Occhi per il cieco e piedi per lo zoppo

«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (Libro di Giobbe 29,15).

Nel discorso di Giobbe che contiene le parole «io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo», si evidenzia la dimensione di servizio ai bisognosi da parte di quest’uomo giusto, che gode di una certa autorità e ha un posto di riguardo tra gli anziani della città. La sua statura morale si manifesta nel servizio al povero che chiede aiuto, come pure nel prendersi cura dell’orfano e della vedova (vv.12-13).

Quanti cristiani anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere “occhi per il cieco” e “piedi per lo zoppo”! Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un’assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi. Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo! In quei momenti si può contare in modo particolare sulla vicinanza del Signore, e si è anche di speciale sostegno alla missione della Chiesa.

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Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!

GIOBBE – Capitolo 31

[1] Avevo stretto con gli occhi un patto
di non fissare neppure una vergine.

[2] Che parte mi assegna Dio di lassù
e che porzione mi assegna l’Onnipotente dall’alto?

[3] Non è forse la rovina riservata all’iniquo
e la sventura per chi compie il male?

[4] Non vede egli la mia condotta
e non conta tutti i miei passi?

[5] Se ho agito con falsità
e il mio piede si è affrettato verso la frode,

[6] mi pesi pure sulla bilancia della giustizia
e Dio riconoscerà la mia integrità.

[7] Se il mio passo è andato fuori strada
e il mio cuore ha seguito i miei occhi,
se alla mia mano si è attaccata sozzura,

[8] io semini e un altro ne mangi il frutto
e siano sradicati i miei germogli.

[9] Se il mio cuore fu sedotto da una donna
e ho spiato alla porta del mio prossimo,

[10] mia moglie macini per un altro
e altri ne abusino;

[11] difatti quello è uno scandalo,
un delitto da deferire ai giudici,

[12] quello è un fuoco che divora fino alla
distruzione e avrebbe consumato tutto il mio raccolto.

[13] Se ho negato i diritti del mio schiavo
e della schiava in lite con me,

[14] che farei, quando Dio si alzerà,
e, quando farà l’inchiesta, che risponderei?

[15] Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto
anche lui?
Non fu lo stesso a formarci nel seno?

[16] Mai ho rifiutato quanto brama il povero,
né ho lasciato languire gli occhi della vedova;

[17] mai da solo ho mangiato il mio tozzo di pane,
senza che ne mangiasse l’orfano,

[18] poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin
dall’infanzia
e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato.

[19] Se mai ho visto un misero privo di vesti
o un povero che non aveva di che coprirsi,

[20] se non hanno dovuto benedirmi i suoi fianchi,
o con la lana dei miei agnelli non si è riscaldato;

[21] se contro un innocente ho alzato la mano,
perché vedevo alla porta chi mi spalleggiava,

[22] mi si stacchi la spalla dalla nuca
e si rompa al gomito il mio braccio,

[23] perché mi incute timore la mano di Dio
e davanti alla sua maestà non posso resistere.

[24] Se ho riposto la mia speranza nell’oro
e all’oro fino ho detto: “Tu sei la mia fiducia”;

[25] se godevo perché grandi erano i miei beni
e guadagnava molto la mia mano;

[26] se vedendo il sole risplendere
e la luna chiara avanzare,

[27] si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore
e con la mano alla bocca ho mandato un bacio,

[28] anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale,
perché avrei rinnegato Dio che sta in alto.

[29] Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico
e ho esultato perché lo colpiva la sventura,

[30] io che non ho permesso alla mia lingua di peccare,
augurando la sua morte con imprecazioni?

[31] Non diceva forse la gente della mia tenda:
“A chi non ha dato delle sue carni per saziarsi?”.

[32] All’aperto non passava la notte lo straniero
e al viandante aprivo le mie porte.

[33] Non ho nascosto, alla maniera degli uomini, la mia
colpa,
tenendo celato il mio delitto in petto,

[34] come se temessi molto la folla,
e il disprezzo delle tribù mi spaventasse,
sì da starmene zitto senza uscire di casa.

[35] Oh, avessi uno che mi ascoltasse!
Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!
Il documento scritto dal mio avversario

[36] vorrei certo portarlo sulle mie spalle
e cingerlo come mio diadema!

[37] Il numero dei miei passi gli manifesterei
e mi presenterei a lui come sovrano.
[38] Se contro di me grida la mia terra
e i suoi solchi piangono con essa;
[39] se ho mangiato il suo frutto senza pagare
e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori,
[40] e in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia al posto dell’orzo.

 

= RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS = A picture shows a part of the "Last Judgment" fresco by 16th century painters Giorgio Vasari and Federico Zuccari in the dome of the Cathedral Santa Maria del Fiore (Cathedral of Saint Mary of the Flowers) during a visit of Pope Francis in Florence on November 10, 2015. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE        (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Ti sono state svelate le porte della morte e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa?

Giobbe

Capitolo 38

[1] Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
[2] «Chi è mai costui che oscura il mio piano
con discorsi da ignorante?
[3] Cingiti i fianchi come un prode:
io t’interrogherò e tu mi istruirai!
[4] Quando ponevo le fondamenta della terra, tu dov’eri?
Dimmelo, se sei tanto intelligente!
[5] Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la corda per misurare?
[6] Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
[7] mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e acclamavano tutti i figli di Dio?
[8] Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
[9] quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
[10] quando gli ho fissato un limite,
e gli ho messo chiavistello e due porte
[11] dicendo: “Fin qui giungerai e non oltre
e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde”?
[12] Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
[13] perché afferri la terra per i lembi
e ne scuota via i malvagi,
[14] ed essa prenda forma come creta premuta da sigillo
e si tinga come un vestito,
[15] e sia negata ai malvagi la loro luce
e sia spezzato il braccio che si alza a colpire?
[16] Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
[17] Ti sono state svelate le porte della morte
e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa?
[18] Hai tu considerato quanto si estende la terra?
Dillo, se sai tutto questo!
[19] Qual è la strada dove abita la luce
e dove dimorano le tenebre,
[20] perché tu le possa ricondurre dentro i loro confini
e sappia insegnare loro la via di casa?
[21] Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!
[22] Sei mai giunto fino ai depositi della neve,
hai mai visto i serbatoi della grandine,
[23] che io riserbo per l’ora della sciagura,
per il giorno della guerra e della battaglia?
[24] Per quali vie si diffonde la luce,
da dove il vento d’oriente invade la terra?
[25] Chi ha scavato canali agli acquazzoni
e una via al lampo tonante,
[26] per far piovere anche sopra una terra spopolata,
su un deserto dove non abita nessuno,
[27] per dissetare regioni desolate e squallide
e far sbocciare germogli verdeggianti?
[28] Ha forse un padre la pioggia?
O chi fa nascere le gocce della rugiada?
[29] Dal qual grembo esce il ghiaccio
e la brina del cielo chi la genera,
[30] quando come pietra le acque si induriscono
e la faccia dell’abisso si raggela?
[31] Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi
o sciogliere i vincoli di Orione?
[32] Puoi tu far spuntare a suo tempo le costellazioni
o guidare l’Orsa insieme con i suoi figli?
[33] Conosci tu le leggi del cielo
o ne applichi le norme sulla terra?
[34] Puoi tu alzare la voce fino alle nubi
per farti inondare da una massa d’acqua?
[35] Scagli tu i fulmini ed essi partono
dicendoti: “Eccoci!”?
[36] Chi mai ha elargito all’ibis la sapienza
o chi ha dato al gallo intelligenza?
[37] Chi mai è in grado di contare con esattezza le nubi
e chi può riversare gli otri del cielo,
[38] quando la polvere del suolo diventa fango
e le zolle si attaccano insieme?
[39] Sei forse tu che vai a caccia di preda per la leonessa
e sazi la fame dei leoncelli,
[40] quando sono accovacciati nelle tane
o stanno in agguato nei nascondigli?
[41] Chi prepara al corvo il suo pasto,
quando i suoi piccoli gridano verso Dio
e vagano qua e là per mancanza di cibo?

Capitolo 39

[1] Sai tu quando figliano i camosci
o assisti alle doglie delle cerve?
[2] Conti tu i mesi della loro gravidanza
e sai tu quando devono partorire?
[3] Si curvano e si sgravano dei loro parti,
espellono i loro feti.
[4] Robusti sono i loro figli, crescono all’aperto,
se ne vanno e non tornano più da esse.
[5] Chi lascia libero l’asino selvatico
e chi ne scioglie i legami?
[6] Io gli ho dato come casa il deserto
e per dimora la terra salmastra.
[7] Dei rumori della città se ne ride
e non ode le urla dei guardiani.
[8] Gira per le montagne, sua pastura,
e va in cerca di quanto è verde.
[9] Forse il bufalo acconsente a servirti
o a passare la notte presso la tua greppia?
[10] Puoi forse legare il bufalo al solco con le corde,
o fargli arare le valli dietro a te?
[11] Ti puoi fidare di lui, perché la sua forza è grande,
e puoi scaricare su di lui le tue fatiche?
[12] Conteresti su di lui, perché torni
e raduni la tua messe sull’aia?
[13] Lo struzzo batte festosamente le ali,
come se fossero penne di cicogna e di falco.
[14] Depone infatti sulla terra le uova
e nella sabbia le lascia riscaldare.
[15] Non pensa che un piede può schiacciarle,
una bestia selvatica calpestarle.
[16] Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi,
della sua inutile fatica non si preoccupa,
[17] perché Dio gli ha negato la saggezza
e non gli ha dato in sorte l’intelligenza.
[18] Ma quando balza in alto,
si beffa del cavallo e del suo cavaliere.
[19] Puoi dare la forza al cavallo
e rivestire di criniera il suo collo?
[20] Puoi farlo saltare come una cavalletta,
con il suo nitrito maestoso e terrificante?
[21] Scalpita nella valle baldanzoso
e con impeto va incontro alle armi.
[22] Sprezza la paura, non teme,
né retrocede davanti alla spada.
[23] Su di lui tintinna la faretra,
luccica la lancia e il giavellotto.
[24] Con eccitazione e furore divora lo spazio
e al suono del corno più non si tiene.
[25] Al primo suono nitrisce: “Ah!”
e da lontano fiuta la battaglia,
gli urli dei capi e il grido di guerra.
[26] È forse per il tuo ingegno che spicca il volo lo sparviero
e distende le ali verso il meridione?
[27] O al tuo comando l’aquila s’innalza
e costruisce il suo nido sulle alture?
[28] Vive e passa la notte fra le rocce,
sugli spuntoni delle rocce o sui picchi.
[29] Di lassù spia la preda
e da lontano la scorgono i suoi occhi.
[30] I suoi piccoli succhiano il sangue
e dove sono cadaveri, là essa si trova».

Capitolo 40

[1] Il Signore prese a dire a Giobbe:
[2] «Il censore vuole ancora contendere con l’Onnipotente?
L’accusatore di Dio risponda!».
[3] Giobbe prese a dire al Signore:
[4] «Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
[5] Ho parlato una volta, ma non replicherò,
due volte ho parlato, ma non continuerò».
[6] Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
[7] «Cingiti i fianchi come un prode:
io t’interrogherò e tu mi istruirai!
[8] Oseresti tu cancellare il mio giudizio,
dare a me il torto per avere tu la ragione?
[9] Hai tu un braccio come quello di Dio
e puoi tuonare con voce pari alla sua?
[10] Su, órnati pure di maestà e di grandezza,
rivèstiti di splendore e di gloria!
[11] Effondi pure i furori della tua collera,
guarda ogni superbo e abbattilo,
[12] guarda ogni superbo e umilialo,
schiaccia i malvagi ovunque si trovino;
[13] sprofondali nella polvere tutti insieme
e rinchiudi i loro volti nel buio!
[14] Allora anch’io ti loderò,
perché hai trionfato con la tua destra.
[15] Ecco, l’ippopotamo che io ho creato al pari di te,
si nutre di erba come il bue.
[16] Guarda, la sua forza è nei fianchi
e il suo vigore nel ventre.
[17] Rizza la coda come un cedro,
i nervi delle sue cosce s’intrecciano saldi,
[18] le sue vertebre sono tubi di bronzo,
le sue ossa come spranghe di ferro.
[19] Esso è la prima delle opere di Dio;
solo il suo creatore può minacciarlo con la spada.
[20] Gli portano in cibo i prodotti dei monti,
mentre tutte le bestie della campagna si trastullano attorno a lui.
[21] Sotto le piante di loto si sdraia,
nel folto del canneto e della palude.
[22] Lo ricoprono d’ombra le piante di loto,
lo circondano i salici del torrente.
[23] Ecco, se il fiume si ingrossa, egli non si agita,
anche se il Giordano gli salisse fino alla bocca, resta calmo.
[24] Chi mai può afferrarlo per gli occhi,
o forargli le narici con un uncino?
[25] Puoi tu pescare il Leviatàn con l’amo
e tenere ferma la sua lingua con una corda,
[26] ficcargli un giunco nelle narici
e forargli la mascella con un gancio?
[27] Ti rivolgerà forse molte suppliche
o ti dirà dolci parole?
[28] Stipulerà forse con te un’alleanza,
perché tu lo assuma come servo per sempre?
[29] Scherzerai con lui come un passero,
legandolo per le tue bambine?
[30] Faranno affari con lui gli addetti alla pesca,
e lo spartiranno tra i rivenditori?
[31] Crivellerai tu di dardi la sua pelle
e con la fiocina la sua testa?
[32] Prova a mettere su di lui la tua mano:
al solo ricordo della lotta, non ci riproverai!

Capitolo 41

[1] Ecco, davanti a lui ogni sicurezza viene meno,
al solo vederlo si resta abbattuti.
[2] Nessuno è tanto audace da poterlo sfidare:
chi mai può resistergli?
[3] Chi mai lo ha assalito e ne è uscito illeso?
Nessuno sotto ogni cielo.
[4] Non passerò sotto silenzio la forza delle sue membra,
né la sua potenza né la sua imponente struttura.
[5] Chi mai ha aperto il suo manto di pelle
e nella sua doppia corazza chi è penetrato?
[6] Chi mai ha aperto i battenti della sua bocca,
attorno ai suoi denti terrificanti?
[7] Il suo dorso è formato da file di squame,
saldate con tenace suggello:
[8] l’una è così unita con l’altra
che l’aria fra di esse non passa;
[9] ciascuna aderisce a quella vicina,
sono compatte e non possono staccarsi.
[10] Il suo starnuto irradia luce,
i suoi occhi sono come le palpebre dell’aurora.
[11] Dalla sua bocca erompono vampate,
sprizzano scintille di fuoco.
[12] Dalle sue narici esce fumo
come da caldaia infuocata e bollente.
[13] Il suo fiato incendia carboni
e dalla bocca gli escono fiamme.
[14] Nel suo collo risiede la forza
e innanzi a lui corre il terrore.
[15] Compatta è la massa della sua carne,
ben salda su di lui e non si muove.
[16] Il suo cuore è duro come pietra,
duro come la macina inferiore.
[17] Quando si alza si spaventano gli dèi
e per il terrore restano smarriti.
[18] La spada che lo affronta non penetra,
né lancia né freccia né dardo.
[19] Il ferro per lui è come paglia,
il bronzo come legno tarlato.
[20] Non lo mette in fuga la freccia,
per lui le pietre della fionda sono come stoppia.
[21] Come stoppia è la mazza per lui
e si fa beffe del sibilo del giavellotto.
[22] La sua pancia è fatta di cocci aguzzi
e striscia sul fango come trebbia.
[23] Fa ribollire come pentola il fondo marino,
fa gorgogliare il mare come un vaso caldo di unguenti.
[24] Dietro di sé produce una scia lucente
e l’abisso appare canuto.
[25] Nessuno sulla terra è pari a lui,
creato per non aver paura.
[26] Egli domina tutto ciò che superbo s’innalza,
è sovrano su tutte le bestie feroci».

Capitolo 42

[1] Giobbe prese a dire al Signore:
[2] «Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
[3] Chi è colui che, da ignorante,
può oscurare il tuo piano?
Davvero ho esposto cose che non capisco,
cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.
[4] Ascoltami e io parlerò,
io t’interrogherò e tu mi istruirai!
[5] Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
[6] Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
[7] Dopo che il Signore ebbe rivolto queste parole a Giobbe, disse a Elifaz di Teman: «La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. [8]Prendete dunque sette giovenchi e sette montoni e andate dal mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi e io, per riguardo a lui, non punirò la vostra stoltezza, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe».
[9] Elifaz di Teman, Bildad di Suach e Sofar di Naamà andarono e fecero come aveva detto loro il Signore e il Signore ebbe riguardo di Giobbe.
[10] Il Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Infatti il Signore raddoppiò quanto Giobbe aveva posseduto. [11] Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo; banchettarono con lui in casa sua, condivisero il suo dolore e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui, e ognuno gli regalò una somma di denaro e un anello d’oro.
[12] Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. [13]Ebbe anche sette figli e tre figlie. [14] Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea. [15] In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
[16] Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. [17] Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

 

immacolata-16

Dio libera il povero mediante l’afflizione, e con la sofferenza gli apre l’orecchio

Giobbe

Capitolo 35

[1] Eliu prese a dire:
[2] «Ti pare di aver pensato correttamente,
quando dicesti: “Sono giusto davanti a Dio”?
[3] Tu dici infatti: “A che serve?
Quale guadagno ho a non peccare?”.
[4] Voglio replicare a te
e ai tuoi amici insieme con te.
[5] Contempla il cielo e osserva,
considera le nubi, come sono più alte di te.
[6] Se pecchi, che cosa gli fai?
Se aumenti i tuoi delitti, che danno gli arrechi?
[7] Se tu sei giusto, che cosa gli dai
o che cosa riceve dalla tua mano?
[8] Su un uomo come te ricade la tua malizia,
su un figlio d’uomo la tua giustizia!
[9] Si grida sotto il peso dell’oppressione,
si invoca aiuto contro il braccio dei potenti,
[10] ma non si dice: “Dov’è quel Dio che mi ha creato,
che ispira nella notte canti di gioia,
[11] che ci rende più istruiti delle bestie selvatiche,
che ci fa più saggi degli uccelli del cielo?”.
[12] Si grida, allora, ma egli non risponde
a causa della superbia dei malvagi.
[13] È inutile: Dio non ascolta
e l’Onnipotente non vi presta attenzione;
[14] ancor meno quando tu dici che non lo vedi,
che la tua causa sta innanzi a lui e tu in lui speri,
[15] e così pure quando dici che la sua ira non punisce
né si cura molto dell’iniquità.
[16] Giobbe dunque apre a vuoto la sua bocca
e accumula chiacchiere senza senso».

Capitolo 36

[1] Eliu continuò a dire:
[2] «Abbi un po’ di pazienza e io ti istruirò,
perché c’è altro da dire in difesa di Dio.
[3] Prenderò da lontano il mio sapere
e renderò giustizia al mio creatore.
[4] Non è certo menzogna il mio parlare:
è qui con te un uomo dalla scienza perfetta.
[5] Ecco, Dio è grande e non disprezza nessuno,
egli è grande per la fermezza delle sue decisioni.
[6] Non lascia vivere l’iniquo
e rende giustizia ai miseri.
[7] Non stacca gli occhi dai giusti,
li fa sedere sui troni dei re
e li esalta per sempre.
[8] Se sono avvinti in catene,
o sono stretti dai lacci dell’afflizione,
[9] Dio mostra loro gli errori e i misfatti
che hanno commesso per orgoglio.
[10] Apre loro gli orecchi alla correzione
e li esorta ad allontanarsi dal male.
[11] Se ascoltano e si sottomettono,
termineranno i loro giorni nel benessere
e i loro anni fra le delizie.
[12] Ma se non ascoltano,
passeranno attraverso il canale infernale
e spireranno senza rendersene conto.
[13] I perversi di cuore si abbandonano all’ira,
non invocano aiuto, quando Dio li incatena.
[14] Si spegne in gioventù la loro vita,
la loro esistenza come quella dei prostituti.
[15] Ma Dio libera il povero mediante l’afflizione,
e con la sofferenza gli apre l’orecchio.
[16] Egli trarrà anche te dalle fauci dell’angustia
verso un luogo spazioso, non ristretto,
e la tua tavola sarà colma di cibi succulenti.
[17] Ma se di giudizio iniquo sei pieno,
giudizio e condanna ti seguiranno.
[18] Fa’ che l’ira non ti spinga allo scherno,
e che il prezzo eccessivo del riscatto non ti faccia deviare.
[19] Varrà forse davanti a lui il tuo grido d’aiuto nell’angustia
o tutte le tue risorse di energia?
[20] Non desiderare che venga quella notte
nella quale i popoli sono sradicati dalla loro sede.
[21] Bada di non volgerti all’iniquità,
poiché per questo sei stato provato dalla miseria.
[22] Ecco, Dio è sublime nella sua potenza;
quale maestro è come lui?
[23] Chi mai gli ha imposto il suo modo d’agire
o chi mai ha potuto dirgli: “Hai agito male?”.
[24] Ricòrdati di lodarlo per le sue opere,
che l’umanità ha cantato.
[25] Tutti le contemplano,
i mortali le ammirano da lontano.
[26] Ecco, Dio è così grande che non lo comprendiamo,
è incalcolabile il numero dei suoi anni.
[27] Egli attrae in alto le gocce d’acqua
e scioglie in pioggia i suoi vapori
[28] che le nubi rovesciano,
grondano sull’uomo in quantità.
[29] Chi può calcolare la distesa delle nubi
e i fragori della sua dimora?
[30] Ecco, egli vi diffonde la sua luce
e ricopre le profondità del mare.
[31] In tal modo alimenta i popoli
e offre loro cibo in abbondanza.
[32] Con le mani afferra la folgore
e la scaglia contro il bersaglio.
[33] Il suo fragore lo annuncia,
la sua ira si accende contro l’iniquità.

Capitolo 37

[1] Per questo mi batte forte il cuore
e mi balza fuori dal petto.
[2] Udite attentamente il rumore della sua voce,
il fragore che esce dalla sua bocca.
[3] Egli lo diffonde per tutto il cielo
e la sua folgore giunge ai lembi della terra;
[4] dietro di essa ruggisce una voce,
egli tuona con la sua voce maestosa:
nulla può arrestare il lampo
appena si ode la sua voce.
[5] Dio tuona mirabilmente con la sua voce,
opera meraviglie che non comprendiamo!
[6] Egli infatti dice alla neve: “Cadi sulla terra”
e alle piogge torrenziali: “Siate violente”.
[7] Nella mano di ogni uomo pone un sigillo,
perché tutti riconoscano la sua opera.
[8] Le belve si ritirano nei loro nascondigli
e si accovacciano nelle loro tane.
[9] Dalla regione australe avanza l’uragano
e il gelo dal settentrione.
[10] Al soffio di Dio si forma il ghiaccio
e le distese d’acqua si congelano.
[11] Carica di umidità le nuvole
e le nubi ne diffondono le folgori.
[12] Egli le fa vagare dappertutto
secondo i suoi ordini,
perché eseguano quanto comanda loro
su tutta la faccia della terra.
[13] Egli le manda o per castigo del mondo
o in segno di bontà.
[14] Porgi l’orecchio a questo, Giobbe,
férmati e considera le meraviglie di Dio.
[15] Sai tu come Dio le governa
e come fa brillare il lampo dalle nubi?
[16] Conosci tu come le nuvole si muovono in aria?
Sono i prodigi di colui che ha una scienza perfetta.
[17] Sai tu perché le tue vesti sono roventi,
quando la terra è in letargo sotto il soffio dello scirocco?
[18] Hai tu forse disteso con lui il firmamento,
solido come specchio di metallo fuso?
[19] Facci sapere che cosa possiamo dirgli!
Noi non siamo in grado di esprimerci perché avvolti nelle tenebre.
[20] Gli viene forse riferito se io parlo,
o, se uno parla, ne viene informato?
[21] All’improvviso la luce diventa invisibile,
oscurata dalle nubi:
poi soffia il vento e le spazza via.
[22] Dal settentrione giunge un aureo chiarore,
intorno a Dio è tremenda maestà.
[23] L’Onnipotente noi non possiamo raggiungerlo,
sublime in potenza e rettitudine,
grande per giustizia: egli non opprime.
[24] Perciò lo temono tutti gli uomini,
ma egli non considera quelli che si credono sapienti!».

 

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Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi fa vivere

Giobbe

Capitolo 32

[1] Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. [2] Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele, il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché si considerava giusto di fronte a Dio; [3] si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. [4] Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. [5] Quando vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
[6] Eliu, figlio di Barachele, il Buzita, prese a dire:
«Giovane io sono di anni
e voi siete già canuti;
per questo ho esitato, per rispetto,
a manifestarvi il mio sapere.
[7] Pensavo: “Parlerà l’età
e gli anni numerosi insegneranno la sapienza”.
[8] Ma è lo spirito che è nell’uomo,
è il soffio dell’Onnipotente che lo fa intelligente.
[9] Essere anziani non significa essere sapienti,
essere vecchi non significa saper giudicare.
[10] Per questo io oso dire: “Ascoltatemi;
esporrò anch’io il mio parere”.
[11] Ecco, ho atteso le vostre parole,
ho teso l’orecchio ai vostri ragionamenti.
Finché andavate in cerca di argomenti,
[12] su di voi fissai l’attenzione.
Ma ecco, nessuno ha potuto confutare Giobbe,
nessuno tra voi ha risposto ai suoi detti.
[13] Non venite a dire: “Abbiamo trovato noi la sapienza,
Dio solo può vincerlo, non un uomo!”.
[14] Egli non ha rivolto a me le sue parole,
e io non gli risponderò con i vostri argomenti.
[15] Sono sconcertati, non rispondono più,
mancano loro le parole.
[16] Ho atteso, ma poiché non parlano più,
poiché stanno lì senza risposta,
[17] risponderò anch’io per la mia parte,
esporrò anch’io il mio parere;
[18] mi sento infatti pieno di parole,
mi preme lo spirito che è nel mio ventre.
[19] Ecco, il mio ventre è come vino senza aria di sfogo,
come otri nuovi sta per scoppiare.
[20] Parlerò e avrò un po’ d’aria,
aprirò le labbra e risponderò.
[21] Non guarderò in faccia ad alcuno,
e non adulerò nessuno,
[22] perché io non so adulare:
altrimenti il mio creatore in breve mi annienterebbe.

Capitolo 33

[1] Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
porgi l’orecchio ad ogni mia parola.
[2] Ecco, io apro la bocca,
parla la mia lingua entro il mio palato.
[3] Il mio cuore dirà parole schiette
e le mie labbra parleranno con chiarezza.
[4] Lo spirito di Dio mi ha creato
e il soffio dell’Onnipotente mi fa vivere.
[5] Se puoi, rispondimi,
prepàrati, tieniti pronto davanti a me.
[6] Ecco, io sono come te di fronte a Dio,
anch’io sono stato formato dal fango:
[7] ecco, nulla hai da temere da me,
non farò pesare su di te la mia mano.
[8] Tu hai detto in mia presenza
e il suono delle tue parole ho udito:
[9] “Puro sono io, senza peccato,
io sono pulito, non ho colpa;
[10] ma lui contro di me trova pretesti
e mi considera suo nemico,
[11] pone in ceppi i miei piedi
e spia tutti i miei passi!”.
[12] Ecco, in questo non hai ragione, ti rispondo:
Dio, infatti, è più grande dell’uomo.
[13] Perché vuoi contendere con lui,
se egli non rende conto di tutte le sue parole?
[14] Dio può parlare in un modo
o in un altro, ma non vi si presta attenzione.
[15] Nel sogno, nella visione notturna,
quando cade il torpore sugli uomini,
nel sonno sul giaciglio,
[16] allora apre l’orecchio degli uomini
e per la loro correzione li spaventa,
[17] per distogliere l’uomo dal suo operato
e tenerlo lontano dall’orgoglio,
[18] per preservare la sua anima dalla fossa
e la sua vita dal canale infernale.
[19] Talvolta egli lo corregge con dolori nel suo letto
e con la tortura continua delle ossa.
[20] Il pane gli provoca nausea,
gli ripugnano anche i cibi più squisiti,
[21] dimagrisce a vista d’occhio
e le ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori,
[22] la sua anima si avvicina alla fossa
e la sua vita a coloro che infliggono la morte.
[23] Ma se vi è un angelo sopra di lui,
un mediatore solo fra mille,
che mostri all’uomo il suo dovere,
[24] che abbia pietà di lui e implori:
“Scampalo dallo scendere nella fossa,
io gli ho trovato un riscatto”,
[25] allora la sua carne sarà più florida che in gioventù,
ed egli tornerà ai giorni della sua adolescenza.
[26] Supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza,
gli mostrerà con giubilo il suo volto,
e di nuovo lo riconoscerà giusto.
[27] Egli si rivolgerà agli uomini e dirà:
“Avevo peccato e violato la giustizia,
ma egli non mi ha ripagato per quel che meritavo;
[28] mi ha scampato dal passare per la fossa
e la mia vita contempla la luce”.
[29] Ecco, tutto questo Dio fa,
due, tre volte per l’uomo,
[30] per far ritornare la sua anima dalla fossa
e illuminarla con la luce dei viventi.
[31] Porgi l’orecchio, Giobbe, ascoltami,
sta’ in silenzio e parlerò io;
[32] ma se hai qualcosa da dire, rispondimi,
parla, perché io desidero darti ragione.
[33] Altrimenti, ascoltami,
sta’ in silenzio e io ti insegnerò la sapienza».

Capitolo 34

[1] Eliu prese a dire:
[2] «Ascoltate, saggi, le mie parole
e voi, dotti, porgetemi l’orecchio,
[3] perché come l’orecchio distingue le parole
e il palato assapora i cibi,
[4] così noi esploriamo ciò che è giusto,
indaghiamo tra noi ciò che è bene.
[5] Giobbe ha detto: “Io sono giusto,
ma Dio mi nega il mio diritto;
[6] contro il mio diritto passo per menzognero,
inguaribile è la mia piaga, benché senza colpa”.
[7] Quale uomo è come Giobbe
che beve, come l’acqua, l’insulto,
[8] che cammina in compagnia dei malfattori,
andando con uomini iniqui?
[9] Infatti egli ha detto: “Non giova all’uomo
essere gradito a Dio”.
[10] Perciò ascoltatemi, voi che siete uomini di senno:
lontano da Dio l’iniquità
e dall’Onnipotente l’ingiustizia!
[11] Egli infatti ricompensa l’uomo secondo le sue opere,
retribuisce ciascuno secondo la sua condotta.
[12] In verità, Dio non agisce da ingiusto
e l’Onnipotente non sovverte il diritto!
[13] Chi mai gli ha affidato la terra?
Chi gli ha assegnato l’universo?
[14] Se egli pensasse solo a se stesso
e a sé ritraesse il suo spirito e il suo soffio,
[15] ogni carne morirebbe all’istante
e l’uomo ritornerebbe in polvere.
[16] Se sei intelligente, ascolta bene questo,
porgi l’orecchio al suono delle mie parole.
[17] Può mai governare chi è nemico del diritto?
E tu osi condannare il Giusto supremo?
[18] Lui che dice a un re: “Iniquo!”
e ai prìncipi: “Malvagi!”,
[19] lui che non usa parzialità con i potenti
e non preferisce il ricco al povero,
perché tutti sono opera delle sue mani.
[20] In un istante muoiono e nel cuore della notte
sono colpiti i potenti e periscono.
Senza sforzo egli rimuove i tiranni,
[21] perché tiene gli occhi sulla condotta dell’uomo
e vede tutti i suoi passi.
[22] Non vi è tenebra, non densa oscurità,
dove possano nascondersi i malfattori.
[23] Poiché non si fissa una data all’uomo
per comparire davanti a Dio in giudizio:
[24] egli abbatte i potenti, senza fare indagini,
e colloca altri al loro posto.
[25] Perché conosce le loro opere,
li travolge nella notte e sono schiacciati.
[26] Come malvagi li percuote,
li colpisce alla vista di tutti,
[27] perché si sono allontanati da lui
e di tutte le sue vie non vollero saperne,
[28] facendo salire fino a lui il grido degli oppressi,
ed egli udì perciò il lamento dei poveri.
[29] Se egli rimane inattivo, chi può condannarlo?
Se nasconde il suo volto, chi può vederlo?
Ma sulle nazioni e sugli individui egli veglia,
[30] perché non regni un uomo perverso,
e il popolo non venga ostacolato.
[31] A Dio si può dire questo:
“Mi sono ingannato, non farò più del male.
[32] Al di là di quello che vedo, istruiscimi tu.
Se ho commesso iniquità, non persisterò”.
[33] Forse dovrebbe ricompensare secondo il tuo modo di vedere,
perché tu rifiuti il suo giudizio?
Sei tu che devi scegliere, non io,
di’, dunque, quello che sai.
[34] Gli uomini di senno mi diranno
insieme a ogni saggio che mi ascolta:
[35] “Giobbe non parla con sapienza
e le sue parole sono prive di senso”.
[36] Bene, Giobbe sia esaminato fino in fondo,
per le sue risposte da uomo empio,
[37] perché al suo peccato aggiunge la ribellione,
getta scherno su di noi
e moltiplica le sue parole contro Dio».

 

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La benedizione del disperato scendeva su di me e al cuore della vedova infondevo la gioia

Giobbe

Capitolo 29

[1] Giobbe continuò il suo discorso dicendo:
[2] «Potessi tornare com’ero ai mesi andati,
ai giorni in cui Dio vegliava su di me,
[3] quando brillava la sua lucerna sopra il mio capo
e alla sua luce camminavo in mezzo alle tenebre;
[4] com’ero nei giorni del mio rigoglio,
quando Dio proteggeva la mia tenda,
[5] quando l’Onnipotente stava ancora con me
e i miei giovani mi circondavano,
[6] quando mi lavavo i piedi nella panna
e la roccia mi versava ruscelli d’olio!
[7] Quando uscivo verso la porta della città
e sulla piazza ponevo il mio seggio,
[8] vedendomi, i giovani si ritiravano
e i vecchi si alzavano in piedi,
[9] i notabili sospendevano i loro discorsi
e si mettevano la mano alla bocca,
[10] la voce dei capi si smorzava
e la loro lingua restava fissa al palato;
[11] infatti con gli orecchi ascoltavano e mi dicevano felice,
con gli occhi vedevano e mi rendevano testimonianza,
[12] perché soccorrevo il povero che chiedeva aiuto
e l’orfano che ne era privo.
[13] La benedizione del disperato scendeva su di me
e al cuore della vedova infondevo la gioia.
[14] Ero rivestito di giustizia come di un abito,
come mantello e turbante era la mia equità.
[15] Io ero gli occhi per il cieco,
ero i piedi per lo zoppo.
[16] Padre io ero per i poveri
ed esaminavo la causa dello sconosciuto,
[17] spezzavo le mascelle al perverso
e dai suoi denti strappavo la preda.
[18] Pensavo: “Spirerò nel mio nido
e moltiplicherò i miei giorni come la fenice.
[19] Le mie radici si estenderanno fino all’acqua
e la rugiada di notte si poserà sul mio ramo.
[20] La mia gloria si rinnoverà in me
e il mio arco si rinforzerà nella mia mano”.
[21] Mi ascoltavano in attesa fiduciosa
e tacevano per udire il mio consiglio.
[22] Dopo le mie parole non replicavano,
e su di loro stillava il mio dire.
[23] Le attendevano come si attende la pioggia
e aprivano la bocca come ad acqua primaverile.
[24] Se a loro sorridevo, non osavano crederlo,
non si lasciavano sfuggire la benevolenza del mio volto.
[25] Indicavo loro la via da seguire e sedevo come capo,
e vi rimanevo come un re fra le sue schiere
o come un consolatore di afflitti.

Capitolo 30

[1] Ora, invece, si burlano di me
i più giovani di me in età,
i cui padri non avrei degnato
di mettere tra i cani del mio gregge.
[2] Anche la forza delle loro mani a che mi giova?
Hanno perduto ogni vigore;
[3] disfatti dall’indigenza e dalla fame,
brucano per l’arido deserto,
[4] da lungo tempo regione desolata,
raccogliendo erbe amare accanto ai cespugli
e radici di ginestra per loro cibo.
[5] Espulsi dalla società,
si grida dietro a loro come al ladro;
[6] dimorano perciò in orrendi dirupi,
nelle grotte della terra e nelle rupi.
[7] In mezzo alle macchie urlano
accalcandosi sotto i roveti,
[8] razza ignobile, razza senza nome,
cacciati via dalla terra.
[9] Ora, invece, io sono la loro canzone,
sono diventato la loro favola!
[10] Hanno orrore di me e mi schivano
né si trattengono dallo sputarmi in faccia!
[11] Egli infatti ha allentato il mio arco e mi ha abbattuto,
ed essi di fronte a me hanno rotto ogni freno.
[12] A destra insorge la plebaglia,
per far inciampare i miei piedi
e tracciare contro di me la strada dello sterminio.
[13] Hanno sconvolto il mio sentiero,
cospirando per la mia rovina,
e nessuno si oppone a loro.
[14] Irrompono come da una larga breccia,
sbucano in mezzo alle macerie.
[15] I terrori si sono volti contro di me;
si è dileguata, come vento, la mia dignità
e come nube è svanita la mia felicità.
[16] Ed ora mi consumo,
mi hanno colto giorni funesti.
[17] Di notte mi sento trafiggere le ossa
e i dolori che mi rodono non mi danno riposo.
[18] A gran forza egli mi afferra per la veste,
mi stringe come il collo della mia tunica.
[19] Mi ha gettato nel fango:
sono diventato come polvere e cenere.
[20] Io grido a te, ma tu non mi rispondi,
insisto, ma tu non mi dai retta.
[21] Sei diventato crudele con me
e con la forza delle tue mani mi perseguiti;
[22] mi sollevi e mi poni a cavallo del vento
e mi fai sballottare dalla bufera.
[23] So bene che mi conduci alla morte,
alla casa dove convengono tutti i viventi.
[24] Nella disgrazia non si tendono forse le braccia
e non si invoca aiuto nella sventura?
[25] Non ho forse pianto con chi aveva una vita dura
e non mi sono afflitto per chi era povero?
[26] Speravo il bene ed è venuto il male,
aspettavo la luce ed è venuto il buio.
[27] Le mie viscere ribollono senza posa
e giorni d’affanno mi hanno raggiunto.
[28] Avanzo con il volto scuro, senza conforto,
nell’assemblea mi alzo per invocare aiuto.
[29] Sono divenuto fratello degli sciacalli
e compagno degli struzzi.
[30] La mia pelle annerita si stacca,
le mie ossa bruciano per la febbre.
[31] La mia cetra accompagna lamenti
e il mio flauto la voce di chi piange.

Capitolo 31

[1] Ho stretto un patto con i miei occhi,
di non fissare lo sguardo su una vergine.
[2] E invece, quale sorte mi assegna Dio di lassù
e quale eredità mi riserva l’Onnipotente dall’alto?
[3] Non è forse la rovina riservata all’iniquo
e la sventura per chi compie il male?
[4] Non vede egli la mia condotta
e non conta tutti i miei passi?
[5] Se ho agito con falsità
e il mio piede si è affrettato verso la frode,
[6] mi pesi pure sulla bilancia della giustizia
e Dio riconosca la mia integrità.
[7] Se il mio passo è andato fuori strada
e il mio cuore ha seguìto i miei occhi,
se la mia mano si è macchiata,
[8] io semini e un altro ne mangi il frutto
e siano sradicati i miei germogli.
[9] Se il mio cuore si lasciò sedurre da una donna
e sono stato in agguato alla porta del mio prossimo,
[10] mia moglie macini per un estraneo
e altri si corichino con lei;
[11] difatti quella è un’infamia,
un delitto da denunciare,
[12] quello è un fuoco che divora fino alla distruzione
e avrebbe consumato tutto il mio raccolto.
[13] Se ho negato i diritti del mio schiavo
e della schiava in lite con me,
[14] che cosa farei, quando Dio si alzasse per giudicare,
e che cosa risponderei, quando aprisse l’inquisitoria?
[15] Chi ha fatto me nel ventre materno,
non ha fatto anche lui?
Non fu lo stesso a formarci nel grembo?
[16] Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano,
se ho lasciato languire gli occhi della vedova,
[17] se da solo ho mangiato il mio tozzo di pane,
senza che ne mangiasse anche l’orfano
[18] – poiché fin dall’infanzia come un padre io l’ho allevato
e, appena generato, gli ho fatto da guida –,
[19] se mai ho visto un misero senza vestito
o un indigente che non aveva di che coprirsi,
[20] se non mi hanno benedetto i suoi fianchi,
riscaldàti con la lana dei miei agnelli,
[21] se contro l’orfano ho alzato la mano,
perché avevo in tribunale chi mi favoriva,
[22] mi si stacchi la scapola dalla spalla
e si rompa al gomito il mio braccio,
[23] perché mi incute timore il castigo di Dio
e davanti alla sua maestà non posso resistere.
[24] Se ho riposto la mia speranza nell’oro
e all’oro fino ho detto: “Tu sei la mia fiducia”,
[25] se ho goduto perché grandi erano i miei beni
e guadagnava molto la mia mano,
[26] se, vedendo il sole risplendere
e la luna avanzare smagliante,
[27] si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore
e con la mano alla bocca ho mandato un bacio,
[28] anche questo sarebbe stato un delitto da denunciare,
perché avrei rinnegato Dio, che sta in alto.
[29] Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico?
Ho esultato perché lo colpiva la sventura?
[30] Ho permesso alla mia lingua di peccare,
augurandogli la morte con imprecazioni?
[31] La gente della mia tenda esclamava:
“A chi non ha dato le sue carni per saziarsi?”.
[32] All’aperto non passava la notte il forestiero
e al viandante aprivo le mie porte.
[33] Non ho nascosto come uomo la mia colpa,
tenendo celato nel mio petto il mio delitto,
[34] come se temessi molto la folla
e il disprezzo delle famiglie mi spaventasse,
tanto da starmene zitto, senza uscire di casa.
[38] Se contro di me grida la mia terra
e i suoi solchi piangono a una sola voce,
[39] se ho mangiato il suo frutto senza pagare
e ho fatto sospirare i suoi coltivatori,
[40a] in luogo di frumento mi crescano spini
ed erbaccia al posto dell’orzo.
[35] Oh, avessi uno che mi ascoltasse!
Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!
Il documento scritto dal mio avversario
[36] vorrei certo portarlo sulle mie spalle
e cingerlo come mio diadema!
[37] Gli renderò conto di tutti i miei passi,
mi presenterei a lui come un principe».
[40b] Sono finite le parole di Giobbe.

 

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“Ecco, il timore del Signore, questo è sapienza, evitare il male, questo è intelligenza”»

Giobbe

Capitolo 28

[1] Certo, l’argento ha le sue miniere
e l’oro un luogo dove si raffina.
[2] Il ferro lo si estrae dal suolo,
il rame si libera fondendo le rocce.
[3] L’uomo pone un termine alle tenebre
e fruga fino all’estremo limite,
fino alle rocce nel buio più fondo.
[4] In luoghi remoti scavano gallerie
dimenticate dai passanti;
penzolano sospesi lontano dagli uomini.
[5] La terra, da cui si trae pane,
di sotto è sconvolta come dal fuoco.
[6] Sede di zaffìri sono le sue pietre
e vi si trova polvere d’oro.
[7] L’uccello rapace ne ignora il sentiero,
non lo scorge neppure l’occhio del falco,
[8] non lo calpestano le bestie feroci,
non passa su di esso il leone.
[9] Contro la selce l’uomo stende la mano,
sconvolge i monti fin dalle radici.
[10] Nelle rocce scava canali
e su quanto è prezioso posa l’occhio.
[11] Scandaglia il fondo dei fiumi
e quel che vi è nascosto porta alla luce.
[12] Ma la sapienza da dove si estrae?
E il luogo dell’intelligenza dov’è?
[13] L’uomo non ne conosce la via,
essa non si trova sulla terra dei viventi.

[14] L’oceano dice: “Non è in me!”
e il mare dice: “Neppure presso di me!”.
[15] Non si scambia con l’oro migliore
né per comprarla si pesa l’argento.
[16] Non si acquista con l’oro di Ofir
né con l’ònice prezioso o con lo zaffìro.
[17] Non la eguagliano l’oro e il cristallo
né si permuta con vasi di oro fino.
[18] Coralli e perle non meritano menzione:
l’acquisto della sapienza non si fa con le gemme.
[19] Non la eguaglia il topazio d’Etiopia,
con l’oro puro non si può acquistare.
[20] Ma da dove viene la sapienza?
E il luogo dell’intelligenza dov’è?
[21] È nascosta agli occhi di ogni vivente,
è ignota agli uccelli del cielo.
[22] L’abisso e la morte dicono:
“Con i nostri orecchi ne udimmo la fama”.
[23] Dio solo ne discerne la via,
lui solo sa dove si trovi,
[24] perché lui solo volge lo sguardo
fino alle estremità della terra,
vede tutto ciò che è sotto la volta del cielo.
[25] Quando diede al vento un peso
e delimitò le acque con la misura,
[26] quando stabilì una legge alla pioggia
e una via al lampo tonante,
[27] allora la vide e la misurò,
la fondò e la scrutò appieno,
[28] e disse all’uomo:
“Ecco, il timore del Signore, questo è sapienza,
evitare il male, questo è intelligenza”».

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Egli distende il cielo sopra il vuoto, sospende la terra sopra il nulla

Giobbe

Capitolo 25

[1] Bildad di Suach prese a dire:
[2] «Dominio e terrore sono con lui,
che impone la pace nell’alto dei cieli.
[3] Si possono forse contare le sue schiere?
E su chi non sorge la sua luce?
[4] Come può essere giusto un uomo davanti a Dio
e come può essere puro un nato da donna?
[5] Ecco, la luna stessa manca di chiarore
e le stelle non sono pure ai suoi occhi:
[6] tanto meno l’uomo, che è un verme,
l’essere umano, che è una larva».

Capitolo 26

[1] Giobbe prese a dire:
[2] «Che aiuto hai dato al debole
e che soccorso hai prestato al braccio senza forza!
[3] Quanti consigli hai dato all’ignorante,
e con quanta abbondanza hai manifestato la saggezza!
[4] A chi hai rivolto le tue parole
e l’ispirazione da chi ti è venuta?
[5] Le ombre dei morti tremano
sotto le acque e i loro abitanti.
[6] Davanti a lui nudo è il regno dei morti
e senza velo è l’abisso.
[7] Egli distende il cielo sopra il vuoto,
sospende la terra sopra il nulla.
[8] Rinchiude le acque dentro le nubi
e la nuvola non si squarcia sotto il loro peso.
[9] Copre la vista del suo trono
stendendovi sopra la sua nuvola.
[10] Ha tracciato un cerchio sulle acque,
sino al confine tra la luce e le tenebre.
[11] Le colonne del cielo si scuotono,
alla sua minaccia sono prese da terrore.
[12] Con forza agita il mare
e con astuzia abbatte Raab.
[13] Al suo soffio si rasserenano i cieli,
la sua mano trafigge il serpente tortuoso.
[14] Ecco, questi sono solo i contorni delle sue opere;
quanto lieve è il sussurro che ne percepiamo!
Ma il tuono della sua potenza chi può comprenderlo?».

Capitolo 27

[1] Giobbe continuò il suo discorso dicendo:
[2] «Per la vita di Dio, che mi ha privato del mio diritto,
per l’Onnipotente che mi ha amareggiato l’animo,
[3] finché ci sarà in me un soffio di vita,
e l’alito di Dio nelle mie narici,
[4] mai le mie labbra diranno falsità
e mai la mia lingua mormorerà menzogna!
[5] Lontano da me darvi ragione;
fino alla morte non rinuncerò alla mia integrità.
[6] Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere,
la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei giorni.
[7] Sia trattato come reo il mio nemico
e il mio avversario come un ingiusto.
[8] Che cosa infatti può sperare l’empio, quando finirà,
quando Dio gli toglierà la vita?
[9] Ascolterà forse Dio il suo grido,
quando la sventura piomberà su di lui?
[10] Troverà forse il suo conforto nell’Onnipotente?
Potrà invocare Dio in ogni momento?
[11] Io vi istruirò sul potere di Dio,
non vi nasconderò i pensieri dell’Onnipotente.
[12] Ecco, voi tutti lo vedete bene:
perché dunque vi perdete in cose vane?
[13] Questa è la sorte che Dio riserva all’uomo malvagio,
l’eredità che i violenti ricevono dall’Onnipotente.
[14] Se ha molti figli, saranno destinati alla spada
e i suoi discendenti non avranno pane da sfamarsi;
[15] i suoi superstiti saranno sepolti dalla peste
e le loro vedove non potranno fare lamento.
[16] Se ammassa argento come la polvere
e ammucchia vestiti come fango,
[17] egli li prepara, ma il giusto li indosserà,
e l’argento lo erediterà l’innocente.
[18] Ha costruito la casa come una tela di ragno
e come una capanna fatta da un guardiano.
[19] Si corica ricco, ma per l’ultima volta,
quando apre gli occhi, non avrà più nulla.
[20] Come acque il terrore lo assale,
di notte se lo rapisce l’uragano;
[21] il vento d’oriente lo solleva e se ne va,
lo sradica dalla sua dimora,
[22] lo bersaglia senza pietà
ed egli tenterà di sfuggire alla sua presa.
[23] Si battono le mani contro di lui
e si fischia di scherno su di lui ovunque si trovi.

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Oh, potessi sapere dove trovarlo, potessi giungere fin dove risiede!

Giobbe

Capitolo 22

[1] Elifaz di Teman prese a dire:
[2] «Può forse l’uomo giovare a Dio,
dato che il saggio può giovare solo a se stesso?
[3] Quale interesse ne viene all’Onnipotente che tu sia giusto,
o che vantaggio ha, se tieni una condotta integra?
[4] È forse per la tua pietà che ti punisce
e ti convoca in giudizio?
[5] O non piuttosto per la tua grande malvagità
e per le tue iniquità senza limite?
[6] Senza motivo infatti hai angariato i tuoi fratelli
e delle vesti hai spogliato gli ignudi.
[7] Non hai dato da bere all’assetato
e all’affamato hai rifiutato il pane.
[8] Ai prepotenti davi la terra
e vi abitavano solo i tuoi favoriti.
[9] Le vedove rimandavi a mani vuote
e spezzavi le braccia degli orfani.
[10] Ecco perché intorno a te ci sono lacci
e un improvviso spavento ti sorprende,
[11] oppure l’oscurità ti impedisce di vedere
e la piena delle acque ti sommerge.
[12] Ma Dio non è nell’alto dei cieli?
Guarda quanto è lontano il vertice delle stelle!
[13] E tu dici: “Che cosa ne sa Dio?
Come può giudicare attraverso l’oscurità delle nubi?
[14] Le nubi gli fanno velo e non vede
quando passeggia sulla volta dei cieli”.
[15] Vuoi tu seguire il sentiero di un tempo,
già battuto da persone perverse,
[16] che prematuramente furono portate via,
quando un fiume si era riversato sulle loro fondamenta?
[17] Dicevano a Dio: “Allontànati da noi!
Che cosa può fare a noi l’Onnipotente?”.
[18] Eppure è lui che ha riempito le loro case di beni,
mentre il consiglio dei malvagi è lontano da lui!
[19] I giusti vedranno e ne gioiranno
e l’innocente riderà di loro:
[20] “Finalmente sono annientati i loro averi
e il fuoco ha divorato la loro opulenza!”.
[21] Su, riconcìliati con lui e tornerai felice,
e avrai nuovamente il tuo benessere.
[22] Accogli la legge dalla sua bocca
e poni le sue parole nel tuo cuore.
[23] Se ti rivolgerai all’Onnipotente, verrai ristabilito.
Se allontanerai l’iniquità dalla tua tenda,
[24] se stimerai come polvere l’oro
e come ciottoli dei fiumi l’oro di Ofir,
[25] allora l’Onnipotente sarà il tuo oro,
sarà per te come mucchi d’argento.
[26] Allora sì, nell’Onnipotente ti delizierai
e a Dio alzerai il tuo volto.
[27] Lo supplicherai ed egli ti esaudirà,
e tu scioglierai i tuoi voti.
[28] Quando deciderai una cosa, ti riuscirà
e sul tuo cammino brillerà la luce,
[29] perché egli umilia l’alterigia del superbo,
ma soccorre chi ha lo sguardo dimesso.
[30] Egli libera chi è innocente,
e tu sarai liberato per la purezza delle tue mani».

Capitolo 23

[1] Giobbe prese a dire:
[2] «Anche oggi il mio lamento è amaro
e la sua mano pesa sopra i miei gemiti.
[3] Oh, potessi sapere dove trovarlo,
potessi giungere fin dove risiede!
[4] Davanti a lui esporrei la mia causa
e avrei piene le labbra di ragioni.
[5] Conoscerei le parole con le quali mi risponde
e capirei che cosa mi deve dire.
[6] Dovrebbe forse con sfoggio di potenza contendere con me?
Gli basterebbe solo ascoltarmi!
[7] Allora un giusto discuterebbe con lui
e io per sempre sarei assolto dal mio giudice.
[8] Ma se vado a oriente, egli non c’è,
se vado a occidente, non lo sento.
[9] A settentrione lo cerco e non lo scorgo,
mi volgo a mezzogiorno e non lo vedo.
[10] Poiché egli conosce la mia condotta,
se mi mette alla prova, come oro puro io ne esco.
[11] Alle sue orme si è attaccato il mio piede,
al suo cammino mi sono attenuto e non ho deviato;
[12] dai comandi delle sue labbra non mi sono allontanato,
ho riposto nel cuore i detti della sua bocca.
[13] Se egli decide, chi lo farà cambiare?
Ciò che desidera egli lo fa.
[14] Egli esegue il decreto contro di me
come pure i molti altri che ha in mente.
[15] Per questo davanti a lui io allibisco,
al solo pensarci mi viene paura.
[16] Dio ha fiaccato il mio cuore,
l’Onnipotente mi ha frastornato;
[17] ma non è a causa della tenebra che io perisco,
né a causa dell’oscurità che ricopre il mio volto.

Capitolo 24

[1] Perché all’Onnipotente non restano nascosti i tempi,
mentre i suoi fedeli non vedono i suoi giorni?
[2] I malvagi spostano i confini,
rubano le greggi e le conducono al pascolo;
[3] portano via l’asino degli orfani,
prendono in pegno il bue della vedova.
[4] Spingono i poveri fuori strada,
tutti i miseri del paese devono nascondersi.
[5] Ecco, come asini selvatici nel deserto
escono per il loro lavoro;
di buon mattino vanno in cerca di cibo,
la steppa offre pane per i loro figli.
[6] Mietono nel campo non loro,
racimolano la vigna del malvagio.
[7] Nudi passano la notte, senza vestiti,
non hanno da coprirsi contro il freddo.
[8] Dagli acquazzoni dei monti sono bagnati,
per mancanza di rifugi si aggrappano alle rocce.
[9] Strappano l’orfano dal seno della madre
e prendono in pegno il mantello del povero.
[10] Nudi se ne vanno, senza vestiti,
e sopportando la fame portano i covoni.
[11] Sulle terrazze delle vigne frangono le olive,
pigiano l’uva e soffrono la sete.
[12] Dalla città si alza il gemito dei moribondi
e l’anima dei feriti grida aiuto,
ma Dio non bada a queste suppliche.
[13] Vi sono di quelli che avversano la luce,
non conoscono le sue vie
né dimorano nei suoi sentieri.
[14] Quando non c’è luce si alza l’omicida
per uccidere il misero e il povero;
nella notte va in giro come un ladro.
[15] L’occhio dell’adultero attende il buio
e pensa: “Nessun occhio mi osserva!”,
e si pone un velo sul volto.
[16] Nelle tenebre forzano le case,
mentre di giorno se ne stanno nascosti:
non vogliono saperne della luce;
[17] infatti per loro l’alba è come spettro di morte,
poiché sono abituati ai terrori del buio fondo.
[18] Fuggono veloci sul filo dell’acqua;
maledetta è la loro porzione di campo sulla terra,
non si incamminano più per la strada delle vigne.
[19] Come siccità e calore assorbono le acque nevose,
così il regno dei morti il peccatore.
[20] Lo dimenticherà il seno materno,
i vermi lo gusteranno,
non sarà più ricordato
e l’iniquità sarà spezzata come un albero.
[21] Maltratta la sterile che non genera,
alla vedova non fa alcun bene.
[22] Con la sua forza egli trascina i potenti,
risorge quando già disperava della vita.
[23] Dio gli concede sicurezza ed egli vi si appoggia,
ma i suoi occhi sono sopra la sua condotta.
[24] Salgono in alto per un poco, poi non sono più,
sono abbattuti, come tutti sono troncati via,
falciati come la testa di una spiga.
[25] Non è forse così? Chi può smentirmi
e ridurre a nulla le mie parole?».

Scene of the Bible. Stained glass window in the Cathedral of Meze, South of France

Perché i malvagi continuano a vivere, e invecchiando diventano più forti e più ricchi?

Giobbe

Capitolo 20

[1] Sofar di Naamà prese a dire:
[2] «Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere
e c’è fretta dentro di me.
[3] Ho ascoltato un rimprovero per me offensivo,
ma uno spirito, dal mio interno, mi spinge a replicare.
[4] Non sai tu che da sempre,
da quando l’uomo fu posto sulla terra,
[5] il trionfo degli empi è breve
e la gioia del perverso è di un istante?
[6] Anche se si innalzasse fino al cielo la sua statura
e il suo capo toccasse le nubi,
[7] come il suo sterco sarebbe spazzato via per sempre
e chi lo aveva visto direbbe: “Dov’è?”.
[8] Svanirà come un sogno, e non lo si troverà più,
si dileguerà come visione notturna.
[9] L’occhio avvezzo a vederlo più non lo vedrà
né più lo scorgerà la sua casa.
[10] I suoi figli dovranno risarcire i poveri
e le sue stesse mani restituiranno le sue ricchezze.
[11] Le sue ossa erano piene di vigore giovanile,
con lui ora giacciono nella polvere.
[12] Se alla sua bocca fu dolce il male,
se lo teneva nascosto sotto la sua lingua,
[13] assaporandolo senza inghiottirlo,
se lo tratteneva in mezzo al suo palato,
[14] il suo cibo gli si guasterà nelle viscere,
gli si trasformerà in veleno di vipere.
[15] I beni che ha divorato, dovrà vomitarli,
Dio glieli caccerà fuori dal ventre.
[16] Veleno di vipere ha succhiato,
una lingua di aspide lo ucciderà.
[17] Non vedrà più ruscelli d’olio,
fiumi di miele e fior di panna;
[18] darà ad altri il frutto della sua fatica senza mangiarne,
come non godrà del frutto del suo commercio,
[19] perché ha oppresso e abbandonato i miseri,
ha rubato case invece di costruirle;
[20] perché non ha saputo calmare il suo ventre,
con i suoi tesori non si salverà.
[21] Nulla è sfuggito alla sua voracità,
per questo non durerà il suo benessere.
[22] Nel colmo della sua abbondanza si troverà in miseria;
ogni sorta di sciagura piomberà su di lui.
[23] Quando starà per riempire il suo ventre,
Dio scaglierà su di lui la fiamma del suo sdegno
e gli farà piovere addosso brace.
[24] Se sfuggirà all’arma di ferro,
lo trafiggerà l’arco di bronzo.
[25] Se estrarrà la freccia dalla schiena,
una spada lucente gli squarcerà il fegato.
Lo assaliranno i terrori;
[26] le tenebre più fitte gli saranno riservate.
Lo divorerà un fuoco non attizzato da uomo,
esso consumerà quanto è rimasto nella sua tenda.
[27] Riveleranno i cieli la sua iniquità
e la terra si alzerà contro di lui.
[28] Sparirà il raccolto della sua casa,
tutto sarà disperso nel giorno della sua ira.
[29] Questa è la sorte che Dio riserva all’uomo malvagio,
l’eredità che Dio gli ha decretato».

Capitolo 21

[1] Giobbe prese a dire:
[2] «Ascoltate bene la mia parola
e sia questo almeno il conforto che mi date.
[3] Tollerate che io parli
e, dopo che avrò parlato, deridetemi pure.
[4] Mi lamento forse di un uomo?
E perché non dovrei perdere la pazienza?
[5] Statemi attenti e resterete stupiti,
mettetevi la mano sulla bocca.
[6] Se io ci penso, rimango turbato
e la mia carne è presa da un brivido.
[7] Perché i malvagi continuano a vivere,
e invecchiando diventano più forti e più ricchi?
[8] La loro prole prospera insieme con loro,
i loro rampolli crescono sotto i loro occhi.
[9] Le loro case sono tranquille e senza timori;
il bastone di Dio non pesa su di loro.
[10] Il loro toro monta senza mai fallire,
la mucca partorisce senza abortire.
[11] Mandano fuori, come un gregge, i loro ragazzi
e i loro figli danzano in festa.
[12] Cantano al ritmo di tamburelli e di cetre,
si divertono al suono dei flauti.
[13] Finiscono nel benessere i loro giorni
e scendono tranquilli nel regno dei morti.
[14] Eppure dicevano a Dio: “Allontànati da noi,
non vogliamo conoscere le tue vie.
[15] Chi è l’Onnipotente, perché dobbiamo servirlo?
E che giova pregarlo?”.
[16] Essi hanno in mano il loro benessere
e il consiglio degli empi è lontano da lui.
[17] Quante volte si spegne la lucerna degli empi,
e la sventura piomba su di loro,
e infligge loro castighi con ira?
[18] Sono essi come paglia sollevata al vento
o come pula in preda all’uragano?
[19] “Dio – si dirà – riserva il castigo per i figli dell’empio”.
No, lo subisca e lo senta lui il castigo!
[20] Veda con i suoi occhi la sua rovina
e beva dell’ira dell’Onnipotente!
[21] Che cosa gli importa infatti della sua casa quando è morto,
quando il numero dei suoi mesi è finito?
[22] S’insegna forse la scienza a Dio,
a lui che giudica gli esseri celesti?
[23] Uno muore in piena salute,
tutto tranquillo e prospero;
[24] i suoi fianchi sono coperti di grasso
e il midollo delle sue ossa è ben nutrito.
[25] Un altro muore con l’amarezza in cuore,
senza aver mai assaporato la gioia.
[26] Eppure entrambi giacciono insieme nella polvere
e i vermi li ricoprono.
[27] Ecco, io conosco bene i vostri pensieri
e i progetti che tramate contro di me!
[28] Infatti voi dite: “Dov’è la casa del nobile,
dove sono le tende degli empi?”.
[29] Perché non avete chiesto a chi ha viaggiato
e non avete considerato attentamente le loro prove?
[30] Cioè che nel giorno della sciagura è risparmiato il malvagio
e nel giorno dell’ira egli trova scampo?
[31] Chi gli rimprovera in faccia la sua condotta
e di quel che ha fatto chi lo ripaga?
[32] Egli sarà portato al sepolcro,
sul suo tumulo si veglia
[33] e gli sono lievi le zolle della valle.
Camminano dietro a lui tutti gli uomini
e innanzi a sé ha una folla senza numero.
[34] E voi vorreste consolarmi con argomenti vani!
Nelle vostre risposte non c’è altro che inganno».

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