A Dio la Gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù

Efesini 1-3

1,1 Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso, credenti in Cristo Gesù: 2 grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
3 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
cieli, in Cristo.
4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospetto nella
carità,
5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo,
6 secondo il beneplacito della sua volontà.
E questo a lode e gloria della sua grazia,
che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
7 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.
8 Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
9 poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua
volontà,
secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui
prestabilito
10 per realizzarlo nella pienezza dei tempi:
il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
quelle del cielo come quelle della terra.
11 In lui siamo stati fatti anche eredi,
essendo stati predestinati secondo il piano di colui
che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà,
12 perché noi fossimo a lode della sua gloria,
noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.
13 In lui anche voi,
dopo aver ascoltato la parola della verità,
il vangelo della vostra salvezza
e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello
Spirito Santo
che era stato promesso,
14 il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione di coloro
che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria.
15 Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, 16 non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. 18 Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza
20 che egli manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
21 al di sopra di ogni principato e autorità,
di ogni potenza e dominazione
e di ogni altro nome che si possa nominare
non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro.
22 Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi
e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa,
23 la quale è il suo corpo,
la pienezza di colui che si realizza interamente
in tutte le cose.

2,1 Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, 2 nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. 3 Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. 4 Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, 5 da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. 6 Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, 7 per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
8 Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; 9 né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. 10 Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.
11 Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi perché tali sono nella carne per mano di uomo, 12 ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. 13 Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.
14 Egli infatti è la nostra pace,
colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione che era frammezzo,
cioè l’inimicizia,
15 annullando, per mezzo della sua carne,
la legge fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
16 e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo
corpo,
per mezzo della croce,
distruggendo in se stesso l’inimicizia.
17 Egli è venuto perciò ad annunziare pace
a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.
18 Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli
altri,
al Padre in un solo Spirito.
19 Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20 edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. 21 In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22 in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito.

3,1 Per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi Gentili… 2 penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: 3 come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente.4 Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo. 5 Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:6 che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo, 7 del quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù dell’efficacia della sua potenza. 8 A me, che sono l’infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 9 e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo, 10 perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio, 11 secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, 12 il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. 13 Vi prego quindi di non perdervi d’animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra.
14 Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, 15 dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, 16 perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. 17 Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, 18 siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
20 A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che già opera in noi,
21 a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

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Quando sono debole in Cristo, è allora che sono forte!

2 Corinzi 12

1 Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. 5 Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. 6 Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
11 Sono diventato pazzo; ma siete voi che mi ci avete costretto. Infatti avrei dovuto essere raccomandato io da voi, perché non sono per nulla inferiore a quei «superapostoli», anche se sono un nulla. 12 Certo, in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli. 13 In che cosa infatti siete stati inferiori alle altre Chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d’aggravio? Perdonatemi questa ingiustizia!
14 Ecco, è la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sarò di peso, perché non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15 Per conto mio mi prodigherò volentieri, anzi consumerò me stesso per le vostre anime. Se io vi amo più intensamente, dovrei essere riamato di meno?
16 Ma sia pure che io non vi sono stato di peso; però, scaltro come sono, vi ho preso con inganno. 17 Vi ho forse sfruttato per mezzo di qualcuno di quelli che ho inviato tra voi?18 Ho vivamente pregato Tito di venire da voi e ho mandato insieme con lui quell’altro fratello. Forse Tito vi ha sfruttato in qualche cosa? Non abbiamo forse noi due camminato con lo stesso spirito, sulle medesime tracce?
19 Certo, da tempo vi immaginate che stiamo facendo la nostra difesa davanti a voi. Ma noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto, carissimi, è per la vostra edificazione.20 Temo infatti che, venendo, non vi trovi come desidero e che a mia volta venga trovato da voi quale non mi desiderate; che per caso non vi siano contese, invidie, animosità, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini, 21 e che, alla mia venuta, il mio Dio mi umilii davanti a voi e io abbia a piangere su molti che hanno peccato in passato e non si sono convertiti dalle impurità, dalla fornicazione e dalle dissolutezze che hanno commesso.

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La tua Misericordia è grande,Signore!

Siracide 51

1 Ti glorificherò, Signore mio re,
ti loderò, Dio mio salvatore;
glorificherò il tuo nome,
2 perché fosti mio protettore e mio aiuto
e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra che proferiscono menzogne;
di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto e mi hai liberato,
3 secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
4 dal soffocamento di una fiamma avvolgente,
e dal fuoco che non avevo acceso,
5 dal profondo seno degli inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa.
6 Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era alle porte degli inferi.
7 Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.
8 Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore,
e delle tue opere che sono da sempre,
perché tu liberi quanti sperano in te,
li salvi dalla mano dei nemici.
9 Ed innalzi dalla terra la mia supplica;
pregai per la liberazione dalla morte.
10 Esclamai: «Signore, mio padre tu sei
e campione della mia salvezza,
non mi abbandonare nei giorni dell’angoscia,
nel tempo dello sconforto e della desolazione.
Io loderò sempre il tuo nome;
canterò inni a te con riconoscenza».
11 La mia supplica fu esaudita;
tu mi salvasti infatti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva situazione.
12 Per questo ti ringrazierò e ti loderò,
benedirò il nome del Signore.
13 Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,
ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.
14 Davanti al santuario pregando la domandavo,
e sino alla fine la ricercherò.
15 Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede si incamminò per la via retta;
dalla giovinezza ho seguito le sue orme.
16 Chinai un poco l’orecchio per riceverla;
vi trovai un insegnamento abbondante.
17 Con essa feci progresso;
renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza.
18 Sì, ho deciso di metterla in pratica;
sono stato zelante nel bene, non resterò confuso.
19 La mia anima si è allenata in essa;
fui diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mani verso l’alto;
ho deplorato che la si ignori.
20 A lei rivolsi il mio desiderio,
e la trovai nella purezza.
In essa acquistai senno fin da principio;
per questo non la abbandonerò.
21 Le mie viscere si commossero nel ricercarla;
per questo ottenni il suo prezioso acquisto.
22 Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua,
con cui lo loderò.
23 Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
24 Fino a quando volete rimanerne privi,
mentre la vostra anima ne è tanto assetata?
25 Ho aperto la bocca e ho parlato:
«Acquistatela senza denaro.
26 Sottoponete il collo al suo giogo,
accogliete l’istruzione.
Essa è vicina e si può trovare.
27 Vedete con gli occhi che poco mi faticai,
e vi trovai per me una grande pace.
28 Acquistate anche l’istruzione con molto denaro;
con essa otterrete molto oro.
29 Si diletti l’anima vostra della misericordia del
Signore;
non vogliate vergognarvi di lodarlo.
30 Compite la vostra opera prima del tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

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Preghiera al Cristo sofferente di Sant’Efrem Siro

Preghiera al Cristo sofferente

Preghiera di Cristo sofferente

Cado alle tue ginocchia ,Signore, per adorarti;
ti rendo grazie, Dio di bontà; t’imploro, Dio di santità.

Davanti a te, piego le ginocchia.

Tu ami gli uomini e io ti glorifico, o Cristo, Figlio

unico e Signore di tutte le cose, che solo sei senza

peccato: hai voluto subire, per me peccatore e indegno,
la morte, e la morte di croce.
In tal modo hai liberato le anime dai lacci del male.

Che cosa ti darò in cambio, Signore, per tanta bontà?

Gloria a te, o amico degli uomini!

Gloria a te, misericordioso!

Gloria a te, longanime!

Gloria a te, che assolvi i peccati!

Gloria a te, che sei venuto per salvare le nostre anime!

Gloria a te, che ti sei fatto carne nel seno della Vergine!

Gloria a te, che fosti legato!

Gloria a te, che fosti flagellato!

Gloria a te, che fosti schernito!

Gloria a te, che fosti inchiodato alla croce!

Gloria a te, che fosti seppellito e sei resuscitato!

Gloria a te, che fosti predicato agli uomini, e in te essi hanno creduto!

Gloria a te, che sei salito al cielo!

Gloria a te, che sei seduto alla destra del padre:
ritornerai con la maestà del Padre e con i santi angeli,

per giudicare in quell’ora spaventosa e terribile

tutte le anime che hanno disprezzato la tua santa Passione.

Le potenze del cielo saranno scosse; tutti gli Angeli,

gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini appariranno

con timore e tremore davanti alla tua gloria:

le fondamenta della terra vacilleranno e tutto ciò che

ha un’anima fremerà davanti alla tua maestà sovrana.

In quell’ora, la tua mano mi ripari sotto le tue ai:

per salvare l’anima mia dal fuoco terribile, dallo stridore

di denti, dalle tenebre esteriori e dalle lacrime eterne.

Che io possa glorificarti cantando:

Gloria a colui che si è degnato di salvare il peccatore

con la sua misericordia bontà.

(Sant’Efrem Siro 306-373)

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Cristo, Immagine radiosa del Padre

Bruno Forte, dalla Catechesi “Essere missionari: Andate!”, a Rio de Janeiro, GMG 2013

Cristo, immagine radiosa del Padre,
principe della pace, che riconcili Dio con l’uomo
e l’uomo con Dio,
Parola eterna divenuta carne,
e carne divinizzata nell’incontro sponsale,
in te soltanto abbracceremo Dio.

Tu che ti sei fatto piccolo per lasciarti afferrare
dalla sete della nostra conoscenza e del nostro amore,
donaci di cercarti con desiderio,
di credere in te nell’oscurità della fede,
di aspettarti ancora nell’ardente speranza,
di amarti nella libertà e nella gioia del cuore.

Fa’ che non ci lasciamo vincere dalla potenza delle tenebre,
sedurre dallo scintillio di ciò che passa.
Donaci perciò il tuo Spirito,
che diventi egli stesso in noi desiderio e fede,
speranza e umile amore.

Allora ti cercheremo, Signore, nella notte,
vigileremo per te in ogni tempo,
e i giorni della nostra vita mortale diventeranno
come splendida aurora, in cui tu verrai,
stella chiara del mattino, per essere finalmente per noi il sole,
che non conosce tramonto. Amen. Alleluia

Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto

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Cristo,Immagine radiosa del Padre

Bruno Forte, dalla Catechesi “Essere missionari: Andate!”, a Rio de Janeiro, GMG 2013

Cristo, immagine radiosa del Padre,
principe della pace, che riconcili Dio con l’uomo
e l’uomo con Dio,
Parola eterna divenuta carne,
e carne divinizzata nell’incontro sponsale,
in te soltanto abbracceremo Dio.

Tu che ti sei fatto piccolo per lasciarti afferrare
dalla sete della nostra conoscenza e del nostro amore,
donaci di cercarti con desiderio,
di credere in te nell’oscurità della fede,
di aspettarti ancora nell’ardente speranza,
di amarti nella libertà e nella gioia del cuore.

Fa’ che non ci lasciamo vincere dalla potenza delle tenebre,
sedurre dallo scintillio di ciò che passa.
Donaci perciò il tuo Spirito,
che diventi egli stesso in noi desiderio e fede,
speranza e umile amore.

Allora ti cercheremo, Signore, nella notte,
vigileremo per te in ogni tempo,
e i giorni della nostra vita mortale diventeranno
come splendida aurora, in cui tu verrai,
stella chiara del mattino, per essere finalmente per noi il sole,
che non conosce tramonto. Amen. Alleluia

Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto

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Le Vie che portano alla conoscenza di Dio

  1. Le vie che portano alla conoscenza di Dio

31 Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l’uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell’esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze.

Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana.

32 Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall’ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell’universo.

San Paolo riguardo ai pagani afferma “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” ( Rm 1,19-20) [Cf At 14,15; At 14,17; 32 At 17,27-28; Sap 13,1-9 ].

E sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo… interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un loro inno di lode [“confessio”]. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello [“Pulcher”] in modo immutabile?” [Sant’Agostino, Sermones, 241, 2: PL 38, 1134].

33 L’ uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all’infinito e alla felicità, l’uomo si interroga sull’esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell’eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18; cf 14] la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo.

34 Il mondo e l’uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano all’Essere in sé, che non ha né origine né fine. Così, attraverso queste diverse “vie”, l’uomo può giungere alla conoscenza dell’esistenza di una realtà che è la causa prima e il fine ultimo di tutto “e che tutti chiamano Dio” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 2, 3].

35 L’uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l’esistenza di un Dio personale. Ma perché l’uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa Rivelazione nella fede. Tuttavia, le “prove” dell’esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.

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Il meraviglioso comandamento dell’Amore

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E’ facile dire ti amo!

Ma il vero Amore

è donare la propria vita,

tutto sopportare e soffrire pur di non spezzare la comunione con gli altri,sia nella propria famiglia,sia in tutti i rapporti sociali. Perciò l’Amore si nutre di fiducia,di pazienza a tutta prova,di bontà vera,di benevolenza,di fedeltà,di mitezza negli atti e nelle parole. L’Amore non giudica mai nessuno,perchè chi ama veramente non sa giudicare. L’Amore salva,è per sua natura salvatore,e ricostruisce con pazienza e tenerezza tutto ciò che trova demolito e deturpato. L’Amore ha sempre parole di conforto e di sostegno,e aiuta tutti a vivere,perchè il vero Amore è amante della vita,e vuole donarla a tutti,specialmente a quelli che stanno per perderla sotto il peso delle sofferenze e delle disillusioni. E tu devi mutarti,devi trasformarti e diventare vero Amore: allora nulla più ti sarà impossibile,ed entrerai in un nuovo Universo,che non sospettavi potesse esistere,un mondo nuovo dove si vive in semplicità e gioia,perchè nulla,assolutamente nulla può turbare la gioia di chi veramente ama!

Il Credente non è un credulone: non si può deridere chi crede!

Se con costanza e serietà leggiamo anche solo un manuale di apologetica,che è la scienza che cerca e difende le ragioni della fede,ci accorgiamo subito che credere è molto ragionevole. Da 2000 anni sono state scritte intere biblioteche su questo argomento,e le menti più grandi e illuminate hanno cercato tutte le ragioni della Fede. Ma la fede in Cristo non riguarda un personaggio del passato,ma il Dio Vivente,oggi,con te! E questo Dio in 2000 anni ha operato grandi miracoli,si è mostrato nelle estasi e nelle visioni dei santi,e nelle miriadi di apparizioni della Santa Vergine,nonchè in tutti i Miracoli Eucaristici. Cosicchè la fede non è un mero raziocinio del passato,ma si fonda su una miriade di fatti confermati e inoppugnabili. Eppure tutto questo non basterebbe,se questo grande Dio non si manifestasse ogni giorno nella vita di ogni uomo,nella mia come nella tua vita. E se anche milioni di persone lo negano,miliardi di persone lo affermano,ed io credo più a chi ha visto che a chi non vede! Riposa dunque tranquillo,perchè la tua fede è fondata sulla roccia granitica di una Vita Universale che si manifesta in tutti i modi,e in tutto ciò che esiste!

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Chi è Gesù Cristo nel Suo Mistero – Parte Terza

 18. Gesù è chiamato Emmanuele.
19. Gesù Cristo paragonato alla rugiada.
20. Gesù Cristo paragonato ad una perla.
21. Gesù Cristo paragonato alla vite.
22. Gesù Cristo è l’albero della vita.
23. Gesù Cristo paragonato all’aurora.
24. Divinità di Gesù Cristo provata dalle figure.
25. Divinità di Gesù Cristo provata dalle predizioni dei profeti.

18. GESÙ È CHIAMATO EMMANUELE. – «Una vergine concepirà, aveva predetto Isaia, e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele» (ISAI. VII, 14), che vuol dire, Dio con noi, Dio è a noi, Dio ci appartiene.
Dunque l’Emmanuele è Dio con noi, è il Dio forte che combatterà e vincerà il demonio, il mondo, il peccato, la carne ed ogni nemico. L’Emmanuele è l’Ammirabile, il Consigliere, il Dio, il potente, il padre del futuro secolo, il Principe della pace; l’Angelo del gran consiglio, dice Isaia (IX, 6). L’Emmanuele è il Signore altissimo e infinitamente degno di lode, che, si fa piccolo per noi ed infinitamente amabile, L’Emmanuele è il nostro Dio, che ha preparata la terra fin dall’eternità; che spedisce la luce, ed essa va: che la richiama, ed essa obbedisce tremando, dice Baruch. È il Dio che ha collocato le stelle, ciascuna al proprio luogo, che spandono il loro chiarore danzando festose; al suo nome, esse risposero: eccoci; e servono con gioia a lui che le ha create. È lui il nostro Dio, e nessun altro sarà dinanzi a lui. «Dopo ciò, dice il profeta, egli fu visto su la terra, e conversò cogli uomini» (BARUCH III, 38). L’Emmanuele è Gesù Cristo, nostra redenzione, nostro desiderio, nostro amore, il Dio creatore di tutte le cose fatto uomo… L’Emmanuele è il bambino di Betlemme, che adagiato in un presepio regna al tempo stesso in cielo… L’Emmanuele è il Verbo incarnato; è la parola di vita che esistette fin dal principio, dice S. Giovanni, e che noi abbiamo udito con le nostre orecchie, veduto coi nostri occhi, toccato con le nostre mani (I IOANN. I, 1). L’Emmanuele, dice S. Paolo, è il gran mistero della pietà; Dio manifestato nella carne, giustificato nello spirito, scoperto agli angeli, annunziato alle genti, creduto nel mondo, elevato alla gloria (ITim. III, 16). L’Emmanuele è Elohim abitante con noi; è Jehovah divenuto nostro fratello, nostro maestro, nostro amico, nostra guida, nostro medico, nostro sposo, nostra salvezza per l’eternità.
Chi non amerà dunque, o figli di Adamo, questo gran Dio? Deh! amate, abbracciate, adorate il figlio di Maria, assaggiate le dolcezze del vostro Emmanuele, di questo Uomo-Dio, di questo Dio-Uomo, bellissimo tra tutti i figli degli uomini. Gesù Cristo è l’Emmanuele, Dio con noi: 1° realmente e corporalmente nel presepio e su la croce…; 2° nell’augusto Sacramento dell’altare…; 3° per mezzo della sua provvidenza, del suo governo, del suo amore…; 4° per mezzo dei suoi rappresentanti, il Papa, i vescovi, i sacerdoti…; 5° per il santo Vangelo, per la croce…; 6° per il suo aiuto, la sua grazia, i suoi lumi, le sue consolazioni, la sua forza e protezione…

19. GESÙ CRISTO PARAGONATO ALLA RUGIADA. – «Stillate, o cieli, la vostra rugiada» (ISAI. XLV, 8), disse Isaia, sospirando Gesù, con graziosissima figura, ed eccone i tratti di somiglianza: 1° Ignota è l’origine della rugiada, celata e misteriosa è l’incarnazione del Verbo… 2° La rugiada nella sua qualità di puro e sublime vapore, che si risolve in acqua, è espressivo simbolo della verginità di Maria… 3° La rugiada tempera i grandi calori; rende pura e fresca l’atmosfera; alleggerisce e dilata la respirazione negli esseri viventi; Gesù Cristo spegne in noi le arsure della concupiscenza, e ci fa respirare la pura atmosfera della grazia… 4° La rugiada partecipa della terra e del cielo, al quale risale fatta vapore; Gesù Cristo ha in sé la natura umana, ma insieme la divina, e rende divini e celesti i suoi fedeli servi. «Il primo uomo, scrive S. Paolo, formato di terra, è terreno; il secondo uomo, venuto dal cielo, è celeste. Come dunque abbiamo portato l’immagine dell’uomo terreno, portiamo altresì l’impronta dell’uomo celeste» (I Cor. XV, 47-49). 5° La rugiada si posa come benefico succo su le semenze, sui germogli, sulle piante, sui fiori, e li feconda, li vivifica, li nutrisce: similmente Gesù, con la rugiada della sua grazia, feconda, vivifica e rende fertile il mondo, gli infonde nelle vene il succo, che fa produrre dei santi, dei confessori, delle vergini, dei dottori, dei martiri, dei vescovi, dei missionari, dei religiosi, delle spose caste, delle vedove continenti; ed in ogni stato, in ogni vocazione, in ambo i sessi spande a profusione i doni, i favori, i benefizi suoi… 6° La rugiada ricorda la manna, cibo soave e dolce e Gesù Cristo si dà a noi in Cibo nella santa Eucaristia, e come rimedio ai mali dell’anima; egli è quella manna, quel pane disceso dal cielo, quella vivanda degli angeli, che al dire della Sapienza, contiene in sé tutti i sapori (Sap. XVI, 20). E per virtù di questa manna celeste, di questo sacro pane, non solamente noi viviamo e resistiamo alle tentazioni del mondo, del demonio, della carne, ma ci assicuriamo inoltre la vita di gloria nel cielo e risusciteremo. beati per l’eternità… 7° La rugiada ha una certa somiglianza col diamante; l’umanità di Gesù Cristo è un vero diamante divino, che forma l’anello dell’alleanza del Verbo con la sua Chiesa, con l’anima fedele…

20. GESÙ CRISTO PARAGONATO AD UNA PERLA. – La perla, o pietra preziosa, di cui parla S. Matteo (XIII, 45), è Gesù Cristo. Questa perla, piccola per umiltà, è infinitamente preziosa per il valore. Portiamo questa perla, portiamola per corona e per ornamento. Risplenda su la nostra fronte per la fede e per il disprezzo del rispetto umano; appendiamocela alle orecchie per l’obbedienza a Dio, alla Chiesa, ai superiori; fregiamocene il collo e il petto per la carità, le braccia per l’esercizio delle buone opere; mettiamocela nel dito, come anello, per la fedeltà, la purezza, la prudenza; cingiamocene come cintura per la castità; orniamone le nostre vesti per la modestia.

21. GESÙ CRISTO PARAGONATO ALLA VITE. – «Io sono la vera vite», disse Gesù Cristo di se medesimo (IOANN. XV, 1). Ora perché Gesù si paragona piuttosto alla vite che non ad altra pianta? 1° per l’abbondanza dei frutti; 2° per la dolcezza dei medesimi; 3° a cagion del vino…; 4° per la diramazione dei tralci…; 5° il tralcio della vite si piega e si abbassa..:; 6° si maneggia a volontà…; 7° il frutto è messo sotto il torchio. Ora, Gesù Cristo produce i più dolci frutti; è vino che fa germogliare i vergini (ZACH. IX, 17); estende i suoi benefizi a tutti i secoli e in tutti i luoghi; si abbassa fino a noi e compatisce ogni nostra miseria; si è fatto pieghevole fino alla croce; spande dappertutto il delizioso olezzo dei suoi esempi, della sua celeste morale; fu sottoposto al torchio nella sua passione…
«Come il tralcio non produce frutti se non è unito alla vite, così voi, diceva Gesù Cristo agli Apostoli, non produrrete nessun frutto se non starete uniti a me. Io sono la vite, e voi i tralci. Chi è unito con me, e io con lui, questi darà molto frutto: senza di me, voi non potete fare nulla. Chi non sta con me, sarà gettato via come sermento stralciato e seccherà per essere bruciato» (IOANN. XV, 4-6). Con queste parole il Salvatore ci insegna tre cose: 1° con lui possiamo tutto. 2° Per lui abbiamo la grazia e la gloria eterna. 3° Fuori di lui non serviamo a nulla. «Senza Gesù Cristo, dice S. Gerolamo la nostra vita è interamente perduta (Lib. sup. Ioann.)». A quel modo che il sermento trae la vita, il succo e il frutto dalla vite, così il cristiano trae da Gesù Cristo, che è il ceppo, la vita, le buone opere, la salute… «Il tralcio staccato dalla vite non è più buono a nulla, osserva S. Agostino; o se ne sta unito al ceppo, o è gettato ad ardere; se non è con la vite, sarà nel fuoco (Tract. LXXXI, in Ioann.)».

22. GESÙ CRISTO È L’ALBERO DELLA VITA. – Gesù Cristo è il vero albero della vita, trapiantato, per mezzo dell’incarnazione, dal paradiso in terra: di qui poi trasportato di nuovo in cielo, dà alle anime elette la sua visione, il suo possesso, la vita immortale, la gloria, riempiendole del continuo di soavi desideri e saziandole per l’eternità… Gesù Cristo, dice S. Dionigi, è detto l’albero della vita, perché nutrisce in vari modi e abbondantemente i suoi fedeli, fino a tanto che passino dalla vita della grazia alla vita della gloria. Questo cibo è il pane delle lagrime, delle croci, delle, buone opere, i doni della grazia, i conforti della virtù, la speranza del cielo; questo cibo è il pane eucaristico (In Evang. Ioann.). Chi sinceramente e fortemente si abbraccia a Gesù Cristo, sente venire in sé, da quest’albero della vita, la vita incorruttibile..

23. GESÙ CRISTO PARAGONATO ALL’AURORA. – «La venuta di lui è preparata come quella dell’aurora» (OSE, VI, 3), profetava Osea accennando alla nascita di Gesù Cristo, il quale avrebbe dissipato le tenebre dell’ignoranza e del peccato e rischiarato l’umanità con la luce della sua dottrina e della sua santa vita. E a buon diritto egli è paragonato all’aurora, e come Dio e come uomo. 1° Come l’aurora è la prima luce del giorno, così il primo atto di Dio Padre è la generazione eterna di suo Figlio; per quest’aurora s’intende adunque la sua eternità, secondo le parole del Salmista: «Io ti ho generato dal mio seno prima dell’aurora» (CIX, 4); così, il primo atto della nostra redenzione fu la generazione umana e l’incarnazione del Verbo. 2° L’aurora è una mezza luce che va crescendo; Gesù Bambino cresce in età, in sapienza, in grazia dinanzi a Dio ed agli uomini. Gesù cresceva, non interiormente, ma esteriormente, per la sua età, la fama, i miracoli, ecc.; interiormente egli era perfetto fin dal primo istante della sua incarnazione… 3° La luce dell’aurora è purissima, deliziosa e cara agli uomini stanchi delle fitte tenebre di una lunga notte; similmente la venuta di Gesù riuscì preziosissima e fortunatissima per i mortali sepolti da quattro mila anni nelle ombre e nella caliginosa notte della morte.

24. DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO PROVATA DALLE FIGURE. – Le vittime dell’antica legge raffiguravano Gesù Cristo che è la vittima della nuova alleanza: vera vittima che fa scomparire tutte le altre le quali non erano che un’ombra. Il bue denotava la forza di Gesù Cristo; la pecora ne rappresentava l’innocenza; il capro ne figurava la forma di peccatore; la colomba il candore, la dolcezza, la sua intima unione con Dio…
Davide che colpisce e atterra Golia è figura di Gesù Cristo che sconfigge e prostra il demonio, l’inferno…
«Io sono come un mansueto agnello condotto al macello» (IEREM. XI, 19), disse di se medesimo que1 Gesù che già dall’origine del mondo era stato figurato come agnello immolato: 1° nel sacrifizio di Abele; 2° nel capro che Abramo immolò in sostituzione d’Isacco…; 3° nell’Agnello pasquale che doveva, essere senza macchia. « La nostra pasqua, diceva l’Apostolo, è il Cristo immolato per noi» (I Cor. V, 7). «L’Agnello ha redento le pecore, canta la Chiesa nella Sequenza pasquale; Gesù Cristo innocente ha riconciliato col Padre i peccatori (Sequent. Victimae)». 4° Gesù Cristo era rappresentato nel sacrifizio perpetuo…
Figura del Cristo era anche il velo del tempio; come questo stava dinanzi al Santo dei Santi e lo celava, così l’umanità di Gesù Cristo nascondeva la sua divinità. Per la carne di Gesù Cristo il cielo è stato aperto, come sollevando il velo si vedeva il Santo dei Santi. Il velo del tempio fu squarciato alla morte di Gesù; e per la morte di lui, per la sua carne lacerata, ci fu dato il cielo.
Gesù Cristo, vero pane disceso dal cielo, vera arca dell’alleanza, adempì tutte le figure; quindi al comparire di lui tutte le figure disparvero.
Anche tutti i più eccellenti personaggi dell’antica legge erano figura del Messia: Abele, Enoch, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Giosuè, Sansone, Davide, Salomone, Elia, ecc…

25. DIVINITÀ DI GESÙ CRISTO PROVATA DALLE PREDIZIONI DEI PROFETI. ­Tutte le profezie trovano la spiegazione e l’adempimento in Gesù Cristo; egli è quindi il vero Messia promesso e il Figlio di Dio.
«Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né mancherà principe della sua stirpe; fino al giorno in cui venga colui che dev’essere inviato, e che sarà l’aspettato delle genti» (Gen. XLIX, 10). Lo scettro, ossia la potestà del comando, rimase infatti nella casa di Giuda fino intorno ai tempi di Gesù Cristo; quando egli apparve, regnavano su la nazione ebrea principi stranieri: né mai più d’allora in poi la casa d’Israele ebbe principi e duci propri che la reggessero…
Baruch aveva predetto l’incarnazione del Verbo dove, dopo di aver enumerato gli atti della grandezza e della potenza di Dio a pro del popolo giudeo dice: «Dopo ciò fu veduto su la terra ed abitò con gli uomini (BARUCH III, 38).
Il Messia doveva essere giudeo e della stirpe di David. Tutta la Scrittura ribocca delle promesse fatte da Dio a David, a Giacobbe, ad Isacco, ad Abramo; e Gesù Cristo viene in ogni incontro chiamato figliuolo di David…
Isaia aveva predetto che il Messia, l’Uomo-Dio, sarebbe nato da una vergine (VII, 14). Ora, fra i nati di donna Gesù Cristo solo nacque da una vergine…
Secondo Michea, il Messia doveva nascere a Betlemme. (MICH. V, 2). Di questa profezia erano ben istruiti i principi dei sacerdoti, e ad essa appunto si riferirono quando, interrogati da Erode dove sarebbe nato il Cristo, per dare risposta ai Magi, risposero: «a Betlemme di Giuda, poiché così sta scritto nella profezia» (MATTH. II, 5-6). Ora la storia e la tradizione constata che Gesù Cristo nacque il 25 dicembre a Betlemme, in un presepio, dalla Vergine Maria:. Là i Magi lo trovarono e lo adorarono.
Davide predisse che gli abitanti del deserto, i re delle isole e di lontane contrade sarebbero andati a prostrarsi ai piedi del Messia, lo avrebbero adorato, e gli avrebbero offerto preziosi doni (Psalm. LXXI, 9-10). La festa dell’Epifania è monumento perenne del compimento di questa profezia.
Isaia aveva detto, prevedendo la fuga di Gesù in Egitto: «Ecco che il Signore, portato su di leggera nube, entrerà in Egitto, e al suo apparire gli idoli dell’Egitto traballeranno» (XIX, 1). Ora queste parole hanno il loro esatto riscontro e adempimento in quelle di S. Matteo: «L’angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Lèvati, prendi il bambino e fa madre sua, e fuggì in Egitto, e fèrcati colà fintantochè io te ne dia avviso; perché avverrà che Erode lo cerchi per metterlo a morte. Ed egli svegliatosi prese il bambino e la madre di notte tempo, e si ritirò in Egitto» (II, 13-14).
Troviamo in Geremia casi accennata la strage degli innocenti: «Una voce ha rimbombato, voce di pianto, di lutto, di angoscia, ed è la voce di Rachele che piange inconsolabilmente i suoi pargoli, perché più non sono» (XXXI, 15). Ora il Vangelo di S. Matteo riferendosi appunto a questa profezia, dice: «che Erode, vedendosi deluso dai Magi, si adirò fortemente, e manda a uccidere tutti i fanciulli che erano in Betlemme, e in tutti i suoi confini, dall’età di due anni in giù» (II, 16).
Malachia aveva annunziato che Dio spedirebbe un angelo a preparare la strada al Messia, e che poco dopo la comparsa di quest’angelo, venuto sarebbe nel suo tempio il Dominatore che gli Ebrei stavano aspettando, l’angelo del testamento ch’essi sospiravano (III, 1). Questo angelo promesso da Dio come precursore del Messia, si vede chiaro e spiccato nel Battista, il quale attestava di sé che era «Voce di chi grida nel deserto: Preparate la strada al Signore» (LUC. III, 4). E si noti che Malachia, il quale annunzia prossima la venuta del Messia, è infatti l’ultimo dei profeti.
«Mandate, o Signore, pregava Isaia, l’Agnello dominatore della terra» (XVI, 1). E S. Giovanni Battista addita questo Agnello quando esclama: «Ecco l’Agnello di Dio» (IOANN. II, 29),
Il medesimo profeta Isaia così diceva: «Ecco il vostro Dio: egli verrà proprio in persona e vi salverà. Allora si apriranno gli occhi ai ciechi, e le orecchie ai sordi: lo zoppo correrà come un cervo e si snoderà la lingua ai muti» (XXXV, 4-6). Quando mai e da chi si videro operati tali prodigi, se non da Gesù Cristo? E che altro è la vita di Gesù, narrata nei santi Vangeli, se non una continua sequela di miracoli, una potente dimostrazione dell’avveramento di questa profezia? Basta ricordare la risposta data dal Salvatore all’ambasciata mandatagli dal Battista, mentre era prigioniero di Erode (LUC. VII, 19-22), per esserne del tutto convinti.
«Io manderò, aveva detto Iddio per bocca di Geremia, molti pescatori, i quali pescheranno gli uomini» (XVI, 16), Ora Gesù, dopo di aver eletto per suoi apostoli dei pescatori, dice loro: «Venite dietro di me ed io vi farò pescatori di uomini » (MATTH. IV, 19). E i dodici pescatori prendono il mondo intero, lo traggono fuori dall’oceano dell’errore, del delitto, dell’idolatria, e lo gittano nel mare della verità, della virtù, della grazia, della gloria!…
«Rallegrati e godi, o figlia di Sion, esclama Zaccaria; perché, ecco che il tuo re viene a te, giusto e salvatore; egli sarà povero, quindi verrà cavalcando un’asina e il suo puledro» (IX, 9). Ora chi non vede avverata questa predizione nell’ingresso trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme, narratoci dal Vangelo, e ricordatoci dalla Chiesa nella domenica delle palme?
«Il Signore mi ha chiamato innanzi alla mia nascita, aveva detto Gesù in persona d’Isaia; egli ha manifestato il mio nome prima che uscissi dall’utero di mia madre» (XLIX, I), Orbene, adempì questa parola l’angelo che disse a Giuseppe: Maria, tua sposa, partorirà un figlio, cui porrai nome Gesù (MATTH, I, 21).
L’angelo Gabriele appare a Daniele, e chiaramente gli notifica, anzi fissa l’epoca della venuta di Colui ch’egli chiama il Santo dei Santi, il Cristo-re; determina ancora il tempo della morte di questo Cristo-re, e gli significa che il popolo giudeo sarà rigettato (DAN. IX, 24-26). Tutto fu compito alla lettera, al tempo di Gesù e da Gesù.
Michea proclama le beneficenze e le grandezze di Gesù Cristo, la sua fama, la conversione dei gentili: «Colui che ha da venire, egli dice, starà fermo ed incrollabile, e condurrà il suo gregge con la forza di Jehovah, con la gloria del nome di Jehovah suo Dio; i popoli a lui si convertiranno, perché la sua gloria risplenderà fino agli ultimi confini del mondo. Ed egli sarà la pace» (V, 4-5). Diciannove secoli affermano il compimento di questa profezia…
Quello che è stato rivelato si adempirà a suo tempo, diceva Abacuc, l’ora ne è ancora lontana, ma non v’ingannerà. Se tarda a comparire, aspettalo che verrà sicuramente, e non differirà per sempre (II, 3).
Aggeo prenunzia la presentazione di Gesù al tempio, con quelle parole: «Ecco quel che dice il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo, e poi io scuoterò il cielo e la terra, il mare e l’universo. Commoverò i popoli e verrà il Desiderato delle nazioni, e riempirà questo tempio di gloria. La gloria di questo tempio sarà più grande di quella del primo, dice il Signore degli eserciti, ed io darò in questo luogo la pace » (II, 7, 10), Tutto ciò avvenne il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù bambino al tempio. Poiché trovandosi a quell’ora nel tempio di Gerusalemme il santo vecchio Simeone, a cui lo Spirito Santo aveva promesso che non morrebbe prima di aver veduto il Cristo Signore, non appena gli si presentò Mara col bambinello, tosto lo prese tra le braccia e, pieno di spirito divino e di gioia, sciolse un inno di lode e di ringraziamento a Dio, esclamando: «Adesso lascerai, o Signore, che se ne vada in pace il tuo servo, secondo la tua parola; perché gli occhi miei hanno veduto il Salvatore dato da te; il quale è stato esposto da te al cospetto di tutti i popoli, luce ad illuminare le nazioni, e a gloria di Israele tuo popolo». Anche la profetessa Anna, vecchia di ottantaquattro anni, prese a lodare Dio, e a parlare del bambino a tutti quelli che aspettavano il Messia (Luc. II, 29-39).
Davide aveva notato come segnale per riconoscere il Messia, l’ira, l’odio, e l’unanime persecuzione dei grandi della terra e dei capi del popolo congiurati alla sua rovina (Psalm, II, 2). Manifestissimo ne fu l’adempimento, principalmente nella passione di Gesù Cristo.
Il compito del Messia era, secondo i profeti, quello di assumere sopra di sé i peccati del mondo e soffrirne il castigo e la pena. Ma affinché non rimanesse dubbio intorno alla persona in cui si sarebbe adempito questo decreto divino, ecco che il Signore fa predire ai suoi inspirati quasi tutti i particolari tormenti che doveva patire suo Figlio e talora perfino le più minute circostanze, Chiaro e circostanziato sopra tutti è Isaia, tanto che, al leggerlo, sembra di udire non un profeta, ma un evangelista; e confrontando l’immagine ch’egli ci dipinge del Messia paziente con quella che di Gesù ci lasciarono i testimoni della sua passione; le troviamo identiche. Consultate il capo LIII dal vers, 1 al 12, e vi troverete preveduti gli schiaffi, i pugni, le battiture, gli sputi, le ferite, le lacerazioni che resero il volto e la persona del Redentore così sfigurati, malmenati e pesti, da quasi più non ravvisarvi immagine d’uomo. – Troverete indicate le ingiurie, le bestemmie, gli insulti, gli oltraggi, le beffe, i sarcasmi, i motteggi di cui fu fatto segno, a tal punto che si sarebbe creduto l’ultimo degli uomini, la feccia dei ribaldi, la spazzatura della plebe. – Troverete accennati e l’ingiusto giudizio a cui dovette sottostare e i ladroni tra cui lo crocifissero e il costante silenzio e la prodigiosa mansuetudine da lui conservata così inalterabile da farlo rassomigliare ad un agnello condotto a tosare. – E non è dimenticato l’abbandono in cui è lasciato da tutti, né la corona di spine con cui gli si cinge il capo.
Geremia lamentava che il Cristo sarebbe stato saziato di obbrobri, e fatto scherno della plebe (Lament. III, 30), (Ib. 14). Non è questo l’Eccehomo di Pilato?
Davide, parlando a nome del Messia, aveva predetto che sarebbe stato accusato da falsi testimoni (Psalm. XXVI, 12); che sarebbe stato crudelmente flagellato (Psalm. XXXIV, 15); che l’avrebbe tradito uno dei suoi (Psalm. XL, 9). Zaccaria poi designa la somma di trenta denari che si sarebbe sborsata per mercede al traditore (XI, 12),
Il Savio mette in bocca agli empi che tramano la ruina del giusto, questo discorso: «Tendiamo insidie al giusto, perché egli non è buono per noi, ed è contrario alle opere nostre e rinfaccia a noi i peccati contro la legge, e propala in nostro danno i mancamenti della nostra vita. Si vanta di avere la scienza di Dio, e si dà il nome di Figliuolo di Dio. Egli è diventato il censore dei nostri pensieri. E’ grave cosa per noi anche il solo vederlo, perché la vita di lui non è come quella degli altri, e diverse sono le sue vie. Siamo riputati da lui come gente da nulla, schiva le nostre costumanze come immondezze, e preferisce la fine dei giusti, e si gloria di avere per padre Iddio. Si veda adunque se le sue parole sono vere, e proviamo che cosa sarà di lui e vedremo dov’egli andrà a finire. Perché se egli è vero figliuolo di Dio, questi lo difenderà, e lo salverà dalle mani degli avversari. Proviamolo con le contumelie e coi tormenti per vedere la sua rassegnazione e conoscere qual sia la pazienza. Condanniamolo a morte più obbrobriosa» (Sap. II, 12-20). Potevano forse ritrarsi più al vivo gli Scribi, i Farisei, i principi dei Sacerdoti? non pare di udirli, raccolti a consiglio in casa di Anna e di Caifa, studiare i modi più sicuri per disfarsi del Cristo? non adoperarono forse essi quasi le medesime parole e nel pretorio di Pilato, e nella piazza, chiedendone la crocifissione, e sul Calvario insultando ai suoi patimenti?
«Il Cristo, preannunziava Daniele, sarà messo a morte, e il suo popolo non sarà più suo popolo, perché lo rinnegherà» (IX, 26). Il popolo giudeo compì alla lettera questa profezia allorché disse a Pilato ch’esso non conosceva altri che Cesare, per suo re (IOANN. XIX, 15).
Il Salmista aveva anche detto a nome del Cristo: «Mi forarono le mani e i piedi; mi diedero in cibo del fiele, e per bevanda dell’aceto; si divisero le mie vesti e su la mia tunica gettarono la sorte. Tutti quelli che mi vedevano si facevano beffe di me, e crollando il capo mormoravano sogghignando: Egli si fidò in Dio, or bene questo Dio lo salvi, se può» (Psalm. XXI, 16); (Psalm. LXVIII, 22 (Psalm XXI, 18 (Psalm. XXI, 7-8). Chi non vede qui ritratta la scena del Golgota?
Zaccaria, parlando delle piaghe fatte nelle mani del Cristo dai chiodi, fa rilevare che esse gli erano state fatte dal popolo suo diletto, e vaticina che, morto lui, riconosceranno chi fosse quegli che essi crocifissero (XIII, 6), (XII, 10).
L’agnello pasquale era figura del Cristo; ora Mosè aveva ordinato che si mangiasse senza rompergli osso (Num. IX, 12). Anche questa circostanza si avverò su la croce; perché, mentre ai due ladroni furono, secondo l’usanza, rotte le gambe, prima di levarli dalla croce, a Gesù non furono rotte.
La sepoltura di Gesù. Cristo, l’incorruttibilità del suo corpo nel sepolcro, la sua discesa agli inferni, trovano la loro predizione in quelle parole di Davide (Psalm. XV, 9-10).
Isaia aveva profetizzato che il sepolcro del Cristo sarebbe glorioso (II, 10); certamente per i prodigi che sarebbero avvenuti alla sua risurrezione la quale pure era stata predetta da Davide: «Io mi sono addormentato in profondo sonno e mi sono risvegliato (Psalm. III, 5). Lo stesso profeta aveva pure già fatto cenno dell’ascensione di Gesù Cristo al cielo, corteggiato dalle anime dei patriarchi e dei giusti antichi da lui fatti liberi; e la sua posizione come uomo alla destra di Dio (Id. LXVI, 19), (Id. CIX, 1).
«Io spanderò, aveva detto il Signore per bocca di Zaccaria, lo spirito di grazia e di preghiera su la casa di Davide, su gli abitanti di Gerusalemme» (XII, 10). Dove mai ebbe questa profezia più chiaro e pieno adempimento se non nel ritiro degli apostoli nel cenacolo, e nella discesa dello Spirito Santo il dì della Pentecoste?
Daniele aveva annunziato che il popolo giudeo sarebbe stato riprovato e disperso in punizione di aver messo a morte il Messia; che il tempio sarebbe stato distrutto, la città atterrata, abolito ogni sacrifizio; che la desolazione avrebbe colpito ogni cosa e sarebbe durata per sempre (IX, 26). Dal giorno in cui le aquile di Tito, imperatore romano, sventolarono su le rovine di Gerusalemme fino al presente, tutti i secoli sono testimoni e prove dell’avveramento di questa profezia.
Tutti i profeti vaticinarono la chiamata e la conversione dei gentili al culto del vero Dio, da avverarsi dopo la venuta del promesso Messia. Ecco, per esempio, come Iddio parla al Messia figurato in Isaia: «Non è solo perché tu mi sii ministro nel rialzare il popolo di Giacobbe, nel convertire gli ultimi rampolli di Israele, che io ti ho scelto; ma ancora perché sii luce alle genti, e porti la mia salute fino agli ultimi confini del mondo» (ISAI. XLIX, 6). Ora è scritto degli apostoli, che la loro parola risuonò per tutta la terra, e la voce annunziatrice della religione di Cristo trovò eco nei più remoti angoli del mondo. (Rom. X, 18).
Anche lo stabilimento della Chiesa in seno all’umanità, e la sua eterna durata fu predetta da Daniele con quelle parole: «Nei giorni di quei regni, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà più distrutto e il cui impero non passerà mai ad altre mani: anzi, egli atterrerà e consumerà tutti gli altri regni, ed esso rimarrà in piedi eternamente» (II, 44).
I profeti non predissero solamente che la Chiesa si sarebbe stabilita su le rovine della Sinagoga e dell’idolatria, ma prenunziarono ancora che in vece degli antichi sacrifizi, i quali si potevano offrire nel solo tempio di Gerusalemme, si offrirebbe in tutti i luoghi da un capo all’altro del mondo, un ostia pura e santa (MALACH. I, 10-11).
Ora qual altro sacrifizio si vide nel mondo, dopo la morte di Gesù Cristo, se non il sacrifizio dell’altare? Non è forse la vittima eucaristica immolata e offerta a Dio in tutte le età, in tutti i luoghi della terra?
Tutte le profezie furono adunque adempiute con la nascita, con la vita, con la morte di Gesù Cristo; esse dunque si riferivano al Messia e annunziavano il Figliuolo di Dio. Perciò il Redentore, sfidando la mala fede degli Ebrei, diceva loro: «Studiate le Scritture, esse vi testimonieranno di me» (IOANN. V, 39). Ah sì! chi legge e medita attentamente la Scrittura, vi trova Gesù Cristo in tutto, ora visibile nel compimento dei fatti, ora celato sotto le figure e le ombre…

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