Il Signore ti dice: Dammi da bere

Giovanni 4

1 Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni 2 – sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -, 3 lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4 Doveva perciò attraversare la Samaria. 5 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».21 Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». 26 Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32 Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
43 Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea. 44 Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. 45 Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
46 Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. 47 Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. 48 Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49 Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50 Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. 51 Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52 S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». 53 Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia. 54 Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.

gesù

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà

Giovanni

Capitolo 11

Risurrezione di Lazzaro – [1] Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. [2] Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [3] Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
[4] All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». [5]Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. [6] Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. [7] Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». [8] I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». [9] Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10]ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
[11] Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». [12] Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». [13] Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. [14] Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». [16] Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
[17] Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. [18] Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri [19] e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. [20] Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. [21] Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! [22] Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». [23] Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». [24] Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». [25] Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; [26] chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». [27] Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
[28] Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». [29] Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. [30] Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.[31] Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
[32] Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». [33] Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, [34]domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». [35] Gesù scoppiò in pianto. [36] Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». [37] Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
[38] Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. [39] Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». [40] Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». [41] Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. [42] Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». [43] Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». [44] Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
[45] Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.[46] Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Il Sinedrio decide la morte di Gesù – [47] Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. [48] Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». [49] Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! [50] Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». [51]Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; [52] e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. [53] Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
[54] Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
[55] Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56] Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». [57] Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

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Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo

Giovanni

Capitolo 9

Guarigione del cieco nato – [1] Passando, vide un uomo cieco dalla nascita [2] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». [3] Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. [4] Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire.[5] Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». [6] Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco [7] e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
[8] Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». [9] Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». [10] Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». [11] Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». [12] Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
[13] Condussero dai farisei quello che era stato cieco:[14] era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. [15] Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». [16] Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. [17] Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
[18] Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. [19] E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».[20] I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; [21] ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». [22] Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. [23] Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
[24] Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». [25] Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». [26] Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». [27] Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». [28] Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! [29] Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». [30] Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. [31] Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. [32] Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. [33] Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». [34] Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
[35] Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».[36] Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». [37] Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». [38] Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
[39] Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».[40] Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?».[41] Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

veliero (2)

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»

Giovanni

Capitolo 8

L’adultera – [1] Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. [2] Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. [3] Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e [4] gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. [5] Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». [6] Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. [7]Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». [8] E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. [9] Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. [10] Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». [11] Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Gesù riparla ai Giudei della sua missione – [12]Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». [13] Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». [14] Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. [15] Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. [16] E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. [17] E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. [18]Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».[19] Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». [20]Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.
[21] Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». [22] Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». [23] E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. [24] Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». [25] Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. [26] Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». [27] Non capirono che egli parlava loro del Padre. [28] Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. [29] Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
[30] A queste sue parole, molti credettero in lui. [31]Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; [32] conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Gesù ribatte l’alterigia dei Giudei – [33] Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». [34] Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. [35] Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. [36] Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. [37] So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. [38] Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». [39]Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. [40] Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. [41] Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». [42]Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. [43] Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. [44]Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. [45] A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. [46]Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? [47] Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
[48] Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?».[49] Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. [50] Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. [51] In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». [52] Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. [53] Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». [54] Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, [55] e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. [56] Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». [57] Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». [58]Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». [59] Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

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Nella Preghiera Sacerdotale Gesù chiede per noi il Paradiso,che è la piena Comunione di Vita con la Trinità

Giovanni

Capitolo 17

La preghiera di Gesù – [1] Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. [2]Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. [3]Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. [4] Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. [5] E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
[6] Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. [7] Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, [8] perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
[9] Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. [10] Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. [11] Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
[12] Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. [13] Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. [14] Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
[15] Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. [16] Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. [17] Consacrali nella verità. La tua parola è verità. [18] Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; [19] per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
[20] Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: [21]perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
[22] E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. [23] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
[24] Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
[25] Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. [26] E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

CATECHESI SULLA PREGHIERA SACERDOTALE DI GESU’

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 25 gennaio 2012

Cari fratelli e sorelle,

nella Catechesi di oggi concentriamo la nostra attenzione sulla preghiera che Gesù rivolge al Padre nell’«Ora» del suo innalzamento e della sua glorificazione (cfr Gv 17,1-26). Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: «La tradizione cristiana a ragione la definisce la “preghiera sacerdotale” di Gesù. E’ quella del nostro Sommo Sacerdote, è inseparabile dal suo Sacrificio, dal suo “passaggio” [pasqua] al Padre, dove egli è interamente “consacrato” al Padre» (n. 2747).

Questa preghiera di Gesù è comprensibile nella sua estrema ricchezza soprattutto se la collochiamo sullo sfondo della festa giudaica dell’espiazione, lo Yom kippùr. In quel giorno il Sommo Sacerdote compie l’espiazione prima per sé, poi per la classe sacerdotale e infine per l’intera comunità del popolo. Lo scopo è quello di ridare al popolo di Israele, dopo le trasgressioni di un anno, la consapevolezza della riconciliazione con Dio, la consapevolezza di essere popolo eletto, «popolo santo» in mezzo agli altri popoli. La preghiera di Gesù, presentata nel capitolo 17 del Vangelo secondo Giovanni, riprende la struttura di questa festa. Gesù in quella notte si rivolge al Padre nel momento in cui sta offrendo se stesso. Egli, sacerdote e vittima, prega per sé, per gli apostoli e per tutti coloro che crederanno in Lui, per la Chiesa di tutti i tempi (cfr Gv 17,20).

La preghiera che Gesù fa per se stesso è la richiesta della propria glorificazione, del proprio «innalzamento» nella sua «Ora». In realtà è più di una domanda e della dichiarazione di piena disponibilità ad entrare, liberamente e generosamente, nel disegno di Dio Padre che si compie nell’essere consegnato e nella morte e risurrezione. Questa “Ora” è iniziata con il tradimento di Giuda (cfr Gv13,31) e culminerà nella salita di Gesù risorto al Padre (Gv 20,17). L’uscita di Giuda dal cenacolo è commentata da Gesù con queste parole: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui» (Gv 13,31). Non a caso, Egli inizia la preghiera sacerdotale dicendo: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1). La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l’ingresso nella piena obbedienza al Padre, un’obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale: «E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). Sono questa disponibilità e questa richiesta il primo atto del sacerdozio nuovo di Gesù che è un donarsi totalmente sulla croce, e proprio sulla croce – il supremo atto di amore – Egli è glorificato, perché l’amore è la gloria vera, la gloria divina.

Il secondo momento di questa preghiera è l’intercessione che Gesù fa per i discepoli che sono stati con Lui. Essi sono coloro dei quali Gesù può dire al Padre: «Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola» (Gv 17,6). «Manifestare il nome di Dio agli uomini» è la realizzazione di una presenza nuova del Padre in mezzo al popolo, all’umanità. Questo “manifestare” è non solo una parola, ma è realtà in Gesù; Dio è con noi, e così il nome – la sua presenza con noi, l’essere uno di noi – è “realizzato”.  Quindi questa manifestazione si realizza nell’incarnazione del Verbo. In Gesù Dio entra nella carne umana, si fa vicino in modo unico e nuovo. E questa presenza ha il suo vertice nel sacrificio che Gesù realizza nella sua Pasqua di morte e risurrezione.

Al centro di questa preghiera di intercessione e di espiazione a favore dei discepoli sta la richiesta di consacrazione; Gesù dice al Padre: «Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (Gv 17,16-19). Domando: cosa significa «consacrare» in questo caso? Anzitutto bisogna dire che «Consacrato» o «Santo», è propriamente solo Dio. Consacrare quindi vuol dire trasferire una realtà – una persona o cosa – nella proprietà di Dio. E in questo sono presenti due aspetti complementari: da una parte togliere dalle cose comuni, segregare, “mettere a parte” dall’ambiente della vita personale dell’uomo per essere donati totalmente a Dio; e dall’altra questa segregazione, questo trasferimento alla sfera di Dio, ha il significato proprio di «invio», di missione: proprio perché donata a Dio, la realtà, la persona consacrata esiste «per» gli altri, è donata agli altri. Donare a Dio vuol dire non essere più per se stessi, ma per tutti. E’ consacrato chi, come Gesù, è segregato dal mondo e messo a parte per Dio in vista di un compito e proprio per questo è pienamente a disposizione di tutti. Per i discepoli, sarà continuare la missione di Gesù, essere donato a Dio per essere così in missione per tutti. La sera di Pasqua, il Risorto, apparendo ai suoi discepoli, dirà loro: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21).

Il terzo atto di questa preghiera sacerdotale distende lo sguardo fino alla fine del tempo. In essa Gesù si rivolge al Padre per intercedere a favore di tutti coloro che saranno portati alla fede mediante la missione inaugurata dagli apostoli e continuata nella storia: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola». Gesù prega per la Chiesa di tutti i tempi, prega anche per noi (Gv 17,20). Il Catechismo della Chiesa Cattolica commenta: «Gesù ha portato a pieno compimento l’opera del Padre, e la sua preghiera, come il suo Sacrificio, si estende fino alla consumazione dei tempi. La preghiera dell’Ora riempie gli ultimi tempi e li porta verso la loro consumazione» (n. 2749).

La richiesta centrale della preghiera sacerdotale di Gesù dedicata ai suoi discepoli di tutti i tempi è quella della futura unità di quanti crederanno in Lui. Tale unità non è un prodotto mondano. Essa proviene esclusivamente dall’unità divina e arriva a noi dal Padre mediante il Figlio e nello Spirito Santo. Gesù invoca un dono che proviene dal Cielo, e che ha il suo effetto – reale e percepibile – sulla terra. Egli prega «perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). L’unità dei cristiani da una parte è una realtà segreta che sta nel cuore delle persone credenti. Ma, al tempo stesso, essa deve apparire con tutta la chiarezza nella storia, deve apparire perché il mondo creda, ha uno scopo molto pratico e concreto deve apparire perchè tutti siano realmente una sola cosa. L’unità dei futuri discepoli, essendo unità con Gesù – che il Padre ha mandato nel mondo -, è anche la fonte originaria dell’efficacia della missione cristiana nel mondo.

«Possiamo dire che nella preghiera sacerdotale di Gesù si compie l’istituzione della Chiesa … Proprio qui, nell’atto dell’ultima cena, Gesù crea la Chiesa. Perché, che altro è la Chiesa se non la comunità dei discepoli che, mediante la fede in Gesù Cristo come inviato del Padre, riceve la sua unità ed è coinvolta nella missione di Gesù di salvare il mondo conducendolo alla conoscenza di Dio? Qui troviamo realmente una vera definizione della Chiesa. La Chiesa nasce dalla preghiera di Gesù. E questa preghiera non è soltanto parola: è l’atto in cui egli «consacra» se stesso e cioè «si sacrifica» per la vita del mondo (cfr Gesù di Nazaret, II, 117s).

Gesù prega perché i suoi discepoli siano una cosa sola. In forza di tale unità, ricevuta e custodita, la Chiesa può camminare «nel mondo» senza essere «del mondo» (cfr Gv 17,16) e vivere la missione affidatale perché il mondo creda nel Figlio e nel Padre che lo ha mandato. La Chiesa diventa allora il luogo in cui continua la missione stessa di Cristo: condurre il «mondo» fuori dall’alienazione dell’uomo da Dio e da se stesso, fuori dal peccato, affinché ritorni ad essere il mondo di Dio.

Cari fratelli e sorelle, abbiamo colto qualche elemento della grande ricchezza della preghiera sacerdotale di Gesù, che vi invito a leggere e a meditare, perché ci guidi nel dialogo con il Signore, ci insegni a pregare. Anche noi, allora, nella nostra preghiera, chiediamo a Dio che ci aiuti ad entrare, in modo più pieno, nel progetto che ha su ciascuno di noi; chiediamoGli di essere «consacrati» a Lui, di appartenerGli sempre di più, per poter amare sempre di più gli altri, i vicini e i lontani; chiediamoGli di essere sempre capaci di aprire la nostra preghiera alle dimensioni del mondo, non chiudendola nella richiesta di aiuto per i nostri problemi, ma ricordando davanti al Signore il nostro prossimo, apprendendo la bellezza di intercedere per gli altri; chiediamoGli il dono dell’unità visibile tra tutti i credenti in Cristo – lo abbiamo invocato con forza in questa Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani – preghiamo per essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Grazie.

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In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio

Giovanni


Capitolo 1

Divinità del Verbo – [1] In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
[2] Egli era, in principio, presso Dio:
[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
[4] In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
[5] la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
[6] Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
[7] Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
[8] Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[9] Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
[10] Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
[11] Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
[12] A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
[13] i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
[14] E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
[15] Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
[16] Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
[17] Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
[18] Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

La luce ricevuta dai buoni

Missione e testimonianza di Giovanni – [19]Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». [20] Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». [21] Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. [22]Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». [23] Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
[24] Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.[25] Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». [26] Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, [27] colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». [28]Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
[29] Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! [30] Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. [31] Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
[32] Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. [33] Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. [34]E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
I primi discepoli di Gesù – [35] Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli[36] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». [37] E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. [38] Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?».[39] Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
[40] Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. [41] Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – [42] e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
[43] Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». [44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. [45] Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». [46] Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». [47] Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». [48]Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». [49] Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». [50] Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». [51] Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

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Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi

Giovanni

Capitolo 15

La vite e i tralci – [1] «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. [2] Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. [3] Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. [4] Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. [5] Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. [6] Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.[7] Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. [8] In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
L’amore cristiano – [9] Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. [10]Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. [11] Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
[12] Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. [13] Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. [14] Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. [15] Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. [16] Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. [17] Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
L’odio del mondo – [18] Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. [19] Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. [20] Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. [21] Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. [22] Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. [23] Chi odia me, odia anche il Padre mio.[24] Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. [25] Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.
Preannunzia il Consolatore – [26] Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; [27] e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Capitolo 16

Le persecuzioni – [1] Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. [2] Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. [3] E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. [4]Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.
Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi. [5]Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. [6] Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.[7] Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. [8]E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. [9]Riguardo al peccato, perché non credono in me; [10]riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; [11] riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.
[12] Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. [13] Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. [14] Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. [15] Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Il ritorno di Gesù – [16] Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». [17] Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». [18]Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
[19] Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? [20] In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
[21] La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. [22] Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. [23] Quel giorno non mi domanderete più nulla.
L’addio – In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.[24] Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
[25] Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. [26] In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: [27] il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. [28] Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
[29] Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. [30] Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». [31] Rispose loro Gesù: «Adesso credete? [32]Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
[33] Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

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Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me

Giovanni

Capitolo 13

La lavanda – [1] Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. [2] Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, [3] Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, [4] si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. [5] Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. [6]Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». [7] Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». [8] Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». [9] Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». [10] Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». [11] Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
[12] Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? [13] Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. [14] Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. [15] Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. [16] In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. [17] Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. [18] Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio paneha alzato contro di me il suo calcagno. [19] Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. [20] In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Il traditore svelato – [21] Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». [22] I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. [23] Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. [24]Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. [25] Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». [26] Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. [27] Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». [28] Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; [29]alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. [30] Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Il nuovo Comandamento – [31] Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. [32] Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. [33] Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. [34] Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. [35] Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Gesù predice il rinnegamento di Pietro – [36]Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». [37] Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». [38] Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Capitolo 14

Gesù conforta i discepoli – [1] Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. [2] Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? [3] Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. [4] E del luogo dove io vado, conoscete la via».
[5] Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». [6] Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. [7] Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
[8] Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». [9] Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? [10] Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. [11] Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
[12] In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. [13] E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. [14] Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Gesù promette l’assistenza dello Spirito Santo –[15] Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;[16] e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, [17] lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. [18] Non vi lascerò orfani: verrò da voi. [19] Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. [20] In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. [21] Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
[22] Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». [23] Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. [24]Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
[25] Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. [26] Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
[27] Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. [28] Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. [29] Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. [30]Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, [31]ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui».

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Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te

Giovanni

Capitolo 17

La preghiera di Gesù  

[1] Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. [2] Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. [3] Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. [4] Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. [5] E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
[6] Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. [7] Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, [8] perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
[9] Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. [10] Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. [11] Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
[12] Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. [13] Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. [14] Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
[15] Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno.[16] Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. [17] Consacrali nella verità. La tua parola è verità. [18] Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; [19] per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
[20] Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: [21] perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
[22] E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. [23] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
[24] Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
[25] Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. [26] E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

La Parola è la via della vera fede in Cristo, dal quale è la vera fede nel Padre. Ma quando crederanno le genti nella parola degli Apostoli e dei missionari del Vangelo? Quando essa è Parola vera di Cristo. È Parola vera di Cristo se è Parola della vera Chiesa. La vera Chiesa dona la vera Parola di Cristo. La vera Parola di Cristo genera la vera fede in Cristo. La vera fede in Cristo fa nascere la vera fede nel Padre. La non nascita della vera fede in Dio rivela che manca la la vera fede in Cristo e questa vera fede manca, perché non vi è la vera Chiesa. San Paolo sviluppa questo principio nella Lettera ai Romani con tutta la sapienza dello Spirito di Dio che è sopra di lui.

Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera salgono a Dio per la loro salvezza. Infatti rendo loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede. Mosè descrive così la giustizia che viene dalla Legge: L’uomo che la mette in pratica, per mezzo di essa vivrà. Invece, la giustizia che viene dalla fede parla così: Non dire nel tuo cuore: Chi salirà al cielo? – per farne cioè discendere Cristo -; oppure: Chi scenderà nell’abisso? – per fare cioè risalire Cristo dai morti. Che cosa dice dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato? Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo (Rm 10,1-17).

Abbiamo una certezza: Gesù non prega solo per i suoi Apostoli, quelli che a Lui ha donato il Padre nel corso della sua missione svolta nel suo corpo di carne. Prega per tutti quelli che il Padre gli darà mediante la Parola proferita dal suo corpo mistico che è la Chiesa. Anche costoro dovranno essere custoditi dal Maligno. Anche loro sono costantemente esposti alla sua tentazione. Noi abbiamo questa garanzia eterna. Per noi prega Gesù il Padre anche oggi nel Cielo. Ma basta la sua preghiera per essere noi vittoriosi nella tentazione? No. È necessario che la sua e la nostra preghiera si innalzino e formino una sola voce, un solo grido, una sola richiesta. Noi in Lui, Lui in noi, sempre, senza mai stancarci. Solo così sarà possibile vincere le insidie del male.

Siamo chiamati a formare con Cristo un solo cuore, un solo desiderio di salvezza, una sola missione, una sola Parola. Per questo Gesù ha pregato e questo dobbiamo chiedere ogni giorno al Signore: diventare una cosa sola in Lui. Diventando in Lui una cosa sola, lo diventeremo con quanti sono in Lui. Se siamo due cuori sulla terra è segno che non siamo un solo cuore con Gesù. Non siamo con Lui una cosa sola.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci una cosa sola in Gesù.

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«Il Maestro è qui e ti chiama»

Giovanni

Capitolo 11

Risurrezione di Lazzaro 

[1] Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. [2] Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. [3] Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
[4] All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».[5] Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. [6] Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. [7] Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». [8] I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». [9] Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; [10] ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
[11] Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». [12] Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». [13] Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. [14] Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto [15] e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». [16] Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
[17] Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. [18] Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri [19] e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. [20]Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. [21] Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! [22] Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». [23] Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». [24] Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». [25] Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; [26] chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». [27] Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
[28] Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». [29] Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. [30] Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. [31] Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
[32] Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». [33] Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, [34]domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». [35]Gesù scoppiò in pianto. [36] Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».[37] Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
[38] Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. [39] Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». [40] Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». [41] Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. [42]Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». [43] Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». [44] Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
[45] Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. [46] Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Il Sinedrio decide la morte di Gesù 

[47] Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. [48] Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». [49]Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! [50] Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». [51] Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; [52] e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. [53] Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
[54] Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
[55] Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56] Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».[57] Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

 

Collocazione del brano
Questo brano della risurrezione di Lazzaro, oltre a far parte delle ultime tre tappe di preparazione dei catecumeni è il preludio ai racconti della passione e morte di Gesù. Infatti Giovanni al termine di questo episodio (Gv 11,45-53) ricorda che il Sinedrio decise di far morire Gesù proprio a causa di questo strepitoso miracolo. Il brano inoltre è in continuità con quello precedente (10,24-39), in cui i giudei chiedono a Gesù di dire apertamente chi sia, ma Gesù rimprovera loro di saperlo già e di non volergli credere. Come il racconto del cieco nato, anche la risurrezione di Lazzaro è preceduta da un diverbio con i giudei e dal tentativo di questi di lapidare Gesù (10,31.39). La resurrezione di Lazzaro è l’ultimo segno compiuto da Gesù e corona i racconti delle “opere” che testimoniano a suo favore. Anzi possiamo dire che sia il segno per eccellenza: Gesù non è un semplice guaritore, ma è per tutti “la risurrezione e la vita”, proprio per il suo passaggio attraverso la morte.
Lectio
In quel tempo 1 un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato.
Il racconto inizia con la semplice presentazione dei personaggi. Lazzaro è ignoto alla tradizione sinottica. Il nome Lazzaro significa “colui al quale Dio viene in aiuto”. Egli è l’unico malato nel vangelo di Giovanni che viene ricordato per nome. E’ differente dagli altri malati guariti da Gesù perché egli faceva già parte del gruppo dei suoi discepoli. Marta e Maria sono ben conosciute, grazie a Luca. Betania è una piccola borgata a 3 km da Gerusalemme. Qui Gesù alloggiò negli ultimi giorni della sua vita (Mc 11,1-11; Mt 21,17). In questo testo ricorrono spesso i termini fratello e sorella. Ciò suggerisce non solo la consanguineità tra i tre amici di Gesù, ma il fatto che a Betania vi fosse già una comunità di discepoli, i quali nella Chiesa primitiva venivano appunto chiamati fratelli e sorelle.
2 Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
Maria viene identificata per anticipazione, con la donna che unse Gesù qualche giorno prima della sua morte (Gv 12,1-8). Questo versetto non è una glossa, ma sta ad evocare fin dall’inizio del racconto, la morte di Gesù stesso. L’unzione infatti rimandava alla sepoltura. Questo ci dice anche che Maria era ben conosciuta da parte dei lettori di Giovanni.
3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
Il messaggio delle sorelle è implicito. Come Maria a Cana sanno che non è necessario dire altro perché Gesù si prenda a cuore il problema. Nel loro appello, Lazzaro non è chiamato per nome, ma è definito in base alla relazione “colui a cui tu vuoi bene è malato” (on phileis). L’essere amati da Cristo non preserva dunque dalla sofferenza e dalla malattia, né la malattia di Lazzaro è conseguenza di una trascuratezza di Gesù.
4 All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”.
Le parole di Gesù spiazzano un poco. Egli non parla di Lazzaro ma parla della sua malattia e della sua inevitabile conseguenza, la morte. Ma invece di piegarsi a questa inevitabilità Gesù apre la malattia alla “gloria di Dio”, la quale a sua volta porta alla glorificazione del Figlio. Qui Gesù anticipa quello che compirà, il suo programma. La gloria di Dio e del Figlio non consiste nell’umiliazione dell’uomo, ma nel comunicargli la vita piena, liberandolo dalla morte e dalle tenebre.
L’espressione “sia glorificato” può essere tradotta con “si manifesti la gloria”. Questa espressione mette la risurrezione di Lazzaro in connessione con il primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana (a Cana Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui” (Gv 2,11). Si tratta dunque del primo e dell’ultimo dei sette segni che Giovanni riporta nel proprio vangelo. Sono l’inizio e la fine della manifestazione di Gesù. Sono simboli della salvezza portata da Cristo: a Cana il dono di un amore nuovo che unirà l’uomo e Dio, a Betania il trionfo sulla morte.
5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.
Gesù amava le due sorelle e Lazzaro. Qui il verbo è agapao, molto più intenso del verbo phileo che è stato utilizzato dalle sorelle per ricordargli la malattia di Lazzaro. E’ un amore forte che si realizzerà nel riportare Lazzaro in vita.
6 Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
Nonostante Gesù amasse tanto i tre fratelli di Betania, non si precipita da loro. Questo sembra proprio un controsenso. Gesù non si attarda nell’attesa che Lazzaro muoia poiché sarebbe comunque arrivato tardi (cf. vv. 11 e 14). Possiamo intendere questi due giorni di attesa come l’intenzione di entrare nel terzo giorno, quello che a Cana (Gv 2,1) è stato quello della manifestazione della gloria di Gesù ai discepoli e che sarà anche quello della sua risurrezione.
7 Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.
Ricompaiono i discepoli, assenti dall’episodio del cieco nato. Là erano presenti affinché Gesù spiegasse il senso del miracolo che stava per fare; qui la loro opposizione alla partenza per la Giudea dà l’occasione a Gesù di manifestare la sua decisione di fronte alla morte di Lazaro e di fronte alla propria morte.
“Andiamo di nuovo in Giudea”. Gesù prende l’iniziativa di partire per la Giudea, quando arriva il momento stabilito dal Padre. Si era infatti allontanato dalla Giudea con i suoi discepoli, ritirandosi in Transgiordania.
Ormai l’ora di Gesù più volte nominata, a partire dalle nozze di Cana, sta per giungere.
8 I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”.
I discepoli protestano; il richiamo alla lapidazione rimanda a quanto era successo l’ultima volta in cui era stato a Gerusalemme (10,31.39) e il tema della morte di Gesù si profila chiaramente. Come nei sinottici, anche qui davanti a Gesù che parla della propria morte i discepoli rimangono sconvolti.
9 Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.
Gesù non richiama i suoi discepoli ma fa loro questo discorso sul cammino di giorno o di notte.
Nell’episodio del cieco (9,4-5) l’opposizione giorno/notte si riferiva al tempo in cui è possibile lavorare, e Gesù si riferiva alla sua missione. Qui il discorso si può accostare ad altre parole dette da Gesù a riguardo della luce e cioè Gv 12,35-36: “Solo ancora per un po’ di tempo la luce è in mezzo a voi. Camminate finché avete luce, affinché non vi sorprendano le tenebre. Chi cammina nella tenebra non a dove va. Finché avete luce credete nella luce“. Gesù inviterebbe dunque i suoi discepoli a vincere la loro reticenza e a seguirlo, poiché ormai il suo giorno sta per finire.
11 Disse queste cose e poi soggiunse loro: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. 12 Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, si salverà”.
Gesù parla della morte di Lazzaro come di un sonno. Spesso morte e sonno vengono associati, soprattutto nel Nuovo Testamento. Gesù sembra qui parlare di sonno per sminuire la potenza della morte, di fatto è quello che egli ha compiuto I discepoli però non capiscono, pensano che davvero Lazzaro sia assopito a causa della malattia e che questa non sarà fatale per lui.
13 Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.
Giovanni ci spiega meglio cosa Gesù intendesse e che i suoi discepoli avevano capito parlasse della fase iniziale del sonno.

Allora Gesù parla in modo esplicito e pronuncia una frase piuttosto sconvolgente. Afferma di essere contento di non essere andato prima da Lazzaro. Se fosse stato da Lazzaro, costui non sarebbe morto, come diranno fra pochi versetti anche le due sorelle. La sua gioia deriva dal fatto che la fede dei discepoli sarà pienamente illuminata dal ritorno di Lazzaro alla vita. L’evento è così presente al suo pensiero che concludendo il dialogo come l’aveva cominciato (“andiamo”), Gesù non dice più in Giudea, ma da colui che, ora morto, rivivrà.
16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.
L’affermazione coraggiosa di Tommaso (il cui soprannome significa “gemello”) dimostra che i discepoli non hanno ancora compreso che la morte di Gesù non sarà una resistenza eroica, ma una scelta di radicale obbedienza al Padre. E’ da ricordare poi che al momento della passione tutti i discepoli scapperanno.
17 Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.
Al suo arrivo, Lazzaro è già da quattro giorni nel sepolcro. Nella mentalità semitica, si riteneva che la morte fosse definitiva a partire dal terzo giorno; giungendo a Betania in ritardo, Cristo fa in modo di togliere tutti gli appigli alla contestazione del miracolo. Prima del terzo giorno, i farisei avrebbero infatti potuto insinuare che quella di Lazzaro non fosse vera morte.
18 Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.
Betania non era molto distante da Gerusalemme (circa 3 km) e i giudei potevano venirci agevolmente.
Questo prepara la presenza di testimoni al miracolo che Gesù sta per compiere. Molti crederanno a lui, ma altri andranno a riportare il fatto alle autorità di Gerusalemme. I giudei vennero a consolare Marta e Mari per il fratello, non tanto per il loro fratello, ma per colui che faceva parte della comunità dei discepoli di Gesù.
20 Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Le due sorelle che insieme hanno fatto ricorso al “Signore” e che esprimeranno il loro dolore con le stesse parole (vv. 21.32) si comportano in maniera opposta di fronte al mistero della morte. Marta corre subito verso Gesù; Maria rimane in casa, “seduta”, come si conviene a una donna in lutto (forse c’è un piccolo riferimento a Lc 10, 39, Maria che rimane seduta ai piedi di Gesù). L’una afferma la speranza nella vita che non finisce, l’altra non sente altro che la separazione ormai avvenuta. A questi atteggiamenti contrastanti corrispondono reazioni differenti di Gesù, attraverso le quali traspare il suo personale coinvolgimento di fronte alla morte.
21 Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”.
Lasciando i consolatori, Marta va incontro a Gesù fuori dal villaggio. Dando sfogo al suo dolore, collega la perdita del fratello all’assenza di Gesù, ma non come un rimprovero: essa si rivolge al “Signore”, la cui presenza preserva dalla morte. E in realtà, senza fermarsi, aggiunge che anche ora Gesù può ottenere tutto da Dio, insinuando così, vagamente, che se egli volesse, un miracolo è ancora possibile. La convinzione di Marta che Dio non rifiuta nulla a Gesù, si allinea a quella del cieco nato divenuto vedente.
23 Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. 24 Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”.
Gesù risponde a Marta che suo fratello risusciterà (anistemi) in un futuro indeterminato. Marta, sempre senza esitazione, lo interpreta nel senso della risurrezione dei morti nell’ultimo giorno, secondo la fede del giudaismo ortodosso. Non si accontenta, ma afferma una certezza. Ma forse, il modo in cui risponde chiede a Gesù di precisare meglio la sua affermazione.
25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”.
Gesù risponde con un ego eimi (io sono) di rivelazione e completa questa affermazione con due sentenze che, esplicitandola, richiedono la fede in lui. Queste due sentenze oppongono “vivere” e “morire”. Nella prima sentenza morire ha il senso ovvio del trapasso e vivere ha il senso forte della vita eterna; nella seconda sentenza morire ha il senso forte della perdizione definitiva, della privazione per sempre della vita divina, vivere sembra riferirsi alla situazione di chi è ancora in questo mondo e crede. Il credente dunque è destinato alla vita che non ha termine. Il versetto nel suo insieme abbraccia il presente e l’avvenire perché, pur trattandosi del destino ultimo, è chiaro che il credente, grazie a Gesù diventa fin d’ora un “vivente”, il germe della vita eterna è ormai in lui. Gesù termina il suo annuncio domandando a Marta se crede “ciò”.
27 Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.
Come risposta Marta pronuncia una confessione di fede che non ha per oggetto il potere escatologico di Gesù, ma la sua identità. Cominciando con un “io credo” molto deciso, come indica il perfetto del verbo, Marta riconosce nel suo interlocutore il Cristo e il Figlio di Dio. La finale “colui che viene nel mondo”, pur senza essere un titolo in senso stretto, confessa che Gesù è Colui che, inviato dall’alto, dà compimento all’attesa d’Israele. In tre battute, Marta è passata dalla convinzione di un rapporto privilegiato di Gesù con Dio al riconoscimento dell’inviato escatologico, mediante il quale il Regno di Dio si è fatto vicino. Marta è passata dalla fede giudaica a quella cristiana.
28 Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”.
Come Andrea chiamò Pietro a conoscere Gesù, così una delle due sorelle chiama l’altra. Il cammino della fede si compie attraverso l’invito dei fratelli. Perché Marta chiama Maria di nascosto? Forse per non rendere ufficiale l’arrivo di Gesù davanti ai giudei? Sembra più probabile che Marta voglia che anche Maria possa parlare con lui in libertà, senza persone estranee che li ascoltano.
29 Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
Gesù sembra obbligare le due sorelle a venire da lui. L’incontro con il Signore ci invita sempre ad uscire da noi stessi, a fare anche solo un piccolo passo verso di Lui.
31 Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
I giudei seguono Maria, fraintendendo le sue intenzioni. Questa informazione introduce narrativamente la presenza di numerosi testimoni al miracolo della risurrezione di Lazzaro.
32 Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.
Maria si getta i ai piedi di Gesù, il suo “Signore” ed esprime il lamento con le parole della sorella. A ben guardare c’è una piccola differenza. Maria dice: “Se tu fossi stato qui, non mi sarebbe morto il fratello”. Il significato non cambia sostanzialmente, ma la frase formulata così, lascia intravedere una carica emotiva più forte, che forse è un tratto peculiare del carattere di Maria di Betania.
Maria però non dice altro, non fa appello all’onnipotenza di Gesù: per essa la fatalità della morte si impone ed essa scoppia in lacrime.
33 Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato,
Giovanni registra delle reazioni emotive in Gesù, che però non sono molto specificate. Il primo di questi verbi “fremette” (embrimaomai) significherebbe sgridare o indignarsi contro qualcuno. Gesù non sgrida nessuno, ma freme nel suo spirito, in se stesso, non si sa bene per quale motivo, forse per la mancanza di fede dei presenti, o come reazione di fronte al dolore provocato dalla morte.
Si turbò è un termine che verrà utilizzato per descrivere lo stato d’animo di Gesù di fronte alla sua ora imminente “La mia anima è turbata” Gv 12,27.
Questi due verbi “fremere” ed “essere turbato” ci fanno dire che la situazione pone Gesù davanti alla realtà della morte, non solo quella di Lazzaro, ma la sua, ormai imminente. Gesù reagisce con una lotta interiore, simile a quella espressa nel salmo 42,6: “perché sei triste anima mia, perché ti agiti in me?”, che i primi cristiani attribuirono presto a Gesù.
34 domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.
Alla domanda di Gesù circa il sepolcro di Lazzaro, l’evangelista riporta una risposta costruita sullo stesso schema dell’invito rivolto da Filippo a Natanaele: “Vieni e vedi” (v. 34). Si tratta di due verbi che alludono a una conoscenza diretta e personale, fondata sull’esperienza. Per la prima volta, Cristo fronteggia una morte che tocca da vicino la sua sensibilità umana, una morte che gli strappa l’amico e ferisce i suoi affetti umani; per questo, giunto davanti al sepolcro, si commuove profondamente. Ciò conduce implicitamente alla conoscenza della morte come esperienza soggettiva, che Cristo dovrà attraversare come epilogo del suo ministero terreno. Quel che Cristo vede ora in Lazzaro, sa che anche Lui dovrà sperimentarlo; e sa che la sua morte sarà ugualmente, in modo simile a questa che ora ha colpito Lazzaro, una lacerazione degli affetti di coloro che lo amano.
35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. 37 Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.
Intorno a Lui la folla si divide: alcuni vedono nelle lacrime di Cristo, il suo amore per Lazzaro; altri si chiedono scettici come mai Egli non abbia esercitato il suo potere per guarire l’amico, così come aveva guarito il cieco nato, che in fondo era uno sconosciuto. Il richiamare il miracolo del cieco non è un caso. Vita e luce vengono messe in relazione come nel Prologo di Giovanni (1,4).
38 Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra.
Gesù si turba ancora in se stesso. Se la sua precedente emozione era motivata dallo scontro segreto con la morte, l’interrogazione dei giudei assume un senso che giustifica un altro fremito. Sì, Gesù avrebbe potuto evitare che Lazzaro morisse! Ma Gesù un può evitare la propria morte, egli dovrà affrontare la potenza nemica che distrugge l’opera di Dio e che il Figlio dell’uomo deve vincere.
Nella storia della risurrezione di Lazzaro l’evangelista anticipa in figura ciò che attende Gesù stesso. Ce lo ricordano alcuni piccoli indizi: la pietra davanti all’ingresso della tomba, le bende, il sudario (Gv 20,1.5.7).
39 Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.
La tomba di Lazzaro è una grotta chiusa da una pietra. Gesù ordina di togliere la pietra, ma l’esecuzione viene ritardata, perché Marta inorridita, vi si oppone. Questa reazione contrasta con la luminosa certezza che aveva mostrato in precedenza, e Gesù appare ancora più solo davanti al potere della morte. Tuttavia la funzione immediata dell’intervento di Marta è quello di sottolineare i quattro giorni e la corruzione del cadavere. La pietra è anche simbolo del carattere definitivo della morte. Togliere la pietra è riaprire la comunicazione tra vivi e morti. Per opera di Gesù le porte degli inferi si aprono e i giusti escono verso la luce della conoscenza del Padre.
40 Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”.
Gesù richiama Marta alla professione di fede che aveva compiuto poco prima. Al tempo stesso richiama il lettore a quanto Gesù aveva affermato all’inizio di questo brano di vangelo (11,4). Ancora una volta la gloria di Dio esprime il senso ultimo che include i diversi significati dati da Gesù alle sue opere. Il pensiero si porta su Dio, origine di ogni vita, la cui gloria qui, implicitamente, è la creazione nuova che egli suscita al di là della decomposizione prodotta dalla morte. La condizione per vedere la gloria di Dio è la fede.
41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato.
Ora Gesù alza gli occhi verso l’alto. Si verifica qui un nuovo superamento di frontiera: dalla terra al cielo. Gesù è in continua comunicazione con il Padre suo e i presenti potranno riconoscerlo. La preghiera che Gesù formula non è una domanda ma già un ringraziamento. Gesù sa che il Padre lo ha già esaudito (akouein). Il verbo greco è il medesimo che indica l’ascolto da parte di Gesù delle opere del Padre. Gesù ringrazia per essere stato esaudito, ma cosa aveva chiesto? Forse al di là del miracolo di Lazzaro egli ha chiesto la forza per affrontare l’ora della sua morte.
42 Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”.
La preghiera è stata fatta perché la folla creda “che tu mi hai inviato”. Questo si collega con l’inizio del brano, v. 4, che parlava della glorificazione del Figlio. L’interruzione provocata da Maria e la preghiera di Gesù davanti alla tomba aperta hanno ancora differito l’evento del miracolo, ma ne hanno esplicitato il senso.
43 Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44 Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare”.
Il miracolo in sé è descritto rapidamente in due versetti. Gesù, il Figlio dell’uomo la cui voce si farà udire da coloro che giacciono nelle tombe (Gv 5,28) grida con voce forte chiamando Lazzaro per nome. Gesù è il servo annunciato da Isaia che fa uscire i prigionieri dalle tenebre (Is 42,7).
L’ordine dato ingiunge innanzitutto a Lazzaro di venire qui, vicino a Gesù. Per fare ciò Lazzaro deve lasciare il luogo dove si trova, uscire fuori. Il morto esce, ancora legato dalle bende e col viso coperto da un sudario; è una specie di secondo miracolo il fatto che egli possa uscire dalla tomba conciato a quel modo. Vi è qui un allusione alla risurrezione di Gesù: essendosi consegnato da se stesso Gesù lascerà le bende riposte e il sudario piegato a parte (Gv 20,7). Inoltre le bende che Lazzaro ha ancora addosso, simboleggiano che egli ritorna solo temporaneamente sulla terra. Gesù invece le abbandonerà definitivamente. Infine Gesù ordina di sciogliere Lazzaro e di lasciarlo andare. Gesù si mette da parte e lascia che il miracolato vada per la sua strada.
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Il racconto non ci dice quale fu la reazione di Lazzaro, né quella delle sorelle. Il protagonista è Gesù che va verso la sua morte e risurrezione: tra i testimoni del miracolo vengono segnalati soltanto i giudei, dai quali dipenderà il seguito della narrazione.
Meditatio
– Il mio atteggiamento di fronte alla morte e a Dio è come quello di Marta o come quello di Maria?

– Quali sentimenti suscita in me il pensiero della morte di una persona cara? E quello della mia morte?
– Da cosa si capisce se una persona crede o no nella risurrezione, dono di Dio?
Preghiamo

(Colletta della IV domenica di Quaresima – Anno A)
O Dio, Padre della luce, tu vedi le profondità del nostro cuore: non permettere che ci domini il potere delle tenebre, ma apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito, perché vediamo colui che hai mandato a illuminare il mondo, e crediamo in lui solo, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore. Egli è Dio…

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