ACCOGLIENZA

“Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi” raccomanda San Paolo nelle sue lettere. Accogliere il prossimo significa per Francesco e Chiara riconoscere in esso un dono di Dio. Immensa fu la gioia di Francesco quando ricevette il primo Frate, si sentì al­lora particolarmente amato da Dio che si prendeva cura di lui mandandogli un fratello di cui tutti abbia­mo bisogno.

Egli voleva che i suoi Frati, ovunque si incontras­sero si mostrassero familiari tra loro, accogliendosi con bontà. Anzi, non solo dovevano essere accoglien­ti fra di loro, ma dovevano accogliere tutti con amore: amici o nemici, ladri o briganti.

È ben noto l’episodio in cui S. Francesco punì il Frate che non accolse amorevolmente i ladroni che bussarono alla porta del Convento chiedendo l’ele­mosina, e come volle che il suddetto Frate per santa ob­bedienza immediatamente riparasse quell’accoglienza aspra, andando a cercare per valli e monti i tre ladro­ni e offrisse loro pane e vino, dopo aver chiesto umilmente perdono in ginocchio per la sua colpa che Francesco definisce “crudele”.

Ogni essere umano essendo fatto per gli altri, ha bi­sogno di essere accolto e di essere accolto per quello che è. Quando una persona si sente amata, stimata, vo­luta bene così come è, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue luci e le sue ombre, allora si schiude all’amore. Piano piano riprende fiducia in se stessa e negli altri, perché sperimentando l’amore altrui verso di sé, si scopre amabile.

“Il tuo amore Signore mi ha fatto crescere” esclama il Salmista. Proprio così, è l’amore che fa crescere, che tira fuori il bene che abbiamo dentro e che talvolta è soffocato dalle nostre paure. Paura di non piacere o di non essere apprezzati. Paura che spesso si traduce in aggressività o in chiusura di fronte all’altro/a.

Ogni persona ha bisogno di essere valorizzata, stimata per quello che è e non c’è nessuno cui il Buon Dio non abbia dato qualche talento. Su questo biso­gna far leva nei nostri rapporti con gli altri, poiché tutti abbiamo bisogno della stima altrui. È chiaro che non dobbiamo idolatrare questo bisogno, ma è anche   vero che nessuno di noi può dire di non aver bisogno di essere incoraggiato nel bene proprio attraverso l’apprezzamento altrui di ciò che siamo.

Interessante notare il comportamento assunto da Gesù nei confronti di Giuda, definito ladro dal Vangelo: proprio a lui il Signore diede l’incarico di te­nere la borsa.

Il Signore ha un’immensa fiducia in ciascuno di noi, ci considera, come dice la Scrittura “degni di stima” nonostante gliene combiniamo di tutti i colori.

Sull’esempio di Cristo Gesù Signore anche noi dobbiamo accogliere l’altro nel suo essere diverso da noi, amandolo nella sua specificità che costituisce un dono per gli altri.

Far leva sul positivo che è presente nel prossimo, rendendo grazie al Creatore di tutte le cose che ha fatto bene ogni cosa, è molto importante specie nella vita fraterna. La Sorella che si sente accolta è stimola­ta a dare il meglio di sé.

La Madre S. Chiara esorta le Sorelle alla confi­denza reciproca, sì che ognuna possa manifestare al­l’altra con semplicità le sue necessità. Esorta ancora a non chiudere il cuore alle Sorelle che, istigate dal ne­mico, cadessero in peccato, ma a mostrarsi ugualmen­te accoglienti evitando di adirarsi o turbarsi per il pec­cato di alcuna. Infatti, perché in tal caso la correzione porti frutto, è necessario scaturisca da un cuore umile, misericordioso e che desidera unicamente il bene dell’altra.

“Accoglietevi gli uni gli altri – dice San Paolo – per la gloria di Dio”. Poiché la persona che accoglie manife­sta la tenerezza paterna di Dio e la persona che si sente accolta è mossa all’amore e alla gratitudine verso Dio.