S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

CAPITOLO IX

O CLEMENTE, O PIA

Quanto è grande la clemenza e la pietà di Maria

Parlando della grande pietà che la Vergine ha verso di noi miserabili, san Bernardo dice che «Maria è la terra promessa, che produce in abbondanza latte e miele». San Leone dice che le viscere della Vergine sono così ricche di misericordia, che ella merita non solo di essere chiamata misericordiosa, ma la misericordia stessa. San Bonaventura, considerando che Maria è stata fatta Madre di Dio in favore dei miserabili e che a lei è affidato il compito di dispensare la misericordia; considerando inoltre la grande cura che ella si prende di tutti i miseri, che la rende così ricca di pietà, che pare non desideri altro se non dar sollievo ai bisognosi, diceva che quando guardava Maria, gli sembrava di non vedere più la divina giustizia, ma solamente la divina misericordia di cui Maria è rivestita.

Così grande insomma è la bontà di Maria che, come dice l’abate Guerrico, le sue viscere amorose non desistono mai dal produrre frutti di pietà. E san Bernardo esclama: «Che altro può scaturire da una fonte di pietà se non pietà?». Perciò Maria fu paragonata all’ulivo: «Come un ulivo maestoso nei campi» (Sir 24,14), perché come dall’ulivo non esce altro che olio, simbolo della misericordia, così dalle mani di Maria non escono che grazie e misericordie. Perciò il venerabile Luigi da Ponte dice: «Giustamente Maria può essere chiamata Madre dell’olio, poiché è madre della misericordia». Quindi, se ricorriamo a questa buona Madre per chiederle l’olio della sua pietà, non possiamo temere che ce lo neghi, come lo negarono le vergini prudenti alle stolte rispondendo: «Che non abbia a mancare per noi e per voi» (Mt 25,9). No, poiché Maria è ricca di quest’olio di misericordia, come afferma san Bonaventura. Perciò la santa Chiesa la chiama Vergine non solo prudente, ma prudentissima, affinché, dice Ugo di san Vittore, noi comprendiamo che Maria è così piena di grazia e di pietà, che basta a provvederne tutti, senza che a lei ne manchi: «Se le vergini prudenti insieme alle lampade presero anche dell’olio nei vasi, tu, Vergine prudentissima, portasti un vaso sovrabbondante e inesauribile, versando dal quale l’olio della misericordia, potessi illuminare le lampade di tutti».

Ma perché si dice che quest’ulivo sta in mezzo ai campi e non piuttosto in mezzo a un orto circondato da muri o da siepi? Ugo di san Vittore risponde: «Affinché tutti possano facilmente vederlo e ricorrervi per ottenere rimedio ai loro bisogni». Questo bel pensiero è confermato da sant’Antonino: «Ad un ulivo che sta esposto in un campo aperto tutti possono avvicinarsi e coglierne il frutto. A Maria tutti possono ricorrere, giusti e peccatori, per ottenere la sua misericordia». E il santo aggiunge: «Quante sentenze di castighi questa santa Vergine ha saputo revocare con le sue pietose preghiere in favore dei peccatori che sono ricorsi a lei!». Il devoto Tommaso da Kempis scrive: «Quale altro rifugio più sicuro possiamo noi trovare che il seno pietoso di Maria? Là il povero trova il suo alloggio, là l’infermo trova la sua medicina, l’afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l’abbandonato il soccorso».

Poveri noi, se non avessimo questa Madre di misericordia, attenta e sollecita a soccorrerci nelle nostre miserie! «Dove non c’è la donna, geme e patisce l’infermo» (Sir 36,27 Vulg.). San Giovanni Damasceno afferma che questa donna è appunto Maria, mancando la quale, patisce ogni infermo. Infatti, poiché Dio vuole che tutte le grazie si dispensino per le preghiere di Maria, se queste venissero a mancare, non vi sarebbe speranza di misericordia, come il Signore rivelò a santa Brigida.

Temiamo forse che Maria non veda e non compatisca le nostre miserie? No, poiché le vede e le compatisce molto meglio di noi. Dice sant’Antonino: «Non si trova nessuno tra i santi che ci compatisca nei nostri mali come la beata Vergine Maria». «Dovunque si trova una miseria, la tua misericordia accorre e soccorre», esclama Riccardo di san Vittore rivolgendosi a lei. Lo conferma il Mendoza: «Sicché, Vergine benedetta, tu dispensi largamente le tue misericordie, dovunque scopri le nostre miserie». Da tale ufficio di pietà non desisterà mai la nostra buona Madre, come dichiara essa stessa: «Sino al secolo futuro non verrò meno e nell’abitazione santa al suo cospetto esercitai il ministero» (Sir 24,14 Vulg.). Il cardinale Ugo di san Caro commenta: «Sino al secolo futuro, cioè dei beati, non cesserò, dice Maria, di soccorrere le miserie degli uomini e di pregare per i peccatori, affinché si salvino e siano liberati dalla miseria eterna».

Svetonio narra che l’imperatore Tito era così desideroso di concedere grazie a chi gliele chiedeva, che nei giorni in cui non aveva l’occasione di farne, diceva afflitto: «Ho perduto un giorno»; questo giorno è stato perduto per me, perché l’ho passato senza beneficare nessuno. Verosimilmente, Tito diceva questo più per vanità o per ricerca di stima, che per un sentimento di carità. Ma la nostra sovrana Maria, se un giorno non avesse l’occasione di fare nessuna grazia, direbbe la stessa cosa solo perché è piena di carità e di desiderio di farci del bene. Anzi, dice Bernardino da Busto, la Vergine vuole dispensare a noi le grazie più di quanto noi desideriamo riceverle. Perciò quando ricorriamo a lei, la troveremo sempre con le mani piene di misericordia e di liberalità.

Fu figura di Maria Rebecca, la quale, al servo di Abramo che le chiedeva un po’ d’acqua per bere, rispose: «Anche per i tuoi cammelli attingerò, finché abbiano bevuto abbastanza» (Gn 24,19). Perciò san Bernardo si rivolge così alla beata Vergine: «Signora, non soltanto al servo di Abramo, ma anche ai cammelli versa acqua dalla tua anfora traboccante». Egli vuol dire: Signora, tu sei ben più pietosa e generosa di Rebecca e perciò non ti contenti di dispensare le grazie della tua immensa misericordia solamente ai servi di Abramo, che simboleggiano i servi fedeli a Dio, ma le dispensi anche ai cammelli, che sono figura dei peccatori. Come Rebecca diede più di ciò che le fu richiesto, così Maria dona più di quel che le si domanda. «La liberalità di Maria, dice Riccardo di san Lorenzo, somiglia alla liberalità di suo Figlio, il quale dà sempre più di quanto gli si chiede». Perciò san Paolo lo proclama «ricco verso tutti quelli che l’invocano» (Rm 10,12). Così un devoto autore dice alla Vergine: «Signora, prega tu per me, perché tu chiederai le grazie per me con maggiore devozione di quel che io oserei fare e mi otterrai da Dio grazie maggiori di quelle che io potrei sperare».

Quando i Samaritani rifiutarono di ricevere Gesù Cristo e la sua dottrina, san Giacomo e san Giovanni chiesero al loro Maestro: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma il Salvatore rispose: «Non sapete di quale spirito siete» (Lc 9,54-55). Come se dicesse: «Io sono di uno spirito così pietoso e dolce che sono venuto dal cielo per salvare, non per punire i peccatori; e voi volete vederli perduti? Che fuoco, che castigo? Tacete, non mi parlate più di castighi, perché non è questo il mio spirito». Ma non possiamo dubitare che Maria, il cui spirito è perfettamente simile a quello del Figlio, non sia tutta incline a usare misericordia, poiché, come ella disse a santa Brigida: «Io sono chiamata madre della misericordia e la misericordia di Dio mi ha fatto così pietosa e dolce verso tutti». Perciò san Giovanni vide Maria vestita di sole: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole» (Ap 12,1). Commentando queste parole, san Bernardo dice alla Vergine: «Tu vesti il sole e da lui vieni vestita». Signora, tu hai vestito il sole – il Verbo divino – della carne umana; ma egli ha vestito te della sua potenza e della sua misericordia.

Questa Regina è così pia e benigna, dice san Bernardo, che quando qualunque peccatore va a raccomandarsi alla sua pietà, ella non si mette ad esaminare i meriti di lui, se è degno o no di essere esaudito, ma esaudisce e soccorre tutti. Maria è chiamata «Bella come la luna» (Ct 6,10). La luna illumina e reca vantaggio anche ai corpi più bassi della terra; così Maria, scrive sant’Ildeberto, illumina e soccorre i peccatori più indegni: «Bella come la luna, perché è bello far del bene agli indegni». E benché la luna prenda tutta la sua luce dal sole, opera più presto del sole: «Quello che il sole fa in un anno, la luna lo fa in un mese», osserva un autore. Perciò sant’Anselmo dice: «A volte troviamo più velocemente la salvezza invocando il nome di Maria che invocando quello di Gesù». Dunque, ci esorta Ugo di san Vittore, se i nostri peccati ci fanno temere di accostarci a Dio, perché è una Maestà infinita che abbiamo offeso, non dobbiamo esitare a ricorrere a Maria, poiché in lei non troveremo nulla che ci spaventi. È vero che è santa, che è immacolata, regina del mondo, Madre di Dio; ma è della nostra carne, figlia di Adamo come noi.

Insomma, dice san Bernardo, tutto ciò che appartiene a Maria è grazia e bontà poiché ella, come madre di misericordia, si è fatta tutta a tutti e per la sua grande carità si è resa debitrice verso i giusti e i peccatori. A tutti apre il seno della sua misericordia, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza. Il demonio, dice san Pietro: «Va in giro come un leone ruggente, cercando chi divorare» (1 Pt 5,8). Maria al contrario, scrive Bernardino da Busto, va sempre cercando per dare la vita e salvare chi può.

Dobbiamo essere certi, dice san Germano, che la protezione di Maria è più grande e potente di quanto noi possiamo comprendere. Perché mai Dio, che nell’antica legge era così rigoroso nel punire, usa ora tanta misericordia ai rei dei più gravi peccati? A questa domanda l’autore del Pomerio risponde: «Lo fa per amore e per i meriti di Maria». «Da quanto tempo sarebbe sprofondato il mondo, esclama san Fulgenzio, se Maria non lo avesse sostenuto con le sue preghiere!». Sant’Arnoldo abate aggiunge che possiamo presentarci a Dio con piena sicurezza e sperarne ogni bene, perché il Figlio è nostro mediatore presso il Padre e la Madre presso il Figlio. Come il Padre non esaudirebbe il Figlio quando gli mostra le ferite sofferte per i peccatori? E come il Figlio non esaudirebbe la Madre, quando gli mostra il seno che lo ha nutrito. San Pier Crisologo dice con bella energia: «Questa Vergine unica, avendo alloggiato Dio nel suo seno, esige come prezzo dell’alloggio la pace per il mondo, la salvezza per i perduti, la vita per i morti».

Dice l’abate di Selles: «Quanti che meriterebbero di essere condannati dalla divina giustizia sono salvati dalla pietà di Maria! Tesoro di Dio e tesoriera di tutte le grazie, la nostra salvezza è nelle sue mani». Ricorriamo dunque sempre a questa grande Madre di misericordia e speriamo fermamente di salvarci per mezzo della sua intercessione, poiché ella – ci incoraggia Bernardino da Busto – «è la nostra salvezza, la vita, la speranza, il consiglio, il rifugio, l’aiuto nostro». «Accostiamoci con fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia per opportuno soccorso» (Eb 4,16): questo trono a cui l’Apostolo ci esorta a ricorrere fiduciosamente è appunto Maria, commenta sant’Antonino. Perciò santa Caterina da Siena la chiamava «Dispensatrice della misericordia».

Concludiamo dunque con la bella e dolce esclamazione di san Bernardo sulle parole: O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria. «O Maria, tu sei clemente verso i miseri, pia verso quelli che ti pregano, dolce verso quelli che ti amano. Clemente verso i penitenti, pia verso quelli che fanno progressi, dolce verso quelli che sono perfetti. Ti mostri clemente liberandoci dai castighi, pia nel dispensarci le grazie, dolce donandoti a quelli che ti cercano».

12932605_1200767009941586_5144338569798531688_n

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

CAPITOLO VIII

E MOSTRACI, DOPO QUESTO ESILIO, GESÙ, IL FRUTTO BENEDETTO DEL TUO SENO

Maria libera i suoi devoti dall’inferno

È impossibile che si danni un devoto di Maria che fedelmente la onora e si raccomanda a lei. A prima vista questa proposizione sembrerà forse a qualcuno troppo azzardata, ma io lo pregherei di non respingerla prima di leggere quello che dirò su questo punto.

Quando si afferma che è impossibile che un devoto della Madonna si danni, non si intende parlare di quei devoti che abusano della loro devozione per peccare con minor timore. Perciò ingiustamente alcuni sembrano disapprovare che noi esaltiamo tanto la pietà di Maria verso i peccatori perché dicono che questi ne abusano per peccare ancora di più; tali presuntuosi per la loro temeraria fiducia meritano il castigo, non la misericordia. Si intende invece parlare di quei devoti che, desiderosi di emendarsi, sono fedeli nell’onorare la Madre di Dio e nel raccomandarsi a lei. Questi, dico, è moralmente impossibile che si perdano. Lo ha affermato anche il padre Crasset nel suo libro sulla devozione verso Maria Vergine, e prima di lui il Vega nella sua Teologia Mariana, il Mendoza e altri teologi. Per assicurarci che essi non hanno parlato a caso, vediamo quel che ne hanno detto i dottori e i santi. Nessuno si meravigli se riporterò molte sentenze somiglianti; ho voluto registrarle tutte, per dimostrare quanto sono stati concordi gli autori su questo punto.

Sant’Anselmo dice che, come è impossibile che si salvi chi non è devoto a Maria e da lei non è protetto, così è impossibile che si danni chi si raccomanda alla Vergine e da lei è guardato con amore. Sant’Antonino conferma quasi con le stesse parole: «Come è impossibile che possano essere salvi quelli dai quali Maria distoglie gli sguardi della sua misericordia, così è necessario che quelli sui quali rivolge i suoi occhi implorando per loro siano salvi ed entrino nella gloria».

Si noti la prima parte della proposizione di questi santi e tremino quelli che tengono in poco conto o abbandonano per trascuratezza la devozione alla divina Madre: dicono che è impossibile salvarsi per quelli che non sono protetti da Maria. Lo asseriscono anche altri, come il beato Alberto Magno: «O Maria, tutti quelli che non sono tuoi servi si perderanno». San Bonaventura: «Chi trascura di servire la Vergine morirà in peccato». E altrove: «Chi non ti invoca in questa vita, Signora, non giungerà in paradiso». A proposito del salmo 99 il santo arriva a dire che quelli da cui Maria distoglie lo sguardo non solo non si salveranno, ma che per loro non vi sarà neppure speranza di salvezza. Già prima di lui sant’Ignazio martire aveva affermato che un peccatore non può salvarsi se non per mezzo della santa Vergine, la quale con la sua pietosa intercessione salva tanti che secondo la divina giustizia sarebbero dannati. Alcuni dubitano che questa sentenza sia di sant’Ignazio; il padre Crasset dice che questo detto l’ha fatto suo san Giovanni Crisostomo. Lo troviamo ugualmente ripetuto dall’abate di Selles. E in questo senso la santa Chiesa applica a Maria le parole dei Proverbi: «Tutti quelli che mi odiano, amano la morte» (Prv 8,36). Infatti – come dice Riccardo di san Lorenzo a proposito delle parole «Ella è simile alla nave di un mercante» (Prv 31,14) – «saranno sommersi nel mare di questo mondo tutti quelli che sono fuori di questa nave». Anche l’eretico Ecolampadio diceva: «Non mi si sentirà mai parlare contro Maria, poiché stimo segno certo di riprovazione la poca devozione verso di lei».

Al contrario, Maria afferma: «Chi mi ascolta non sarà confuso» (Sir 24,30 Vulg.), non si perderà. «Signora, le dice san Bonaventura, chi attende ad onorarti sarà lontano dalla perdizione». Ciò avverrà, dice sant’Ilario, anche se costui in passato avesse molto offeso Dio.

Perciò il demonio si dà tanto da fare perché i peccatori, dopo aver perduto la grazia divina, perdano anche la devozione a Maria. Sara, vedendo Isacco scherzare con Ismaele che gli insegnava cattive abitudini, chiese ad Abramo di allontanarlo e di allontanare anche sua madre Agar: «Scaccia questa schiava e suo figlio» (Gn 21,10). Non le bastò che fosse mandato via solamente il figlio senza che venisse mandata via anche la madre; pensava infatti che altrimenti il figlio, venendo a vedere la madre, avrebbe continuato a frequentare la casa. Così il demonio non si accontenta di vedere che un’anima scaccia da sé Gesù Cristo, se non ne scaccia anche la Madre, altrimenti teme che la Madre con la sua intercessione riconduca di nuovo in essa il Figlio. E teme con ragione, poiché, come dice il dotto padre Paciuchelli, «colui che persevera nel rendere omaggio alla Madre di Dio, presto riceverà Dio stesso». Perciò a buon diritto sant’Efrem chiama la devozione alla Madonna «la Carta della libertà», il salvacondotto per non essere relegato all’inferno. E la divina Madre era da lui proclamata «la protettrice dei dannati». San Bernardo assicura che a Maria «non può mancare né la potenza né la volontà di salvarci». Non le manca la potenza, perché, dice sant’Antonino, «è impossibile che non siano esaudite le sue preghiere». E san Bernardo assicura che «quel che Maria cerca, trova e le sue domande non possono essere mai deluse». Non le manca la volontà di salvarci, poiché Maria ci è madre e desidera la nostra salvezza più di quanto la desideriamo noi. Se ciò è vero, come può mai succedere che un devoto di Maria si perda? Egli può essere peccatore, ma se con perseveranza e volontà di emendarsi si raccomanderà a questa buona Madre, sarà sua cura ottenergli lume per uscire dal suo miserevole stato, dolore dei suoi peccati, perseveranza nel bene e infine una buona morte. Quale madre, se potesse facilmente liberare un figlio dalla morte pregando il giudice di graziarlo, non lo farebbe? Possiamo forse pensare che Maria, la madre più amorevole che possa trovarsi dei suoi devoti, potendo così facilmente liberare un figlio dalla morte eterna, non lo farà?

Devoto lettore, ringraziamo il Signore se vediamo che ci ha donato l’affetto e la fiducia verso la Regina del cielo, poiché Dio, dice san Giovanni Damasceno, fa questa grazia solo a quelli che vuole salvi. Ecco le belle parole con cui il santo ravviva la sua e nostra speranza: «O Madre di Dio, se io metto la mia fiducia in te sarò salvo. Se io sono sotto la tua protezione, non ho nulla da temere, perché essere tuo devoto è avere armi sicure di salvezza che Dio concede solamente a coloro che vuole salvi». Perciò Erasmo così salutava la Vergine: «Dio ti salvi, o spavento dell’inferno, speranza dei cristiani; la fiducia in te ci assicura la salvezza».

Quanto dispiace al demonio vedere un’anima che persevera nella devozione alla divina Madre! Si legge nella Vita del padre Alfonso Alvarez, molto devoto a Maria, che un giorno mentre egli pregava ed era assalito dalle tentazioni impure con cui lo tormentava il demonio, il nemico gli disse: «Smetti questa tua devozione a Maria e io smetterò di tentarti».

Come riferisce Ludovico Blosio, il Signore rivelò a santa Caterina da Siena che per sua bontà aveva concesso a Maria, per riguardo al suo Unigenito di cui è Madre, che nessuno, anche se peccatore, che a lei devotamente si raccomanda, sia preda dell’inferno. Anche il profeta Davide pregava di essere liberato dall’inferno per l’amore che portava all’onore di Maria: «Signore, amo l’onore della tua casa… non perdere con gli empi l’anima mia» (Sal 25,8-9). Dice: «della tua casa», perché Maria fu quella casa che Dio stesso si fabbricò su questa terra come sua abitazione e per trovarvi il suo riposo, quando si fece uomo, come sta scritto nei Proverbi: «La sapienza si è fabbricata una casa» (Prv 9,1). «Certamente non si perderà, diceva sant’Ignazio martire, chi attenderà ad essere devoto alla Vergine Madre». San Bonaventura lo conferma: «Signora, quelli che ti amano godono grande pace in questa vita; la loro anima non vedrà la morte in eterno». Non è mai accaduto, «non può accadere – ci assicura il devoto Blosio – che un servo umile e attento di Maria si perda eternamente».

«Quanti sarebbero stati eternamente dannati o sarebbero rimasti impenitenti se la beata Vergine Maria non si fosse interposta presso il Figlio, affinché usasse loro misericordia!». Così dice Tommaso da Kempis e molti teologi, specialmente san Tommaso, pensano che a molte persone, morte in peccato mortale, la divina Madre abbia ottenuto da Dio la sospensione della sentenza e di ritornare in vita a far penitenza. Autori importanti ne citano diversi esempi. Fra gli altri Flodoardo, che visse verso il secolo IX, nella sua Cronaca narra di un certo diacono Adelmano che, creduto morto, stava per essere seppellito quando ritornò in vita e disse di aver veduto il luogo dell’inferno a cui era stato condannato. Ma per le preghiere della beata Vergine era stato rimandato nel mondo a far penitenza. Anche il Surio riferisce che un cittadino romano chiamato Andrea era morto in peccato mortale e che Maria gli aveva ottenuto di ritornare in vita per poter essere perdonato. Pelbarto racconta che ai suoi tempi, mentre l’imperatore Sigismondo attraversava le Alpi con il suo esercito, da un cadavere di cui erano rimaste soltanto le ossa si udì uscire una voce che chiedeva un confessore, dicendo che la Madre di Dio, alla quale era stato devoto durante la sua vita di soldato, gli aveva ottenuto di vivere in quelle ossa fin che si fosse confessato. E dopo essersi confessato morì. Questi e altri esempi non devono servire a incoraggiare qualche temerario che volesse vivere in peccato a sperare che Maria lo libererà dall’inferno anche se morisse nel peccato. Infatti, come sarebbe una grande pazzia gettarsi in un pozzo con la speranza che Maria lo preservi dalla morte, perché ne ha preservato alcuni in simili casi, così sarebbe maggior pazzia rischiare di morire in peccato, con la presunzione che la santa Vergine lo preservi dall’inferno. Ma questi esempi devono servire a ravvivare la nostra fiducia, pensando che se l’intercessione della divina Madre ha potuto liberare dall’inferno anche coloro che sono morti nel peccato, tanto più potrà impedire che cadano nell’inferno coloro che in vita ricorrono a lei con l’intenzione di emendarsi e la servono fedelmente.

Diciamole dunque con san Germano: «Che ne sarà di noi, o Vergine santa, vita dei cristiani?». Noi siamo peccatori, ma vogliamo emendarci e ricorriamo a te. Sant’Anselmo afferma: «Non si dannerà quello per cui Maria avrà pregato anche una sola volta». Prega dunque per noi e saremo salvi dall’inferno. «Chi mai mi dirà che quando arriverò al tribunale divino non avrò favorevole il giudice, se nella mia causa avrò te a difendermi, Madre di misericordia?» esclama Riccardo di san Vittore. Il beato Enrico Suso dichiarava di aver posto la sua anima nelle mani di Maria e diceva che, se il giudice avesse voluto condannare il suo servo, voleva che la sentenza passasse per le mani di Maria. Sperava infatti che se la condanna fosse giunta nelle mani pietose della Vergine, ne sarebbe certamente stata impedita l’esecuzione. Lo stesso dico e spero per me, o mia santissima Regina. Perciò voglio sempre ripeterti con san Bonaventura: «Signora, ho sperato in te, non sarò confuso in eterno». In te ho posto tutte le mie speranze; perciò spero con certezza di non vedermi perduto, ma salvo in cielo a lodarti e amarti in eterno.

Maria soccorre i suoi devoti nel purgatorio

Felici sono i devoti di questa Madre così pietosa, poiché non solo sono da lei soccorsi su questa terra, ma anche nel purgatorio sono assistiti e consolati dalla sua protezione. Anzi, dato che in purgatorio sono più bisognosi di sollievo perché sono più tormentati e non possono aiutarsi da se stessi, molto di più la nostra Madre di misericordia si prodiga per soccorlerli. San Bernardino da Siena dice che in quel carcere di anime spose di Gesù Cristo, Maria ha pieno dominio per dar loro sollievo e per liberarle dalle loro pene.

Anzitutto Maria dà sollievo alle anime del purgatorio. Applicando a lei le parole del Siracide: «Sui flutti del mare passeggiai» (Sir 24,5), san Bernardino da Siena aggiunge: «Cioè visitando e soccorrendo nelle necessità e nelle pene i miei devoti, perché sono miei figli». Il santo dice che le pene del purgatorio sono chiamate «flutti» perché sono transitorie, a differenza di quelle dell’inferno che non passano mai, e sono paragonate ai «flutti del mare», perché sono molto amare. I devoti di Maria afflitti da queste pene sono spesso da lei visitati e confortati. «Vedete dunque, dice il Novarino, quanto importa essere servi della Vergine, poiché ella non li dimentica quando soffrono in mezzo a quelle fiamme e, benché soccorra tutte le anime purganti, tuttavia ottiene sempre più indulgenza e sollievo ai suoi devoti».

La divina Madre rivelò a santa Brigida: «Io sono la madre di tutte le anime che stanno in purgatorio e tutte le pene che esse meritano per le colpe commesse durante la loro vita, in ogni ora per le mie preghiere vengono in qualche modo mitigate». La pietosa Madre non disdegna talvolta di entrare in quella santa prigione per visitare e consolare quelle anime afflitte sue figlie. «Penetrai nelle profondità dell’abisso» (Sir 24,5). San Bonaventura applica a Maria queste parole, aggiungendo: «Dell’abisso, cioè del purgatorio, per dar sollievo con la sua presenza a quelle anime sante». «Quanto grande è la bontà di Maria verso quelli che si trovano nel purgatorio, poiché per suo mezzo essi ricevono continui conforti e refrigeri», dice san Vincenzo Ferreri.

Quale altra consolazione hanno nelle loro pene se non Maria e il soccorso di questa Madre di misericordia? Santa Brigida udì un giorno Gesù dire a Maria: «Tu sei mia madre, tu sei la madre della misericordia, tu sei la consolazione di quanti sono in purgatorio». La beata Vergine stessa disse a santa Brigida: «Come un povero infermo, afflitto e abbandonato nel suo letto, si sente confortato da una parola di consolazione, così le anime del purgatorio si rallegrano al solo udire il mio nome». Dunque il solo nome di Maria – nome di speranza e di salvezza – che spesso invocano in quel carcere quelle anime sue figlie dilette, è per esse un gran conforto. Dice il Novarino: «L’amorevole Madre, sentendosi invocare da loro, aggiunge le sue preghiere a Dio da cui quelle anime vengono soccorse come da una celeste rugiada che mitiga l’ardore dei loro tormenti».

Ma Maria non solo consola e conforta i suoi devoti nel purgatorio, spezza le loro catene e li libera con la sua intercessione. Sin dal giorno della sua gloriosa Assunzione, in cui si dice che «tutto il purgatorio rimase vuoto», come scrive Giovanni Gersone – e lo conferma il Novarino: «Autori degni di fede affermano che Maria, quando stava per andare in cielo, chiese al Figlio la grazia di poter condurre con sé nella gloria tutte le anime che si trovavano allora in purgatorio» -; sin da allora dice Gersone che la beata Vergine ebbe il privilegio di liberare i suoi servi da quelle pene. Lo asserisce anche risolutamente san Bernardino da Siena: «La beata Vergine, con le sue preghiere e anche con l’applicazione dei suoi meriti, ha la facoltà di liberare le anime del purgatorio, e massimamente i suoi devoti». Lo stesso dice il Novarino: «Non stento a credere che per i meriti di Maria le pene di tutte le anime del purgatorio, non solo sono alleviate, ma anche abbreviate, di modo che per intercessione della Vergine si accorcia il tempo della loro espiazione». Basta che ella preghi.

San Pier Damiani racconta che una donna chiamata Marozia, essendo già morta, apparve a una sua comare e le disse che nel giorno dell’Assunzione di Maria era stata da lei liberata dal purgatorio insieme con tante altre anime il cui numero superava quello degli abitanti di Roma. La stessa cosa afferma san Dionisio Cartusiano, dicendo che ogni anno nelle festività della Nascita e della Risurrezione di Gesù Cristo, la beata Vergine, accompagnata da schiere di angeli, scende nel purgatorio e libera molte anime da quelle pene. E il Novarino non esiterebbe a credere che in qualunque festa solenne della santa Vergine molte anime siano liberate dal purgatorio.

Ben nota è la promessa che Maria fece al papa Giovanni XXII, quando gli apparve e gli ordinò di far sapere che tutti coloro che avrebbero portato il sacro scapolare del Carmelo il sabato dopo la loro morte sarebbero stati liberati dal purgatorio. È quel che il pontefice, come riferisce il padre Crasset, dichiarò nella Bolla da lui pubblicata, che fu poi confermata da Alessandro V, Clemente VII, Pio V, Gregorio XIII e Paolo V, il quale, in una Bolla del 1612, disse: «Il popolo cristiano può piamente credere che la beata Vergine aiuterà con le sue continue intercessioni, con i suoi meriti e la sua protezione speciale dopo la morte e principalmente nel giorno di sabato – che le è consacrato dalla Chiesa – le anime dei fratelli della confraternita di santa Maria del monte Carmelo che saranno uscite da questa vita in stato di grazia, avranno portato lo scapolare osservando la castità secondo il loro stato, e avranno recitato l’officio della Vergine o, se non hanno potuto recitarlo, avranno osservato i digiuni della Chiesa, astenendosi dal mangiare carne il mercoledì, eccettuato il giorno di Natale». E nell’officio solenne della festa di santa Maria del Carmine si legge che si può credere piamente che la santa Vergine con amore di madre consoli i confratelli del Carmine nel purgatorio e con la sua intercessione li conduca presto nella patria celeste.

Perché non dobbiamo sperare anche noi le stesse grazie e favori, se saremo devoti a questa buona Madre? E se la serviremo con speciale amore, perché non possiamo sperare di andare subito dopo la morte in paradiso, senza passare per il purgatorio? È quel che la santa Vergine per mezzo di frate Abondo mandò a dire al beato Godifredo con queste parole: «Di’ a fra Godifredo di avanzare sempre nella virtù. Così apparterrà a mio Figlio e a me e quando la sua anima si separerà dal corpo, non lascerò che vada in purgatorio, ma la prenderò e l’offrirò a mio Figlio».

E se desideriamo suffragare le anime sante del purgatorio, rivolgiamoci alla santa Vergine in tutte le nostre preghiere, applicando ad esse specialmente il santo rosario, che apporta loro un grande sollievo.

Maria conduce i suoi servi in paradiso

Che bel segno di predestinazione hanno i servi di Maria! La santa Chiesa applica alla divina Madre e le fa dire a conforto dei suoi devoti queste parole del Siracide: «Fra tutti cercai riposo e dimorerò nell’eredità del Signore» (Sir 24,11 Vulg.). Il cardinale Ugo di san Caro commenta: «Beato colui nella cui casa la beata Vergine avrà trovato riposo». Per l’amore che porta a tutti, Maria cerca di far regnare in tutti la devozione verso di lei. Molti o non la ricevono o non la conservano: beato colui che la riceve e la conserva. «E dimorerò nell’eredità del Signore, vale a dire, aggiunge il dotto Paciuchelli, la devozione verso la Vergine dimora in tutti coloro che sono l’eredità del Signore», cioè che staranno in cielo a lodarlo eternamente. Maria seguita a parlare, facendo sue le parole del Siracide nel testo citato: «Colui che mi ha creato si è riposato nel mio tabernacolo e mi ha detto: “Abita in Giacobbe e prendi in eredità Israele e metti radici nei miei eletti”» (Sir 24,12-13 Vulg.). Il mio Creatore, ci dice Maria, si è degnato di venire a riposare nel mio seno e ha voluto che io abitassi nei cuori di tutti gli eletti – di cui fu figura Giacobbe e che sono l’eredità della Vergine – e ha disposto che in tutti i predestinati fosse radicata la devozione e la fiducia verso di me.

Il cardinale Ugo mette sulle labbra di Maria queste parole del Siracide: «Io feci sorgere nel cielo una luce indefettibile» (Sir 24,6 Vulg.); ho fatto risplendere in cielo tanti lumi eterni quanti sono i miei devoti. L’autore aggiunge: «Quanti santi non sarebbero ora in cielo, se Maria con la sua potente intercessione non ce li avesse condotti!». «A tutti coloro che confidano nella protezione di Maria, si aprirà la porta del cielo per riceverli», dice san Bonaventura. Perciò sant’Efrem chiamava la devozione verso la divina Madre «l’entrata della Gerusalemme celeste». E l’abate Blosio dice alla Vergine: «Signora, a te sono consegnate le chiavi e i tesori del regno dei cieli». Perciò dobbiamo continuamente pregarla con le parole di sant’Ambrogio: «Aprici, o Vergine, le porte del cielo, poiché ne hai le chiavi», anzi, ne sei la porta, come ti dice la Chiesa: «Ianua caeli, porta del cielo».

La santa Madre è anche chiamata dalla Chiesa stella del mare: «Ave, maris stella». Infatti, dice san Tommaso, «come i naviganti sono guidati al porto per mezzo della stella, così i cristiani sono guidati al paradiso per mezzo di Maria».

Allo stesso modo, san Pier Damiani la chiama «scala del cielo» poiché «per mezzo di Maria Dio è sceso dal cielo in terra, affinché grazie a lei gli uomini meritassero di salire dalla terra al cielo». Sant’Anastasio esclama: «Ave, sei stata ripiena di grazia perché tu fossi la via della nostra salvezza e il cammino per ascendere alla patria celeste». Perciò san Bernardo chiama la Vergine «veicolo per salire al cielo» e san Giovanni Geometra la saluta: «Salve, nobilissimo cocchio» sul quale i suoi devoti sono condotti in cielo. San Bonaventura dice: «Beati quelli che ti conoscono, o Madre di Dio! Il conoscerti è la strada della vita immortale e il pubblicare le tue virtù è la via della salvezza eterna».

Nelle Cronache francescane si narra che fra Leone vide un giorno una scala rossa sopra cui stava Gesù Cristo e una scala bianca sopra cui stava la sua santa Madre. Osservò che alcuni cominciavano a salire la scala rossa ma, dopo pochi gradini, cadevano; ricominciavano a salire e cadevano di nuovo. Esortati ad andare per la scala bianca, li vide salire felicemente, mentre la beata Vergine porgeva loro la mano e così giungevano senza difficoltà in paradiso. San Dionisio Cartusiano domanda: «Chi mai si salva? Chi giunge a regnare in cielo?» e risponde: «Quelli per i quali la regina della misericordia offre le sue preghiere». Lo afferma Maria stessa: «Per me regnano i re» (Prv 8,15). Per mezzo della mia intercessione le anime regnano prima nella vita mortale su questa terra, dominando le loro passioni; poi vengono a regnare eternamente in cielo dove, dice sant’Agostino: «Quanti sono cittadini, tutti sono re». Maria insomma, è la padrona del paradiso. Applicando a lei le parole del Siracide: «In Gerusalemme è il mio potere» (Sir 24,11), Riccardo di san Lorenzo le fa dire: «Comando in cielo ciò che voglio e vi introduco quelli che voglio». Poiché ella è la Madre del Signore del paradiso, con ragione, dice Ruperto, è anche la Signora del paradiso.

Questa divina Madre, con le sue potenti preghiere e con il suo aiuto, ci ha ottenuto il paradiso, se non vi mettiamo ostacolo, scrive sant’Antonino. Perciò, afferma l’abate Guerrico, «colui che serve Maria e per cui intercede Maria è così sicuro del paradiso come se stesse già in paradiso». «Servire Maria e far parte della sua corte, aggiunge san Giovanni Damasceno, è l’onore più grande che possiamo avere, poiché servire la regina del cielo è già regnare in cielo e vivere sotto i suoi comandi è più che regnare. Al contrario, quelli che non servono Maria non si salveranno, poiché coloro che sono privi dell’aiuto di una tale Madre sono abbandonati dal soccorso del Figlio e di tutta la corte celeste».

Sempre sia lodata la bontà infinita del nostro Dio che ha costituito in cielo per nostra avvocata Maria, affinché ella, come madre del giudice e madre di misericordia, con la sua intercessione possa trattare efficacemente la causa della nostra salvezza eterna. È questo il pensiero che esprime san Bernardo. E il monaco Giacomo, celebre dottore tra i padri greci, così si rivolge a Dio: «Tu hai stabilito Maria come un ponte di salvezza, per cui facendoci passare sopra le onde di questo mondo, possiamo giungere al tuo porto tranquillo». «Udite, o genti che desiderate il regno di Dio, esclama san Bonaventura, servite e onorate la Vergine Maria e troverete sicuramente la vita eterna».

Non debbono disperare di ottenere il regno celeste nemmeno quelli che hanno meritato l’inferno, se si mettono a servire fedelmente la nostra regina. Dice san Germano: «Quanti peccatori hanno cercato di trovare Dio per mezzo tuo, o Maria, e si sono salvati!». Riccardo di san Lorenzo fa notare che, secondo san Giovanni, Maria ha «una corona di dodici stelle sul capo» (Ap 12,1), mentre nel Cantico dei Cantici è scritto che la Vergine è coronata di fiere, di leoni, di leopardi: «Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni dal Libano; sarai incoronata… dalle tane dei leoni, dai monti dei leopardi» (Ct 4,8). Che significa ciò? si domanda Riccardo e risponde: «Queste fiere sono i peccatori che per grazia e intercessione di Maria divengono stelle del paradiso, che si addicono come corona alla testa di questa regina di misericordia più di tutte le stelle del cielo». Leggiamo nella Vita di suor Serafina da Capri che un giorno questa serva del Signore, durante la novena dell’Assunzione, mentre pregava la santa Vergine, le chiese la conversione di mille peccatori. Temeva che la sua domanda fosse troppo audace, ma le apparve Maria che dissipò questo suo vano timore dicendole: «Perché temi? Non sono forse abbastanza potente per ottenerti dal Figlio mio la salvezza di mille peccatori? Eccoli, l’ho già ottenuta». Poi la condusse in spirito in paradiso, dove le mostrò innumerevoli anime di peccatori che avevano meritato l’inferno, ma che per la sua intercessione si erano salvati e già godevano la beatitudine eterna.

È vero che in questa vita nessuno può essere sicuro della sua salvezza eterna: «Non sa l’uomo se è degno d’amore o di odio, ma tutto è riservato nella sua incertezza al futuro» (Qo 9,1-2 Vulg.). Davide domanda a Dio: «Chi abiterà nella tua tenda?» (Sal 14,1). San Bonaventura risponde: «Peccatori, seguiamo le orme di Maria, buttiamoci ai suoi santi piedi e non la lasciamo finché non avremo meritato di essere benedetti da lei», poiché la sua benedizione ci assicurerà il paradiso. «Signora, le dice sant’Anselmo, basta che tu voglia salvarci e non potremo non essere salvi». Sant’Antonino aggiunge che le anime sulle quali Maria rivolge i suoi occhi necessariamente si salvano e saranno glorificate.

La santa Vergine predisse che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata (Lc 1,48). Con ragione, dice sant’Ildefonso, perché tutti gli eletti ottengono la beatitudine eterna per mezzo di Maria. «Tu, Vergine Madre di Dio, sei il principio, il mezzo e la fine della nostra felicità», esclama san Metodio. Principio, perché Maria ci ottiene il perdono dei peccati; mezzo, perché ci ottiene la perseveranza nella grazia divina; fine, perché alla fine ci ottiene il paradiso. «Grazie a te, prosegue san Bernardo, è stato aperto il cielo; grazie a te si è vuotato l’inferno; grazie a te è stata instaurata la Gerusalemme celeste; grazie a te è stata donata la vita eterna a tanti miserabili che si meritavano la morte eterna».

Ma soprattutto deve incoraggiarci a sperare con certezza il paradiso la promessa che fa Maria stessa a quelli che la onorano, specialmente a chi con le parole e con l’esempio si sforza di farla conoscere e onorare anche dagli altri: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Dice san Bonaventura: «Quelli che ottengono il favore di Maria saranno riconosciuti dai cittadini del paradiso come loro compagni; chi porterà l’insegna di servo di Maria sarà scritto nel libro della vita». A che serve dunque preoccuparsi delle questioni dibattute nelle scuole chiedendosi se la predestinazione alla gloria preceda o segua la previsione dei meriti e se siamo scritti o no nel libro della vita? Vi saremo scritti sicuramente se saremo veri servi di Maria e otterremo la sua protezione poiché, come dice san Giovanni Damasceno, Dio non concede la devozione verso la sua santa Madre se non a coloro che vuole salvi. È quel che il Signore fece espressamente intendere attraverso le parole di san Giovanni: «Il vincitore… scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio» (Ap 3,12). Chi vincerà e si salverà porterà scritto nel cuore il nome della città di Dio. E qual è questa città di Dio se non Maria, come spiega san Gregorio commentando il passo di Davide: «Cose stupende si dicono di te, città di Dio» (Sal 86,3)?

Possiamo dunque dire con san Paolo: «Avendo questo sigillo, Dio conosce quelli che sono suoi» (2 Tm 2,19); chi porta il segno della devozione di Maria, è riconosciuto da Dio come suo. Perciò san Bernardo ha scritto che la devozione alla Madre di Dio «è segno certissimo della salvezza eterna». Il beato Alano, parlando dell’Ave Maria, dice che chi onora spesso la Vergine con la Salutazione Angelica ha un segno molto grande di predestinazione. Altrettanto afferma a proposito dell’abitudine di recitare con perseveranza il santo rosario ogni giorno. Inoltre, scrive il padre Eusebio Nieremberg, i servi della Madre di Dio non solo sono privilegiati e favoriti su questa terra, ma anche in cielo saranno più particolarmente onorati. E aggiunge che essi avranno in cielo una divisa e una livrea speciale, più ricca, che li faranno riconoscere come familiari della regina del cielo e persone della sua corte, secondo quel che è scritto nei Proverbi: «Tutti i suoi di casa hanno doppia veste» (Prv 31,21).

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi vide in mezzo al mare una navicella in cui stavano rifugiati tutti i devoti di Maria che, facendo l’officio di nocchiera, li conduceva felicemente al porto. La santa capì da questa visione che quelli che vivono sotto la protezione di Maria, in mezzo a tutti i pericoli di questa vita, sono salvati dal naufragio del peccato e della dannazione, perché sono sicuramente guidati da lei al porto del paradiso.

Sforziamoci dunque di entrare in questa navicella beata del manto di Maria e rimaniamoci sicuri del regno celeste, poiché la Chiesa canta: «Santa Madre di Dio, tu sei la nostra dimora, come lo sei di tutti i beati», tutti coloro che saranno partecipi del gaudio eterno abitano in te, vivendo sotto la tua protezione.

 

22-madonna-senigallia

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

CAPITOLO VII

RIVOLGI A NOI GLI OCCHI TUOI MISERICORDIOSI

Maria è tutt’occhi per compatire e soccorrere le nostre miserie

Sant’Epifanio chiama la divina Madre multocula, colei che è tutt’occhi per soccorrere noi miseri su questa terra. Un giorno, esorcizzando un ossesso, l’esorcista domandò al demonio che cosa facesse Maria e il nemico rispose: «Scende e sale». Ciò significa che la nostra benigna regina non fa altro che scendere sulla terra per portare grazie agli uomini e salire in cielo per ottenere dal Signore l’esaudimento delle nostre suppliche. Con ragione dunque la Vergine era chiamata da sant’Andrea d’Avellino «la faccendiera del Paradiso», continuamente affaccendata in opere di misericordia impetrando grazie a tutti, giusti e peccatori. Dice Davide: «Gli occhi del Signore sui giusti» (Sal 33,16). «Ma gli occhi della Signora, scrive Riccardo di san Lorenzo, sono rivolti sui giusti come sui peccatori», poiché gli occhi di Maria sono occhi di madre e «la madre guarda il suo bambino non solo affinché non cada, ma per rialzarlo se è caduto».

Gesù stesso volle far capire ciò a santa Brigida che un giorno lo sentì dire a Maria: «Madre, chiedimi tutto quello che desideri». Parole che il Figlio ripete sempre in cielo alla sua diletta Madre, felice di compiacerla in tutto ciò che domanda. E santa Brigida udì che Maria gli rispose: «Chiedo misericordia per i miseri». Come se dicesse: «Figlio, tu mi hai costituito madre della misericordia, rifugio dei peccatori, avvocata dei miseri. Ora mi dici di chiederti quello che voglio e che cosa posso chiederti? Ti chiedo di usare pietà verso i miserabili». «O Maria, le dice con tenerezza san Bonaventura, tu sei così piena di misericordia, così attenta a soccorrere i miseri, che pare che tu non abbia altro desiderio, altra sollecitudine che questa». E poiché tra i miseri i peccatori sono i più miseri di tutti, il venerabile Beda afferma che «Maria sta dinanzi al Figlio, senza cessare mai di pregare per i peccatori».

Anche quando viveva sulla terra, dice san Girolamo, Maria aveva un cuore così pietoso e tenero verso gli uomini, che non vi è stato nessuno talmente afflitto dalle proprie pene quanto la Vergine dalle pene altrui. Ella diede una chiara prova di questa sua compassione nell’episodio delle nozze di Cana già ricordato nei capitoli precedenti. Quando il vino venne a mancare, «senza esserne richiesta, scrive san Bernardino da Siena, si assunse il compito di pietosa consolatrice». Per pura compassione di quegli sposi, intercedette presso il Figlio e ne ottenne il miracolo dell’acqua mutata in vino.

San Pier Damiani così si rivolge a Maria: «Ma forse, beata Vergine, poiché sei stata innalzata ad essere regina del cielo, ti sei scordata di noi miserabili? Non sia mai che si pensi questo. Non si addice a una pietà così grande» che regna nel cuore di Maria «il dimenticare una così grande miseria» quale è la nostra. Non si può applicare a Maria il proverbio: «Gli onori cambiano i costumi». Esso vale per gli uomini di mondo che, innalzati a qualche dignità, s’insuperbiscono e si dimenticano dei vecchi amici rimasti poveri; Maria invece si rallegra di essere innalzata a maggiore dignità per poter così meglio soccorrere i miseri. Pensando a ciò san Bonaventura applica alla beata Vergine le parole dette a Rut: «Il tuo secondo atto di pietà è migliore del primo» (Rt 3,10). Egli dice: «Grande fu la pietà di Maria verso i miseri quando viveva nel mondo, ma molto maggiore è adesso che ella regna nel cielo». Il santo ne spiega la ragione: «La divina Madre dimostra ora con le innumerevoli grazie che ci ottiene una maggiore misericordia, perché ora conosce meglio le nostre miserie. Infatti come lo splendore del sole supera quello della luna, così la pietà di Maria ora che sta in cielo supera la pietà che aveva di noi quando viveva sulla terra. E chi mai vive nel mondo che non goda della luce del sole? Chi sopra il quale non risplenda la misericordia di Maria?».

Perciò ella fu chiamata «fulgida come il sole» (Ct 6,10), poiché, dice san Bonaventura, «non vi è chi sia escluso dal calore di questo sole». Ciò appunto sant’Agnese rivelò dal cielo a santa Brigida: «Ora che la nostra Regina è unita in cielo a suo Figlio, non può scordarsi della sua innata bontà, ma estende a tutti la sua pietà, anche ai peccatori più empi. Come dal sole sono illuminati i corpi celesti e i terrestri, così per la dolcezza di Maria non vi è nessuno che per mezzo suo non partecipi, se lo domanda, della divina misericordia».

Nel regno di Valenza viveva un grande peccatore che disperato, per non cadere nelle mani della giustizia, aveva deciso di farsi turco e stava per imbarcarsi, quando passò per caso davanti a una chiesa dove il padre Girolamo Lopez, della Compagnia di Gesù, predicava sulla misericordia divina. Udendo quella predica il peccatore si convertì e si confessò al padre Lopez, il quale gli domandò se avesse qualche devozione per cui Dio gli aveva usato quella grande misericordia. Rispose che la sua unica devozione era stata di pregare ogni giorno la santa Vergine di non abbandonarlo. Lo stesso padre trovò all’ospedale un peccatore che da cinquantacinque anni non si era mai confessato e aveva conservato una sola devozione: quando vedeva un’immagine di Maria, la salutava e pregava la Vergine di non farlo morire in peccato mortale. Narrò inoltre che durante una rissa gli si era spezzata la spada. Allora si era rivolto alla Madonna dicendo: «Ahimè, sto per essere ucciso e dannato. Madre dei peccatori, aiutami». Mentre così pregava, senza sapere come, si era trovato trasportato in luogo sicuro. Il malato fece una confessione generale e morì pieno di fiducia.

San Bernardo scrive che «Maria si è fatta tutta a tutti e a tutti apre il seno della sua misericordia, affinché tutti ne ricevano, lo schiavo il riscatto, l’infermo la salute, l’afflitto il conforto, il peccatore il perdono, Dio la gloria, di modo che non vi sia, poiché ella è sole, chi non partecipi del suo calore». «Chi mai, esclama san Bonaventura, non ti amerà, o Maria, più bella del sole, più dolce del miele, tesoro di bontà, a tutti amabile, con tutti affabile?». «Ti saluto dunque, continua il santo in uno slancio di amore, Signora e Madre mia, cuore mio, anima mia. Perdonami, Maria, se dico che ti amo; se io non sono degno di amarti, tu sei ben degna di essere amata da me».

Fu rivelato a santa Geltrude che, quando si dicono devotamente alla santa Vergine queste parole: «Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi», Maria non può non esaudire la domanda di chi così la prega. «La grandezza della tua misericordia, le dice san Bernardo, riempie tutta la terra». San Bonaventura afferma che questa Madre amorosa ha tanto desiderio di fare del bene a tutti, che «si ritiene offesa non solo da coloro che le fanno un’ingiuria esplicita – si trovano infatti, specialmente fra i giocatori, anime così perverse che talvolta per sfogo bestemmiano o ingiuriano questa dolce Regina – ma anche da coloro che non le chiedono nessuna grazia». Così, le dice sant’Ildeberto: «Tu ci insegni, Signora, a sperare grazie maggiori dei nostri meriti, poiché non cessi di dispensarci continuamente grazie che superano di gran lunga quel che noi meritiamo».

Il profeta Isaia aveva predetto che con la grande opera della redenzione si sarebbe preparato a noi miseri un trono della divina misericordia: «Sarà stabilito un trono nella misericordia» (Is 16,5). Chi è questo trono? San Bonaventura risponde: «Questo trono è Maria in cui tutti, giusti e peccatori, trovano i conforti della misericordia. Come il Signore è pieno di pietà, così è anche la nostra Signora e come il Figlio così anche la Madre non sa negare la sua misericordia a chi l’invoca». Perciò l’abate Guerrico fa parlare così Gesù a sua Madre: «Madre mia, in te collocherò la sede del mio regno, per mezzo tuo farò le grazie che mi si chiedono. Hai dato a me l’essere umano, io darò a te l’essere di Dio, ti comunicherò l’onnipotenza affinché tu possa aiutare a salvarsi chi vuoi».

Un giorno, mentre santa Geltrude pregava devotamente la divina Madre: «Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi», le apparve la santa Vergine che additandole gli occhi del Figlio che teneva in braccio le disse: «Questi sono gli occhi pietosissimi che io posso inclinare a salvare tutti coloro che mi invocano». Una volta un peccatore stava piangendo davanti a un’immagine di Maria e la pregava d’impetrargli il perdono da Dio, quando udì la beata Vergine dire al Bambino che teneva in braccio: «Figlio, queste lacrime saranno perdute?». Ed egli capì che Gesù gli perdonava.

Come potrebbe perdersi chi si raccomanda a questa buona Madre, poiché il Figlio, come Dio, ha promesso di usare misericordia per amore di lei e come lei vorrà a tutti coloro che le si raccomandano? È quel che il Signore rivelò a santa Brigida facendole sentire queste parole che diceva a Maria: «O Madre degna di venerazione, nella mia onnipotenza ti ho concesso di usare misericordia a tutti i peccatori che invocano devotamente il soccorso della tua pietà, in qualsiasi modo ti piaccia». Perciò l’abate Adamo di Perseigne, considerando il grande potere che Maria ha presso Dio e la grande pietà che ha verso di noi, pieno di fiducia le dice: «Madre di misericordia, quanta è la tua potenza, tanta è la tua pietà; quanto sei potente ad impetrare, tanto sei pietosa a perdonare. Quando mai potresti non avere compassione dei miseri, poiché sei Madre di misericordia? Quando non potresti aiutarli, poiché sei Madre dell’onnipotenza? Con la stessa facilità con cui comprendi le nostre miserie, ci ottieni qualunque cosa vuoi». «Saziati dunque, dice l’abate Ruperto, saziati, o grande regina, della gloria del Figlio tuo e per compassione, non per merito nostro, mandane quaggiù gli avanzi a noi poveri servi e figli tuoi».

E se mai i nostri peccati ci ispirano diffidenza, diciamo con Guglielmo di Parigi: «Signora, non addurre i miei peccati contro di me, perché io adduco la tua pietà contro di essi. Non si abbia mai a dire che i miei peccati possano contendere in giudizio con la tua misericordia, che è assai più potente ad ottenermi il perdono di quanto i miei peccati valgano ad ottenere la mia condanna».

 

dsc_0252-copia2

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria – Capo VI

CAPITOLO VI

ORSÙ DUNQUE, AVVOCATA NOSTRA

Maria è un’avvocata tanto potente da salvare tutti

L’autorità che le madri hanno sui figli è così grande che, anche se questi sono monarchi e hanno dominio assoluto su tutte le persone dei loro regni, mai però le madri possono diventare suddite dei loro figli.

È vero che Gesù siede ora in cielo alla destra del Padre, anche come uomo, come spiega san Tommaso, in ragione dell’unione ipostatica con la persona del Verbo, e che ha il supremo dominio sopra tutte le creature, compresa Maria; tuttavia sarà sempre vero che un tempo, quando il nostro Redentore visse su questa terra, volle umiliarsi e sottomettersi all’autorità di Maria, come ci attesta san Luca: «Ed era loro sottomesso» (Lc 2,51). Anzi, dice sant’Ambrogio, Gesù Cristo, essendosi degnato di fare di Maria sua madre, come figlio era veramente obbligato ad ubbidirle. Perciò Riccardo di san Lorenzo scrive: «Degli altri santi si dice che essi sono con Dio, ma solo di Maria si può dire che ha avuto un privilegio più grande: non solamente di essere stata sottomessa alla volontà di Dio, ma che Dio stesso si sia sottomesso alla sua volontà». Lo stesso autore aggiunge: «Mentre delle altre sante vergini si dice che “seguono l’Agnello dovunque egli va” (Ap 14,4), di Maria Vergine può dirsi che l’Agnello seguiva lei su questa terra, poiché, secondo la parola di Luca, “le era sottomesso” (Lc 2,51)».

Diciamo quindi che se Maria in cielo non può più comandare al Figlio, tuttavia le sue preghiere saranno sempre preghiere di madre, perciò molto potenti per ottenere tutto quello che domanda. San Bonaventura afferma: «Maria ha il grande privilegio di essere potentissima presso suo Figlio». Perché? Proprio per la ragione che abbiamo accennato e che esamineremo a lungo più avanti: perché le preghiere di Maria sono preghiere di una madre. Per questa ragione san Pier Damiani dice alla Vergine: «Ti è stata data ogni potenza in cielo e sulla terra. Tu puoi tutto quello che vuoi, poiché ti è possibile sollevare alla speranza della salvezza anche i disperati». E aggiunge che quando la Madre va a chiedere per noi qualche grazia a Gesù Cristo – che egli chiama l’altare della misericordia, dove i peccatori ottengono il perdono da Dio -, il Figlio tiene così gran conto delle preghiere di Maria e ha tanto desiderio di accontentarla che, quando ella prega, sembra comandare più che pregare e più signora che ancella. Così Gesù vuole onorare la sua cara Madre che lo ha tanto onorato durante la sua vita, accordandole subito tutto ciò che domanda e desidera. San Germano lo conferma dicendo alla Vergine: «Madre di Dio, tu sei onnipotente per salvare i peccatori e non hai bisogno d’altra raccomandazione presso Dio, poiché sei la madre della vera vita».

«Tutti si sottomettono al comando della Vergine, anche Dio»; con queste parole san Bernardino da Siena non esita a dire che Dio esaudisce le preghiere di Maria come se fossero ordini. Perciò sant’Anselmo così si rivolge a Maria: «Vergine santa, il Signore ti ha innalzato a tal punto che con il suo favore puoi ottenere tutte le grazie possibili ai tuoi devoti», poiché, come dice Cosma Gerosolimitano, «la tua protezione è onnipotente». Sì, riprende Riccardo di san Lorenzo: «Secondo tutte le leggi la regina deve godere degli stessi privilegi del re. Perciò, avendo il figlio e la madre la stessa autorità, dal Figlio onnipotente la Madre è stata resa onnipotente». In tal modo, dice sant’Antonino, Dio ha posto tutta la Chiesa non solamente sotto il patrocinio, ma anche sotto il dominio di Maria.

Dovendo dunque avere la madre la stessa potestà che ha il figlio, a ragione, da Gesù, che è onnipotente, Maria è stata resa onnipotente. Resta però il fatto che, mentre il Figlio è onnipotente per natura, la Madre è onnipotente per grazia. Infatti il Figlio non nega alla Madre niente di quanto ella gli chiede, come fu rivelato a santa Brigida. La santa udì un giorno Gesù che parlando con Maria le disse: «Madre mia, tu sai quanto ti amo; perciò chiedimi quello che vuoi, perché qualsiasi tua domanda non può non essere esaudita da me». E Gesù ne spiegò mirabilmente la ragione: «Poiché non mi hai negato nulla sulla terra, non ti negherò nulla in cielo». Come se avesse detto: «Madre, quando eri sulla terra non hai negato niente per amor mio; ora che sono in cielo è giusto che io non neghi niente di quello che tu mi chiedi». Si dice dunque che Maria è onnipotente nel modo che può intendersi di una creatura, la quale non può possedere un attributo divino. Ella è onnipotente perché con le sue preghiere ottiene tutto quello che vuole.

Con ragione, dunque, o nostra grande avvocata, san Bernardo ti dice: «Se tu lo vuoi, tutto avverrà». E sant’Anselmo: «Qualunque cosa tu voglia, o Vergine, è impossibile che non avvenga». Basta che tu voglia innalzare il peccatore più perduto a un’alta santità, da te dipende il farlo. A tale proposito il beato Alberto Magno fa parlare così Maria: «Io debbo essere pregata di volere; perché se voglio, è necessario che avvenga». San Pier Damiani riflette su questa grande potenza di Maria e, pregandola di aver pietà di noi, le dice: «Ti sospinga la tua indole pietosa, la tua potenza; perché quanto più sei potente, tanto più devi essere misericordiosa». O Maria, cara avvocata nostra, poiché hai un cuore così pietoso che non sa guardare i miseri e non compatirli e hai presso Dio un potere tanto grande da salvare tutti quelli che difendi, degnati di difendere la causa anche di noi miserabili che in te riponiamo tutte le nostre speranze. Se non ti commuovono le nostre preghiere, ti spinga almeno il tuo cuore benigno, ti spinga almeno la tua potenza, poiché Dio te ne ha tanto arricchito affinché quanto più sei potente nel poterci aiutare, tanto più tu sia misericordiosa nel volerci aiutare. Di ciò ci assicura san Bernardo: «Maria è immensamente ricca in potenza e in misericordia e come la sua carità è onnipotente, così è pietosa nel compatirci e ce lo mostra continuamente con gli effetti».

Fin da quando Maria viveva su questa terra, il suo unico pensiero, dopo la gloria di Dio, era di aiutare i miseri e fin da allora sappiamo che godette il privilegio di essere esaudita in tutto ciò che chiedeva. Lo vediamo nell’episodio delle nozze di Cana di Galilea quando, essendo venuto a mancare il vino, la santa Vergine, presa da pietà per l’afflizione e la confusione di quella famiglia, chiese al Figlio di consolarla con un miracolo: «Non hanno vino». Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2,4). Notiamo bene: il Signore sembra aver negato la grazia alla Madre dicendo: «Che ho da fare con te, o donna? Ora non conviene che io faccia alcun miracolo, non essendo ancora giunto il tempo, che sarà il tempo della mia predicazione, nel quale devo confermare con i segni la mia dottrina». Tuttavia Maria, come se il Figlio avesse già accordato la grazia, disse ai servi: «Fate quello che vi dirà», riempite i vasi d’acqua; ora sarete consolati. Infatti Gesù, per compiacere la Madre, mutò quell’acqua in ottimo vino. Ma come? Se il tempo fissato per i miracoli era quello della predicazione, come poteva il miracolo del vino essere anticipato contro il decreto divino? No, risponde sant’Agostino, non si fece nulla contro i decreti divini. Infatti, sebbene, generalmente parlando, non fosse ancora giunto il tempo dei segni, nondimeno, fin dall’eternità Dio aveva stabilito con un altro decreto generale che alla divina Madre non sarebbe mai stato negato nulla di quanto chiedesse. Perciò Maria, ben consapevole di questo suo privilegio, anche se il Figlio sembrava aver respinto la sua domanda, tuttavia disse ai servi di riempire i vasi d’acqua, come se la grazia fosse già concessa. Così intese san Giovanni Crisostomo il quale, a proposito delle parole «Che ho da fare con te, o donna?» dice che, benché Gesù avesse così risposto, tuttavia, per onorare sua Madre, non mancò di ubbidire alla sua domanda. Lo stesso pensiero espresse san Tommaso dicendo che con le parole «Non è ancora giunta la mia ora», Gesù Cristo volle dimostrare che avrebbe differito il miracolo se un altro glielo avesse chiesto, ma poiché glielo chiedeva la Madre, lo fece subito. Lo stesso dicono san Cirillo di Alessandria e san Girolamo, come riferisce Manoel Barradas. Anche Giansenio di Gand a proposito di questo passo di san Giovanni scrive: «Per onorare sua Madre, anticipò il tempo di compiere miracoli».

È certo insomma che non vi è nessuna creatura che possa ottenere a noi miseri tante grazie quanto questa buona avvocata, la quale viene onorata da Dio non solo come sua diletta ancella, ma anche come sua vera Madre. Questo appunto le dice Guglielmo di Parigi rivolgendosi a lei. Basta che parli Maria, il Figlio tutto esegue. Parlando con la sposa del Cantico dei Cantici, che è Maria, il Signore le dice: «Tu che abiti nei giardini, gli amici sono in ascolto, fammi sentire la tua voce» (Ct 8,13). Gli amici sono i santi, i quali, quando chiedono qualche grazia in favore dei loro devoti, aspettano che la loro regina la domandi a Dio e la ottenga, poiché – come abbiamo detto nel capitolo precedente – nessuna grazia viene dispensata se non per intercessione di Maria. E come intercede Maria? Basta che faccia sentire al Figlio la sua voce: «Fammi sentire la tua voce». Basta che parli e subito il Figlio l’esaudisce. Guglielmo di Parigi, spiegando il passo suddetto, mostra il Figlio che così parla a Maria: «Tu che abiti nei giardini celesti, intercedi con fiducia per chi vuoi; infatti non posso dimenticare di essere tuo Figlio e pensare di negare qualcosa a te mia Madre. Basta che tu dica una parola e sei ascoltata ed esaudita dal Figlio». Dice l’abate Goffredo che Maria, benché chieda le grazie pregando, tuttavia prega con una certa autorità di madre. Perciò noi dobbiamo essere sicuri che ella ottenga tutto ciò che desidera e chiede per noi.

Valerio Massimo narra che Coriolano, quando assediava Roma, non si lasciò commuovere dalle preghiere dei cittadini e degli amici. Quando però andò a pregarlo sua madre Veturia, egli non poté resistere e subito tolse l’assedio. Ma le preghiere di Maria a Gesù sono tanto più potenti di quelle di Veturia, quanto più questo Figlio è grato ed ama la sua cara Madre. Il padre polacco Giustino da Miechów scrive: «Un sospiro di Maria può più che le preghiere di tutti i santi insieme». Il demonio stesso, racconta il padre Paciuchelli, fu costretto un giorno, per ordine di san Domenico, a confessare per bocca di un ossesso che un sospiro di Maria vale presso Dio più delle suppliche di tutti i santi uniti insieme.

Dice sant’Antonino che le preghiere della santa Vergine, essendo preghiere di una madre, hanno una certa autorità di comando ed è perciò impossibile che ella non sia esaudita. Quindi san Germano così le parla, incoraggiando i peccatori che si raccomandano a questa avvocata: «O Maria, tu hai su Dio l’autorità di una madre e perciò ottieni il perdono anche ai più grandi peccatori, poiché il Signore, trattandoti sempre come sua vera e intemerata Madre, non può non esaudirti». Santa Brigida udì i santi del cielo dire alla Vergine benedetta: «Che cosa c’è che tu non possa? Ciò che tu vuoi, si fa». Al che corrisponde quel celebre verso: «Ciò che Dio può con il comando, tu lo puoi, o Vergine, con la preghiera». «E che! dice sant’Agostino, non è cosa degna della benignità del Signore di onorare così sua Madre, lui che dichiarò di essere venuto non ad abrogare, ma a dare compimento alla legge, la quale fra le altre cose comanda che si onorino i genitori?».

Anzi, aggiunge san Giorgio arcivescovo di Nicomedia, Gesù Cristo, quasi per soddisfare al debito che ha verso la Madre, la quale con il suo consenso gli ha dato l’essere umano, esaudisce tutte le sue domande. E il martire san Metodio esclama: «Rallegrati, o Maria, che hai la gioia di avere per debitore quel Figlio che a tutti dà e niente riceve da nessuno. Tutti noi siamo debitori a Dio di quanto abbiamo, poiché tutto è suo dono; ma per te Dio stesso ha voluto farsi debitore, prendendo da te la carne e facendosi uomo». Dice sant’Agostino: «La Vergine ha meritato di dare la carne al Verbo divino e di preparare così il prezzo della nostra redenzione, affinché noi fossimo liberati dalla morte eterna; perciò è più potente di tutti ad aiutarci ad ottenere la salvezza eterna». San Teofilo, vescovo di Alessandria, che viveva al tempo di san Girolamo, lasciò scritto: «Il Figlio gradisce di essere pregato da sua Madre, perché vuole accordarle tutto ciò che egli accorda per riguardo a lei, e così ricompensare la grazia che ella gli rese rivestendolo della nostra carne». San Giovanni Damasceno così si rivolge alla Vergine: «Tu dunque, o Maria, essendo Madre di Dio, puoi salvare tutti con le tue preghiere che sono avvalorate dall’autorità di madre».

Concludiamo con san Bonaventura, il quale, considerando il grande beneficio che ci ha fatto il Signore dandoci Maria per avvocata, così le dice: «O bontà certamente immensa e ammirabile del nostro Dio, che a noi miseri rei ha voluto concedere te Signora nostra, affinché con la tua potente intercessione tu possa ottenerci quanto vuoi».

E il santo continua: «O mirabile misericordia del nostro Dio, il quale, affinché noi non fuggissimo per la sentenza che verrà data sulla nostra causa, ci ha destinato per avvocata la sua stessa Madre e padrona della grazia!».

Maria è un’avvocata pietosa che non ricusa di difendere le cause dei più miserabili

Sono tanti i motivi che abbiamo di amare questa nostra amorevole regina, che se in tutta la terra si lodasse Maria, se in tutte le prediche si parlasse soltanto di Maria, se tutti gli uomini dessero la vita per Maria, sarebbe poca cosa in considerazione degli omaggi e della gratitudine che le dobbiamo per l’amore tenero che ella porta a tutti gli uomini e anche ai più miserabili peccatori che conservano verso di lei qualche sentimento di devozione.

Diceva il venerabile Raimondo Giordano, che per umiltà si faceva chiamare l’Idiota: «Maria non sa non amare chi la ama; anzi non disdegna di arrivare a servire quelli che la servono e, se sono peccatori, impiega tutta la sua potente intercessione ad impetrare loro il perdono dal suo Figlio benedetto. È tanta la sua bontà e la sua misericordia, che nessuno, per quanto perduto sia, deve temere di gettarsi ai suoi piedi, poiché ella non respinge nessuno che a lei ricorre. Maria stessa, come nostra amorevole avvocata, offre a Dio le preghiere dei suoi servi, specialmente quelle che le sono rivolte; poiché come il Figlio intercede per noi presso il Padre, così ella intercede per noi presso il Figlio e non cessa di trattare presso l’uno e l’altro la grande causa della nostra salvezza e di ottenerci le grazie che noi domandiamo». Con ragione dunque il beato Dionisio Cartusiano chiama la santa Vergine «l’unico rifugio dei perduti, la speranza dei miseri, l’avvocata di tutti i peccatori che a lei ricorrono».

Ma se mai si trovasse un peccatore che, senza dubitare della potenza di Maria, diffidasse della sua pietà, temendo che ella non voglia aiutarlo per la gravità delle sue colpe, san Bonaventura gli fa coraggio dicendogli: «Grande e singolare è il privilegio che ha Maria presso il Figlio, di ottenere con le sue preghiere tutto quello che vuole. Ma che gioverebbe a noi questa grande potenza di Maria, se ella non si prendesse cura di noi? No, non dubitiamo, siamo sicuri e ringraziamone sempre il Signore e la sua divina Madre, poiché come ella è presso Dio più potente di tutti i santi, così è anche l’avvocata più amorevole e più sollecita del nostro bene». «Chi mai – esclama con giubilo san Germano – o Madre di misericordia, chi dopo tuo Figlio Gesù ha tanta cura di noi e del nostro bene come te? Chi mai ci difende nelle nostre afflizioni come ci difendi tu? Chi, come te, protegge i peccatori quasi combattendo in loro favore? Il tuo patrocinio, o Maria, è più potente e amorevole di quanto noi possiamo arrivare a comprendere». Dice l’Idiota: «Tutti gli altri santi possono giovare con il loro patrocinio particolarmente a quelli che sono loro specialmente affidati, mentre la divina Madre, come è la regina di tutti, così di tutti è la protettrice e l’avvocata e ha cura della salvezza di tutti». Maria ha cura di tutti, anche dei peccatori, anzi specialmente di questi si vanta di essere chiamata avvocata, come ella stessa dichiarò alla venerabile suor Maria Villani dicendole: «Dopo il titolo di Madre di Dio, io mi vanto di essere chiamata l’avvocata dei peccatori». Dice il beato Amedeo che la nostra regina sta sempre alla presenza della divina Maestà, intercedendo continuamente per noi con le sue potenti preghiere. E poiché in cielo ben conosce le nostre miserie e necessità, non può non compatirci e con affetto di madre, mossa a compassione di noi, pietosa e benigna cerca sempre di soccorrerci e salvarci. Perciò Riccardo di san Lorenzo incoraggia ognuno di noi, per quanto miserabile sia, a ricorrere con fiducia a questa dolce avvocata, con la certezza di trovarla «sempre pronta ad aiutarlo». L’abate Goffredo afferma che Maria «è sempre pronta a pregare per tutti».

«Con quanta efficacia e amore, esclama san Bernardo, questa buona avvocata tratta la causa della nostra salvezza!». Sant’Agostino, considerando l’affetto e l’impegno con cui Maria continuamente prega per noi la divina Maestà affinché ci perdoni i peccati, ci assista con la sua grazia, ci liberi dai pericoli e ci conforti nelle nostre miserie, così parla alla santa Vergine: «Confessiamo che te unica e sola abbiamo in cielo sollecita dei nostri interessi». È come se dicesse: «Signora, è vero che tutti i santi desiderano la nostra salvezza e pregano per noi, ma la carità e la tenerezza che tu ci dimostri ottenendoci con le tue preghiere tante grazie da Dio, ci obbliga a riconoscere che noi non abbiamo in cielo che un’avvocata, che sei tu, e che tu sola ami veramente e ti preoccupi del nostro bene». Chi mai può comprendere la sollecitudine con la quale Maria interviene sempre presso Dio in nostro favore? Dice san Germano: «Non si stanca mai di difenderci». È tanta la pietà che Maria ha delle nostre miserie ed è tanto l’amore che ci porta, che prega sempre e torna a pregare e non si sazia mai di pregare per noi e con le sue preghiere ci difende da ogni male e ci ottiene le grazie.

Poveri noi peccatori se non avessimo questa grande avvocata la quale, dice Riccardo di san Lorenzo, è così potente, così pietosa e ad un tempo «così prudente e savia, che il nostro giudice suo Figlio non può condannare quei colpevoli che ella difende». Perciò san Giovanni Geometra la saluta: «Salve, o tu che hai il potere di dirimere ogni lite». Infatti le cause difese da questa sapiente avvocata sono tutte vinte. Perciò san Bonaventura chiama Maria «savia Abigail». Abigail fu quella donna – come si legge nel primo libro di Samuele – che con le sue preghiere seppe così bene placare il re Davide, quando era sdegnato contro Nabal, che Davide stesso la benedisse, quasi ringraziandola: «Benedetta tu che mi hai impedito di versare oggi il sangue e di vendicarmi di mia mano» (1 Sam 25,33). La stessa cosa fa continuamente in cielo Maria in favore di innumerevoli peccatori: con le sue tenere e sagge preghiere ella sa così bene placare la giustizia divina, che Dio stesso la benedice e quasi la ringrazia di trattenerlo in tal modo dall’abbandonarli e castigarli come meritano. A questo fine, dice san Bernardo, l’Eterno Padre, poiché vuole usarci tutte le misericordie possibili, oltre ad averci dato Gesù Cristo come principale avvocato presso di sé, ci ha dato Maria per avvocata presso Gesù Cristo.

Senza dubbio, dice san Bernardo, Gesù è l’unico mediatore di giustizia fra gli uomini e Dio, che in virtù dei propri meriti può e vuole, secondo le sue promesse, ottenerci il perdono e la grazia divina, ma poiché in Gesù Cristo gli uomini riconoscono e paventano la Maestà divina, che risiede in lui come Dio, è stato necessario darci un’altra avvocata a cui noi potessimo ricorrere con minor timore e più confidenza; e questa è Maria. Noi non possiamo trovare un’avvocata più potente di lei presso la divina Maestà e più misericordiosa verso di noi. Ma, aggiunge san Bernardo, farebbe gran torto alla pietà di Maria chi temesse di gettarsi ai piedi anche di questa dolce avvocata. «Perché la nostra umana fragilità avrebbe paura di rivolgersi a Maria? In lei non vi è nulla di severo, nulla di terribile, ma è tutta amorevole, amabile e benigna. Leggi e sfoglia pagina per pagina tutta la storia descritta nei Vangeli e se troverai un solo atto di severità in Maria, allora temi di accostarti a lei». Ma non lo troverai mai; perciò ricorri fiduciosamente a lei che ti salverà con la sua intercessione.

Molto bella è la preghiera che Guglielmo di Parigi mette sulle labbra del peccatore che ricorre a Maria: «O Madre del mio Dio, nello stato miserabile in cui mi vedo ridotto dai miei peccati, ricorro a te pieno di fiducia. Se tu mi respingi, io ti farò osservare che sei in certo modo tenuta ad aiutarmi, poiché tutta la Chiesa dei fedeli ti chiama e ti proclama madre di misericordia. Tu sei, o Maria, quella che Dio ama al punto di esaudirti sempre; la tua grande misericordia non è mai mancata ad alcuno; la tua dolce affabilità non ha mai disprezzato alcun peccatore, per quanto colpevole fosse, che a te si sia raccomandato. Come? Forse falsamente o invano tutta la Chiesa ti chiama sua avvocata e rifugio dei miseri? Non sia mai che le mie colpe possano, o Madre mia, trattenerti dall’adempiere il salutare ufficio di pietà in virtù del quale sei a un tempo l’avvocata e la mediatrice di pace fra gli uomini e Dio e dopo il Figlio tuo l’unica speranza e il rifugio sicuro dei miseri. Tutto ciò che tu hai di grazia e di gloria e la tua dignità stessa di Madre di Dio – se è lecito dirlo – tu lo devi ai peccatori, poiché per loro il Verbo divino ti ha fatto sua Madre. Lungi da questa divina Madre, che partorì al mondo la fonte della pietà, il negare la sua misericordia a un solo peccatore che a lei ricorre. Poiché dunque, o Maria, il tuo ufficio è l’essere mediatrice fra Dio e gli uomini, ti spinga a soccorrermi la tua grande misericordia che è assai maggiore di tutti i miei peccati e di tutti i miei vizi».

Consolatevi dunque, o pusillanimi – dirò con san Tommaso da Villanova – respirate e fatevi coraggio, o miseri peccatori: questa santa Vergine, che è madre del vostro giudice e Dio, è l’avvocata del genere umano; avvocata capace che può tutto ciò che vuole presso Dio; avvocata sapiente che conosce tutti i modi di placarlo; universale, che accoglie tutti e non rifiuta di difendere nessuno.

Maria è mediatrice di pace tra Dio e i peccatori

La grazia di Dio è un tesoro assai grande e desiderabile da ogni anima. Lo Spirito Santo lo chiama un tesoro infinito, poiché per mezzo della grazia divina siamo innalzati all’onore di diventare amici di Dio: «Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti lo acquistano ottengono l’amicizia di Dio» (Sap 7,14). Perciò Gesù nostro Redentore e Dio non esitò a chiamare suoi amici coloro che sono in stato di grazia: «Voi siete miei amici» (Gv 15,14). Maledetto peccato che scioglie questa bella amicizia! «Le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio» (Is 59,2). Rendendo l’anima odiosa a Dio, «sono ugualmente in odio a Dio l’empio e la sua empietà» (Sap 14,9), il peccato da amica la fa diventare nemica del suo Signore. Che deve dunque fare un peccatore che per sua disgrazia è divenuto nemico di Dio? Bisogna che trovi un mediatore che gli ottenga il perdono e gli faccia ricuperare la divina amicizia che ha perduto. «Consolati, dice san Bernardo, o miserabile che hai perduto Dio. Il tuo Signore stesso ti ha dato il mediatore, il suo Figlio Gesù, che può ottenerti tutto ciò che desideri».

Ma, esclama il santo, perché gli uomini devono ritenere severo questo Salvatore così pietoso, che per salvarci ha dato la vita? Perché devono credere terribile colui che è tutto amabile? Peccatori sfiduciati, che timore avete? Se temete perché avete offeso Dio, sappiate che i vostri peccati Gesù li ha affissi alla croce con le sue stesse mani squarciate e avendo già soddisfatto con la sua morte la giustizia divina, li ha già tolti dalle anime vostre. Ecco le belle parole di san Bernardo: «Pensano severo colui che è la stessa bontà; terribile chi è lo stesso amore. Che cosa temete, uomini di poca fede? Egli ha affisso con le sue stesse mani i nostri peccati alla croce». Ma se mai, aggiunge il santo, tu temi di ricorrere a Gesù Cristo perché ti spaventa la sua divina Maestà, dato che facendosi uomo egli non ha cessato di essere Dio, vuoi un altro avvocato presso questo mediatore? Ricorri a Maria. Ella intercederà per te presso il Figlio che certamente l’esaudirà e il Figlio intercederà presso il Padre che non può negare nulla a suo Figlio. San Bernardo conclude: «Figlioli miei, Maria è la scala dei peccatori» grazie alla quale essi risalgono all’altezza della grazia divina; «è la mia più grande fiducia; è tutta la ragione della mia speranza».

Nel Cantico dei Cantici lo Spirito Santo fa dire alla beata Vergine: «Io sono un muro e i miei seni come torri; perciò sono diventata ai suoi occhi come una che trova pace» (Ct 8,10). Io sono, dice Maria, la difesa di coloro che ricorrono a me e la mia misericordia è per loro come una torre di rifugio; perciò io sono stata costituita dal mio Signore la mediatrice di pace tra Dio e i peccatori. «Maria, dice il cardinale Ugo di san Caro commentando questo testo, è la grande pacificatrice che ottiene da Dio e fa trovare la pace ai nemici, la salvezza ai perduti, il perdono ai peccatori, la misericordia ai disperati». Perciò ella fu chiamata dal suo divino Sposo «bella come i padiglioni di Salomone» (Ct 1,5). Nei padiglioni di Davide non si trattava che di guerra, ma nei padiglioni di Salomone si trattava solamente di pace. Con ciò lo Spirito Santo ci fa intendere che questa madre di misericordia non tratta di guerra e di vendetta contro i peccatori, ma solo di pace e di perdono alle loro colpe.

Quindi Maria fu raffigurata nella colomba di Noè, la quale uscendo dall’arca portò nel suo becco il ramo di ulivo in segno della pace che Dio concedeva agli uomini. San Bonaventura le dice: «Sei tu la fedelissima colomba che interponendoti come mediatrice presso Dio hai ottenuto al mondo sommerso nelle acque del peccato la pace e la salvezza». Maria dunque fu la celeste colomba che portò al mondo perduto il ramo di ulivo, segno di misericordia. Ella ci diede Gesù Cristo, che è la fonte della misericordia e ci ha poi ottenuto in virtù dei meriti di lui tutte le grazie che Dio ci dona. «Per te, le dice sant’Epifanio, fu donata al mondo la pace del cielo»; così per mezzo di Maria i peccatori seguitano a riconciliarsi con Dio. Perciò il beato Alberto Magno le fa dire: «Io sono la colomba di Noè che apportò alla Chiesa il ramo di ulivo e la pace universale».

Inoltre fu figura manifesta di Maria l’arcobaleno visto da san Giovanni, che circondava il trono di Dio: «Un arcobaleno avvolgeva il trono» (Ap 4,3). Spiega il cardinal Vitale che Maria, come l’arcobaleno intorno al trono di Dio, sta sempre presso il tribunale divino per mitigare le sentenze e i castighi meritati dai peccatori. San Bernardino da Siena pensa che il Signore parlasse appunto di quest’arcobaleno quando disse a Noè: «Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra. Io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna» (Gn 9,13.16). «Maria, dice san Bernardino, è quest’arco dell’eterna alleanza». «Come alla vista dell’arcobaleno Dio si ricorda della pace promessa alla terra, così alle preghiere di Maria rimette ai peccatori le loro offese e stringe con essi la pace».

Per la stessa ragione Maria è paragonata alla luna: «Bella come la luna» (Ct 6,10). Infatti, dice san Bonaventura, «come la luna sta in mezzo al cielo e alla terra e rimanda ai corpi terrestri tutto ciò che riceve dai corpi celesti, così la Vergine regina si frappone continuamente tra Dio e i peccatori» per placare il Signore verso di loro e illuminarli a tornare a Dio.

Fu questo il principale compito affidato a Maria quando fu posta sulla terra: risollevare le anime decadute dalla grazia divina e riconciliarle con Dio. «Pasci i tuoi capretti» (Ct 1,8). Così le disse il Signore nel crearla. Sappiamo che i peccatori sono raffigurati dai capretti e che come gli eletti – raffigurati dalle pecorelle – nella valle del giudizio saranno collocati a destra, così questi saranno posti a sinistra. Questi capretti, dice Guglielmo di Parigi, sono affidati a te, o Madre, «affinché tu li converta in pecorelle e quelli che per le loro colpe meritavano di essere posti a sinistra, per la tua intercessione siano collocati a destra». Così il Signore rivelò a santa Caterina da Siena di aver creato questa sua diletta Figlia «come un’esca dolcissima per prendere gli uomini, specialmente i peccatori» e attirarli a Dio. Ma bisogna qui notare la bella riflessione di Guglielmo Anglico sul passo del Cantico il quale dice che Dio raccomanda a Maria «i capretti suoi», perché la Vergine non salva tutti i peccatori, ma solamente coloro che la servono e l’onorano. Quelli invece che vivono nel peccato e non l’onorano con speciali omaggi, né si raccomandano a lei per uscire dal peccato, sono capretti, ma non di Maria, e nel giudizio saranno miseramente posti a sinistra con i dannati.

Un nobile, disperando un giorno della propria salvezza a causa dei suoi numerosi peccati, fu esortato da un religioso a ricorrere alla santa Vergine e a recarsi davanti a una sua immagine in una certa chiesa. Il cavaliere ci andò e vedendo l’immagine di Maria, si sentì invitare da lei a gettarsi ai suoi piedi e ad aver fiducia. Egli corre, si butta in ginocchio e quando sta per baciarle i piedi, da quella statua Maria stende la mano per dargliela a baciare. Sulla mano di Maria egli vide scritto: «Io ti libererò da quanto ti affligge». Come se gli avesse detto: «Figlio, non disperare perché io ti libererò dai tuoi peccati e dai timori che ti opprimono». Si narra poi che leggendo quelle dolci parole, quel peccatore sentì nascere in sé tanto dolore dei suoi peccati e tanto amore verso Dio e la sua dolce Madre, che morì lì stesso ai piedi di Maria.

Quanti peccatori ostinati attrae ogni giorno a Dio questa calamita dei cuori, come ella stessa si chiamò, dicendo a santa Brigida: «Come la calamita attira il ferro, così io attiro a me i cuori più induriti per riconciliarli con Dio». Questo prodigio si sperimenta non rare volte, ma ogni giorno. Da parte mia ne potrei attestare molti casi avvenuti nelle nostre missioni, dove alcuni peccatori restati duri più del ferro malgrado tutte le altre prediche, al solo sentir celebrare la misericordia di Maria, si sono pentiti e sono tornati a Dio. San Gregorio narra che l’unicorno è una fiera così feroce che nessun cacciatore può riuscire a prenderla, ma alla voce di una vergine che gridi, questa belva si arrende, si avvicina a lei e senza resistenza si lascia legare. Quanti peccatori, più feroci delle stesse fiere, fuggono lontano da Dio e alla voce della santa Vergine accorrono e si fanno dolcemente legare da lei a Dio!

La Vergine Maria, dice san Giovanni Crisostomo, è stata costituita Madre di Dio affinché a quei miserabili che per la loro vita malvagia non potrebbero salvarsi secondo la giustizia divina, ottenesse la salvezza con la sua dolce misericordia e la sua potente intercessione. «Sì, conferma sant’Anselmo, Maria è stata innalzata ad essere Madre di Dio più per i peccatori che per i giusti, poiché suo Figlio Gesù Cristo dichiarò di essere venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori». Perciò la santa Chiesa canta: «Tu non hai in orrore i peccatori, senza dei quali non saresti mai divenuta degna di tanto Figlio».

E Guglielmo di Parigi così si rivolge a lei: «O Maria, tu sei obbligata ad aiutare i peccatori, poiché tutto quello che hai di doni, di grazie e di grandezze – che sono comprese tutte nella dignità che hai ricevuto di essere Madre di Dio – tutto, se è lecito dirlo, lo devi ai peccatori, poiché per causa loro sei stata resa degna di avere un Dio per Figlio». «Se dunque, conclude sant’Anselmo, per i peccatori Maria è stata fatta Madre di Dio, come io, per quanto grandi siano i miei peccati, posso disperare del perdono?».

Nella preghiera della messa della vigilia di Maria Assunta, la santa Chiesa ci fa sapere che la divina Madre è stata innalzata al cielo da questa terra, affinché s’interponga per noi presso Dio con la sicura fiducia di essere esaudita. Per questo san Giustino dice che «il Verbo si serve di Maria come arbitro». Arbitro è colui al quale due contendenti rimettono tutte le loro ragioni. Il santo vuol dire dunque che come Gesù è il mediatore presso l’Eterno Padre, così Maria è la nostra mediatrice presso Gesù, a cui il Figlio rimette tutte le ragioni che come giudice ha contro di noi.

Sant’Andrea di Creta chiama Maria «fiducia», «sicurezza» delle nostre riconciliazioni con Dio. Il santo vuol dirci che Dio va cercando di riconciliarsi con i peccatori perdonandoli e, affinché essi non dubitino del perdono, ce ne ha dato per pegno Maria. Perciò egli la saluta: «Dio ti salvi, o pace di Dio con gli uomini». San Bonaventura riprende quindi e incoraggia ogni peccatore dicendo: «Se temi che Dio sdegnato per le tue colpe voglia vendicarsi contro di te, che devi fare? Ricorri alla speranza dei peccatori, a Maria; se poi temi che ella rifiuti di prendere le tue parti, sappi che non può ricusare di difenderti, poiché Dio stesso ha assegnato a lei l’incarico di soccorrere i miserabili».

«E che, dice l’abate Adamo, deve forse temere di perdersi quel peccatore al quale la madre stessa del giudice si offre per madre e avvocata? E tu, o Maria, che sei madre di misericordia, disdegnerai di pregare tuo Figlio, che è il giudice, per un altro figlio, che è il peccatore? Non vorrai forse, in favore di un’anima redenta, interporti presso il Redentore che è morto sulla croce per salvare i peccatori? No, non lo rifiuterai e con tutto l’affetto ti impiegherai a pregare per tutti coloro che ricorrono a te, ben sapendo che quel Signore che ha costituito il tuo Figlio mediatore di pace tra Dio e l’uomo, ha anche costituito te mediatrice tra il giudice e il reo». «Dunque, riprende san Bernardo, rendi grazie a colui che ti ha dato una simile mediatrice». Qualunque tu sia, peccatore, infangato di colpe, invecchiato nel peccato, non disperare; ringrazia il tuo Signore che per usarti misericordia non solo ti ha dato il Figlio per tuo avvocato, ma per ispirarti maggiore coraggio e fiducia ti ha provveduto di una simile mediatrice che con le sue preghiere ottiene tutto ciò che vuole. Va’, ricorri a Maria e sarai salvo.

 

1trinita

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria – Capo V

CAPITOLO V

A TE SOSPIRIAMO GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME

Della necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria per salvarci

Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2 Mac 15,14); se i vegliardi dell’Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2 Pt 1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,60); se san Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi discepoli: «Pregate per noi» (1 Ts 5,25); san Giacomo esorta: «Pregate gli uni per gli altri» (Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi.

Nessuno nega che Gesù Cristo sia l’unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l’onore tributato alle madri si riflette sui figli? «Onore dei figli i loro padri» (Prv 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché «quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio». Sant’Ildefonso dice: «Tutto l’onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s’innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l’autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d’intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: «Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza». E san Lorenzo Giustiniani dice: «Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini?».

Perciò con ragione sant’Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria.

Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l’intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l’autore del Regno di Mariache questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch’egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l’intercessione di Maria. «Dio vuole – sono le sue parole – che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l’intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: «È volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Maria». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: «Ecco tua madre», egli scrive: «Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l’amerai».

Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell’accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l’intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest’autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, è un’iperbole e un’esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l’intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1 Tm 2,5). Tali sono le idee di quest’autore.

Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l’intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l’unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l’ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione.

In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: «Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra». La stessa santa Chiesa nell’officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza: «In me ogni speranza di vita e di virtù»; in Maria ogni grazia: «In me ogni grazia di via e di verità» (Sir 24,25 Vulg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: «Chi trova me trova la vita, e ottiene la salvezza dal Signore» (Prv 8,35). E altrove: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria.

In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l’autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L’esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità.

Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l’abate Ruperto, «credere fermamente alle sue grandezze» è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre. Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: «Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria».

Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei, come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: «Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza». Inoltre il santo fa un’importante riflessione al riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto. «Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti».

Come Oloferne per conquistare la città di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie, gli riesce poi facilmente d’impadronirsi di esse. San Bernardo riprende: «Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci viene dalle mani di Maria». Ugualmente dice sant’Antonino: «Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha ricevuto di grazia».

Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze della grazia per trasfonderle a noi su questa terra.

Perciò la Chiesa la chiama «Porta felice del cielo». San Bernardo spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa per la porta della sua reggia, così «nessuna grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria». San Bonaventura aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la porta.

Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo – o secondo altri un antico autore del sermone dell’Assunzione inserito tra le sue opere – il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo.

San Bonaventura ce ne dice la ragione: «Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini». Lo stesso pensiero esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: «Dal tempo in cui la Vergine Madre concepì nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani».

Così appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando dell’Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che una donna doveva circondare quest’Uomo-Dio (Ger 31,22). Quest’autore spiega: «Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno».

San Bernardino da Siena dice che «perciò tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole». Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che «Dio vuole che quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei che egli chiama «Tesoriera delle grazie», poiché solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il bene che possono sperare.

Dal che si vede chiaramente che i santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni bene, come pretende l’autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l’intercessione di Maria.

Il padre Suarez conclude dunque: «È oggi sentimento universale della Chiesa che l’intercessione della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria». Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant’Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: «O Maria, il Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da lei dipende la salvezza di tutti.

Isaia (11,1-2) aveva profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da lei come un fiore: «Una verga spunterà dal tronco di Iesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: «Chiunque desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio». E aggiunge: «Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d’inclinare a tuo favore la verga del fiore e l’otterrai». D’altra parte a proposito delle parole: «Trovarono il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11), il santo dice: «Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per mezzo di Maria». E conclude: «Invano cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria». Così sant’Ildefonso diceva: «Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di Maria».

Seguito dello stesso argomento

San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un’altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma «fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l’uno e l’altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l’uno né l’altro». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la «cooperatrice della redenzione». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant’Anselmo conferma: «Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria».

Il padre Suarez spiega che la divina Madre ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l’aver meritato, con merito di convenienza (de congruo), l’incarnazione del Verbo. In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su questa terra; infine con l’offrire a Dio il sacrificio della vita del Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione ottengano la salvezza.

«Maria viene chiamata la cooperatrice della nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie che vengono dispensate a noi». Perciò san Bernardo la proclama universale mediatrice della salvezza: «Tutti quelli che ci hanno preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante di tutti i secoli».

Disse Gesù Cristo: «Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira» (Gv 6,44). Così pure, secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: «Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all’albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò umilmente: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria, ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare la Madre senza nominare il Figlio.

«È come la nave di un mercante, che fa venire da lontano il suo pane» (Prv 31,14). Maria fu questa felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: «Nel mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti in questa nave», cioè non protetti da Maria. «Perciò, ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrere a Maria gridando: Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti». Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa dire a Maria: «Salvaci, siamo perduti», come fa difficoltà l’autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: «Regina immacolata e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna». San Bonaventura chiamava Maria: «Salvezza di quelli che ti invocano». La santa Chiesa approva che la si invochi «Salute degli infermi». E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come dice un autore, «a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino della salvezza»? Già prima san Germano aveva esclamato: «Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo».

Ma vediamo altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell’intercessione della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l’intercessione di Maria. Sant’Antonino lo confermava con queste belle parole: «Chi domanda e vuole ottenere le grazie senza l’intercessione di Maria, pretende di volare senza le ali». Come il faraone disse a Giuseppe: «La terra d’Egitto è nelle tue mani» (Gn 47,6) e mandava da Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: «Andate da Giuseppe» (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo le grazie, ci manda da Maria: «Andate da Maria». Egli infatti, dice san Bernardo, «ha decretato di non concedere alcuna grazia se non per mano di Maria». Perciò Riccardo di san Lorenzo osserva: «La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo dire: “La nostra salvezza è nelle sue mani”». Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: «La nostra salvezza è nelle sue mani». Con maggior forza Cassiano asserisce: «Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di Maria». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell’essere favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva; chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice: «Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza è nelle tue mani» e da te dipende.

Perciò Riccardo di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene tolta la terra che la sostiene, così un’anima, tolto l’aiuto di Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell’inferno. San Bonaventura aggiunge che Dio non ci salverà senza l’intercessione di Maria e continua: «Come un bambino senza la nutrice non può vivere, così senza la nostra regina non si può avere la salvezza». Conclude dunque esortando: «Che l’anima tua abbia sete di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo le belle parole di san Germano: «Nessuno arriva alla conoscenza di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio se non fosse per te, piena di grazia». E altrove san Germano le dice: «Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai morsi della carne e del peccato».

Come abbiamo accesso presso l’eterno Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza. «Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita dei cristiani?».

Ma, replica l’autore moderno di cui abbiamo parlato, se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo l’intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi, volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti? In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l’hanno asserito espressamente san Bernardo, sant’Anselmo, san Bonaventura, il padre Suarez e altri. «Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse». Così un autore spiega questo passo di Davide: «I ricchi del popolo cercano il tuo volto» (Sal 44,13). I ricchi del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla. Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri intercessori presso Maria, loro signora e regina: «Non ci rivolgiamo ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso la Vergine come loro signora e regina».

Il padre Marchese racconta che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina Madre. A conferma di ciò, sant’Anselmo così parla alla Vergine: «Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché, seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci». «Il giro del cielo da sola ho percorso» (Sir 24,5). Nel suo libro Devoto di Maria, il padre Segneri, con la santa Chiesa, applica a Maria queste parole del Siracide e dice che come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così quando Maria si mette a pregare per un’anima fa sì che tutto il paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura, quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli e ai santi che l’accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere all’Altissimo».

Comprendiamo così la ragione per cui la santa Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza, la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo, come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» (Ger 17,5). Ma la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza, Spes nostra, salve.

Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è l’unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato, il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie divine. Perciò san Bernardo esclamava: «Figlioli, in lei è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento della mia speranza». E san Giovanni Damasceno così parlava alla santa Vergine: «Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza». San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita. Sant’Efrem esclama: «Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza di salvarci che per mezzo tuo».

Concludiamo dunque con san Bernardo: «Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo tutto il bene per mano di Maria». Perciò il santo ci esorta: ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché «se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla Maria che la chiederà a tuo favore». San Bernardo ammonisce quindi: «Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo a Maria».

madonna-con-gesu-vetrata-artistica-sacra-bizantina

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria – Capo V

CAPITOLO V

A TE SOSPIRIAMO GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME

Della necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria per salvarci

Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2 Mac 15,14); se i vegliardi dell’Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2 Pt 1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,60); se san Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi discepoli: «Pregate per noi» (1 Ts 5,25); san Giacomo esorta: «Pregate gli uni per gli altri» (Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi.

Nessuno nega che Gesù Cristo sia l’unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l’onore tributato alle madri si riflette sui figli? «Onore dei figli i loro padri» (Prv 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché «quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio». Sant’Ildefonso dice: «Tutto l’onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s’innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l’autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d’intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: «Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza». E san Lorenzo Giustiniani dice: «Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini?».

Perciò con ragione sant’Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria.

Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l’intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l’autore del Regno di Mariache questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch’egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l’intercessione di Maria. «Dio vuole – sono le sue parole – che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l’intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: «È volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Maria». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: «Ecco tua madre», egli scrive: «Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l’amerai».

Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell’accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l’intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest’autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, è un’iperbole e un’esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l’intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1 Tm 2,5). Tali sono le idee di quest’autore.

Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l’intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l’unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l’ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione.

In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: «Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra». La stessa santa Chiesa nell’officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza: «In me ogni speranza di vita e di virtù»; in Maria ogni grazia: «In me ogni grazia di via e di verità» (Sir 24,25 Vulg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: «Chi trova me trova la vita, e ottiene la salvezza dal Signore» (Prv 8,35). E altrove: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria.

In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l’autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L’esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità.

Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l’abate Ruperto, «credere fermamente alle sue grandezze» è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre. Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: «Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria».

Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei, come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: «Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza». Inoltre il santo fa un’importante riflessione al riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto. «Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti».

Come Oloferne per conquistare la città di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie, gli riesce poi facilmente d’impadronirsi di esse. San Bernardo riprende: «Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci viene dalle mani di Maria». Ugualmente dice sant’Antonino: «Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha ricevuto di grazia».

Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze della grazia per trasfonderle a noi su questa terra.

Perciò la Chiesa la chiama «Porta felice del cielo». San Bernardo spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa per la porta della sua reggia, così «nessuna grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria». San Bonaventura aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la porta.

Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo – o secondo altri un antico autore del sermone dell’Assunzione inserito tra le sue opere – il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo.

San Bonaventura ce ne dice la ragione: «Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini». Lo stesso pensiero esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: «Dal tempo in cui la Vergine Madre concepì nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani».

Così appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando dell’Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che una donna doveva circondare quest’Uomo-Dio (Ger 31,22). Quest’autore spiega: «Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno».

San Bernardino da Siena dice che «perciò tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole». Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che «Dio vuole che quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei che egli chiama «Tesoriera delle grazie», poiché solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il bene che possono sperare.

Dal che si vede chiaramente che i santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni bene, come pretende l’autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l’intercessione di Maria.

Il padre Suarez conclude dunque: «È oggi sentimento universale della Chiesa che l’intercessione della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria». Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant’Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: «O Maria, il Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da lei dipende la salvezza di tutti.

Isaia (11,1-2) aveva profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da lei come un fiore: «Una verga spunterà dal tronco di Iesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: «Chiunque desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio». E aggiunge: «Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d’inclinare a tuo favore la verga del fiore e l’otterrai». D’altra parte a proposito delle parole: «Trovarono il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11), il santo dice: «Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per mezzo di Maria». E conclude: «Invano cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria». Così sant’Ildefonso diceva: «Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di Maria».

Seguito dello stesso argomento

San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un’altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma «fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l’uno e l’altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l’uno né l’altro». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la «cooperatrice della redenzione». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant’Anselmo conferma: «Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria».

Il padre Suarez spiega che la divina Madre ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l’aver meritato, con merito di convenienza (de congruo), l’incarnazione del Verbo. In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su questa terra; infine con l’offrire a Dio il sacrificio della vita del Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione ottengano la salvezza.

«Maria viene chiamata la cooperatrice della nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie che vengono dispensate a noi». Perciò san Bernardo la proclama universale mediatrice della salvezza: «Tutti quelli che ci hanno preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante di tutti i secoli».

Disse Gesù Cristo: «Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira» (Gv 6,44). Così pure, secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: «Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all’albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò umilmente: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria, ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare la Madre senza nominare il Figlio.

«È come la nave di un mercante, che fa venire da lontano il suo pane» (Prv 31,14). Maria fu questa felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: «Nel mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti in questa nave», cioè non protetti da Maria. «Perciò, ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrere a Maria gridando: Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti». Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa dire a Maria: «Salvaci, siamo perduti», come fa difficoltà l’autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: «Regina immacolata e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna». San Bonaventura chiamava Maria: «Salvezza di quelli che ti invocano». La santa Chiesa approva che la si invochi «Salute degli infermi». E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come dice un autore, «a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino della salvezza»? Già prima san Germano aveva esclamato: «Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo».

Ma vediamo altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell’intercessione della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l’intercessione di Maria. Sant’Antonino lo confermava con queste belle parole: «Chi domanda e vuole ottenere le grazie senza l’intercessione di Maria, pretende di volare senza le ali». Come il faraone disse a Giuseppe: «La terra d’Egitto è nelle tue mani» (Gn 47,6) e mandava da Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: «Andate da Giuseppe» (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo le grazie, ci manda da Maria: «Andate da Maria». Egli infatti, dice san Bernardo, «ha decretato di non concedere alcuna grazia se non per mano di Maria». Perciò Riccardo di san Lorenzo osserva: «La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo dire: “La nostra salvezza è nelle sue mani”». Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: «La nostra salvezza è nelle sue mani». Con maggior forza Cassiano asserisce: «Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di Maria». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell’essere favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva; chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice: «Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza è nelle tue mani» e da te dipende.

Perciò Riccardo di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene tolta la terra che la sostiene, così un’anima, tolto l’aiuto di Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell’inferno. San Bonaventura aggiunge che Dio non ci salverà senza l’intercessione di Maria e continua: «Come un bambino senza la nutrice non può vivere, così senza la nostra regina non si può avere la salvezza». Conclude dunque esortando: «Che l’anima tua abbia sete di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo le belle parole di san Germano: «Nessuno arriva alla conoscenza di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio se non fosse per te, piena di grazia». E altrove san Germano le dice: «Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai morsi della carne e del peccato».

Come abbiamo accesso presso l’eterno Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza. «Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita dei cristiani?».

Ma, replica l’autore moderno di cui abbiamo parlato, se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo l’intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi, volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti? In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l’hanno asserito espressamente san Bernardo, sant’Anselmo, san Bonaventura, il padre Suarez e altri. «Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse». Così un autore spiega questo passo di Davide: «I ricchi del popolo cercano il tuo volto» (Sal 44,13). I ricchi del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla. Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri intercessori presso Maria, loro signora e regina: «Non ci rivolgiamo ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso la Vergine come loro signora e regina».

Il padre Marchese racconta che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina Madre. A conferma di ciò, sant’Anselmo così parla alla Vergine: «Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché, seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci». «Il giro del cielo da sola ho percorso» (Sir 24,5). Nel suo libro Devoto di Maria, il padre Segneri, con la santa Chiesa, applica a Maria queste parole del Siracide e dice che come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così quando Maria si mette a pregare per un’anima fa sì che tutto il paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura, quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli e ai santi che l’accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere all’Altissimo».

Comprendiamo così la ragione per cui la santa Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza, la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo, come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» (Ger 17,5). Ma la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza, Spes nostra, salve.

Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è l’unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato, il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie divine. Perciò san Bernardo esclamava: «Figlioli, in lei è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento della mia speranza». E san Giovanni Damasceno così parlava alla santa Vergine: «Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza». San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita. Sant’Efrem esclama: «Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza di salvarci che per mezzo tuo».

Concludiamo dunque con san Bernardo: «Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo tutto il bene per mano di Maria». Perciò il santo ci esorta: ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché «se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla Maria che la chiederà a tuo favore». San Bernardo ammonisce quindi: «Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo a Maria».

 

6cf4112ab1d907690e19f3a8a005ec4b

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria – Capo IV

CAPITOLO V

A TE SOSPIRIAMO GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME

Della necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria per salvarci

Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2 Mac 15,14); se i vegliardi dell’Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2 Pt 1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,60); se san Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi discepoli: «Pregate per noi» (1 Ts 5,25); san Giacomo esorta: «Pregate gli uni per gli altri» (Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi.

Nessuno nega che Gesù Cristo sia l’unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l’onore tributato alle madri si riflette sui figli? «Onore dei figli i loro padri» (Prv 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché «quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio». Sant’Ildefonso dice: «Tutto l’onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s’innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l’autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d’intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: «Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza». E san Lorenzo Giustiniani dice: «Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini?».

Perciò con ragione sant’Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria.

Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l’intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l’autore del Regno di Mariache questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch’egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l’intercessione di Maria. «Dio vuole – sono le sue parole – che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l’intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: «È volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Maria». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: «Ecco tua madre», egli scrive: «Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l’amerai».

Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell’accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l’intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest’autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, è un’iperbole e un’esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l’intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1 Tm 2,5). Tali sono le idee di quest’autore.

Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l’intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l’unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l’ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione.

In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: «Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra». La stessa santa Chiesa nell’officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza: «In me ogni speranza di vita e di virtù»; in Maria ogni grazia: «In me ogni grazia di via e di verità» (Sir 24,25 Vulg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: «Chi trova me trova la vita, e ottiene la salvezza dal Signore» (Prv 8,35). E altrove: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria.

In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l’autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L’esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità.

Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l’abate Ruperto, «credere fermamente alle sue grandezze» è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre. Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: «Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria».

Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei, come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: «Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza». Inoltre il santo fa un’importante riflessione al riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto. «Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti».

Come Oloferne per conquistare la città di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie, gli riesce poi facilmente d’impadronirsi di esse. San Bernardo riprende: «Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci viene dalle mani di Maria». Ugualmente dice sant’Antonino: «Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha ricevuto di grazia».

Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze della grazia per trasfonderle a noi su questa terra.

Perciò la Chiesa la chiama «Porta felice del cielo». San Bernardo spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa per la porta della sua reggia, così «nessuna grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria». San Bonaventura aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la porta.

Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo – o secondo altri un antico autore del sermone dell’Assunzione inserito tra le sue opere – il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo.

San Bonaventura ce ne dice la ragione: «Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini». Lo stesso pensiero esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: «Dal tempo in cui la Vergine Madre concepì nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani».

Così appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando dell’Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che una donna doveva circondare quest’Uomo-Dio (Ger 31,22). Quest’autore spiega: «Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno».

San Bernardino da Siena dice che «perciò tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole». Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che «Dio vuole che quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei che egli chiama «Tesoriera delle grazie», poiché solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il bene che possono sperare.

Dal che si vede chiaramente che i santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni bene, come pretende l’autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l’intercessione di Maria.

Il padre Suarez conclude dunque: «È oggi sentimento universale della Chiesa che l’intercessione della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria». Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant’Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: «O Maria, il Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da lei dipende la salvezza di tutti.

Isaia (11,1-2) aveva profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da lei come un fiore: «Una verga spunterà dal tronco di Iesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: «Chiunque desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio». E aggiunge: «Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d’inclinare a tuo favore la verga del fiore e l’otterrai». D’altra parte a proposito delle parole: «Trovarono il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11), il santo dice: «Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per mezzo di Maria». E conclude: «Invano cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria». Così sant’Ildefonso diceva: «Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di Maria».

Seguito dello stesso argomento

San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un’altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma «fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l’uno e l’altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l’uno né l’altro». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la «cooperatrice della redenzione». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant’Anselmo conferma: «Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria».

Il padre Suarez spiega che la divina Madre ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l’aver meritato, con merito di convenienza (de congruo), l’incarnazione del Verbo. In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su questa terra; infine con l’offrire a Dio il sacrificio della vita del Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione ottengano la salvezza.

«Maria viene chiamata la cooperatrice della nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie che vengono dispensate a noi». Perciò san Bernardo la proclama universale mediatrice della salvezza: «Tutti quelli che ci hanno preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante di tutti i secoli».

Disse Gesù Cristo: «Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira» (Gv 6,44). Così pure, secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: «Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all’albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò umilmente: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria, ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare la Madre senza nominare il Figlio.

«È come la nave di un mercante, che fa venire da lontano il suo pane» (Prv 31,14). Maria fu questa felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: «Nel mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti in questa nave», cioè non protetti da Maria. «Perciò, ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrere a Maria gridando: Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti». Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa dire a Maria: «Salvaci, siamo perduti», come fa difficoltà l’autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: «Regina immacolata e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna». San Bonaventura chiamava Maria: «Salvezza di quelli che ti invocano». La santa Chiesa approva che la si invochi «Salute degli infermi». E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come dice un autore, «a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino della salvezza»? Già prima san Germano aveva esclamato: «Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo».

Ma vediamo altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell’intercessione della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l’intercessione di Maria. Sant’Antonino lo confermava con queste belle parole: «Chi domanda e vuole ottenere le grazie senza l’intercessione di Maria, pretende di volare senza le ali». Come il faraone disse a Giuseppe: «La terra d’Egitto è nelle tue mani» (Gn 47,6) e mandava da Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: «Andate da Giuseppe» (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo le grazie, ci manda da Maria: «Andate da Maria». Egli infatti, dice san Bernardo, «ha decretato di non concedere alcuna grazia se non per mano di Maria». Perciò Riccardo di san Lorenzo osserva: «La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo dire: “La nostra salvezza è nelle sue mani”». Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: «La nostra salvezza è nelle sue mani». Con maggior forza Cassiano asserisce: «Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di Maria». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell’essere favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva; chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice: «Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza è nelle tue mani» e da te dipende.

Perciò Riccardo di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene tolta la terra che la sostiene, così un’anima, tolto l’aiuto di Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell’inferno. San Bonaventura aggiunge che Dio non ci salverà senza l’intercessione di Maria e continua: «Come un bambino senza la nutrice non può vivere, così senza la nostra regina non si può avere la salvezza». Conclude dunque esortando: «Che l’anima tua abbia sete di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo le belle parole di san Germano: «Nessuno arriva alla conoscenza di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio se non fosse per te, piena di grazia». E altrove san Germano le dice: «Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai morsi della carne e del peccato».

Come abbiamo accesso presso l’eterno Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza. «Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita dei cristiani?».

Ma, replica l’autore moderno di cui abbiamo parlato, se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo l’intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi, volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti? In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l’hanno asserito espressamente san Bernardo, sant’Anselmo, san Bonaventura, il padre Suarez e altri. «Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse». Così un autore spiega questo passo di Davide: «I ricchi del popolo cercano il tuo volto» (Sal 44,13). I ricchi del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla. Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri intercessori presso Maria, loro signora e regina: «Non ci rivolgiamo ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso la Vergine come loro signora e regina».

Il padre Marchese racconta che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina Madre. A conferma di ciò, sant’Anselmo così parla alla Vergine: «Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché, seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci». «Il giro del cielo da sola ho percorso» (Sir 24,5). Nel suo libro Devoto di Maria, il padre Segneri, con la santa Chiesa, applica a Maria queste parole del Siracide e dice che come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così quando Maria si mette a pregare per un’anima fa sì che tutto il paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura, quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli e ai santi che l’accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere all’Altissimo».

Comprendiamo così la ragione per cui la santa Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza, la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo, come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» (Ger 17,5). Ma la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza, Spes nostra, salve.

Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è l’unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato, il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie divine. Perciò san Bernardo esclamava: «Figlioli, in lei è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento della mia speranza». E san Giovanni Damasceno così parlava alla santa Vergine: «Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza». San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita. Sant’Efrem esclama: «Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza di salvarci che per mezzo tuo».

Concludiamo dunque con san Bernardo: «Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo tutto il bene per mano di Maria». Perciò il santo ci esorta: ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché «se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla Maria che la chiederà a tuo favore». San Bernardo ammonisce quindi: «Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo a Maria».

2-1

 

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

2. Quanto è potente Maria nel difendere chi la invoca nelle tentazioni del demonio

Maria non è regina solo del cielo e dei santi, ma anche dell’inferno e dei demoni, per averli valorosamente sconfitti con le sue virtù. Già fin dal principio del mondo Dio predisse al serpente infernale la vittoria e il dominio che la nostra regina avrebbe ottenuto su di lui, quando annunziò che sarebbe venuta al mondo una donna che lo avrebbe sconfitto: ” Io porrò inimicizia fra te e la donna… ella ti schiaccerà la testa ” (Gn 3,15 Volg.). E chi mai fu questa donna nemica di Satana, se non Maria, che con la sua mirabile umiltà e la sua vita santa lo vinse e abbatté costantemente le sue forze? ” In quella donna è stata promessa la madre del Signore Gesù Cristo “, attesta san Cipriano. E osserva che Dio non disse ” pongo ” inimicizia, ma ” porrò “, ” per indicare che questa vincitrice non sarebbe stata Eva, allora vivente “, ma un’altra donna della sua discendenza che, dice san Vincenzo Ferreri, doveva procurare ai nostri progenitori un bene maggiore di quello che essi avevano perduto con il loro peccato. Maria dunque è stata questa incomparabile donna forte che ha vinto il demonio e gli ha schiacciato il capo abbattendo la sua superbia, come il Signore aveva detto: ” ella ti schiaccerà la testa “. Alcuni si domandano se queste parole si riferiscano a Maria oppure a Gesù Cristo, poiché nella versione dei Settanta è scritto: ” egli ti schiaccerà la testa “. Ma nella nostra Volgata – la sola approvata e imposta alla nostra fede dal Concilio di Trento – leggiamo ” ella ” e non ” egli “, e così hanno interpretato sant’Ambrogio, san Girolamo, sant’Agostino, san Giovanni Crisostomo e moltissimi altri. In ogni caso, però, è certo che o il Figlio per mezzo della Madre, o la Madre per virtù del Figlio ha sconfitto Lucifero; sicché il superbo, come dice san Bernardo, ” è stato schiacciato e calpestato sotto i piedi di Maria ” e come un prigioniero di guerra ” subisce un’avvilente schiavitù “, costretto sempre ad ubbidire ai comandi di questa regina.

Dice san Bruno che Eva facendosi vincere dal serpente ci apportò la morte e le tenebre, ma la beata Vergine vincendo il demonio ci apportò la vita e la luce e lo legò in modo tale che esso non può fare alcun male ai suoi devoti. E bella la spiegazione che Riccardo di san Lorenzo dà di queste parole dei Proverbi: ” Il cuore di suo marito confida in lei e non mancherà di spoglie ” (Pro 31,11 Volg.) Scrive Riccardo: ” Confida in lei il cuore del marito, cioè di Cristo. E non gli mancheranno spoglie; infatti ella arricchisce il suo sposo di quelle anime di cui spoglia il demonio “. Dio ha affidato nelle mani di Maria il cuore di Gesù, affinché sia sua cura farlo amare dagli uomini, come dice Cornelio a Lapide. E in tal modo non gli mancheranno spoglie, cioè acquisti di anime; poiché ella lo arricchisce di anime, di cui spoglia l’inferno, salvandole dai demoni con il suo potente aiuto. Si sa che la palma è il segno della vittoria; perciò la nostra regina è stata collocata su un alto trono alla vista di tutti i potentati, come palma in segno della vittoria sicura su cui possono contare tutti quelli che si mettono sotto il suo patrocinio: ” Quasi palma in Cades m’innalzai ” (Eccli [– Sir] 24,18 Volg.). ” Ossia come una difesa “, aggiunge il beato Alberto Magno. ” Figli, sembra dirci Maria con queste parole, quando il nemico vi assale, ricorrete a me, guardate me e fatevi coraggio perché in me, che vi difendo, vedrete nello stesso tempo la vostra vittoria “. Ricorrere a Maria è dunque un mezzo assolutamente sicuro per vincere tutti gli attacchi dell’inferno. ” La beata Vergine, dice san Bernardino da Siena, è regina anche dell’inferno e signora dei demoni, poiché li doma e li abbatte “. Perciò di Maria è scritto che è terribile contro le potestà dell’inferno, come un esercito ben ‘ordinato: ” terribile come esercito schierato ” (Ct 6,3 Volg.), poiché, con un ordine mirabile, sa far servire la sua potenza, la sua misericordia e le sue preghiere a confusione dei nemici e a beneficio dei suoi servi che nelle tentazioni invocano il suo potentissimo soccorso. ” Io come vite, le fa dire lo Spirito Santo, ho dato frutti di soave odore ” (Eccli [= Sir] 24,23 Volg.). ” Dicono che quando la vite è in fiore, commenta san Bernardo, tutti i serpenti velenosi si allontanano “. Come dalle viti fuggono tutti i serpenti velenosi, così fuggono i demoni da quelle anime fortunate in cui sentono il profumo della devozione a Maria. Per la stessa ragione la santa Vergine viene anche paragonata al cedro: ” Qual cedro del Libano m’innalzai ” (Eccli [= Sir] 24,17 Volg.). Non solo perché, come il cedro è esente dalla corruzione, così Maria fu immune da peccato, ma anche perché, dice il cardinale Ugo di san Caro a questo proposito, ” come il cedro con il suo odore mette in fuga i serpenti, così Maria con la sua santità mette in fuga i demoni ” Per mezzo dell’arca gli Israeliti ottenevano le vittorie.

Così Mosè vinceva i nemici: ” Quando l’arca veniva alzata, Mosè diceva: “Sorgi, Signore, siano dispersi i tuoi nemici” ” (Nm 10,35). Così fu vinta Gerico, così furono vinti i Filistei: ” poiché l’arca di Dio era coi figli d’Israele ” (1Re [= 1Sm] 14,18 Volg.) ” L’arca che custodisce la manna, cioè Cristo, è la beata Vergine, che assicura la vittoria contro i malvagi e contro i demoni “. Come nell’arca si tro vava la manna, così in Maria si trova Gesù, di cui fu figura la manna e per mezzo di quest’arca si ottiene la vittoria contro i nemici della terra e dell’inferno. ” Quando Maria “, arca del Nuovo Testamento, dice san Bernardino da Siena, ” fu innalzata ad essere regina del cielo, venne indebolita e abbattuta la potenza dell’inferno ” sopra gli uomini. ” Quanto i demoni temono Maria ” e il suo nome potente! esclama san Bonaventura. Il santo paragona questi nemici a quei ladri di cui parla Giobbe: ” nelle tenebre irrompono nelle case… se ad un tratto appare l’aurora la credono un’ombra di morte ” (Gb 24,16-17 Volg.). ” Così i demoni entrano nell’anima quando è nelle tenebre dell’ignoranza. Ma appena viene nell’anima la grazia e la misericordia di Maria, questa bella aurora scaccia le tenebre e i nemici infernali si danno alla fuga come si fugge davanti alla morte “. Beato chi nelle battaglie con l’inferno invoca sempre il bel nome di Maria! Fu rivelato a santa Brigida che Dio ha fatto Maria così potente sopra tutti i demoni, che, ogni volta che essi assaltano un devoto della Vergine il quale chiede il suo aiuto, a un suo cenno subito atterriti fuggono lontano, preferendo veder raddoppiate le loro pene piuttosto che essere dominati da Maria con la sua potenza. ” Come un giglio tra gli spini, così l’amica mia tra le fanciulle ” (Ct 2,2). Con queste parole lo Sposo divino lodò la sua amata Sposa, quando la chiamò giglio. Cornelio a Lapide riflette su questo passo: ” Come il giglio è rimedio contro i serpenti e i veleni, così l’invocazione della beata Vergine è rimedio singolare per vincere tutte le tentazioni, specialmente quelle di impurità, come sperimentano quelli che lo praticano “. Diceva san Giovanni Damasceno e lo stesso può dire chiunque ha la fortuna di essere servo di questa grande regina: ” O Madre di Dio, se spero in te, certamente sarò salvo.

Difeso da te inseguirò i miei nemici e opponendo loro come scudo la tua protezione e il tuo aiuto onnipotente, sicuramente li vincerò “. Il monaco Giacomo, citato tra i padri greci, così parlava al Signore: ” Tu ci hai dato in questa Madre la più potente di tutte le armi per vincere tutti i nostri nemici “. Si narra nell’Antico Testamento che il Signore guidava il suo popolo dall’Egitto alla terra promessa ” di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco ” (Es 13,21). Questa colonna, ora di nube ora di fuoco, dice Riccardo di san Lorenzo, è figura di Maria e dei due offici che ella esercita continuamente a nostro favore: ” come nube ci protegge dall’ardore della giustizia divina e come fuoco ci protegge dai demoni “. Colonna di fuoco, aggiunge san Bonaventura, perché ” come la cera si liquefa davanti al fuoco, così i demoni perdono le forze davanti a quelle anime che si ricordano spesso del nome di Maria, devotamente la invocano e cercano diligentemente di imitarla “. Come tremano i demoni al sentir proferire il nome di Maria! ” Al nome di Maria ogni ginocchio si piega e i demoni non solo sono spaventati ma, all’udire tale nome, sono terrorizzati “, afferma san Bernardo. Tommaso da Kempis aggiunge: ” Al nome di Maria i demoni fuggono come inseguiti dal fuoco. Come gli uomini cadono a terra per timore, quando un tuono dal cielo cade vicino a loro, così cadono abbattuti i demoni al sentir nominare Maria “. Quante belle vittorie su questi nemici hanno riportato i devoti di Maria in virtù del suo santo nome! Così li vinse sant’Antonio da Padova, così il beato Enrico Suso, così tanti altri servi fedeli di Maria. Leggiamo nelle relazioni dei missionari in Giappone che in quel paese apparvero a un cristiano molti demoni in forma di animali feroci per spaventarlo e minacciarlo, ma egli disse loro: ” Io non ho armi che voi possiate temere; se l’Altissimo ve lo permette, fate di me quel che volete. In mia difesa ho soltanto i dolcissimi nomi di Gesù e di Maria “.

Aveva appena detto ciò, che al suono dei temibili nomi la terra si aprì inghiottendo quegli spiriti superbi Sant’Anselmo attesta per sua esperienza di aver veduto e udito molti che pronunciando il nome di Maria sono stati subito liberati da ogni pericolo. ” O Maria, esclama san Bonaventura, glorioso e ammirabile è il tuo nome; quelli che lo pronunciano in punto di morte non temono l’inferno, poiché i demoni al sentir nominare Maria subito abbandonano l’anima”. Il santo aggiunge che ” i nemici visibili non temono un grande esercito di armati quanto le potestà dell’inferno temono il nome di Maria e la sua protezione “. ” Tu Signora, dice san Germano, con la sola invocazione del tuo nome onnipotente rendi sicuri i tuoi servi da tutti gli assalti del nemico “. Se i cristiani avessero cura nelle tentazioni d’invocare con fiducia il nome di Maria, è certo che non cadrebbero in peccato. Dice il beato Alano: ” Fugge il demonio e trema l’inferno quando dico: Ave Maria “. La nostra regina rivelò a santa Brigida che anche dai peccatori più induriti, più lontani da Dio e più posseduti dal demonio, il nemico fugge atterrito appena li sente invocare in loro aiuto, con sincera volontà di emendarsi, il nome di Maria. Ma la Vergine aggiunse che, se l’anima non si emenda e con il pentimento non allontana da sé il peccato, subito i demoni ritornano e continuano a possederla.

Esempio

Nella città di Reichersperg, in Baviera, viveva il canonico regolare Arnoldo, molto devoto alla santa Vergine. In punto di morte, ricevette i sacramenti e, dopo aver chiamato i suoi confratelli, li pregò di non abbandonarlo in quel momento supremo. Ed ecco che alla loro presenza cominciò a tremare, a stravolgere gli occhi e, tutto coperto di sudore freddo, disse con voce agitata: ” Non vedete quei demoni che mi vogliono trascinare all’inferno? “. Poi gridò: ” Fratelli miei, invocate per me l’aiuto di Maria; confido in lei che mi darà la vittoria “. I religiosi si misero a recitare le litanie della Madonna e mentre dicevano: ” Sancta Maria, ora pro eo “, il moribondo riprese: ” Ripetete, ripetete il nome di Maria, perché sono già al tribunale di Dio “. Dopo un momento di silenzio soggiunse: ” E’ vero che l’ho commesso, ma ne ho fatto penitenza “. E rivolgendosi alla Vergine, disse: ” Maria, se tu mi aiuti, io sarò liberato “. I demoni tornarono all’assalto, ma egli si difendeva facendosi il segno della croce e invocando Maria. Così passò tutta quella notte. Giunto il mattino, Arnoldo, tutto rasserenato, esclamò con gioia: ” Maria, mia regina e mio rifugio, mi ha ottenuto il perdono e la salvezza “. Poi, guardando la Vergine che lo invitava a seguirla, disse: ” Vengo, Signora, vengo “. Fece uno sforzo per alzarsi, ma, non potendo seguirla col corpo, spirò dolcemente e, come speriamo, la seguì con l’anima nel regno della gloria beata.

Preghiera

Maria, speranza mia, ecco ai tuoi piedi un povero peccatore, che tante volte per colpa sua è stato schiavo dell’inferno. Riconosco che mi sono fatto vincere dai demoni per non essere ricorso a te, mio rifugio. Se a te fossi sempre ricorso, se ti avessi invocato, non sarei mai caduto. Io spero, mia amabile regina, di essere già stato liberato per mezzo tuo dalle mani dei demoni e che Dio mi abbia già perdonato. Ma temo che in avvenire io cada di nuovo nelle loro catene. So che i miei nemici non hanno perduto la speranza di tornare a vincermi e che già preparano contro di me nuovi assalti e tentazioni. Mia regina e mio rifugio, aiutami tu. Mettimi sotto il tuo manto; non permettere che io ridivenga loro schiavo. So che mi aiuterai e mi darai la vittoria, purché io ti invochi. Ma questo io temo, temo che nelle tentazioni io non pensi a te e non ti invochi. Questa è dunque la grazia che ti chiedo e bramo da te. Vergine santa, che io mi ricordi sempre di te, specialmente nei combattimenti che devo sostenere; concedimi che io non cessi d’invocarti spesso dicendo: ” Maria aiutami, aiutami Maria “. E quando finalmente sarà giunto il giorno della mia ultima battaglia contro l’inferno al momento della mia morte, regina mia, assistimi allora più che mai e tu stessa ricordami d’invocarti allora più spesso, con le labbra o con il cuore, affinché, spirando con il dolce nome tuo e del tuo Figlio Gesù sulle labbra, io possa venire a benedirti e lodarti in paradiso e non allontanarmi più dai tuoi piedi per tutta l’eternità. Amen.

 

preghiera11

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

CAPITOLO IV

A te ricorriamo, esuli figli di Eva

1. Quanto è pronta Maria ad aiutare chi la invoca

Poveri noi, che, essendo figli dell’infelice Eva e perciò rei verso Dio della sua stessa colpa e condannati alla stessa pena, andiamo errando in questa valle di lacrime, esuli dalla nostra patria, piangendo afflitti da tanti dolori nel corpo e nello spirito! Ma beato chi in mezzo a queste miserie si volge spesso verso la consolatrice del mondo, rifugio degli infelici, e invoca e prega devotamente la celeste Madre di Dio! ” Felice l’uomo che mi ascolta, vegliando alla mia porta ogni giorno ” (Pro 8,34). Beato, dice Maria, chi ascolta i miei consigli e resta accanto alle porte della mia misericordia invocando la mia intercessione e il mio soccorso! La santa Chiesa insegna a noi suoi figli con quanta attenzione e fiducia dobbiamo fare continuo ricorso a questa nostra amorevole protettrice ordinando per lei un culto tutto particolare: nel corso dell’anno si celebrino molte feste in suo onore; un giorno della settimana sia consacrato in special modo a Maria; ogni giorno nell’ufficio divino tutti gli ecclesiastici e i religiosi la invochino in nome di tutto il popolo cristiano; tre volte al giorno al suono della campana tutti i fedeli la salutino.

Per capire il pensiero della Chiesa basta vedere come in tutte le pubbliche calamità essa vuole sempre che si ricorra alla divina Madre con novene, preghiere, processioni e visite ai suoi santuari e alle sue immagini. Questo desidera Maria da noi, di essere sempre invocata e implorata, non per mendicare da noi omaggi e onori, troppo al di sotto dei suoi meriti, ma affinché così, crescendo la nostra fiducia e devozione, essa possa maggiormente soccorrerci e consolarci: ” Ella cerca quei devoti, dice san Bonaventura, che ricorrono a lei con fervore e revérenza. Questi predilige, nutre, accoglie come figli “. Rut fu figura di Maria e il suo nome vuol dire ” colei che vede e si affretta “. ” Tale è Maria, dice san Bonaventura, colei che vede la nostra miseria e si affretta a soccorrerci con la sua misericordia “. Al che il Novarino aggiunge che Maria, ” per desiderio di farci del bene, non sa porre indugio e non essendo avara custode delle sue grazie, come madre di misericordia non può trattenersi dal diffondere appena può sui suoi servi i tesori della sua munificenza “. Come è pronta questa buona Madre ad aiutare chi la invoca! ” I tuoi seni sono come due caprioli ” (Ct 4,5). Spiegando questo passo Riccardo di san Lorenzo dice che, come i capretti sono veloci nei loro movimenti, così Maria si affretta a dare il latte della sua misericordia a chi la prega e aggiunge che la pietà di Maria si effonde su chiunque la domanda, anche con una semplice Ave Maria.

Perciò il Novarino afferma che la santa Vergine non solamente corre, ma vola a soccorrere chi la invoca. Nell’usare misericordia ella agisce alla maniera di Dio: come ” il Signore vola subito in aiuto di quelli che glielo chiedono, mantenendo fedelmente la promessa che ci ha fatto “chiedete e otterrete”, così Maria vola in nostro aiuto “, quando è invocata. Si capisce da ciò chi sia quella donna di cui parla l’Apocalisse: ” Furono date alla donna le due ali della grande aquila per poter volare nel deserto ” (Ap 12,14). Il Ribera spiega che queste ali sono l’amore con cui Maria volò sempre a Dio. Ma il beato Amedeo dice che queste ali d’aquila significano la rapidità con cui Maria, superando la velocità dei serafini, soccorre sempre i suoi figli. Si legge nel Vangelo di san Luca che quando Maria andò a visitare santa Elisabetta e a colmare di grazie tutta quella famiglia, camminò in fretta: ” Maria si mise in viaggio e andò in fretta in una regione montuosa ” (Lc 1,39). Il che non si dice poi del ritorno. Leggiamo nel Cantico dei cantici che le mani di Maria ” sono fatte al tornio ” (Ct 5,14). Poiché, scrive Riccardo di san Lorenzo, ” come l’arte di lavorare al tornio è fra tutte le arti la più sbrigativa, così Maria è più pronta di tutti gli altri santi ad aiutare i suoi devoti ” L. Blosio dice che ella ha sommo desiderio di consolare tutti e, appena si sente invocare, subito accetta le preghiere e soccorre. Con ragione dunque san Bonaventura chiamava Maria: ” salvezza di chi la invoca ” volendo dire che per essere salvo basta invocare questa divina Madre la quale, afferma Riccardo di san Lorenzo, si fa trovare sempre pronta ad aiutare chi la prega. Bernardino da Busto aggiunge: ” La nostra regina vuole concedere a noi le sue grazie più di quanto noi desideriamo riceverle “.

La moltitudine dei nostri peccati non deve diminuire la nostra fiducia di essere esauditi da Maria quando ci gettiamo ai suoi piedi. Riccardo di san Lorenzo esprime questo pensiero: ” Maria non dimentica di essere stata costituita madre di misericordia e, senza miseri da sollevare, dove trovar posto per la misericordia? Come una buona madre non sa rifiutare le cure necessarie a un figlio affetto dalla scabbia “, per quanto penose e ripugnanti siano, ” così la nostra Madre non sa respingere alcun peccatore ” quando a lei ricorriamo, benché sia grande il lezzo dei nostri peccati da cui ella vuole guarirci. Questo volle far sapere Maria quando apparve a santa Geltrude stendendo il suo manto per accogliere tutti coloro che ricorrevano a lei. La santa allora capì che tutti gli angeli sono pronti a difendere i devoti di Maria dagli attacchi dell’inferno. E tanta la pietà che ha di noi questa buona Madre e tanto è l’amore che ci porta, che non aspetta le nostre preghiere per soccorrerci: ” Previene quelli che la desiderano col mostrarsi loro per prima ” (Sap 6,14 Volg.). Sant’Anselmo applica a Maria queste parole della Sapienza e dice che ella corre incontro a quelli che desiderano la sua protezione. Dobbiamo quindi capire che la santa Vergine ci ottiene molte grazie da Dio prima che noi la preghiamo. Maria, dice Riccardo di san Vittore, viene proclamata ” bella come la luna ” (Ct 6,9 Volg.) perché non solo come la luna è veloce a correre in aiuto di chi la invoca, ma per di più desidera talmente il nostro bene che nei nostri bisogni ” anticipa le nostre suppliche e la sua misericordia è più pronta a soccorrerci che noi ad invocarla “. Questa prontezza deriva dal fatto che ” il petto di Maria è così traboccante di pietà che, appena ella sa le nostre miserie, subito effonde il latte della sua misericordia, né può conoscere il bisogno di un anima e non soccorrerla “.

Questa grande commiserazione delle nostre miserie, che la spinge a compatirci e soccorrerci anche quando non la preghiamo, Maria la manifestò fin dall’episodio delle nozze di Cana, come sta scritto nel Vangelo di san Giovanni, al capitolo 2. La nostra Madre si accorse dello sgomento degli sposi, tutti confusi nel veder mancare il vino alla mensa del banchetto e senza esserne stata richiesta, mossa solamente dal suo cuore pietoso, che non sa restare indifferente davanti alle afflizioni altrui, si mise a pregare il Figlio di consolarli, esponendogli semplicemente il loro bisogno: ” Non hanno più vino “. Allora il Figlio, per consolare quella povera gente e soprattutto per contentare il cuore compassionevole della Madre, fece il famoso miracolo di mutare l’acqua in vino. Il Novarino fa questa riflessione: “Se Maria anche non richiesta è così pronta a soccorrere nei bisogni, che cosa non farà quando la si implora?” Quanto sarà più pronta a consolare chi invoca il suo aiuto! Se qualcuno dubitasse di non essere soccorso quando ricorre a Maria, così lo ammonisce Innocenzo III: ” Chi mai l’ha invocata e non è stato ascoltato da lei? ” E il beato Eutichiano esclama: ” Chi mai, o santa Vergine, è ricorso al tuo onnipotente patrocinio – che può soccorrere ogni miseria e salvare i più grandi peccatori e si è visto abbandonato da te? Nessuno, nessuno mai “. Ciò non è mai accaduto né mai accadrà. Dice san Bernardo: ” Non parli più per lodare la tua misericordia, o Vergine santa, chi ti avesse invocata nei suoi bisogni e si ricordasse di essere stato da te trascurato “. ” Il cielo e la terra andranno distrutti, scrive il devoto Blosio, prima che Maria lasci sénza soccorso chi la prega sinceramente e fiduciosamente “. Per accrescere la nostra fiducia, sant’Anselmo aggiunge che quando ricorriamo a questa divina Madre, non solo dobbiamo essere sicuri della sua protezione, ma che ” alle volte saremo più presto esauditi e salvati invocando il nome di Maria che invocando il nome di Gesù nostro Salvatore “. E ne adduce la ragione: ”

Perché al Cristo come giudice appartiene anche il punire; ma alla Vergine, come avvocata, compete la sola misericordia “. Egli vuol dire che noi troviamo più presto la salvezza ricorrendo alla Madre che al Figlio, non perché Maria sia più potente del Figlio a salvarci, poiché sappiamo che Gesù è il nostro unico Salvatore che unicamente con i suoi meriti ci ha ottenuto e ci ottiene la salvezza; ma perché noi, ricorrendo a Gesù e considerandolo anche come nostro giudice, a cui spetta di castigare i peccatori, manchiamo forse della fiducia necessaria per essere esauditi. Invece rivolgendoci a Maria, che come madre di misericordia non ha altra funzione che di compatirci e come nostra avvocata quella di difenderci, la nostra fiducia è più sicura e più grande. Afferma Niceforo: ” Molte cose si domandano a Dio e non si ottengono; si domandano a Maria e si ottengono. Non perché Maria sia più potente di Dio, ma perché Dio ha decretato di onorare così sua Madre “. E dolce la promessa che il Signore fece udire a questo proposito a santa Brigida. Si legge nel libro I delle sue Rivelazioni, al capitolo 5°, che un giorno la santa sentì Gesù che diceva alla Madre: ” Chiedimi quello che vuoi, perché non ti negherò mai niente di quanto domanderai. Sappi che tutti coloro che per amor tuo mi chiederanno qualche grazia, benché siano peccatori, purché abbiano la volontà di emendarsi, prometto loro di esaudirli “.

La stessa rivelazione fu fatta a santa Geltrude, la quale udì il nostro Redentore dire a Maria: ” Nella mia onnipotenza, o Madre, ti ho concesso di usare misericordia a tutti i peccatori che invocano devotamente il soccorso della tua pietà, in qualsiasi modo ti piaccia “. Ciascuno dica dunque con grande fiducia, invocando questa Madre di misericordia, come le diceva invocandola sant’Agostino: ” Memorare, piissima Maria… Ricòrdati, o pietosissima Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato “. Perciò perdonami se ti dico che non voglio essere quel primo infelice che, ricorrendo a te, sia da te abbandonato.

Esempio

San Francesco di Sales, come si narra nella sua Vita, sperimentò l’efficacia di questa preghiera. Il santo aveva circa diciassette anni e si trovava allora a Parigi dove si applicava agli studi, tutto dedito alla devozione e all’amore di Dio, che gli faceva gustare in anticipo le delizie del paradiso. Il Signore, per metterlo alla prova e legarlo maggiormente al suo amore, permise che il demonio gli facesse pensare che tutto quel che faceva era fatica sprecata e che egli era condannato nei decreti divini. Nello stesso tempo Dio volle lasciarlo nell’oscurità e nell’aridità. In quel periodo il giovinetto era insensibile ai più dolci pensieri sulla bontà divina e la tentazione accresceva l’afflizione del suo cuore. Per questi timori e per queste sofferenze egli perse l’appetito, il sonno, il colorito e l’allegria, tanto che ispirava compassione a chi lo guardava. Mentre durava questa orribile tempesta, il santo non sapeva concepire altri pensieri né proferire altre parole che di sfiducia e di dolore. ” Dunque, diceva, io sarò privo della grazia del mio Dio, che in passato si è mostrato così amabile e così dolce verso di me? O amore, o bellezza a cui ho consacrato tutti i miei affetti, io non godrò più le tue consolazioni? O Vergine Madre di Dio, la più bella di tutte le figlie di Gerusalemme, non ti potrò dunque vedere in paradiso? Mia regina, se non potrò vedere il tuo bel viso, non permettere almeno che io ti debba bestemmiare e maledire nell’inferno “. Questi erano allora i teneri sentimenti di quel cuore afflitto e amante di Dio e della Vergine. La tentazione durò un mese, ma finalmente il Signore si compiacque di liberarlo per mezzo della consolatrice del mondo, Maria, a cui il santo aveva già consacrato la sua verginità e in cui diceva di aver riposto tutte le sue speranze. Una sera, mentre tornava a casa, entrò in una chiesa e vide una tavoletta appesa al muro su cui lesse la seguente preghiera di sant’Agostino. ” Ricordati, o pietosissima Maria, che non si è inteso mai che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato “. Prostrato davanti all’altare della divina Madre, recitò devotamente questa preghiera, rinnovò il suo voto di verginità, promise di recitare ogni giorno il rosario e soggiunse: ” Mia regina, sii mia avvocata presso tuo Figlio a cui non ho l’ardire di ricorrere. Madre mia, se io infelice non potrò amare nell’altro mondo il mio Signore, che so così degno di essere amato, ottienimi almeno che io lo ami più che posso in questo mondo. Questa è la grazia che ti domando e da te spero “. Così pregò la Vergine e poi si abbandonò senza riserve tra le braccia della divina misericordia, rassegnandosi completamente alla volontà di Dio. Ma appena finita la preghiera, in un istante la sua dolce Madre lo liberò dalla tentazione; subito egli ritrovò la pace interiore e ad un tempo la salute del corpo. Da allora in poi continuò a professare una grande devozione verso Maria e per tutta la vita non cessò di celebrare le sue lodi e la sua misericordia con le prediche e con gli scritti.

Preghiera

Madre di Dio, regina degli angeli, speranza degli uomini, ascolta chi ti invoca e ricorre a te. Prostrato ai tuoi piedi, io misero schiavo dell’inferno, mi proclamo tuo servo perpetuo, offrendomi per servirti e onorarti quanto più potrò per tutta la vita. So bene che non ti onora il servizio di un essere meschino e perverso come me, che ho tanto offeso il tuo Figlio e mio Redentore Gesù. Ma se accetterai un indegno come tuo servo e trasformandolo con la tua intercessione lo renderai degno di servirti, questa tua misericordia ti darà quell’onore che io non posso procurarti. Accettami dunque, Madre mia, non mi respingere. Il Verbo eterno venne dal cielo in terra a cercare le pecorelle smarrite e per salvarle si fece tuo figlio. Come potrai tu disprezzare una pecorella che ricorre a te per ritrovare Gesù? Il prezzo della mia salvezza è già stato pagato: il mio Salvatore ha già sparso il suo sangue, che basta a salvare infiniti mondi. Resta solo che questo sangue si applichi anche a me. E questo dipende da te, Vergine benedetta. Da te dipende, dice san Bernardo, il dispensare i meriti di questo sangue a chi ti piace. Come ti dice anche san Bonaventura: ” Sarà salvo chi tu vuoi “. Dunque, regina mia, aiutami; regina mia, salvami. A te consegno oggi tutta l’anima mia: pensa tu a salvarla. ” O salvezza di chi ti invoca “, ripeto con lo stesso santo, salvami tu.

 

preghiera11

S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria

CAPITOLO III

Speranza nostra, salve

1. Maria è la speranza di tutti

Gli eretici moderni non possono sopportare che noi salutiamo e chiamiamo Maria speranza nostra: Spes nostra, salve. Dicono che solo Dio è la nostra speranza e che maledice chi ripone la sua speranza nella creatura: ” Maledetto chi confida nell’uomo ” (Ger 17,5). Maria, affermano, è una creatura e come potrebbe una creatura essere la nostra speranza? Questo dicono gli eretici, tuttavia la santa Chiesa vuole che ogni giorno tutti gli ecclesiastici e tutti i religiosi proclamino e a nome di tutti i fedeli invochino e chiamino Maria con questo dolce nome di speranza nostra, speranza di tutti: Spes nostra, salve. Ci sono due modi, dice san Tommaso, di porre la propria speranza in una persona, come causa principale o come causa di mezzo. Quelli che sperano qualche grazia dal re, la sperano da lui come sovrano; dal suo ministro o dal favorito la sperano come intercessore. Se la grazia è concessa, viene principalmente dal re, ma per il tramite del suo favorito; perciò chi chiede la grazia ha ragione di dire che il suo intercessore è la sua speranza. Il re del cielo, essendo bontà infinita, desidera grandemente arricchirci delle sue grazie; ma poiché da parte nostra è necessaria la fiducia, per accrescere in noi questa fiducia ci ha donato per madre e avvocata la sua Madre stessa, a cui ha dato tutto il potere di aiutarci.

Perciò vuole che riponiamo in lei la speranza della nostra salvezza e di ogni nostro bene. Certamente quelli che pongono la loro speranza solo nelle creature indinendentemente da Dio, come fanno i peccatori, e che per ottenere l’amicizia e il favore di un uomo arrivano a offendere Dio, questi sono maledetti da Dio, come dice Isaia. Ma quelli che sperano in Maria, come Madre di Dio, tanto potente da ottenere loro le grazie e la vita eterna, questi sono benedetti da Dio e rallegrano il suo cuore, desideroso di vedere così onorata l’incomparabile creatura che più di tutti gli uomini e di tutti gli angeli lo ha amato e onorato in questo mondo. Perciò giustamente noi chiamiamo la Vergine la nostra speranza, sperando, come dice il cardinale Bellarmino, di ottenere per la sua intercessione quello che non otterremmo con le sole nostre preghiere. Noi la preghiamo, dice sant’Anselmo, ” affinché la dignità di chi intercede supplisca alla nostra povertà “. Sicché, aggiunge il santo, ” il supplicare la Vergine con tale speranza non è diffidare della misericordia di Dio, ma temere la propria indegnità “. Con ragione dunque la santa Chiesa applica a Maria le parole dell’Ecclesiastico con cui la chiama ” Madre… della santa speranza ” (Eccli [= Sir] 24,24 Volg.), la madre che fa nascere in noi non già la speranza vana dei beni miserabili e transitori di questa vita, ma la speranza santa dei beni immensi ed eterni della vita del cielo. Sant’Efrem, rivolgendosi alla divina Madre, esclamava: ” Dio ti salvi, o speranza dell’anima mia, salvezza certa dei cristiani, aiuto dei peccatori, difesa dei fedeli e salvezza del mondo”. San Basilio afferma che dopo Dio non abbiamo altra speranza che Maria e perciò la proclama ” la nostra unica speranza dopo Dio”. Sant’Efrem, riflettendo sull’ordine stabilito dalla Provvidenza secondo il quale, come dice san Bernardo e come dimostreremo a lungo più avanti, tutti quelli che si salvano si debbono salvare per mezzo di Maria, così le parla: ” In te sola è riposta la nostra fiducia, o Vergine purissima; proteggici e custodiscici sotto le ali della tua compassione”. Lo stesso le dice san Tommaso da Villanova, chiamandola unico nostro rifugio, aiuto e asilo. San Bernardo mostra la fondatezza di questa verità dicendo: ” Guarda, o uomo, il disegno di Dio, disegno di pietà “, per poter dispensare a noi con più abbondanza la sua misericordia: ” volendo redimere il genere umano, egli ha posto tutto il valore della redenzione nelle mani di Maria”, affinché ella lo dispensi a suo piacimento. Dio ordinò a Mosè: ” Farai un propiziatorio d’oro puro… E di là che ti dirò tutto quello che ti ordino ” (Es 25,17.22). ” Questo propiziatorio, dice un autore, è Maria, ed è dato da Dio a tutto il mondo. Da lì il nostro clementissimo Signore parla al cuore, da lì dà risposte di bontà e di perdono, da lì largisce i doni, da lì ci viene ogni bene”.

Perciò, dice sant’Ireneo, il Verbo divino, prima d’incarnarsi nel seno di Maria, mandò l’arcangelo a chiedere il suo consenso, perché volle che da Maria derivasse al mondo il mistero dell’Incarnazione: ” Perché senza il consenso di Maria non si compie il mistero dell’Incarnazione? Perché Dio vuole che ella sia il principio di tutti i beni”. L’Idiota dice dunque: ” Per mezzo di lei il mondo ha e avrà ogni bene”. Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria. Aveva dunque ragione il devoto Blosio di esclamare: ” O Maria, chi sarà quello stolto e infelice che non amerà te ” che sei così amabile e così grata con chi ti ama? ” Nei dubbi ” e nelle perplessità in cui la nostra mente si confonde ” tu sei la luce ” di coloro che a te ricorrono; ” nelle afflizioni, tu consoli ” chi in te confida; ” nei pericoli, tu soccorri ” chi ti chiama. ” Tu dopo il tuo divino Figlio sei la salvezza sicura dei tuoi servi fedeli. Dio ti salvi, o speranza dei disperati, o soccorso degli abbandonati “. Maria, tu sei onnipotente, poiché, ” per onorarti, tuo Figlio vuole fare subito quello che tu vuoi”. San Germano, riconoscendo in Maria la fonte di ogni nostro bene e la liberazione da ogni male, così la invoca: ” Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza; esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che sei la mia regina, il rifugio, la vita, l’aiuto, la speranza e la mia forza”. Con ragione dunque sant’Antonino applica a Maria questo passo della Sapienza: ” Tutti i beni mi sono venuti insieme con essa ” (7,11). ” Ella è la madre ” e la dispensatrice ” di tutti i beni. Ben può dire il mondo “, specialmente chi nel mondo è devoto a questa regina, che ” insieme con la devozione a Maria, egli ha ottenuto ogni bene “. Perciò l’abate di Selles afferma senza riserve: ” Chi trova Maria trova ogni bene “, trova tutte le grazie, tutte le virtù, poiché per mezzo della sua potente intercessione ella gli ottiene tutto ciò che gli occorre per essere ricco della divina grazia. La santa Vergine stessa ci fa sapere: ” Ricchezza e gloria sono con me…”, tutte le ricchezze di Dio, cioè le divine misericordie, ” per arricchire coloro che mi amano ” (Pro 8,18.21). Perciò san Bonaventura diceva che noi tutti dobbiamo tenere sempre gli occhi fissi sulle mani di Maria, alfine di ricevere per mezzo suo quel bene che desideriamoQuanti superbi hanno trovato l’umiltà nella devozione a Maria! Quanti iracondi hanno trovato la mansuetudine! Quanti ciechi la luce! Quanti disperati la fiducia! Quanti perduti la salvezza! E quel che Maria aveva predetto quando in casa di Elisabetta proruppe nel suo sublime cantico: ” D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata ” (Lc 1,48). San Bernardo riprende: ” Tutte le generazioni ti chiameranno beata, perché a tutte le genti hai dato la vita e la gloria; poiché in te i peccatori trovano il perdono e i giusti trovano la perseveranza nella grazia divina “. Il devoto Lanspergio fa parlare così il Signore: Uomini, poveri figli di Abramo, che vivete in mezzo a tanti nemici e a tante miserie, ” abbiate cura di venerare con particolare affetto la Madre mia ” e vostra. ” Io l’ho data al mondo come esempio di purezza” affinché da lei impariate a vivere come si deve; ” e come rifugio sicuro affinché ricorriate a lei nelle vostre afflizioni.

Questa mia figlia l’ho fatta tale che nessuno possa temerla o possa esitare a ricorrere a lei. Perciò l’ho creata di natura così benigna e pietosa che non sa disprezzare nessuno e non sa negare il suo favore a nessuno che lo domanda. Ella tiene aperto a tutti il manto della sua misericordia e non permette che nessuno parta sconsolato dai suoi piedi”. Sia dunque sempre lodata e benedetta la bontà immensa del nostro Dio che ci ha dato una madre così grande e un’avvocata così tenera e amorevole. O Dio, quanto sono commoventi i sentimenti di fiducia che il serafico san Bonaventura aveva verso il nostro redentore Gesù e verso la nostra avvocata Maria così pieni di amore! ” Per quanto il Signore mi abbia riprovato, io so che egli non può negarsi ” a chi lo ama e lo cerca con cuore sincero. ” Io lo abbraccerò con il mio amore e finché non mi avrà benedetto non lo lascerò ed egli senza me non potrà andarsene “. Se altro non potrò, almeno ” mi nasconderò dentro le sue piaghe, vi resterò e fuori di sé egli non potrà trovarmi “. Infine se il mio Redentore per le mie colpe mi scaccia dai suoi piedi, ” mi butterò ai piedi della sua Madre Maria e vi resterò prostrato finché ella non mi ottenga il perdono. Infatti ” la nostra Madre di misericordia ” non sa e non ha saputo mai non compatire le miserie e non contentare i miseri che a lei ricorrono per aiuto. Perciò “, se non per obbligo, almeno ” per compassione, indurrà il Figlio a perdonarmi “. Concludiamo dunque dicendo con Eutimio: ” Guardaci, o Madre nostra misericordiosa, guardaci poiché siamo tuoi servi e in te abbiamo riposto tutta la nostra speranza”.

Esempio

Nella quarta parte del Tesoro del rosario (al miracolo 85), si narra che un cavaliere molto devoto alla divina Madre aveva preparato nel suo palazzo un oratorio dove, davanti a una bella immagine di Maria, si tratteneva spesso a pregare non solo di giorno, ma anche di notte, interrompendo il riposo per andare ad onorare la sua amata regina. La moglie, donna per altro molto pia, essendosi accorta che il marito quando nella casa il silenzio era più profondo si alzava dal letto e ritornava nella stanza dopo molto tempo, cominciò ad essere gelosa e ad avere dei sospetti. Perciò un giorno per liberarsi da questo assillo che la tormentava si azzardò a domandare al marito se amasse un’altra donna. Sorridendo il cavaliere le rispose: ” Sappi che io amo la signora più amabile del mondo. A lei ho donato tutto il mio cuore e potrei morire piuttosto che cessare di amarla. Se tu la conoscessi, mi diresti tu stessa di amarla più di quanto io ora la ami “. Egli intendeva parlare della santa Vergine che amava con tanta tenerezza. Ma la moglie, più che mai insospettita, per meglio accertarsi della verità, gli chiese se ogni notte si alzava dal letto e usciva dalla camera per incontrare quella signora. Il cavaliere, che non si rendeva conto del grande turbamento della moglie, rispose di sì. La donna, sempre più convinta della verità dei suoi sospetti infondati, accecata dalla passione, una notte in cui il marito secondo il suo solito uscì dalla camera, disperata prese un coltello, si tagliò la gola e poco dopo morì. Terminate le sue devozioni, il cavaliere ritorna nella stanza, va per rimettersi a letto, ma lo trova tutto bagnato. Chiama la moglie che non risponde, la scuote, ma la donna rimane insensibile. Alla fine prende il lume, vede il letto pieno di sangue e la moglie con la gola ferita, morta. Allora capì che la donna si era uccisa per gelosia. Chiuse a chiave la stanza e ritornato nella cappella si prostrò davanti all’immagine della santa Vergine. ” Madre mia, cominciò a dire piangendo dirottamente, vedi in quale afflizione mi trovo. Se non mi consoli tu, a chi devo ricorrere? Pensa che per venire ad onorare te, ho avuto la disgrazia di vedere mia moglie morta e dannata. Madre mia, tu puoi porre rimedio a questa sventura; fallo, te ne prego! “. Chi prega questa Madre di misericordia con fiducia, ottiene da lei quello che vuole. Appena il cavaliere ha finito la sua preghiera, ecco che una serva viene a dirgli di tornare nella sua stanza perché la moglie lo chiama. La sua gioia è tale che egli non riesce a crederci e dice alla ragazza di andare a vedere se veramente la moglie vuole vederlo. La servetta ritorna: ” Sì, andate presto, perché la padrona vi sta aspettando “. Va, apre la porta e vede la moglie viva che si butta ai suoi piedi piangendo e lo prega di perdonarlo: ” Ah, sposo mio, la Madre di Dio per le tue preghiere mi ha liberata dall’inferno “. Così tutti e due piangendo di gioia andarono a ringraziare la santa Vergine nell’oratorio. La mattina seguente il marito invitò a un banchetto tutti i parenti ai quali fece narrare il fatto dalla moglie stessa, che mostrava il segno lasciato dalla ferita e ognuno sentì crescere in sé l’amore per la divina Madre.

Preghiera

Madre del santo amore, vita, rifugio e speranza nostra, tu ben sai che al tuo Figlio Gesù Cristo non è bastato farsi nostro perpetuo avvocato presso l’eterno Padre, ma ha voluto che anche tu t’impegni presso di lui per impetrarci le divine misericordie. Egli ha disposto che le tue preghiere contribuiscano alla nostra salvezza e ha dato loro tanta potenza che ottengono tutto ciò che domandano. Perciò mi rivolgo a te, speranza dei miseri, io misero peccatore. Io spero, Signora, di potermi salvare per i meriti di Gesù Cristo e poi per la tua intercessione. Io ho questa fiducia, la ho talmente che se la mia salvezza eterna stesse nelle mie mani, la metterei nelle tue, poiché mi fido più della tua misericordia e protezione che di tutte le mie opere. Madre e speranza mia, non mi abbandonare, come meriterei. Guarda le mie miserie, muoviti a pietà, soccorrimi e salvami. Tante volte, lo confesso, con i miei peccati ho chiuso la porta ai lumi e agli aiuti che tu mi hai procurato dal Signore. Ma la pietà che tu hai verso i poveri peccatori e la potenza che hai presso Dio superano il numero e la gravità di tutti i miei demeriti. Il cielo e la terra sanno che chi è protetto da te certamente non si perde. Si dimentichino dunque tutti di me, purché non te ne dimentichi tu, Madre di Dio onnipotente. Dì a Dio che io sono tuo servo, digli che tu mi difendi e sarò salvo. O Maria, io mi fido di te; in questa speranza vivo e in questa voglio e spero morire dicendo sempre: ” La mia unica speranza è Gesù e dopo Gesù la Vergine Maria “.

 

preghiera11