La parola Gioia nelle Lettere di San Paolo

Lettera ai Romani

12,8 Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. 

12,12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…

12,15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.

14,17 Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

15,13 Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

15,32 ché io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen. 

Seconda Lettera ai Corinzi

1,24 Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perchè nella fede voi siete già saldi.

2,3 Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi.

6,10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

7,4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.

7,7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.

7,13 Ecco quello che ci ha consolati.A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi.

8,2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità.

9,7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 

13,11 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.

 

Lettera ai Galati

5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Lettera ai Filippesi 

1,4 pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera 

1,25 Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede,

2,2 rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.

2,29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui.

3,1 Per il resto, fratelli miei, state lieti nel Signore.

4,1 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi! 


4,4 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. 


4,10 Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l’occasione. 

Lettera ai Colossesi

1,12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi

  
1,6 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione.

2,19 Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta?

2,20 Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia.

3,9 Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio…

5,16 State sempre lieti!

         

Seconda Lettera a Timoteo 

1,4 mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 

Lettera a Filemone

1,7 La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.

Lettera agli Ebrei 

10,34 Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi.

12,2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

12,11 Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

13,17 Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi.

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“Voi sarete afflitti,ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”

Atti degli Apostoli 18,9-18.

Mentre Paolo era a Corinto, una notte in visione il Signore gli disse: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere,
perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città”.
Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.
Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:
“Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge”.
Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: “Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.
Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende”.
E li fece cacciare dal tribunale.
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.
Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

Salmi 47(46),2-3.4-5.6-7.

Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»
La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.
Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e
nessuno vi potrà togliere la vostra gioia».

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Felicità e Grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita

Salmo 22

1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2 su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3 Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
4 Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
6 Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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La Santa Croce trasforma il dolore in Gioia

La Nostra Croce

Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua!

O Signore Gesù,
insegnaci a portare la nostra croce ogni giorno e a seguirti, con volontà generosa di riparare i nostri peccati e quelli dell’umanità.
Tu che ci hai salvato, rendici salvatori dei nostri fratelli: come tu hai dato la vita per noi, così fa’ che doniamo la vita per gli altri.
Rendici gioiosi testimoni della tua risurrezione, e mantieni viva in noi la speranza della gioia che hai promesso ai tuoi fedeli, o Cristo Gesù, Nostro Signore.

Amen

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Dio è la Grandezza di infinito Amore che trasforma il dolore in gioia – La testimonianza di un credente

Caro amico,  spero che quanto stai per leggere ti faccia meditare sull’amore infinito che Dio ha per noi e di quanto Lui solo sia capace di trasformare il dolore in gioia e di mettere pace e ordine nella vita di quanti invocano il Suo Nome.

Sono nato in una famiglia molto “particolare” ed il quartiere di Napoli nel quale sono cresciuto è uno dei più malfamati e delinquenziali della città.
Abitavamo in 5 in una casa popolare di appena 40 mq. in condizioni precarie e col continuo terrore di essere coinvolti in “retate” delle forze dell’ordine o di ritrovarci vittime di sparatorie che ormai erano all’ordine del giorno.

Anche all’interno della mia famiglia si verificavano violenti liti e dissapori, ed io nonostante la mia giovane età, iniziai a sviluppare un carattere diffidente ed aggressivo verso gli altri.

Un’ infanzia terribile che mi ha portato a crescere precocemente e con non poche difficoltà. Nonostante mia madre cercasse di impartirmi dei sani princìpi, io mi sentivo già afflitto e gravemente turbato al punto da essere definito un bambino  ribelle e violento . Ma in realtà desideravo solo essere bambino.

Prendevo tutti i giorni botte e spesso iniziavo la scuola con lividi ed occhi gonfi e questo perché bisognava educarmi….raddrizzarmi! Il mio unico obiettivo era la ribellione ed in questa attitudine sono cresciuto al punto che si iniziò a valutare per me l’affido presso un istituto minorile per essere curato! Odiavo tutti, odiavo ogni cosa e per tutto questo iniziai ben presto ad essere campo fertile per le trasgressioni.  Cominciai con i primi spinelli e  da esperienze sporadiche, diventò per me la quotidianità. Trascorrevo gran parte del mio tempo per strada, nelle sale da gioco, giravo sulle moto rubate, bevevo ed ero immerso nelle immoralità più sfrenate. Mi legavo a persone violente e mi dilettavo nel sopraffare gli altri con l’uso delle mani (…e non solo), ma tutto questo mi rendeva estremamente triste ed insofferente provocandomi grandi sensi di colpa e rimorsi. Quando calava la sera mi assaliva l’ansia ed il malessere di dover rientrare tra quelle mura domestiche dove i giorni trascorrevano senza un senso e senza un perché. Sembrava non esserci limite alle sofferenze, ma il Signore Gesù, nella sua grande misericordia, accolse il grido di disperazione che si elevava da quella casa.

Attraverso il messaggio dell’Evangelo e della testimonianza di fede di una credente, rivolti a mia sorella ,il Signore iniziò a portare luce e vita là dove sembrava non esserci più speranza. Quando appresi che mia sorella e mia madre (fino ad allora irremovibili dalle loro convinzioni di religiose tradizionali) si sarebbero recate ad un culto evangelico, dove si lodava e si adorava l’Iddio Vivente e Vero; ne restai molto meravigliato.

 Dopo non molto tempo, però, dovetti ricredermi perché vedevo in loro delle persone nuove, felici, gioiose e con una nuova luce negli occhi. Leggevano la Bibbia, nella quale avevano trovato la verità, affermavano di aver incontrato e conosciuto personalmente Gesù, che confermavano essere vivente e pronto a rivelarsi ad ogni cuore che lo desiderasse. Poco tempo dopo fecero  entrambe il battesimo così come insegnato nel Vangelo (quindi in età adulta e per immersione) per rendere pubblica dichiarazione della loro conversione a Cristo Gesù, unico Signore e Salvatore.

La grazia e l’amore di Dio erano entrate nella mia casa ed anche se mi rifiutavo di ammetterlo, a causa del forte orgoglio, sentivo nel mio cuore che Gesù voleva prendersi cura anche di me. Ero ostinato e nonostante mi trovassi in uno stato di estremo bisogno iniziai a maturare l’assurda convinzione che fosse Lui il vero responsabile delle mie sofferenze. Cominciai ad essere violento e bestemmiavo del continuo rendendo propizia ogni occasione per strappare le Bibbie, i libretti dei cantici, e nutrivo una forte avversione per quanti parlavano di Gesù e del Suo amore. Nonostante fossi alla continua ricerca di nuove emozioni e trasgressioni scoprivo però la mia incapacità di riempire quell’enorme senso di solitudine che avvolgeva la mia vita. Il peccato mi teneva ormai legato a se ed io, totalmente sopraffatto dalle sue conseguenze devastanti, gemevo in una condizione pietosa ma come un ipocrita rifiutavo l’aiuto del Signore. Un giorno però, mosso da un irrefrenabile desiderio, mi impossessai di una Bibbia e di nascosto iniziai a leggerla. Apprendevo con mio stupore che Gesù  è stato disposto a morire per ogni uomo perché ci ama di un Amore Eterno. ” Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.”(Romani 5:7,8). Quest’amore l ‘ha mostrato sulla croce dove ha pagato il prezzo dei nostri peccati ed oggi ci invita ad andare a Lui per ricevere perdono e salvezza.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato Suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”(Giovanni 3:16,17).

Egli tornerà nuovamente per giudicare il mondo e, per quelli che prima di allora non l’avranno accettato come personale Salvatore, ci sarà la giusta condanna ed il castigo eterno per i propri peccati. Sentivo penetrare quelle parole fino nei punti più reconditi della mia anima ed assaporavo un gran senso di dolore nello scoprirmi infinitamente peccatore davanti a Dio e bisognoso di questa salvezza. Lo Spirito Santo compungeva il mio cuore pieno di ogni frode e meschinità e risvegliando la mia coscienza mi faceva realizzare di essere privo della grazia di Dio provveduta in Gesù.

Iniziai ad essere fortemente combattuto infatti, mentre da una parte udivo la dolce voce del Signore che mi chiamava a Se, dall’altra vi era quella ingannevole del mondo che mi tentava con le sue vanità. Purtroppo ancora una volta feci la scelta sbagliata!! Rifiutai di aggrapparmi  alla mano forata di Gesù, che parla d’amore e perdono, ma afferrai quella del mondo che mi risucchiò con estrema rapidità tra le sue passioni violente.

Mi ero chiuso in una corazza che non faceva trapelare all’esterno il minimo sentimento ed anche quando poi col tempo sopraggiunsero forti dispiaceri, come la perdita di mia madre, li affrontai sembrando quasi freddo ed indifferente. Ma la realtà era tutt’altra! Soffrivo profondamente e mi lasciavo andare a forti crisi emotive accompagnate da amare lacrime ma tutto di nascosto perché nessuno doveva scoprire la mia fragilità. Quei giorni furono per me l’inizio di un tunnel pieno di dolori, sofferenze, solitudini, dipendenze, immoralità, dissolutezze che mi portarono ad un comportamento sempre più autolesionista. Il Signore fu tanto buono con me perché nonostante io rifiutassi di incontrarlo personalmente Lui aveva messo dentro di me, per mezzo dela Sua Parola, la consapevolezza della mia sorte eterna se avessi commesso il gesto estremo di farla finita attraverso il suicidio, che da tanto tempo meditavo! La Parola di Dio aveva raggiunto anche il mio cuore ma purtroppo la mia stolta resistenza ad arrendermi al Suo amore continuava. Iniziai a condurre una vita da mendicante e tossicodipendente…..vivevo per strada, dormivo in stazione e quando mi andava di lusso in automobile.

Assumevo ogni tipo di  stupefacenti ma furono le così dette “ droghe pesanti” che iniziarono a dominarmi completamente. Rubavo continuamente, ero coinvolto in risse, venivo posto in stato di fermo dalle forze dell’ordine, giravo armato ed una notte in particolare ho rischiato di essere coinvolto nell’omicidio di una persona.

Dopo alcuni anni vissuti in questo oblio incontrai una ragazza che poi divenne mia moglie, mi legai fortemente a lei ed alla sua famiglia.

Cercai di darmi una ripulita ma purtroppo fu solo un’illusione poiché i legami con la droga ogni tanto si ripresentavano e mi ritrovai ben presto a vivere una doppia vita . Decisi di trasferirmi al nord Italia per sfruttare un’offerta di lavoro e tutto ciò si rivelò apparentemente un toccasana poiché mi fu possibile allontanarmi dai brutti ambienti e dalle compagnie che ero solito frequentare  scampando così da una  sicura  morte. Passò non molto tempo però che una nuova ondata di sofferenze mi raggiunse ed infatti fui coinvolto in uno spaventoso incidente stradale a seguito del quale riportai gravissimi danni alla testa.  Dopo numerosi interventi e periodi di ospedale mi rimisi in sesto e cercai di trovare un po’ di serenità sposandomi. Purtroppo neppure il matrimonio fu utile per appagare quella grande insoddisfazione che mi riempiva il cuore. Divenivo sempre più violento e poiché non ero più capace di autocontrollarmi, mi ritrovavo spesso a sfogare la mia rabbia proprio addosso a mia moglie costringendola più volte a rifugiarsi presso le forze dell’ordine. Anche mia moglie iniziò  a mostrare profondi malesseri ed a soffrire di forti attacchi di panico che sfociarono in una pesante depressione. Tutto ciò mi rattristava e mi addolorava, ma non riuscivo ad impedire a me stesso di compiere il male.  Ero sfinito, senza forze morali e completamente in balia della disperazione. Ripensavo a tutte le promesse che il Signore mi aveva già rivolto attraverso la Sua Parola e che io scioccamente avevo rifiutato.

” Venite a me voi tutti che siete travagliati ed oppressi, e Io vi darò riposo ” (Matteo 11:28); ”Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato ” (Atti 2:21).

Stanco di soffrire e di fare del male agli altri decisi di inginocchiarmi per invocare finalmente il perdono e l’aiuto del Signore. Con le poche forze rimastemi innalzai una timida preghiera fatta di lacrime e parole sincere che mi uscivano dal cuore. In un istante il Signore mi fece sentire la Sua meravigliosa presenza e la Sua pace inondò tutto il mio essere.

Caro amico, Gesù vive!! Nel presentarsi a me, non mi mostrò un viso accigliato e severo ma io, con gli occhi della fede, sentivo le Sue braccia aperte pronte ad accogliermi a sé.  Finalmente quel tenero Padre Celeste, che per tanto tempo era rimasto in attesa che il suo figlio prodigo tornasse da Lui, ora poteva stringerlo forte sul suo petto  ed iniziare a prendersi cura della sua preziosa vita. Mi sentii in un attimo alleggerito da tutti i pesi ed i peccati che per anni mi avevano ridotto in schiavitù e con il Suo sangue Gesù purificava e guariva il mio cuore. Iniziai ad assaporare la vera gioia e la serenità che avevo sempre desiderato ma che non ero  mai stato in grado di trovare. Adesso Gesù si stava prendendo cura di me e mi riempiva con il Suo amore e con la Sua presenza.

Dopo qualche tempo vedevo sempre di più la Sua mano all’opera, infatti fui liberato da ogni vizio e mi accorgevo di essere diventato una nuova creatura. I miei modi di fare e di pensare erano cambiati e senza il minimo sforzo ubbidivo alla Sua Parola ed alla Sua volontà. Ero diventato un figlio di Dio che poteva gridare a tutti :’Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me ” (Galati 2:20).

La Sua infinita bontà ha superato di gran lunga le mie aspettative ed infatti anche mia moglie lo ha accettato come Signore e Salvatore della sua vita e della sua depressione, psicofarmaci, e specialisti, resta solo un lontano ricordo perché il Signore che spezza tutte le catene l’ ha liberata e guarita. Oggi sono un uomo libero e felice grazie a Gesù! Lui è il mio Buon Pastore ed io e la mia casa siamo al sicuro nelle Sue mani.

Egli è l’Amico fedele che si prende cura di noi, ci aiuta, ci sostiene, ci provvede e ci porterà con sé nel cielo a godere la vita eterna. Ecco, questa è la mia storia! Ma soprattutto è la testimonianza verace di un uomo che ha sperimentato nella sua vita il Grande Amore di Dio la sua infinita Misericordia. Non avevo capacità né merito, né forze né diritto, ma tutto questo è per ogni uomo ed è solo per GRAZIA!

Spero che anche tu possa aprire il cuore al Signore Gesù che è l’unico capace di dare pace e salvezza all’anima tua. Egli ti ama e ti ricorda che: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Egli ti dice: “Ecco, Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, Io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con Me” (Apocalisse 3:20).

Accetta l’invito  e non rimandare! Egli ti farà del bene proprio come ha fatto con me!

Dio ti benedica!

Giuseppe Berlingieri

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Il meraviglioso comandamento dell’Amore

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E’ facile dire ti amo!

Ma il vero Amore

è donare la propria vita,

tutto sopportare e soffrire pur di non spezzare la comunione con gli altri,sia nella propria famiglia,sia in tutti i rapporti sociali. Perciò l’Amore si nutre di fiducia,di pazienza a tutta prova,di bontà vera,di benevolenza,di fedeltà,di mitezza negli atti e nelle parole. L’Amore non giudica mai nessuno,perchè chi ama veramente non sa giudicare. L’Amore salva,è per sua natura salvatore,e ricostruisce con pazienza e tenerezza tutto ciò che trova demolito e deturpato. L’Amore ha sempre parole di conforto e di sostegno,e aiuta tutti a vivere,perchè il vero Amore è amante della vita,e vuole donarla a tutti,specialmente a quelli che stanno per perderla sotto il peso delle sofferenze e delle disillusioni. E tu devi mutarti,devi trasformarti e diventare vero Amore: allora nulla più ti sarà impossibile,ed entrerai in un nuovo Universo,che non sospettavi potesse esistere,un mondo nuovo dove si vive in semplicità e gioia,perchè nulla,assolutamente nulla può turbare la gioia di chi veramente ama!

La Gioia nei Messaggi di Medjugorie

Messaggio del 25 giugno 2013 (32° ANNIVERSARIO)

“Cari figli! Con la gioia nel cuore vi amo tutti e vi invito ad avvicinarvi al mio cuore Immacolato affinchè Io possa avvicinarvi ancora di più al mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la sua pace e il suo amore che sono il nutrimento per ciascuno di voi. Apritevi, figlioli, alla preghiera, apritevi al mio amore. Io sono vostra Madre e non posso lasciarvi soli nel vagare e nel peccato. Figlioli, siete invitati ad essere i miei figli, i miei amati figli perché possa presentarvi tutti al mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”

Messaggio del 25 luglio 2013


“Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l’esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l’amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all’Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

 

Messaggio del 2 agosto 2013
“Cari figli, se soltanto mi apriste i vostri cuori con totale fiducia, comprendereste tutto. Comprendereste con quanto amore vi invito, con quanto amore desidero cambiarvi, farvi felici, con quanto amore desidero farvi discepoli di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio figlio. Comprendereste la grandezza immensa del mio amore materno. Perciò, figli miei, pregate perchè attraverso la preghiera la vostra fede cresce e nasce l’amore con il quale nemmeno la croce è insopportabile perchè non la portate da soli. In comunione con mio Figlio glorificate il nome del Padre Celeste. Pregate, pregate per il dono dell’amore perchè l’amore è l’unica verità, esso perdona tutto, serve tutti e in ciascuno vede il fratello. Figli miei, apostoli miei, il Padre Celeste attraverso me, Sua serva, ha dato a voi una grande fiducia perchè aiutiate coloro che non Lo conoscono, perchè si riconcilino con Lui e Lo seguano. Perciò vi insegno ad amare perchè sarete capaci di rispondermi soltanto se avrete amore. Vi invito di nuovo: amate i vostri pastori e pregate che in questo tempo difficile, sotto la loro guida, il nome di mio Figlio venga glorificato. Vi ringrazio!”

 

Messaggio del 2 settembre 2013
“Cari figli, vi amo tutti. Tutti voi, tutti i miei figli, tutti voi siete nel mio Cuore. Tutti voi avete il mio amore materno e desidero condurre tutti voi alla conoscenza della gioia di Dio. Perciò vi chiamo. Ho bisogno di apostoli umili che con cuore aperto accolgano la Parola di Dio e aiutino gli altri a comprendere con la Parola di Dio il senso della loro vita. Per poterlo fare, figli miei, attraverso la preghiera ed il digiuno dovete imparare ad ascoltare col cuore ed imparare a sottomettervi. Dovete imparare a respingere da voi tutto ciò che vi allontana dalla Parola di Dio e ad anelare solo a ciò che ve la avvicina. Non temete: io sono qui, non siete soli! Prego lo Spirito Santo che vi rinnovi e vi rafforzi. Prego lo Spirito Santo affinché, mentre aiutate gli altri, anche voi stessi guariate. Lo prego affinché attraverso di Lui siate figli di Dio e miei apostoli”.
La Madonna, poi, con grande preoccupazione ha detto:
“Per Gesù, per mio figlio, amate coloro che Egli ha chiamato e anelate alla benedizione solo di quelle mani che Egli ha consacrato. Non permettete al male di prendere il sopravvento. Ripeto di nuovo: solo con i vostri pastori il mio Cuore vincerà! Non permettete al male di separarvi dai vostri pastori. Vi ringrazio”.

 

Messaggio del 25 settembre 2013
“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. Il vostro rapporto con la preghiera sia quotidiano. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi perciò figlioli la preghiera sia gioia per voi. Allora il vostro rapporto con la vita sarà più profondo e più aperto e comprenderete che la vita è un dono per ciascuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Messaggio del 25 ottobre 2013
“Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata..

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Catechesi sulla Gioia Cristiana e sui motivi di gioire

1. Motivi che ha il cristiano di gioire.
2. Dove si trova la vera gioia?
3. La gioia cristiana rende invincibile.
4. La gioia cristiana sopporta tutto.
5. Le anime illuminate e pie hanno per loro eredità la gioia.
6. La gioia cristiana è testimonio di una buona coscienza.
7. Soavità della gioia cristiana.

 

1. MOTIVI CHE HA IL CRISTIANO DI GIOIRE. – Gesù Cristo è la nostra gioia… «Colui che si rallegra in Gesù Cristo, dice S. Agostino, non può patire inganno nelle sue consolazioni (Sent. XC) ». Il santo abate Apollonio, inculcava che, non si pensasse con tristezza alla propria salute, essendo noi gli eredi del regno celeste. Che i pagani siano tristi, che i giudei piangano, che i cuori impenitenti siano infelici, bene sta, ma i cristiani devono vivere nella gioia (Vit. Patr. ).
La gioia cristiana ha per principio e motivo, 1° la misericordia di Dio, secondo l’esortazione dell’Ecclesiastico: «Gioisca l’anima vostra nella sua misericordia» (Eccli. LI, 37).
2° La speranza in Dio… «Io ho posto la mia speranza in colui che è la salute eterna, diceva Baruch, e la gioia mi è venuta da colui che è santo» (BAR. IV, 22).
3° La promessa di Dio… «Sono io che consolerò», dice il Signore (ISAI. LI, 12); e annunzia che, venuto il Messia, le vergini avrebbero danzato di gioia, e i giovani e i vecchi tripudiato di allegrezza; che il lutto sarebbe da lui cangiato in giubilo, che li avrebbe consolati e riempiti di gaudio per ristorarli del loro dolore; che avrebbe inebriato l’anima dei sacerdoti e colmato dei suoi beni il popolo suo (IEREM. XXXI, 13-14).
4° La gioia cristiana è fondata sui meriti e sulla bontà di Gesù Cristo.
5° Sui mezzi che abbiamo di salvarci quali sono i sacramenti e la preghiera… .
6° Sui meriti che possiamo acquistarci in ogni cosa, col riferirla a Dio.
7° Sull’obbligo che Dio ci ha imposto di stare allegri. «Figlia di Sion, egli ci dice, canta inni di lode; Israele, rallegrati ed esulta» (SOPH. III, 14). E perché tanta festa? Perché il Signore vostro Dio. è in mezzo di voi; egli è il Dio forte, il vostro Salvatore; egli si rallegrerà in voi, riposerà nel vostro amore, ed esulterà di gioia con voi (Ib. 17). «Gioisci e loda il Signore, o figlia di Sionne, dice ancora Iddio, perché ecco che io vengo e abiterò in mezzo di te» (ZACH. II, 10). «Servite al Signore nell’allegrezza», – cantava il Salmista (Psalm. XCIX, 1).
8° Finalmente questa gioia cristiana è fondata su le grazie e sui favori che Dio sparge sui fedeli suoi servi. «Fate festa, dice S. Bernardo, perché già avete ricevuto i doni della mano sinistra di Dio: gioite, perché aspettate i regali della sua mano destra. La sua sinistra vi alza e vi sorregge, la sua destra vi accoglie e vi stringe al seno. La sua sinistra guarisce e giustifica, la destra abbraccia e beatifica. Nella sinistra tiene i meriti, nella destra le ricompense; con la sinistra ci dà le medicine, con la destra porge le consolazioni (Serm. IV in vig. Nativ.)».

2. DOVE SI TROVA LA VERA GIOIA? – La vera gioia si trova in primo luogo nel Signore, secondo quello che diceva S. Paolo ai Filippesi: «State allegri nel Signore; ve lo ripeto, state allegri» (Philpp. IV, 4). Rallegratevi, commenta S. Anselmo, non nel secolo, ma nel Signore; poiché come nessuno può servire a un tempo due padroni, così nessuno può stare allegro e nel Signore e nel secolo: queste due gaie sono opposte tra di loro come la notte e il giorno (In Ep. ad Philipp. IV, 4).
Quindi il real profeta attestava di sé, che «il corpo e l’anima sua si erano rallegrati nel Dio vivente» (Psalm. LXXXIII, 2); ed eccita i giusti a fare festa nel Signore, a gioire ed esultare in lui, che darà loro quanto desiderano (Psalm. XCVI, 15?).
(Psalm. XXXVI, 4); e Tobia esclamava: «Per me starò allegro nel Signore» (TOB. XIII, 9); e Anna, la madre di Samuele, si rallegrava nel pensiero del Messia (1 Reg. II, 1).
Dice Isaia: «Farò festa nel Signore, e l’anima mia esulterà di gaudio nel mio Dio; perché mi ha vestito con le vesti di salute, mi ha ornato dei gioielli della giustizia, come uno sposo inghirlandato della sua corona, e come una sposa adorna dei suoi monili» (ISAI. LXI, 10). «Quanto a me, esclama il profeta Abacuc, mi rallegrerò nel Signore, ed esulterò in Dio mio Gesù» (III, 18). Questo profeta, seicento anni prima della venuta di Gesù Cristo, l’annunzia per nome ed in lui si rallegra; poiché prevedeva che da lui sarebbe liberato, come siamo noi, dal peccato, dal demonio, dalla concupiscenza, dalla carne, dal mondo, e colmato di grazia e di favori.
A ragione pertanto il profeta Baruch animava Gerusalemme a guardare verso l’oriente e a considerare la gioia che a lei veniva dal Signore (BAR. IV, 36). A ragione il Salmista esortava all’allegrezza quelli che cercano il Signore (Psalm, CIV, 3) ed esclamava: «Voi siete venuto in mio soccorso, o Dio, ed io me ne sono consolato» (Psalm. LXXXV, 16).
Questa gioia che deve avere il cristiano non è già la gioia secondo il senso della natura; ma è gioia secondo la ragione illuminata e fortificata dalla fede e dalla grazia… La gioia spirituale è un saggio, un’anticipazione della gioia celeste. Di qui quella sentenza di S. Agostino: «Chi cerca Dio, cerca la gioia; perché quanto si avvicina a Dio, tanto resta illuminato, fortificato, amato da Dio il quale solo è la vera gioia dell’uomo; egli solo ne appaga le brame, e non solo dell’uomo, ma anche dell’angelo (Sent. IX)… E altrove il medesimo santo così pregava: «Lungi da me, lungi dal vostro servo tenete l’idea di stimarmi felice, qualunque gioia io provi all’infuori di voi; ma fate che io gusti quella gioia che l’empio non conosce, e che voi date a coloro che vi servono. Questa gioia siete voi medesimo; è la vita beata di godere con voi, di voi e per voi: ecco la vera gioia, non ve n’è altra fuori di questa (Confess. l. X, c. XXII); perché ci avete creati per voi solo, e il nostro cuore non trova pace, fino a tanto che in voi non riposi (Ib.. 1. I, c. I)».
«L’unica schietta gioia, dice S. Bernardo, è quella che viene dal Creatore, non dalla creatura, e che nessuno può rapirti quando la possiedi; a paragone di questa, ogni altra allegrezza è pianto, ogni dolcezza è amarezza, ogni diletto è noia, ogni bellezza è sporcizia; insomma ogni piacere è molestia». La gioia perfetta non viene dalla terra, ma dal cielo; non scaturisce da questa valle di lagrime, ma dal giardino della città celeste (Epistola CXIV).
La gioia in Dio, notava già il Crisostomo, è la sola che non ci può essere tolta, tutte le altre gioie sono mutabili e transitorie; ma la gioia in Dio è stabile, immutabile, e così grande che riempie tutto il cuore. Le altre gioie non ci rallegrano in modo da dissipare la tristezza e la noia, anzi ne sono la sorgente; ma chi si rallegra e gioisce in Dio, beve alla fonte della vera gioia. A quella guisa che non appena una scintilla è caduta nel mare, vi resta spenta, così avviene a colui che ripone in Dio la sua felicità e la sua gioia; resta tutto affogato in quest’oceano senza sponde e la sua gioia invece di diminuire, si aumenta (Homil. ad pop. XVIII).
Il vero cristiano in Dio solo trova il riposo e la pace; in esso solo sono le vere gioie. Le allegrezze del mondo, le gioie prodotte dalle passioni non dànno il riposo e la pace, ma in esse si trova il turbamento e il rimorso… «Colui che vuole godere in se stesso e di sé sarà triste, dice ancora S. Agostino, ma chi cerca in Dio la propria gioia sarà in continuo gaudio (Tract. XXIV, in Joann)».
La vera gioia si trova in secondo luogo in una vita santa. «Volete sapere il modo di non vivere mai in tristezza? domanda S. Bernardo: vivete santamente. Una vita santa ha per indivisibile compagna la gioia; la coscienza del reo è sempre tra vagliata da foschi pensieri (De inter. Domo, c. XLV)… «Qual cosa più preziosa e più dolce a un cuore, osserva ancora il medesimo santo, qual cosa più sicura e tranquilla in questa terra, che una coscienza retta? Essa non teme né la perdita degli averi, né i patimenti, né i rimproveri; la morte invece di spaventarla, le si presenta come messaggera di gioia» (De Considerat. lib. I).
La stessa cosa avevano già osservato due pagani, Cicerone e Seneca. Il primo scriveva a Torquato, che la coscienza di una volontà diritta è la massima delle consolazioni in mezzo alle pene della vita; l’altro pretendeva da Lucinio che vivesse contento; e interrogato da questo onde poteva attingere quella continua contentezza gli rispondeva: In una buona coscienza, in buoni consigli, in buone azioni, nel disprezzo delle cose fugaci, in una condotta irreprensibile.
La vera gioia si trova in terzo luogo nell’umiltà; secondo l’esortazione di Giuditta: «Aspettiamo umilmente la consolazione del Signore» (IUD. VIII, 20).
Si trova in quarto luogo nell’amore e nel timore di Dio. Il timore del Signore è, come dice l’Ecclesiastico, gloria, trionfo, sorgente di gioia, corona di allegrezza. Il timor di Dio rallegrerà il cuore, gli porterà la gioia, l’esultanza, la lunghezza dei giorni. Chi teme il Signore avrà gioia in fine di vita e benedizione nel giorno della sua morte (Eccli. I, 11-13).
Si trova in quinto luogo nei pensieri consolanti del cielo, di Gesù Cristo, dei benefizi di Dio, della sua presenza, della sua dimora e cooperazione in noi, della Beata Vergine, dei santi, ecc.
Si trova in sesto luogo nella mortificazione della carne e dei sensi. Se noi rinunziamo ai diletti dei sensi, Dio ci darà delizie assai più dolci; in vece di piaceri carnali ce ne fornisce di spirituali, sostituisce gioie eterne alle temporali, le divine alle umane. Davide che ne aveva fatto la prova, diceva: «L’anima mia ricusò le consolazioni terrestri; mi ricordai del Signore e mi sentii giubilare il cuore» (Psalm. LXXXVI, 3). Infatti le gioie spirituali gustate una volta rendono insipido ogni piacere del senso.
Si trova in settimo luogo nella preghiera e nella meditazione. «Io, dice il Signore, l’attirerò a me, lo condurrò nella solitudine e gli parlerò al cuore» (OSE. II, 14). Io gli parlerò interiormente alla sua mente, alla sua volontà riempirò il suo cuore di consolazione; gli terrò un linguaggio tutto miele; ne appagherò le brame; me lo stringerò al seno ben vicino, al cuore. Gli comunicherò il mio spirito consolatore.
Si trova in ottavo luogo nella virtù; lo sentì anche Seneca che scrive: «Solo la virtù produce una gioia perpetua e sicura (Epistola XXVII)»; perché la virtù, è la pratica della legge di Dio. Ora, dice S. Basilio, «rallegrarsi in ciò che è secondo la legge del Signore, questo è un rallegrarsi nel Signore, ed è vera gioia (In reg. brevior., reg. CXCIV)».
Si trova finalmente nelle lagrime del pentimento; Una sola lagrima versata sui peccati passati, contiene più soavità e dolcezza, e quindi gaudio, che non tutti i piaceri del mondo e della carne insieme uniti.

3. LA GIOIA CRISTIANA RENDE INVINCIBILE. – «Credete che avete motivo di rallegrarvi quando siete fatti bersaglio a varie tentazioni», scrive S. Giacomo (IACOB. I, 2). «Vedendo S. Paolo, dice il Crisostomo, che le tentazioni gli si accumulavano addosso come la neve, godeva e si rallegrava come se fosse vissuto in mezzo al paradiso… Infatti nessuna arma è così poderosa, quanto il gioire secondo il Signore (De S. Paulo)».
Ai suoi religiosi che vivevano nella mortificazione e nell’austerità, San Antonio non sapeva inculcare nulla di meglio che la gioia spirituale nella quale egli vedeva il più forte scudo ed il più potente rimedio contro ogni maniera di tentazioni e di prove. «Vi è, soleva dire, un mezzo efficacissimo a conquidere il nemico, ed è la gioia spirituale; scioglie i tranelli del demonio e ne dilegua le insidie come fumo; non soltanto le teme, ma l’e affronta, le insegue, le sgomina. No, credetemi, non vi è nulla che più sicuramente superi e atterri i nostri nemici, quanto la gioia e la contentezza spirituale». (Ap. Sanct. Athanas.).
I demoni tripudiano quando riescono a spegnere e anche solo a illanguidire la gioia spirituale in un’anima. «Ma ricordatevi, dice S. Agostino, che il demonio è come cane legato alla catena da Gesù Cristo; può abbaiare e lacerare le vesti, ma non può mordere se non chi vuol essere morso; può assaltare, ma non gettare a terra, e perde la speranza anche solo di persuadere, quando vede l’uomo stare fermo, generoso, lieto ed allegro (Civit. Dei, L II, c. 8)». Perciò afferma Origene, che quanti atti di gioia noi facciamo in Dio, tanti colpi di verga scarichiamo sul diavolo (De Elcana).
Con questa gioia spirituale noi ci attiriamo la grazia e i lumi divini; vediamo i pericoli e li scansiamo; i nostri nemici, vedutisi scoperti e conosciuti, se ne fuggono.

4. LA GIOIA CRISTIANA SOPPORTA TUTTO. – Attestano gli Atti Apostolici che avendo il sinedrio ordinato che gli Apostoli fossero flagellati perché annunziavano Gesù Cristo, questi uscirono dal concilio allegri ed esultanti, perché erano stati stimati degni di patire contumelie per il nome di Gesù (Act. V, 40-41); ed il grande Apostolo diceva di essere inondato di gioia in mezzo. ad ogni tribolazione (II Cor VII, 4); e ai Colossesi scriveva: «Io mi rallegro nei miei patimenti per voi» (Coloss. I, 24). Per voi, cioè per ottenere merito a voi con i miei travagli e per lasciare a voi esempio del come mantenervi d’animo tra le croci e le persecuzioni. E questo esempio vediamo riprodotto al vivo in quel detto di S. Francesco d’Assisi: «Tanto è il bene ch’io m’aspetto, che ogni pena m’è diletto » (In Vita).
«Gesù Cristo godeva, come dice il Crisostomo, in mezzo ai suoi supplizi. Chiamava giorno suo il giorno della crocifissione. Così devono fare i cristiani. I patimenti sono pene rispetto al corpo, ma sono gioie rispetto allo spirito. Non è nell’indole delle croci considerate in se stesse, il dare la gioia, ma solo di quelle croci che si portano per Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo. Queste dànno la gioia e il riposo, principalmente per l’eternità» (Homil. ad pop.). Ah! solo dalla croce del Salvatore stilla gioia perfetta!
La gioia cristiana mitiga, addolcisce e rende meritorie le afflizioni e le prove; e talora arriva a far sì che chi le patisce non se ne accorga, come accadde a molti martiri ed anche ad altri santi, per virtù dell’Onnipotente. Quante anime non conta il Cristianesimo, le quali ben lungi dal temere patimenti, li desiderano, li invocano, li accolgono a braccia aperte: anime che imitano colui che scriveva: «Il Signore ha posto nella mia carne un pungolo, licenziò l’angelo di Satana a schiaffeggiarmi. Perciò io mi volsi a Dio supplicandolo che me ne liberasse; ma egli mi rispose: Ti basta la grazia mia, perché la virtù nella debolezza si perfeziona. Volentieri adunque io giubilerò e mi glorierò delle mie infermità, affinché in me abiti la forza di Cristo. Perciò mi rallegro nelle mie debolezze, negli obbrobri, nelle strettezze, nelle persecuzioni, negli stenti che sopporto per Cristo; perché allora sono forte, quando mi conosco debole e fiacco» (II Cor. XII, 10). S. Paolo attingeva la gioia nelle sue prove, dal merito medesimo inerente alle prove; e questa gioia rendeva le prove non solo tollerabili, ma desiderate…
Chi patisce con tristezza e senza rassegnazione, patisce di più e patisce senza merito. Chi soffre con gioia, soffre meno e acquista di grandi meriti. Il Signor nostro Gesù Cristo che conosceva il pregio delle afflizioni, diceva: «Beati quelli che soffrono, felici quelli che piangono» (MATTH. V, 10). Se è felicità soffrire, ne segue che si deve soffrire con gioia; perché è la gioia nei patimenti che procura la felicità.

5. LE ANIME ILLUMINATE E PIE HANNO PER LORO EREDITÀ LA GIOIA. ­ «Essi, cioè i giusti, si rallegreranno al vostro cospetto, o Signore, diceva già Isaia, come mietitori ricchi del loro raccolto, come vincitori nel dividersi le spoglie» (ISAI. IX, 3). Il Signore dice: «I miei servi mieteranno nell’abbondanza e voi patirete la miseria; i miei servi saranno dissetati, e voi morrete di sete; essi gioiranno, e voi sarete confusi; intoneranno, nel giubilo dei loro cuori, cantici di allegrezza e di lode, e voi manderete strida col cuore spezzato, gemerete nella tristezza del vostro spirito» (ISAI. LXV, 13-14).
A conferma del detto del Salmista: «Starà il giusto in festa e in gioia» (Psalm. L VII, 10), noi abbiamo la vita degli anacoreti del deserto, dei quali narra Palladio, che mettevano stupore in chi li vedeva raggiare di tanta gioia in mezzo agli orrori della solitudine; così dolce e grande era il gaudio loro, che non si era visto mai l’uguale su la terra, anche per riguardo all’allegrezza corporale, perché non si vedeva nessuno di loro di volto oscuro e triste (In Lausiac. C. LII). E ad elogio di ogni santo può ripetersi quello che dell’apostolo Andrea diceva S. Bernardo: «Andò alla croce non solo rassegnato e paziente, ma volenteroso, lieto e giubilante, quasi che s’incamminasse ad un banchetto, ad incomparabili diletti».

6. LA GIOIA CRISTIANA È TESTIMONIO DI UNA BUONA COSCIENZA. – «La più sicura prova che si ha di essere in grazia di Dio è la gioia spirituale», sentenzia S. Bonaventura (Speculum c. III); facendo eco a S. Paolo che aveva notato come frutto dello Spirito Santo la gioia (Galat. V, 22).
«La buona coscienza, scrive S. Agostino, è tutta nella speranza; e la speranza è il fondamento della gioia» (Soliloq.); S. Ambrogio, spiegando quel testo dei Proverbi (XV, 15): «Una coscienza tranquilla è un festino continuo, esclama: Che nutrimento più appetitoso di quello di cui si ciba un’anima pura ed innocente? » (Offic.). «Non già le grandezze, dice il Crisostomo, non le ricchezze, non la potenza, non la forza, non qualunque altra cosa di questo mondo dànno la gioia all’anima e al cuore, ma solo la buona coscienza ha il segreto di procurarla» (Homil. ad pop.).

7. SOAVITÀ DELLA GIOIA CRISTIANA. – «Dove trovare cosa più dolce; scriveva Tertulliano, che essere amato da Dio, conoscere Dio, detestare l’errore, ottenere il perdono dei propri peccati? Qual piacere più soave che disprezzare la voluttà e il mondo, essere libero della libertà dei figli di Dio, avere una coscienza monda, non temere la morte, calpestare le false divinità, cacciare i demoni, vivere di Dio e per Iddio? Questi diletti, questi spettacoli dei cristiani, sono santi, perpetui, gratuiti (De Spectac., c. XXVIII)».
Le gioie cristiane sono prodotte dall’intima unione del Verbo con l’anima. Ora dove trovare una felicità uguale? In quest’unione casta, immacolata, vi è un festino continuo, e sovente vi si mangia l’agnello pingue, dice S. Lorenzo Giustiniani. Vi si gusta la pace interiore, la tranquillità sicura, la felicità tranquilla, una grande dolcezza, una fede calma, una società amabile, i baci dell’unità, le delizie della contemplazione, la soavità nello Spirito Santo. Là è la porta del cielo, l’ingresso al paradiso, dal talamo nuziale la sposa scende bene spesso al cielo, e sovente lo Sposo divino discende dal cielo verso la sposa. Ella vive senza timore, senza inquietudine intorno alla sua salvezza; penetra nelle sublimi dimore dello Sposo, come nella casa del suo diletto, nella sua propria possessione; poiché per riscattarla, lo Sposo si è venduto egli medesimo e a lei si è dato. Per redimerla ha lottato con le tentazioni, ha combattuto contro gli spiriti malvagi, e contro di loro combatte tuttora. Non da temeraria, ma da confidente, ella entra negli appartamenti dello Sposo; poiché se vi fu un tempo in cui era come straniera alla città santa, al presente essa ne è divenuta la concittadina insieme coi santi; è divenuta la sposa del Verbo e, per un privilegio d’amore, tutto ciò che è dello sposo a lei appartiene. Infatti il vero amore niente serba esclusivamente ad uso suo, ma dà a larga mano e quello che ha e se stesso; ed in forza della medesima legge, della medesima carità, che lo spinge a dare quello che possiede, si serve egli anche di quello che hanno gli altri. E per questa esuberanza di mutuo amore, vi corre tra l’anima e il Verbo una perfetta famigliarità in parole, in confidenza, in sicurezza della grazia e della gloria, senza distinzione di condizione (De inter, Conflictu).
«La gioia dei giusti è, dice il Crisostomo, una vera nuova creazione dell’anima e del corpo, il presagio e il fiore dell’eterno frutto. Perciò l’Apostolo esorta i fedeli a gioire del continuo nel Signore» (Homil. ad pop.),
«La tranquillità della coscienza, scrive S. Ambrogio, e la sicurezza dell’innocenza formano la vita felice (Offic.)». A ragione pertanto Clemente di Alessandria chiama la vita dei giusti un giorno di continua santità, festa e letizia (Lib. Stromat); poiché qual cosa può temere dal secolo, dice S. Cipriano, chi ha nel secolo per suo tutore Iddio? (Epistola ad Martyr).
«Non vi è gioia che uguagli la gioia del cuore, dice Rabano; nessuna gioia terrena si può paragonare con la gioia della vera sapienza che consiste nella verità, nella contemplazione della verità, nella conoscenza di Dio» (De adep. virtut.).
Nell’anima che gioisce nel Signore, si verificano alla lettera e nel loro vero senso le parole del Signore: «Io verserò su di voi la pace a guisa di un fiume, e la gloria delle nazioni come un torrente; sarete portati tra le braccia, e i popoli vi carezzeranno su le ginocchia come bimbi lattanti. Io vi consolerò come la madre consola il bambino, e Voi ne gioirete. Vedrete, e ne andrà in giubilo il vostro cuore, le vostre ossa si rianimeranno come l’erba; i servi del Signore conosceranno il suo braccio» (ISAI. LXVI, 12-14); quel braccio che avrebbe attirato secondo la profezia di Osea, gli uomini con catene di amore (OSE. XI. 4).
Ecco come parla chi poté confrontare questa gioia con quella del secolo: «Oh! quanto mi fu dolore a un tratto essere privo delle gioie insipide e leggere del mondo di modo che mi pareva una gioia indicibile il perdere quello che poco prima parevami il colmo della sventura perdere! Poiché tu le cacciavi da me, tu, o somma e vera dolcezza; sì, tu le snidavi e in vece loro, entravi tu, più soave di ogni piacere e di ogni gioia (Confess., 1. VIII, c. XI) ».
La gioia cristiana è il segno di una buona e pia volontà; è l’ornamento e il fiore delle virtù. Per il possesso di Gesù Cristo la gioia del cuore non ha misura, l’anima si rinnova e si sente sopraffatta da una dolcezza ineffabile; ottiene l’intelligenza spirituale, i lumi della fede l’aumento della speranza, il fuoco della carità, l’affetto della compassione, lo zelo della giustizia, il diletto delle virtù. L’anima in braccio alle gioie spirituali ha nell’orazione famigliari colloqui con Dio, si accorge che è ascoltata e sovente esaudita; parla con lui a faccia a faccia ed ascolta quello ch’egli le dice, guadagna a sé il suo Dio, gli fa dolce ma forte violenza, lo incatena con la sua preghiera tutta spirante consolazioni e gioie celesti…
Beata e felice le mille volte dunque l’anima fedele che corrisponde alle grazie di Gesù Cristo! Essa trova e riceve fin da questa vita il centuplo di quello che ha sacrificato per Cristo; è contenta, ricca e in pace; si assicura con la buone opere il conseguimento dell’eterno gaudio degli eletti nella celeste Gerusalemme, di maniera che passa dalla gioia della grazia alla gioia della gloria, dal fiume delle delizie che gusta in Dio quaggiù in terra all’oceano infinito dell’eterno possesso di Dio…

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La Gioia negli scritti dei primi Cristiani

DAGLI SCRITTI DEI PRIMI CRISTIANI

        

                               
“Armati di gioia, che è sempre grata ed accetta a Dio, e deliziati in essa.

L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la tristezza…

vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia”

 

Pastore di Erma, decimo precetto

 

***

 

“La dolcezza dello spirito nasce dalla gioia

mentre la tristezza è come la bocca del leone

che divora l’uomo malinconico”

 

Detti dei Padri del deserto

 

***

 

“Vi è un mezzo efficacissimo a conquidere il nemico, ed è la gioia spirituale;

scioglie i tranelli del demonio e ne dilegua le insidie come fumo;

non soltanto le teme, ma le affronta, le insegue, le sgomina.

No, credetemi, non vi è nulla che più sicuramente superi e atterri i nostri nemici,

quanto la gioia e la contentezza spirituale”.

San Antonio Abate

***  

  “La preghiera è sorgente di gioia e di grazia”

 

Evagrio Pontico

***
“Quando, dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia,

allora veramente hai trovato la preghiera.”

 

Evagrio Pontico

 

***

  

“Allontana da te, dice, la tristezza che è sorella della incertezza e della collera”.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

***

  

Quando le infermità, i bisogni, il tormento del corpo

o la paura che viene dalle sue pene,

turba il tuo pensiero allontanandolo dalla gioia della tua speranza

e dalla meditazione limpida del Signore nostro,

sappi che in te vive il corpo e non Cristo.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

***

  

Ogni giorno sia accompagnato dalla speranza, dalla gioia, dalla fiducia di giungere al regno futuro della salvezza.

Ripetersi spesso: “Se oggi non ho raggiunto la liberazione, vi riuscirò domani!”.

Chi ha intenzione di piantare una vigna, avanti di accingersi al lavoro è nutrito dalla speranza e dalla gioia,

e nella sua mente sogna la vendemmia e calcola i guadagni prima che il vino sia fatto;

con questo animo può affrontare la fatica. (Migne 34, 681 b).

 

Pseudo Macario

veliero (2)

La parola Gioia nelle Lettere Cattoliche e nell’Apocalisse

LETTERA DI GIACOMO

5,13 Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. 

PRIMA LETTERA DI PIETRO 

1,6 Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove,

1,8 voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

4,13 Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

PRIMA LETTERA DI GIOVANNI

1,4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.
    

SECONDA LETTERA DI GIOVANNI 

1,12 Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo per mezzo di carta e di inchiostro; ho speranza di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena. 

TERZA LETTERA DI GIOVANNI

1,4 Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

APOCALISSE 

di Giovanni

      

        

       

19,5 Partì dal trono una voce che diceva:

‘Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!’.

12,12 Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo. 

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