Spesso noi onoriamo Dio a parole,ma il nostro cuore è lontano da Lui

Matteo 15

1 In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero: 2 «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». 3 Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4 Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
5 Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, 6 non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. 7 Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
8 Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
9 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini
».

10 Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! 11 Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!».
12 Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14 Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. 19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
29 Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 30 Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 31 E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 33 E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34 Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

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Dottrina Sociale della Chiesa

III. La dottrina sociale della Chiesa

 

2419 “La Rivelazione cristiana ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 23]. La Chiesa dal Vangelo riceve la piena rivelazione della verità dell’uomo. Quando compie la sua missione di annunziare il Vangelo, attesta all’uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina.

2420 La Chiesa dà un giudizio morale, in materia economica e sociale, “quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 23]. Per ciò che attiene alla sfera della moralità, essa è investita di una missione distinta da quella delle autorità politiche: la Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine. Cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.

2421 La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo, all’epoca dell’impatto del Vangelo con la moderna società industriale, le sue nuove strutture per la produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della società, dello Stato e dell’autorità, le sue nuove forme di lavoro e di proprietà. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e sociale, attesta il valore permanente dell’insegnamento della Chiesa e, ad un tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 3].

2422 L’insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa, alla luce di tutta la parola rivelata da Cristo Gesù, con l’assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti nel corso della storia [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 1; 41]. Tale insegnamento diventa tanto più accettabile per gli uomini di buona volontà quanto più profondamente ispira la condotta dei fedeli.

2423 La dottrina sociale della Chiesa propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l’azione:

Ogni sistema secondo cui i rapporti sociali sarebbero completamente determinati dai fattori economici, è contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 24].

2424 Una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell’attività economica è moralmente inaccettabile. Il desiderio smodato del denaro non manca di produrre i suoi effetti perversi. E’ una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l’ordine sociale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 63; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 7; Id. , Lett. enc. Centesimus annus, 35].

Un sistema che sacrifica “i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all’organizzazione collettiva della produzione” è contrario alla dignità dell’uomo [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 65]. Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l’uomo, conduce all’idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell’ateismo. “Non potete servire a Dio e a Mammona” ( Mt 6,24; Lc 16,13 ).

2425 La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al “comunismo” o al “socialismo”. Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del “capitalismo”, l’individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 10; 13; 44]. La regolazione dell’economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché “esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato” [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 10; 13; 44]. E’ necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.

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Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio

PREGHIERA ALLA MADONNA DELL’ EQUILIBRIO


Vergine Madre di Dio e degli uomini Maria,
noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano,
tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.
Liberaci dal male e dalle nostre meschinità;
salvaci dai compromessi e dai conformismi;
tienici lontano dai miti e dalle illusioni,
dallo scoraggiamento e dall’orgoglio,
dalla timidezza e dalla sufficienza,
dall’ignoranza e dalla presunzione,
dall’errore, dalla durezza del cuore.
Donaci la tenacia nello sforzo,
la calma nella sconfitta,
il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.
Apri i nostri cuori alla santità!
Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro,
l’amore alla verità e all’essenziale,
la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno,
la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli.
Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio.
Accordaci il dono della preghiera.
Apri i nostri cuori a Dio!
Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa,
cosí come tuo Figlio l’ha voluta,
per partecipare in essa e con essa,
in fraterna comunione con tutti i membri dei Popolo di Dio
– gerarchia e fedeli – alla salvezza degli uomini nostri fratelli.
Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.
Apri il nostro cuore agli altri!
Mantienici nell’impegno di vivere
e di accrescere questo equilibrio, che è fede e speranza,
sapienza e rettitudine, spirito di iniziativa e prudenza,
apertura e interiorità, dono totale, amore.
Santa Maria, noi ci affidiamo alla tua tenerezza. Amen.

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Una Preghiera è una porta che si apre sull’Infinito

“Signor mio, Gesu’ Cristo, accetta tutto me stesso per il tempo che mi resta: il mio lavoro, la mia parte di gioia, le mie ansie, la mia stanchezza, 

l’ingratitudine che può venirmi dagli altri, il tedio, la solitudine che mi attanaglia durante il giorno, 

i successi, gli insuccessi, tutto ciò che mi costa, le mie miserie.

Di tutta la mia vita voglio fare un fascio di fiori, deporli nelle mani della Vergine Santa; 

Lei stessa penserà di offrirteli. 

Fa che possano diventare frutto di misericordia 

per tutte le anime e di meriti per me lassu’ nel Cielo”.

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Non aver paura,sono qui Io,con te!

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Carezza di padre

Giovedì, 10 dicembre 2015

 

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.283, 11/12/2015)

Un papà o una mamma che dice al suo bambino: “Non avere paura, ci sono io” e lo coccola con una carezza. È questa la condizione privilegiata dell’uomo: piccolo, debole, ma rassicurato, sostenuto e perdonato da un Dio che è innamorato di lui. All’inizio del cammino giubilare Papa Francesco — nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 10 dicembre con la partecipazione dei cardinali consiglieri — ha trovato nella liturgia del giorno l’occasione per tornare a parlare della misericordia del Padre.

La meditazione ha preso le mosse dal salmo responsoriale nel quale è stato ripetuto: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». È, ha detto il Pontefice, «una confessione di fede» nella quale il cristiano riconosce che Dio «è misericordia e lui grande, ma grande nell’amare». Un’affermazione solo apparentemente semplice perché «capire la misericordia di Dio è un mistero, è un cammino che si deve fare durante tutta la vita».

Per aiutare a entrare meglio in questo mistero, il Papa ha citato la lettura tratta dal libro del profeta Isaia (41, 13-20), nella quale si trova un monologo di Dio che si rivolge al suo popolo. E si legge come egli avesse «detto al suo popolo che lo aveva scelto non perché fosse grande o potente», ma «perché era il più piccolo di tutti, il più miserabile di tutti». Dio, ha spiegato Francesco, si è proprio «innamorato di questa miseria», di questa «piccolezza».

È un testo dal quale emerge chiaramente questo amore: «un amore tenero, un amore come quello del papà o della mamma», quando si rivolgono al bambino «che la notte si sveglia spaventato da un sogno». Con la stessa premura Dio parla al suo popolo e gli dice: «Io ti tengo per la destra, stai tranquillo, non temere». E, utilizzando delle immagini per descrivere la sua condizione di piccolezza, continua: «Vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele, io vengo in tuo aiuto, tuo redentore è il santo d’Israele, non temere».

Non temere. Su queste parole il Papa si è soffermato per tornare all’esempio della vita familiare: «Tutti noi conosciamo le carezze dei papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento». Anche loro dicono: «Non temere, io sono qui». A ognuno di noi il Signore ricorda teneramente: «Mi sono innamorato della tua piccolezza, del tuo niente» e ci ripete: «Non temere i tuoi peccati, io ti voglio tanto bene, io sono qui per perdonarti». Questa, in sintesi, ha spiegato il Pontefice, «è la misericordia di Dio».

Proseguendo la sua meditazione, Francesco ha quindi richiamato un esempio tratto da un’agiografia («credo che fosse san Girolamo ma non sono sicuro» ha confidato) e ha ricordato come di un santo si dicesse che fosse molto penitente nella sua vita, che facesse sacrifici, preghiere e che il Signore gli chiedesse sempre di più. Il santo continuava a chiedere: «Signore cosa posso darti?», finché disse: «Ma Signore, non ho niente di più da darti, ti ho dato tutto». E la risposta fu: «No, manca una cosa» — «Cosa ti manca Signore?» — «Dammi i tuoi peccati». Con questo episodio il Pontefice ha voluto sottolineare che «il Signore ha voglia di prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre stanchezze». È un atteggiamento che ritroviamo anche nei Vangeli, in Gesù, il quale affermava: «Venite a me, tutti voi che siete affaticati, stanchi e io vi darò ristoro». Dio, ha detto Francesco, ce lo ripete continuamente: «Io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra, non temere piccolino, non temere. Io ti darò forza. Dammi tutto e io ti perdonerò, ti darò pace». Sono queste, ha aggiunto, «le carezze di Dio», le carezze «del nostro Padre, quando si esprime con la sua misericordia».

Noi uomini, ha continuato il Pontefice, «siamo tanto nervosi» e «quando una cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti». Invece Dio ci consola: «Stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo; non temere, io ti perdono». E così ci accoglie in tutto, anche con i nostri errori, i nostri peccati. Proprio questo significa quanto si ripete nel salmo: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». Così, ha sintetizzato il Papa, «noi siamo piccoli. Lui ci ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».

Ricordando, infine la preghiera recitata all’inizio della messa («Risveglia Signore la fede del tuo popolo»), Francesco ha concluso invitando tutti a chiedere al Signore «di risvegliare in ognuno di noi e in tutto il popolo la fede in questa paternità, in questa misericordia, nel suo cuore». E anche a domandargli «che questa fede nella sua paternità e la sua misericordia» ci renda «un po’ più misericordiosi nei confronti degli altri».

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Non aver paura,sono qui Io,con te!

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Carezza di padre

Giovedì, 10 dicembre 2015

 

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.283, 11/12/2015)

Un papà o una mamma che dice al suo bambino: “Non avere paura, ci sono io” e lo coccola con una carezza. È questa la condizione privilegiata dell’uomo: piccolo, debole, ma rassicurato, sostenuto e perdonato da un Dio che è innamorato di lui. All’inizio del cammino giubilare Papa Francesco — nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 10 dicembre con la partecipazione dei cardinali consiglieri — ha trovato nella liturgia del giorno l’occasione per tornare a parlare della misericordia del Padre.

La meditazione ha preso le mosse dal salmo responsoriale nel quale è stato ripetuto: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». È, ha detto il Pontefice, «una confessione di fede» nella quale il cristiano riconosce che Dio «è misericordia e lui grande, ma grande nell’amare». Un’affermazione solo apparentemente semplice perché «capire la misericordia di Dio è un mistero, è un cammino che si deve fare durante tutta la vita».

Per aiutare a entrare meglio in questo mistero, il Papa ha citato la lettura tratta dal libro del profeta Isaia (41, 13-20), nella quale si trova un monologo di Dio che si rivolge al suo popolo. E si legge come egli avesse «detto al suo popolo che lo aveva scelto non perché fosse grande o potente», ma «perché era il più piccolo di tutti, il più miserabile di tutti». Dio, ha spiegato Francesco, si è proprio «innamorato di questa miseria», di questa «piccolezza».

È un testo dal quale emerge chiaramente questo amore: «un amore tenero, un amore come quello del papà o della mamma», quando si rivolgono al bambino «che la notte si sveglia spaventato da un sogno». Con la stessa premura Dio parla al suo popolo e gli dice: «Io ti tengo per la destra, stai tranquillo, non temere». E, utilizzando delle immagini per descrivere la sua condizione di piccolezza, continua: «Vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele, io vengo in tuo aiuto, tuo redentore è il santo d’Israele, non temere».

Non temere. Su queste parole il Papa si è soffermato per tornare all’esempio della vita familiare: «Tutti noi conosciamo le carezze dei papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento». Anche loro dicono: «Non temere, io sono qui». A ognuno di noi il Signore ricorda teneramente: «Mi sono innamorato della tua piccolezza, del tuo niente» e ci ripete: «Non temere i tuoi peccati, io ti voglio tanto bene, io sono qui per perdonarti». Questa, in sintesi, ha spiegato il Pontefice, «è la misericordia di Dio».

Proseguendo la sua meditazione, Francesco ha quindi richiamato un esempio tratto da un’agiografia («credo che fosse san Girolamo ma non sono sicuro» ha confidato) e ha ricordato come di un santo si dicesse che fosse molto penitente nella sua vita, che facesse sacrifici, preghiere e che il Signore gli chiedesse sempre di più. Il santo continuava a chiedere: «Signore cosa posso darti?», finché disse: «Ma Signore, non ho niente di più da darti, ti ho dato tutto». E la risposta fu: «No, manca una cosa» — «Cosa ti manca Signore?» — «Dammi i tuoi peccati». Con questo episodio il Pontefice ha voluto sottolineare che «il Signore ha voglia di prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre stanchezze». È un atteggiamento che ritroviamo anche nei Vangeli, in Gesù, il quale affermava: «Venite a me, tutti voi che siete affaticati, stanchi e io vi darò ristoro». Dio, ha detto Francesco, ce lo ripete continuamente: «Io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra, non temere piccolino, non temere. Io ti darò forza. Dammi tutto e io ti perdonerò, ti darò pace». Sono queste, ha aggiunto, «le carezze di Dio», le carezze «del nostro Padre, quando si esprime con la sua misericordia».

Noi uomini, ha continuato il Pontefice, «siamo tanto nervosi» e «quando una cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti». Invece Dio ci consola: «Stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo; non temere, io ti perdono». E così ci accoglie in tutto, anche con i nostri errori, i nostri peccati. Proprio questo significa quanto si ripete nel salmo: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». Così, ha sintetizzato il Papa, «noi siamo piccoli. Lui ci ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».

Ricordando, infine la preghiera recitata all’inizio della messa («Risveglia Signore la fede del tuo popolo»), Francesco ha concluso invitando tutti a chiedere al Signore «di risvegliare in ognuno di noi e in tutto il popolo la fede in questa paternità, in questa misericordia, nel suo cuore». E anche a domandargli «che questa fede nella sua paternità e la sua misericordia» ci renda «un po’ più misericordiosi nei confronti degli altri».

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Spesso noi onoriamo Dio a parole,ma il nostro cuore è lontano da Lui

Matteo 15

1 In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero: 2 «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». 3 Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4 Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
5 Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, 6 non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. 7 Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
8 Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
9 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini
».
10 Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! 11 Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!».
12 Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14 Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. 19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
29 Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 30 Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 31 E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 33 E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34 Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

Dottrina Sociale della Chiesa

III. La dottrina sociale della Chiesa

 

2419 “La Rivelazione cristiana ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 23]. La Chiesa dal Vangelo riceve la piena rivelazione della verità dell’uomo. Quando compie la sua missione di annunziare il Vangelo, attesta all’uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina.

 

 

2420 La Chiesa dà un giudizio morale, in materia economica e sociale, “quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 23]. Per ciò che attiene alla sfera della moralità, essa è investita di una missione distinta da quella delle autorità politiche: la Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine. Cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.

 

2421 La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo, all’epoca dell’impatto del Vangelo con la moderna società industriale, le sue nuove strutture per la produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della società, dello Stato e dell’autorità, le sue nuove forme di lavoro e di proprietà. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e sociale, attesta il valore permanente dell’insegnamento della Chiesa e, ad un tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 3].

 

2422 L’insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa, alla luce di tutta la parola rivelata da Cristo Gesù, con l’assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti nel corso della storia [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 1; 41]. Tale insegnamento diventa tanto più accettabile per gli uomini di buona volontà quanto più profondamente ispira la condotta dei fedeli.

 

2423 La dottrina sociale della Chiesa propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l’azione:

Ogni sistema secondo cui i rapporti sociali sarebbero completamente determinati dai fattori economici, è contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 24].

 

2424 Una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell’attività economica è moralmente inaccettabile. Il desiderio smodato del denaro non manca di produrre i suoi effetti perversi. E’ una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l’ordine sociale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 63; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 7; Id. , Lett. enc. Centesimus annus, 35].

Un sistema che sacrifica “i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all’organizzazione collettiva della produzione” è contrario alla dignità dell’uomo [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 65]. Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l’uomo, conduce all’idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell’ateismo. “Non potete servire a Dio e a Mammona” ( Mt 6,24; Lc 16,13 ).

 

2425 La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al “comunismo” o al “socialismo”. Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del “capitalismo”, l’individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 10; 13; 44]. La regolazione dell’economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché “esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato” [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 10; 13; 44]. E’ necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.

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Lodi,Liturgia delle ore,2 giugno 2016 – Al mattino ascolta la mia voce!

LODI

I SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – GIOVEDÌ
LODI MATTUTINE


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
Al sorger della luce,
ascolta, o Padre santo,
la preghiera degli umili.

Dona un linguaggio mite,
che non conosca i frèmiti
dell’orgoglio e dell’ira.

Donaci occhi limpidi,
che vincano le torbide
suggestioni del male.

Donaci un cuore puro,
fedele nel servizio,
ardente nella lode.

A te sia gloria, o Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.

SALMO 56   Preghiera del mattino nella sofferenza
Questo salmo si riferisce alla passione del Signore (sant’Agostino)
.

Pietà di me, pietà di me, o Dio, *
in te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali *
finché sia passato il pericolo.

Invocherò Dio, l’Altissimo, *
Dio che mi fa il bene.

Mandi dal cielo a salvarmi †
dalla mano dei miei persecutori, *
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.

Io sono come in mezzo a leoni, *
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce, *
la loro lingua spada affilata.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.

Hanno teso una rete ai miei piedi, *
mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa *
e vi sono caduti.

Saldo è il mio cuore, o Dio, *
saldo è il mio cuore.

Voglio cantare, a te voglio inneggiare: *
svegliati, mio cuore,
svegliatevi arpa e cetra, *
voglio svegliare l’aurora.

Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli, *
e la tua fedeltà fino alle nubi.

Innalzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.

2^ Antifona
Il tuo popolo, Signore,
abbonda dei tuoi beni.

CANTICO Ger 31, 10-14   Dio libera e raduna il suo popolo nella gioia
Gesù doveva morire… per riunire i figli di Dio, che erano dispersi (Gv. 11, 51.52).

Ascoltate popoli, la parola del Signore, *
annunziatela alle isole lontane
e dite: «Chi ha disperso Israele lo raduna *
e lo custodisce come un pastore il suo gregge»,

perché il Signore ha redento Giacobbe, *
lo ha riscattato dalle mani del più forte di lui.

Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, *
affluiranno verso i beni del Signore,
verso il grano, il mosto e l’olio, *
verso i nati dei greggi e degli armenti.

Essi saranno come un giardino irrigato, *
non languiranno mai.
Allora si allieterà la vergine alla danza; *
i giovani e i vecchi gioiranno.

Io cambierò il loro lutto in gioia, *
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni.
Sazierò di delizie l’anima dei sacerdoti *
e il mio popolo abbonderà dei miei beni.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Il tuo popolo, Signore,
abbonda dei tuoi beni.

3^ Antifona
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio. †

SALMO 47   Azione di grazie per la salvezza del popolo
Mi trasportò in spirito su di un monte alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme (Ap 21, 10).

Grande è il Signore e degno di ogni lode *
nella città del nostro Dio.
† Il suo monte santo, altura stupenda, *
è la gioia di tutta la terra.

Il monte Sion, dimora divina, *
è la città del grande Sovrano.
Dio nei suoi baluardi *
è apparso fortezza inespugnabile.

Ecco, i re si sono alleati, *
sono avanzati insieme.
Essi hanno visto: *
attoniti e presi dal panico, sono fuggiti.

Là sgomento li ha colti, *
doglie come di partoriente,
simile al vento orientale *
che squarcia le navi di Tarsis.

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti, †
nella città del nostro Dio; *
Dio l’ha fondata per sempre.

Ricordiamo, Dio, la tua misericordia *
dentro il tuo tempio.

Come il tuo nome, o Dio, †
così la tua lode si estende
sino ai confini della terra; *
è piena di giustizia la tua destra.

Gioisca il monte di Sion, †
esultino le città di Giuda *
a motivo dei tuoi giudizi.

Circondate Sion, giratele intorno, *
contate le sue torri.

Osservate i suoi baluardi, †
passate in rassegna le sue fortezze, *
per narrare alla generazione futura:

Questo è il Signore, nostro Dio †
in eterno, sempre: *
egli è colui che ci guida.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.

Lettura Breve   Is 66, 1-2
Così dice il Signore: Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi potreste costruire? In quale luogo potrei fissare la dimora? Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie: oracolo del Signore. Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola.

Responsorio Breve
R. Con tutto il cuore ti cerco: * rispondimi, Signore.
Con tutto il cuore ti cerco: rispondimi, Signore.
V. Custodirò la tua parola:
rispondimi, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Con tutto il cuore ti cerco: rispondimi, Signore.

Antifona al Benedictus
Serviamo il Signore in santità e giustizia,
egli ci libererà dai nostri nemici.

CANTICO DI ZACCARIA  
Lc 1, 68-79
Il Messia e il suo Precursore

Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Benedictus
Serviamo il Signore in santità e giustizia,
egli ci libererà dai nostri nemici.

Invocazioni
Rendiamo grazie al Signore che ci dona la luce di un nuovo giorno e invochiamo la sua benedizione:
Signore; benedici e santifica la tua Chiesa.

Ti sei fatto vittima per i nostri peccati,
– gradisci l’offerta dei nostri propositi e delle iniziative di questo giorno.

Tu allieti i nostri occhi con le meraviglie del creato,
– sorgi anche nel nostro spirito come sole di giustizia e di verità.

Donaci un cuore generoso,
– perché diventiamo segno e testimonianza della tua bontà.

Fa’ che sperimentiamo fin da questa mattina la tua misericordia,
– e la gloria che tu dai ai tuoi amici sia la nostra fortezza.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
Dio onnipotente ed eterno, esaudisci le preghiere della tua Chiesa che al mattino, a mezzogiorno e alla sera celebra le tue lodi; disperdi dal nostro cuore le tenebre del male perché procediamo sicuri verso Cristo, vera luce che non tramonta. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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Il Santo del giorno,2 giugno 2016

Il Santo del giorno
Nome: Santi Marcellino, Pietro ed Erasmo
Titolo: Martiri
Ricorrenza: 02 giugno

S. Marcellino, S. Pietro e S. Erasmo subirono il martirio l’anno 304 durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano.

Marcellino e Pietro appartenevano al clero romano. Il primo era prete, l’altro esorcista. Insigni per virtù e per prodigi, erano ammirati e venerati da tutti i fedeli e nello stesso tempo oggetto di grande odio da parte dei persecutori.

S. Pietro venne arrestato per ordine del proconsole Sereno, e consegnato al capo delle carceri Artemio, perchè fosse tenuto in dura prigionia. Ma anche tra le catene il Martire non seppe tacere il nome di Gesù, predicando agli stessi carcerieri. Di notte, mentre riposava nella prigione, venne miracolosamente liberato.

Non s’allontanò da Roma, ma si presentò ad Artemio che s’era burlato di lui e della sua fede in un Dio, come egli diceva, incapace di liberarlo dalle sue mani. Ciò non era stato opera dell’uomo e Artemio lo riconobbe, e piangendo credette in Gesù Cristo e con lui tutta la famiglia. La sua figliuola, vessata dal demonio, fu liberata e altre trenta persone e carcerati saputo il fatto si convertirono. Il Battesimo fu loro conferito da S. Marcellino, appositamente chiamato da S. Pietro.

Nel frattempo il giudice veniva colpito da grave malattia. Appena guarito, e venuto a conoscenza dell’accaduto, ne fu Più che mai sdegnato. Artemio si interpose, facendogli conoscere la santità della religione cristiana e quanto Dio aveva operato per mezzo dei suoi servi Pietro e Marcellino.

Ma ciò inviperì vieppiù il tiranno che condannò Artemio con tutta la sua famiglia a crudelissimi supplizi e citò dinanzi a sè i due Santi.

Questi, anzichè venir meno, gli minacciarono i castighi preparati a quanti odiano Dio:Nuovamente condotti in prigione, Pietro fu stretto con ceppi e Marcellino disteso su cocci di vetro. Essi però dovevano ancora compiere del bene. Un Angelo li liberò e si portarono tra i Cristiani, dove per sette giorni confortarono e animarono i fedeli alla perseveranza finale.

Presentatisi nuovamente al governatore, furono condannati e fatti decapitare in una foresta. I loro corpi, trovati da due matrone, furono deposti presso il sepolcro di S. Tiburzio.

S. Erasmo, vescovo e già solitario del Libano, esercitò il suo apostolato nelle vicinanze di Roma, nella Campania e nelle Puglie. La sua vita si può dire un continuo martirio e un continuo miracolo.

Preso per ordine di Diocleziano, fu battuto e immerso in una caldaia di olio bollente dalla quale uscì illeso; allora gli stessi pagani si commossero e credettero in Gesù Cristo.

Altri tormenti gli furono inflitti in seguito: ma non venne mai meno. Lo Spirito del Signore, di cui era ripieno, lo sosteneva.

Morì a Formia città della Campania, condottovi da un Angelo che lo aveva liberato dalle catene.

PRATICA. Nelle difficoltà non dobbiamo scoraggiarci, ma dobbiamo riporre tutta la fiducia in Dio che è Padre potente ed amoroso e tutto dispone per la nostra santificazione.

PREGHIERA. O Signore, che ogni anno ci allieti con la solennità dei tuoi martiri gloriosi Marcellino, Pietro ed Erasmo, fa’ che il loro esempio ci infiammi sempre al bene.

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