LA PARTECIPAZIONE ATTIVA E FRUTTUOSA

La grandezza infinita della S. Messa ci deve far comprendere l’esigenza di una partecipazione attenta e devota al Sacrificio di Gesù. Adorazione, amore e dolore dovrebbero dominarci incontrastati.
Il Sommo Pontefice Pio XII ha scolpito in pensieri stupendi (ripetuti con forza dal Concilio Vaticano II) lo stato d’animo con cui bisogna partecipare alla S. Messa, ossia con “lo stato d’animo che aveva il Divin Redentore quando faceva sacrificio di sé: l’umile sottomissione dello spirito, cio’è l’adorazione, l’amore, la lode e il ringraziamento alla Somma Maestà di Dio…, riprodurre in se stessi le condizioni della vittima, l’abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo sacrificio della penitenza, il dolore e l’espiazione dei propri peccati”.
La vera partecipazione attiva alla S. Messa è quella che ci rende vittime immolate come Gesù, che ottiene lo scopo di “riprodurre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù” (Pio XII), dandoci “la comunanza dei patimenti di Cristo e la conformità alla Sua Morte” (Fil. 3, 10). Tutto il resto è soltanto rito liturgico, veste esterna. S. Gregorio Magno insegnava: “Il Sacrificio dell’altare sarà per noi un’Ostia veramente accetta a Dio, quando noi stessi ci faremo Ostia”. Per questo, nelle antiche comunità cristiane i fedeli, per la celebrazione della S. Messa, con alla testa il Papa, si recavano in processione all’altare, in abiti di penitenza, cantando le litanie dei Santi. Effettivamente, nell’andare a Messa, noi dovremmo ripetere con S. Tommaso Apostolo: “Andiamo anche noi a morire con Lui” (Giov. 11, 16).
Quando Santa Margherita Alacoque ascoltava la S. Messa, guardando l’altare, non mancava mai di dare un’occhiata al Crocifisso e alle candele accese. Perché? Per imprimersi bene due cose nella mente e nel cuore: il Crocifisso le ricordava quel che Gesù aveva fatto per lei; le candele accese le ricordavano quel che lei doveva fare per Gesù, ossia: sacrificarsi e consumarsi per Lui e per le anime.
Il modello più alto di partecipazione al S. Sacrificio, ci è offerto da Maria SS., da S. Giovanni Evangelista e dalla Maddalena con le pie Donne ai piedi della croce (Giov. 19, 25). Assistere alla Messa, infatti, è come trovarsi sul Calvario.
“Non si può separare la Santissima Eucaristia dalla Passione di Gesù”, gemeva fra le lagrime S. Andrea Avellino.
Un giorno un figlio spirituale chiese a P. Pio da Pietrelcina: “Padre, come dobbiamo partecipare alla S. Messa?”. Il Padre rispose: “Come la Madonna, S. Giovanni e le pie Donne sul Calvario, amando e compatendo”. E sul messalino di un suo figlio spirituale, P. Pio scrisse: “Nell’assistere alla S. Messa accentra tutto te stesso al tremendo mistero che si sta svolgendo sotto i tuoi occhi: ‘La Redenzione della tua anima e la riconciliazione con Dio’.” Un’altra volta gli venne chiesto: “Padre, come mai lei piange tanto durante la Messa?”. “Figlia mia – rispose il Padre – che cosa sono quelle poche lacrime di fronte a ciò che avviene sull’altare? Torrenti di lagrime ci vorrebbero!”. E un’altra volta ancora, gli fu detto: “Padre, quanto le tocca soffrire a stare per tutta la Messa in piedi, poggiato sulle piaghe sanguinanti dei piedi!”. Il Padre rispose: “Durante la Messa non sto in piedi: sto appeso”. Che risposta! Le due parole “sto appeso” esprimono fortemente al vivo quell’essere “concrocifisso con Cristo” di cui parla S. Paolo (Gal. 2, 19) e che distingue la vera e piena partecipazione alla Messa dalla partecipazione vana, accademica, magari chiassaiola. Diceva bene Santa Bernardetta Soubirous a un Sacerdote novello: “Ricordati che il Sacerdote all’altare è sempre Gesù Cristo in croce”. E S. Pietro d’Alcantara si vestiva per la S. Messa come per salire sul Calvario, perché tutti gli indumenti sacerdotali hanno un riferimento alla Passione e Morte di Gesù: il camice ricorda la tunica bianca di cui Erode fece vestire Gesù come pazzo; il cingolo ricorda i flagelli; la stola ricorda i legacci; la chierica ricordava la corona di spine; la pianeta, segnata a croce, ricorda la croce sulle spalle di Gesù.
Chi ha assistito alla Messa di P. Pio ricorda quelle sue lagrime brucianti, ricorda quella sua imperiosa richiesta ai presenti di seguire la S. Messa in ginocchio, ricorda il silenzio impressionante in cui si svolgeva il sacro rito, ricorda la sofferenza crudele che si sprigionava dal volto di P. Pio quando sillabava a strappi violenti le parole della Consacrazione, ricorda il fervore della preghiera silenziosa dei fedeli che riempivano la Chiesa mentre le dita sgranavano Rosari per più di un’ora.
Ma la sofferta partecipazione di P. Pio alla S. Messa è quella stessa di tutti i Santi. Le lagrime di P. Pio erano come quelle di S. Francesco d’Assisi (che a volte diventavano sanguigne), come quelle di S. Vincenzo Ferreri, di S. Ignazio, di S. Filippo Neri, di S. Lorenzo da Brindisi (che arrivava a inzuppare di lagrime sette fazzoletti), di S. Veronica Giuliani, di S. Giuseppe da Copertino, di S. Alfonso, di S. Gemma… Ma, del resto, come rimanere indifferenti di fronte alla Crocifissione e Morte di Gesù? Non saremo mica come gli Apostoli addormentati nel Getsemani, e tanto meno come i soldati che, ai piedi della Croce, pensavano al gioco dei dadi, incuranti degli spasimi atroci di Gesù morente! (Eppure, questa è l’impressione angosciosa che si prova oggi assistendo alle Messe cosiddette beat celebrate al ritmo delle chitarre e delle tarantole, con donne in abiti sconci e giovani dalle fogge più stravaganti… “Signore, perdona loro!”).