79 – SINGOLARITA’ DI GESU’

 La figura di Gesù è così singolare che nessuno avrebbe potuto immaginarla, se non si fosse imposta da sé. Gesù è diverso dai grandi uomini religiosi: non manifesta incertezze, non si riconosce peccatore; parla e opera con una sicurezza e un potere senza pari. Identifica concretamente se stesso e il proprio agire con la presenza di Dio e la venuta del suo regno; rivendica un’autorità superiore a quella dei profeti; si considera decisivo per la salvezza, esigendo dedizione incondizionata.
Eppure queste pretese esorbitanti non risultano odiose in lui, perché vive totalmente al servizio del Padre e degli uomini, dimentico di sé, fedele fino alla morte in croce: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Chiama Dio «Abbà» (Mc 14,36), con una familiarità che nell’ambiente giudaico appare insolita e audace, ma nello stesso tempo è consapevole di dipendere da lui in tutto, come Figlio grato e obbediente.
Verso i peccatori manifesta una misericordia senza limiti, provocando lo sdegno della gente pia e osservante. Si commuove per ogni miseria e sofferenza, operando numerosi miracoli. Tuttavia rimprovera duramente gli ipocriti ed è estremamente esigente riguardo all’amore di Dio e del prossimo.
«Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!», risposero le guardie del tempio a chi le biasimava perché non avevano proceduto al suo arresto (Gv 7,46). Il messaggio di Gesù risponde alle aspirazioni segrete dell’uomo, pur criticandone il comportamento usuale; illumina la grandezza e la miseria della condizione umana; promette la salvezza eterna e promuove le salvezze storiche; supera l’Antico Testamento pur rimanendo in continuità con esso; risulta attuale in ogni ambiente e cultura; appare sublime e semplice, senza sforzo intellettuale, spontaneo come un’esperienza vissuta.
  Gesù è unico. Già durante la vita pubblica, la gente si poneva a suo riguardo un problema che non avrebbe senso per i comuni mortali: «Chi è dunque costui?» (Mc 4,41). E lui stesso sollevava l’insolita domanda: «Chi dite che io sia?» (Mc 8,29).
a sola risposta adeguata è quella che hanno dato i discepoli, appena conclusa la sua vicenda terrena. È una risposta del tutto imprevedibile in un ambiente rigidamente monoteista: Gesù di Nàzaret, il Crocifisso, è il Messia Signore, che siede alla destra di Dio. Per il mondo religioso ebraico era una bestemmia e una follia inconcepibile; ma i primi cristiani, benché si trovassero in ambiente ebraico e fossero ebrei essi stessi, ebbero il coraggio di proclamare pubblicamente questa fede, in mezzo a contrasti e persecuzioni. Che cosa dava loro forza e sapienza per un messaggio così nuovo? Ripetevano a tutti di aver visto Gesù risuscitato dai morti: lo avevano visto in molti, più volte e in diverse circostanze.

Non potevano tacere quello che avevano visto e udito: erano stati conquistati da Cristo; la loro vita era cambiata. Questa testimonianza riempie le pagine del Nuovo Testamento e appare seria e credibile a chiunque sia libero da pregiudizi, disposto a lasciarsi mettere in questione e a convertirsi.