli. La data di composizione degli Atti viene fatta risalire agli anni 63-64, quella del Vangelo ad un anno o due prima. Luca coltivava anche l’arte e la letteratura. Un’antica tradizione lo vuole addirittura autore di alcune “Madonne” che si venerano ancora ai nostri giorni, come in Santa Maria Maggiore a Roma.
  Egli è il solo evangelista a dilungarsi sull’infanzia di Gesù ed a narrare episodi della vita della Madonna che gli altri tre non hanno riferito. Le fonti della sua narrazione furono i racconti dei discepoli e delle donne che vissero al seguito di Gesù; quasi sicuramente i Vangeli di Matteo e di Marco, che lui conosceva. Con la precisione cronologica e spesso geografica con la quale riferì delle vicende del Vangelo, così egli, insieme a tanta passione, raccontò negli Atti i primi passi della comunità cristiana dopo la Pentecoste.
  Per alcuni studiosi Luca avrebbe scritto parecchio nella regione della Beozia, regione dell’antica Grecia confinante a sud con il golfo di Corinto e l’Attica. Tale regione fu sede di regni importanti come quello di Tebe. Per i Greci addirittura l’evangelista sarebbe morto in quei luoghi all’età di ottantaquattro anni, senza essersi mai sposato e senza avere avuto figli. Per altri invece egli sarebbe morto in Bitinia, regione nord-occidentale dell’odierna Turchia.
  Per la verità nulla di certo si sa della vita di Luca dopo la morte di San Paolo. Addirittura non si conosce sicuramente se egli abbia terminato la propria esistenza terrena con una morte naturale oppure come martire appeso ad un olivo. Ovviamente ignoto è il luogo della prima sepoltura. Vi sono tre città soprattutto che si appellano ad una tradizione di traslazione del corpo dell’evangelista: Costantinopoli, Padova e Venezia. Sono città quindi intorno alle quali e dalle quali si diffuse il suo culto. Recentissimi studi avrebbero dimostrato che sue sono le spoglie mortali, eccezione fatta per il capo, conservate a Padova nella basilica benedettina di Santa Giustina. In tale città veneta sarebbero giunte per sottrarle alla distruzione degli iconoclasti e là già nel XIV secolo fu per loro costruita una cappella ed un’Arca, detta appunto di San Luca.
  II simbolo di San Luca evangelista è il vitello, animale sacrificale. II 18 ottobre viene celebrata nella Chiesa universale la sua solennità, la solennità di Colui che Dante ha definito lo “scriba della mansuetudine di Cristo” per il predominio, nel suo Vangelo, di immagini di mitezza, di gioia e di amore.


Autore: Mario Benatti

FONTE:  http://www.santiebeati.it/

 

I-20-paesaggi-colorati-più-belli-del-mondo-dove-la-natura-si-tinge-di-arcobaleno-18

Regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine

Luca 1-2

1,1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo,4 perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
5 Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. 6 Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7 Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
8 Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, 9 secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. 10 Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. 11 Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. 12 Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. 13 Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. 14 Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita,15 poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre 16 e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. 17 Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». 18 Zaccaria disse all’angelo: «Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni». 19 L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio.20 Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo».
21 Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. 22 Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
23 Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. 24 Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: 25 «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini».
26 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.32 Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.
39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
46 Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50 di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono
.

51 Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore;

52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia
,

55 come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla
sua discendenza,

per sempre».
56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
57 Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58 I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
59 All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. 60 Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61 Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62 Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63 Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64 In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.65 Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66 Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
67 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo, e profetò dicendo:
68 «Benedetto il Signore Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
69 e ha suscitato per noi una salvezza potente
nella casa di Davide, suo servo,
70 come aveva promesso
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
71 salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
72 Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
73 del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,

74 di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, 75 in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
77 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati,
78 grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge
79 per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
80 Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

2,1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
8 C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore:ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25 Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29 «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
36 C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.
41 I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 43 ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50 Ma essi non compresero le sue parole.
51 Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

gesù15

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Luca

Capitolo 16

Il fattore infedele – [1] Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. [2] Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. [3] L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. [4] So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. [5] Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. [6] Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. [7] Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. [8] Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. [9]Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
[10] Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. [11] Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? [12] E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
[13] Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Ipocrisia dei Farisei – [14] I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. [15] Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole.
[16] La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi.
[17] È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
[18] Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.

Il ricco Epulone – [19] C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. [20] Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe,[21] bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. [22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. [23] Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. [24] Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.[25] Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. [26] Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. [27] E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, [28]perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. [29] Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. [30] E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. [31] Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi

Luca

Capitolo 15

La pecorella smarrita – [1] Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. [2] I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». [3] Ed egli disse loro questa parabola:
[4] «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? [5] Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, [6] va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. [7] Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
La dramma ritrovata – [8] Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? [9] E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. [10] Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Il figliuol prodigo – [11] Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. [12] Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. [13]Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. [14]Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. [15] Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. [16] Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. [17] Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! [18] Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; [19] non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. [20] Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. [21] Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. [22] Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.[23] Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, [24] perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
[25] Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; [26]chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. [27] Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. [28] Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. [29] Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. [30] Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. [31] Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; [32] ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

10251

Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

Luca

Capitolo 12

Il lievito dei Farisei – [1] Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. [2] Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. [3]Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
[4] Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. [5] Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.[6] Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. [7] Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
[8] Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; [9] ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
[10] Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
[11] Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, [12] perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

L’avarizia e il ricco stolto – [13] Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». [14] Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». [15] E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
[16] Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. [17]Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? [18] Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. [19]Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. [20] Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. [21] Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Fiducia nella Provvidenza – [22] Poi disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. [23] La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. [24] Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! [25] Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? [26] Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? [27] Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. [28] Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. [29] E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: [30] di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. [31] Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta.
[32] Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
[33] Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. [34]Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

La vigilanza – [35] Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; [36] siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. [37] Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. [38] E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! [39]Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. [40] Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
[41] Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». [42] Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? [43] Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. [44]Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. [45] Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, [46] il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
[47] Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; [48] quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.
[49] Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! [50] Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
[51] Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. [52] D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; [53] si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
[54] Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. [55] E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. [56] Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? [57] E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? [58] Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. [59]Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

37

” Lo Spirito del Signore è sopra di me “

Luca 4

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2 dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5 Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7 Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». 9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10 sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordine per te,
perché essi ti custodiscano
;

11 e anche:
essi ti sosterranno con le mani,
perché il tuo piede non inciampi in una pietra
».

12 Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13 Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 e predicare un anno di grazia del Signore.

20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22 Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 23 Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!». 24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».

28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.
31 Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea, e al sabato ammaestrava la gente. 32 Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. 33 Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: 34 «Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!». 35 Gesù gli intimò: «Taci, esci da costui!». E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male. 36 Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?». 37 E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.
38 Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39 Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli.
40 Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. 41 Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
42 Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. 43 Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». 44 E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

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Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato

Luca

Capitolo 15

La pecorella smarrita – [1] Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. [2] I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». [3] Ed egli disse loro questa parabola:
[4] «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? [5] Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, [6] va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. [7] Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
La dramma ritrovata – [8] Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? [9] E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.[10] Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Il figliuol prodigo – [11] Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. [12] Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. [13] Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. [14] Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. [15] Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. [16] Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. [17]Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! [18] Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; [19] non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. [20] Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. [21] Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.[22] Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. [23] Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, [24] perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
[25] Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; [26] chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. [27] Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. [28] Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. [29] Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. [30] Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. [31] Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; [32]ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Quando un uomo si allontana da Dio, Dio non può essere più la vita dell’uomo e necessariamente entra in una valle di non vita, che va chiamata “Valle della non vita”, che è assai differente dalla “Valle delle lacrime”. Quest’ultima è per tutti. Ma in essa si vive, anche se nella sofferenza, perché Dio è con noi e ci illumina dalla croce di Cristo Gesù. Nella prima invece, o valle della non vita, non vi è alcuna forma di vera vita. Vi è prima lo stordimento del vizio e poi le amare conseguenze di un corpo lacerato, consumato, straziato dal peccato. Che lo si creda o meno, che lo si voglia ammettere o meno, è il peccato che distrugge fisicamente il corpo dell’uomo ed è il peccato che distrugge fisicamente la stessa natura, in ogni suo elemento. È il peccato il solo male dell’uomo e della terra. In questa “Valle delle non vita”, l’animale viene riverito, curato, nutrito. L’uomo è a servizio dell’animale e muore di fame. Per lui non c’è vita. Lui che un tempo era il signore degli animali, ora è divenuto loro schiavo.

In questa triste storia di non vita rimane sempre aperta la porta della vita, quella del nostro Padre celeste. È sufficiente che l’uomo lo voglia, può sempre farvi ritorno. Sulla torre vi è sempre il Padre che sta in osservazione attenendo che il figlio riprenda la via e faccia ritorno a Lui. Cristo Gesù è venuto per annunziarci questo Vangelo, questa Lieta Notizia, questa vera speranza: le porte del cuore del Padre sono sempre aperte. Basta decidersi. Basta ritornare. Lui è già pronto a fare festa con noi, per noi. Chi si crede giusto di una falsa giustizia così non pensa. Non vuole che il Padre faccia festa. Chi è uscito dalla casa deve rimanere sempre fuori casa. Questi falsi giusti di immensa falsa giustizia non sanno che loro sono nella casa con il corpo, ma non con lo spirito. Non sono con lo spirito, perché loro non conoscono l’amore del Padre.

Anche il cristiano può correre questo rischio: dirsi di Cristo e non conoscere il cuore di Cristo. Proclamarsi del Padre e nulla sapere del suo immenso amore, che vuole che nessun suo figlio si perda, mai. Il Padre ama e vuole tutti i figli nella sua casa.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, liberateci dalla falsa giustizia.

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Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!

Luca

Capitolo 24

Risurrrezione di Gesù – [1] Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. [2] Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro [3] e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. [4] Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. [5] Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? [6] Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea [7] e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». [8] Ed esse si ricordarono delle sue parole[9] e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. [10] Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. [11] Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. [12]Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
I discepoli di Emmaus – [13] Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, [14] e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. [15] Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. [16] Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. [17] Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; [18] uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». [19] Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; [20] come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. [21] Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. [22]Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba [23] e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. [24] Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». [25] Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! [26] Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». [27] E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
[28] Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. [29] Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. [30]Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. [31] Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. [32] Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». [33] Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, [34] i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». [35] Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Gesù appare agli Apostoli – [36] Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [37] Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. [38] Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? [39] Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». [40] Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. [41] Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». [42] Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; [43] egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
[44] Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». [45] Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture[46] e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, [47] e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. [48] Di questo voi siete testimoni. [49] Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
L’ascensione – [50] Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. [51] Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. [52] Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia [53] e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

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Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

Luca

Capitolo 23

Gesù davanti a Pilato – [1] Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato[2] e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». [3] Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». [4] Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». [5] Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui».
[6] Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo [7] e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
[8] Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. [9] Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. [10] Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. [11] Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. [12] In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
[13] Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, [14] disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; [15] e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. [16] Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». [[17] ] [18] Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». [19] Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio.
[20] Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. [21] Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». [22] Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». [23] Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. [24]Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. [25] Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
La via dolorosa – [26] Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù.
[27] Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. [28] Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. [29] Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. [30] Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”.[31] Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». [32]Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Gesù Crocifisso – [33] Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. [34] Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
[35] Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». [36] Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto [37] e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». [38] Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». [40] L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? [41] Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». [42] E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». [43] Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
[44] Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, [45] perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. [46] Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
[47] Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». [48] Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. [49] Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.
Sepoltura di Gesù – [50] Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto. [51] Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. [52] Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. [53] Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. [54] Era il giorno della Parasceve e già splendevano le luci del sabato. [55] Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, [56] poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

 

Il brano di oggi possiamo definirlo l’ultima tentazione di Gesù. Gesù nel deserto era stato tentato dal diavolo, da Satana. Satana non si opponeva a Gesù inducendolo a fare il male ma gli suggeriva di utilizzare le sue capacità di Figlio di Dio per salvare se stesso, per avere il potere, per essere accolto e soprattutto per essere riconosciuto dalla gente. Ma Gesù aveva rifiutato.

In Lc 4,13 si legge: “Il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato”. Tempo=kairos che vuol dire al tempo opportuno (più che fissato): è l’occasione da non perdere. E qui il diavolo non perde l’occasione e si ripresenta da Gesù. Questo è il tempo fissato; questo è il tempo opportuno.

Ma cosa c’è prima di questo? E’ Pasqua, migliaia di persone saliranno a Gerusalemme e i capi religiosi sono in ansia perché non si può lasciare libero uno come Gesù che sta minando le basi del loro potere.

Ma proprio all’ultimo c’è chi dà loro una mano: è Giuda. Lc, infatti, dice: “Allora, satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei dodici” (Lc 22,3). Giuda viene pagato per tradire il maestro: ma la morte di Gesù sarà anche la sua morte, infatti andò ad impiccarsi (Mt 27,5). E’ sempre così: quando tu uccidi il Gesù dentro di te (l’amore, la generosità, il perdono) tu uccidi anche te stesso (la tua anima).

Gesù viene preso e viene accusato (Lc 23,2-5) di quattro cose: 1. di mettere in agitazione il popolo, 2. di impedire di pagare i tributi a Cesare, 3. di dichiarare di essere il re Messia, 4. di sollevare il popolo. Sono tutte cose che Gesù faceva, eccetto il fatto di impedire di pagare i tributi. Il potere, però, è molto sensibile ai soldi.

Del resto a Pilato non interessa niente e così manda Gesù da Erode per togliersi “sta grana”. Ma né Pilato, né Erode, trovano elementi che giustifichino l’eliminazione di Gesù. Così Pilato decide che per compiacere le autorità lo castigherà, ma poi lo rimetterà in libertà.

Che cosa fanno a questo punto le autorità? Piuttosto di Gesù preferiscono Barabba. Preferiscono condannare un innocente e liberare un rivoltoso piuttosto della verità. Tutto viene sovvertito: il bene (Gesù) viene definito male (morte in croce) e il male (un assassino) viene definito bene (liberazione).

Così Pilato lo consegna al “loro volere” (Lc 23,25) per non avere “rogne”.

Gesù viene così aggregato ai due malfattori. Il supplizio è orribile: la croce.

La giustizia ebraica avrebbe voluto la lapidazione (Gesù non ha ucciso nessuno): perché lo crocifiggono?

La crocifissione era data o per assassinio (i due malfattori) o per eresia. E’ il caso di Gesù: Gesù è un maledetto di Dio. Il Figlio di Dio è visto come un maledetto di Dio (Dt 21,23: “L’appeso è una maledizione di Dio”). La morte deve dimostrare a tutto il popolo che Dio non era con Gesù e che Gesù non era affatto Figlio di Dio e che chi crede in Gesù si sbaglia.

Tutto viene stravolto, travisato: l’inganno è totale. Qui si vede a cosa può giungere l’animo umano che vive nella paura: può uccidere, può non avere pietà; la paura può trasformarsi in odio e vendetta.

E adesso? Adesso i capi del popolo se ne stanno felici davanti allo spettacolo… e lo deridono. E così siamo al vangelo di oggi.

“Il popolo sta a vedere” (Lc 23,35): il popolo è deluso da Gesù perché non è il Messia che si aspettava.

Gesù non è il potente figlio di Davide atteso e quindi il popolo sta a vedere se Gesù adesso – è l’ultima possibilità che ha – farà qualcosa. Per cui “sta a vedere” passivamente (il verbo è proprio passivo). E’ un atteggiamento di dubbio, di scetticismo, di rassegnazione.

“I capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto” (Lc 23,35). I capi invece sono attivi e lo deridono, lo prendono in giro e sono strumento di satana e del male perché incitano Gesù ad utilizzare il suo potere per salvare se stesso. “Utilizza chi sei e le tue capacità per te”: ma Gesù userà il suo potere per salvare gli altri e non se stesso.

“Anche i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso” (Lc 23,36-37).

Il vino nella Bibbia è il segno dell’amore di Dio. L’aceto, quindi il suo contrario è il segno di odio.

Perfino i soldati lo sfidano: tutti e tutto il mondo sembra contro Gesù.

“C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei” (Lc 23,38). E’ una scritta derisoria, dispregiativa: guarda che fine che fa il re dei Giudei?

“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi” (Lc 23,39). Gesù è insultato da tutti perfino i malfattori si prendono gioco di lui! E anche qui, un’altra volta c’è la tentazione del diavolo: “Salva te stesso” (Lc 4,3).

E per tre volte la tentazione del diavolo nel deserto si ripete: “Se sei il Cristo (Lc 23,35)… se sei i re dei Giudei (Lc 23,37)… non sei tu il Cristo? (Lc 23,39)”. Il numero tre nella simbologia ebraica significa ciò che è definitivo, pieno, completo.

Gesù è tentato: questo è il momento fissato (=opportuno) di satana. La tentazione è la possibilità di Gesù di rinnegare se stesso, il suo messaggio, di tradire ciò che ha sempre creduto e per cui ha vissuto e ora sta dando la vita, e di reagire imprecando, rimproverando, lamentandosi, facendo un’azione potente.

Ma Gesù rimane fedele a sé e a Dio: nel versetto precedente al vangelo si dice “che Gesù diceva: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”” (Lc 23,34). Ciò che accade è incredibile: mentre l’odio più sfrenato, scatenato, pervertito ricade su di lui, Gesù prega per i suoi aguzzini.

In Lc 6,27-28 Gesù aveva detto: “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per quelli che vi trattano male”: non sono parole per gli altri, è ciò che Gesù vive per sé, sulla sua pelle, in prima persona.

Che immagine di Dio abbiamo qui in Gesù, nel momento più drammatico della sua vita?

L’amore per il potere degli uomini viene sostituito dal potere dell’amore di Gesù. In Gesù Dio si mostra come un Dio d’Amore. Di Dio, nessuno, mai nessuno e mai più nessuno abbia paura.

L’A.T. non era così. Il Dio del Sinai appare tra tuoni e fulmini (Es 19,16): è un Dio potente che si poteva pregare contro il nemico: “Lancia folgori e disperdili, scaglia le tue saette e sconfiggili” (Sal 144,6). Un Dio che per salvare il suo popolo ha sterminato i primogeniti d’Egitto (Es 11,5). Un Dio per il quale si possono uccidere gli infedeli (Elia ne scannò 450 nel torrente Kison!). Un Dio che castiga duramente se tu non lo ascolti (Es 7,4: l’Egitto fu castigato con le famosi dieci piaghe: l’acqua cambiata in sangue; con le rane; con i mosconi; con la morte del bestiame; con le ulcere; con la grandine; con le cavallette; con le tenebre e con la morte dei primogeniti).

Ma il Dio di Gesù non è così: Lui è amore. Lui in croce prega per i suoi nemici e assicura a chiunque lo desideri il suo amore e il suo regno (il paradiso del “buon ladrone”).

E in mezzo a tutto questo odio, questa rabbia, questa perversione, c’è chi in Gesù riconosce Dio. E’ il sommo sacerdote? Uno scriba? Un fariseo? Sono persone troppo influenzate dall’ideologia religiosa. Le loro idee impediscono di vedere il vero volto Dio. E chi è, allora? Un malfattore.

“Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei condannato alla stessa pena! Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”.” (Lc 23,40).

Il fatto che Gesù sia stato condannato con dei malfattori significa che Gesù è stato ritenuto un elemento pericoloso. La croce, infatti, è una condanna riservata alla feccia della società, a coloro che hanno commesso i crimini più gravi. Gesù viene equiparato ad un criminale.

“Noi giustamente”: la croce infatti era un supplizio per i crimini più gravi. Era la pena che spettava all’assassino Barabba. Il malfattore riconosce di aver meritato il giusto per le sue azioni.

“Egli non ha fatto nulla di male”: il malfattore proclama ciò che si dirà apertamente in At 10,38: “Gesù di Nazaret passò beneficando e sanando tutti quelli che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”.

“”Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.” (Lc 23,42-43).

Il malfattore è un criminale, non ha niente da proporre a Dio. Eppure, nonostante che tutti lo credano il più lontano da Dio è l’unico che lo riconosce e che lo rispetta.

E Gesù farà per lui molto di più che solo ricordarlo: lo porta con sé.

L’immagine di Gesù è quella del Buon Pastore che trova la pecora perduta e gli comunica le sue stesse forze. Gesù se la porta sulle sue spalle come farà il buon pastore. Gesù non si ricorderà di lui in paradiso ma oggi se lo porta con sé.

Gesù, quindi, non guarda i meriti (non ne ha!), non guarda le virtù (non ne ha), ma guarda i bisogni, le necessità degli uomini. E alla necessità di essere ricordato, Gesù risponderà offrendo e donando non un ricordo ma infinitamente di più: il paradiso.

Gesù non parla mai di paradiso nei vangeli (eccetto qui) ma sempre di regno di Dio o di regno dei cieli. Ma agonizzanti in croce, non c’era tempo di spiegare molte cose al malfattore, per questo gli parla e gli risponde con parole che il suo mondo può capire e comprendere e usa “paradiso” (è l’immagine di un grande prato).

Gesù dà il suo amore non come un merito, una conquista, ma come un regalo sovrabbondante: tu chiedi qualcosa e lui ti regala molto di più di quello che chiedi.

Ed è interessante: chi è il primo ad entrare nel regno dei cieli? Maria? No. Pietro?? Giovanni? No. Il primo ad entrare è un malfattore, un criminale.

Da adesso in poi le porte del regno dei cieli, del paradiso, saranno aperte per tutti coloro che riconoscono Dio come re, qualunque sia il loro passato, la loro storia e la loro vita. Questa è la Buona Notizia di Gesù ed è davvero una gran Buona Notizia per tutti!

Questa è la regalità di Gesù: le porte dell’Amore di Dio sono aperte per tutti quelli che vi vogliono entrare al di là di tutto ciò che c’è stato. Gesù è il re dell’amore. Quindi non esistono casi impossibili, situazioni irrimediabili: l’Amore di Dio è più forte.

Quando andremo nell’ultimo giorno, avremo tanta paura, perché chiunque di noi guardando la propria vita non ha grandi meriti per ricevere l’amore di Dio. Ma quando saremo davanti a Lui, Lui non ci dirà: “Ah tu sei Tal dei Tali, vediamo cos’hai fatto!”. E non guarderà nessun libro dei peccati, e non ci sarà nessun Giorno dell’Ira. Ma semplicemente ci dirà: “Senti un po’ Tal dei Tali, ho un regalo da farti, lo vuoi?”. Il regalo si chiama “regno di Dio”, “regno dell’amore” e basterà rispondere. “Sì”. Tutto qui.

Ma non abbiate paura… non abbiate paura… non abbiate paura… perché non c’è nessun motivo: non abbiate paura! La mistica Giuliana da Norwich diceva: “Non abbiate paura, tutto finirà bene… molto bene… molto, molto bene”.

Cosa dice a me questo vangelo? Questo vangelo mostra i vari punti di vista di fronte ad ogni cosa.

Di fronte ad ogni cosa (realtà) io posso pormi in maniera molto diversa.

Fuggire. Il popolo guarda, assiste, non interviene, non fa niente (ignora, chiude gli occhi). Il popolo si difende fuggendo la realtà, rinnegandola.

C’è una storiella che racconta che un uomo, nel dopoguerra, entra in un autobus con un pacco. L’autista lo guarda e gli chiede: “Cos’ha dentro?”. “Ho trovato una bomba inesplosa nel mio giardino e la sto portando dalla polizia”. “Ma è pazzo? Lo sa che potrebbe scoppiare? La metta sotto il sedile per favore!”.

Attaccare. I capi e i soldati condannano, affossano, giudicano, colpevolizzano: loro attaccano. Attaccare è fuggire al contrario: siccome non voglio affrontare la realtà attacco gli altri. Finché dico che è colpa del mondo, tua, degli altri, non mi prendo cura del mio malessere.

Essere egocentrati. Il malfattore guarda con interesse: “Salva te stesso e anche noi” (Lc 23,39): lui pensa solo a sé. Essere egocentrati vuol dire “fare la vittima”, tenere in considerazione solo se stessi. L’egocentrato non si accorge che c’è un mondo attorno a sé: lui vede solo se stesso.

E’ la matrigna di Biancaneve che chiede allo specchio magico: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”. “Biancaneve!”. L’egocentrato non può accettare che qualcuno sia prima, meglio, di più di lui. E per questo ti attacca, ti giudica, ti distrugge. La sua inferiorità (e la sua frustrazione) diventa invidia, gelosia, odio che ti “scarica” addosso.

C’è una barzelletta che racconta di un uomo che va dal dottore e gli dice: “Dottore, dottore ho male dappertutto. Se mi tocco qui (spalla) ho male… se mi tocco qui (gamba) ho male… se mi tocco qui (testa) ho male… se mi tocco qui (pancia) ho male…”. Il dottore lo guarda e gli dice: “Lei ha il dito rotto”.

Il ladrone buono, invece, vede la realtà per quella che è: solo in lui c’è amore perché è adeguato alla realtà. Non fugge, non se la prende con gli altri, non fa la vittima ma vede le cose per quello che sono. “Io ho un problema: è il mio problema e gli devo dare la mia cura e le mie attenzioni”.

Alcuni ragazzi delle superiori sono andati a giocare in palestra senza che nessuno lo sapesse e, per sbaglio, hanno rotto un vetro della palestra. Arriva il preside: “Chi è stato?”. Silenzio. “Ho detto, chi è stato? Vi sospendo tutti!”. Silenzio: “Chi è stato?”. Allora uno dei ragazzi alza la mano: “Io, signor preside”. Lui sospeso due giorni; a tutti gli altri che erano stati zitti, niente. I suoi genitori lo hanno punito ma quando mi ha raccontato la cosa dicendomi: “Potevo starmene zitto, come tutti gli altri!!!”, io gli ho detto: “Io sono fiero di te. Tu sì che sei un uomo! Hai avuto il coraggio delle tue azioni, non ti sei nascosto e non hai scansato ciò che avevi fatto”. E lui mi ha detto: “Anch’io sono fiero di me!”. E poteva ben esserlo (non per ciò che aveva fatto ma…)

Mio figlio frequenta brutte compagnie e qualcuno mi ha detto che si fa gli spinelli.

Posso essere come il popolo: “Ma no! Ma non è vero! Mio figlio! E’ sempre stato così un bravo ragazzo!”.

Posso essere come i capi: “Male che vuole non duole; la società è marcia; è perché hanno tutto”.

Posso essere come il malfattore: “Che disonore per la nostra famiglia! Che vergogna! Ci penso io: lo chiudo in casa per una settimana, gli tolgo il motorino, non lo mando al camposcuola, gli tolgo il cellulare”.

Ma posso essere anche il buon ladrone: “Lui deve avere un buco e una sofferenza dentro e noi come genitori dobbiamo aver sbagliato qualcosa nell’educazione”.

Fra marito e moglie si litiga o non ci si capisce o c’è sempre tensione.

Il popolo: “Passerà! Non è niente! E’ un periodo. Si sa che col tempo l’amore diminuisce”.

I capi/soldati: “E’ lei, è lui; se mi amasse cambierebbe; non fa niente per me; non mi capisce”.

Il malfattore: “Beh io faccio la mia vita; io non le dico più niente: se vuole viene lei”.

Il buon ladrone: “Lei soffre, io soffro: qui c’è bisogno di aiuto; ci amiamo ma non riusciamo ad incontrarci”.

Una madre è scattata via e ha picchiato duramente la figlia.

Il popolo: “Succede a tanti! Non è mica la prima! Per una volta…! Va ben, dai, adesso è tutto risolto”.

I capi/soldati: “Che madre snaturata! Ma come si fa! Vergogna! Che colpa! Che mostro!”.

Il malfattore: “Beh, insomma, mi ha costretto; io sono stressata; anche mia madre “me le dava!””.

Il buon ladrone: “Hai fatto soffrire tua figlia e per agire così anche tu devi soffrire e devi essere al limite”.

Un uomo sa che dovrebbe guardarsi dentro e parlare di alcune paure che ha.

Il popolo: “Non serve a niente; nessuno ti cambia la vita; non è poi così grave; sono andato avanti finora…”.

I capi/soldati: “Sei tu che vuoi vivere così; se stai male, caro, è colpa tua”.

Il malfattore: “Con il padre che ho avuto!; gli altri non sanno quanto io soffro; è difficile!”.

Il buon ladrone: “Devo accettare di aver paura: è così! Devo affrontare ciò che c’è dentro”.

E poi mi rivedo in quel ladrone. Capiterà anche a me di ritrovarmi in croce e di dover ammettere: “Ho sbagliato! Non avrei dovuto farlo (solo che l’hai fatto e adesso è troppo tardi)!”. E che si fa?

Posso essere come il malfattore e giudicarmi e non avere pietà con me: “Bastardo! Non ti vergogni! Fai schifo! Non meriti di vivere! Cosa diranno i tuoi figli? E la gente? Ma con che faccia esci di casa! Sei il solito. Non cambi mai…”.

Ma posso anche perdonarmi, come Gesù e dirmi: “Sì l’hai fatto: chiedi scusa, ripara l’errore, ma adesso basta! Perdonati! Non ti uccidere per questo! Sono responsabile di ciò che è successo ma sono ancora degno di vivere”.

Questo vuol dire essere re (come Gesù è re dell’amore): amarsi e perdonarsi.

Essere re come Gesù vuol dire portare amore lì dove non c’è, lì dove si crede di essere indegni di essere amati, lì dove neppure si pensa di meritare l’amore. E il primo sono io.

Questo è regale: “Ti perdono… ti amo al di là di ciò che è hai fatto… il mio amore non è in discussione… ripartiamo… giriamo pagina… lascio andare… basta…”. E lo faccio prima con me e poi con gli altri.

Pensiero della Settimana
Il potere dell’amore è l’amore senza potere.
L’amore del potere conduce ad avere potere ma non amore.
E’ il dominio.
Il potere dell’amore conduce ad avere amore ma non potere.
E’ la libertà

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«Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me»

Luca

Capitolo 22

Cospirazione del Sinedrio e patto di Giuda – [1] Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, [2] e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano in che modo toglierlo di mezzo, ma temevano il popolo. [3] Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici. [4] Ed egli andò a trattare con i capi dei sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo a loro. [5] Essi si rallegrarono e concordarono di dargli del denaro. [6] Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo a loro, di nascosto dalla folla.
Preprazione dell’Ultima Cena – [7] Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. [8] Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». [9] Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». [10] Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. [11] Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. [12]Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate».[13] Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Istituzione della SS. Eucaristia – [14] Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, [15] e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, [16] perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». [17] E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, [18] perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». [19] Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». [20] E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
Il traditore svelato – [21] «Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. [22] Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». [23] Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.
Lezione di umiltà – [24] E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. [25] Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. [26]Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. [27] Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
[28] Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove [29] e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, [30] perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele.
[31] Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; [32]ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». [33] E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». [34] Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
[35] Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». [36] Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. [37] Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra gli empi. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». [38] Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».
Il Getsemani – [39] Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. [40] Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». [41] Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: [42] «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». [43] Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. [44] Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra.[45] Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. [46] E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
Tradimento di Giuda e cattura di Gesù – [47] Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. [48] Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». [49] Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». [50] E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. [51] Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì.
[52] Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. [53] Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».Gesù davanti a Caifa.
Rinnegamento di Pietro – [54] Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.[55] Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. [56] Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui».[57] Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». [58] Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». [59] Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». [60] Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. [61] Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte».[62] E, uscito fuori, pianse amaramente.
Gesù deriso – [63] E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, [64] gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». [65] E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.
Gesù davanti al Sinedrio – [66] Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro sinedrio [67] e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; [68] se vi interrogo, non mi risponderete. [69] Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». [70] Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». [71] E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

 

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